Omelia 88: Le persecuzioni a motivo del nome di Cristo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 88: Le persecuzioni a motivo del nome di Cristo.
21

Il che vuol dire che nei suoi discepoli è Cristo che viene perseguitato, è la sua parola che non viene osservata.

1. Il Signore, esortando i suoi servi a sopportare pazientemente l'odio del mondo, non poteva proporre loro un esempio maggiore e migliore del suo, poiché, come dice l'apostolo Pietro: Cristo patì per noi, lasciandoci l'esempio, affinché ne seguiamo le orme (1 Pt 2, 21). E' certo, però, che non è possibile seguire il suo esempio senza il suo aiuto, tenendo conto appunto del suo avvertimento: Senza di me non potete far nulla. Insomma, ai discepoli ai quali prima aveva detto: Se il mondo vi odia sappiate che ha odiato me prima di voi, dice ora, come avete udito nella lettura del Vangelo: Ricordatevi della parola che vi dissi: Non c'è servo più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, anche la vostra osserveranno (Gv 15, 17 18 20). Dicendo: non c'è servo più grande del suo padrone, evidentemente ha voluto mostrare come dobbiamo intendere ciò che aveva detto in precedenza: Non vi chiamo più servi (Gv 15, 5 18 15). Ecco infatti che ora li chiama di nuovo servi. E' questo, e non altro, il significato della frase: Non c'è servo più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi. E' chiaro che quando diceva: Non vi chiamo più servi, si riferiva a quel servo che non rimane per sempre nella casa (cf. Gv 8, 35), dominato com'è dal timore che solo la carità può bandire (cf. 1 Io 4, 18). Mentre, ora che dice: Non c'è servo più grande del suo padrone; se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi, si riferisce a quel servo che è guidato dal timore casto, che rimane in eterno (cf. Sal 18, 10). E' questo il servo che si sentirà dire: Bravo, servo buono, entra nella gioia del tuo padrone (Mt 25, 21).

2. Ma faranno tutto questo contro di voi a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato (Gv 15, 21). Che cosa precisamente faranno? Tutto ciò di cui ha parlato: li odieranno, li perseguiteranno, disprezzeranno la loro parola. Perché, se si fossero limitati a non osservare la loro parola, senza odiarli e senza perseguitarli, oppure anche odiandoli, ma tuttavia senza perseguitarli, non avrebbero fatto loro tutto il male possibile. Dicendo, invece: Faranno tutto questo contro di voi a causa del mio nome, non vuol dire altro che questo: in voi odieranno me, in voi perseguiteranno me, e non osserveranno la vostra parola perché è la mia. Faranno tutto questo contro di voi, infatti, a causa del mio nome; non a causa del nome vostro, ma del mio. Quanto più miserabili dunque sono quelli che fanno ciò a causa di questo nome, tanto più beati sono quelli che soffrono tutto ciò a causa di questo nome, secondo quanto egli stesso dice altrove: Beati quelli che soffrono persecuzione a causa della giustizia (Mt 5, 10). E soffrire a causa della giustizia è soffrire a causa sua, a causa del suo nome, poiché, come insegna l'Apostolo: Cristo è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come è scritto, chi si vanta si vanti nel Signore (1 Cor 1, 30-31). Può accadere, è vero, che malvagi facciano soffrire dei malvagi, ma non a causa della giustizia: sono allora miserabili gli uni e gli altri, sia coloro che fanno soffrire sia coloro che soffrono. E anche i buoni talvolta fanno soffrire i malvagi: in tal caso, anche se i buoni lo fanno per la giustizia, i cattivi tuttavia non soffrono per la giustizia.

[A causa della giustizia, o dell'iniquità?]

3. Ma si dirà: Se, quando i cattivi perseguitano i buoni a causa del nome di Cristo, è per la giustizia che i buoni soffrono, dunque è per la giustizia che i cattivi li fanno soffrire; e se è così, quando i buoni perseguitano i cattivi per la giustizia, anche i cattivi, allora, soffrono per la giustizia. Se infatti i cattivi possono perseguitare i buoni a causa del nome di Cristo, perché non possono anche i cattivi soffrire persecuzione da parte dei buoni a causa del nome di Cristo, che è quanto dire per la giustizia? Perché, se i cattivi non soffrono per la medesima causa per cui i buoni agiscono, - i buoni agiscono per amore della giustizia, mentre i cattivi soffrono a causa della loro iniquità -, neppure i cattivi possono agire per il medesimo motivo per cui i buoni soffrono, perché i cattivi agiscono spinti dall'iniquità mentre i buoni soffrono a motivo della giustizia. Come potrà allora essere vero che faranno tutto questo contro di voi a causa del mio amore, dal momento che essi non agiscono per la causa del nome di Cristo, cioè per la giustizia, ma spinti dalla loro iniquità? Questa difficoltà si risolve facilmente, se queste parole: faranno tutto questo contro di voi a causa del mio nome, si intendono riferite totalmente ai giusti; come a dire: Patirete tutto ciò da parte loro a causa del mio nome; sicché: faranno contro di voi, vuol dire: patirete da parte loro. E se la frase: a causa del mio nome si prende nel senso: a causa del mio nome che in voi odiano, si può prendere anche in quest'altro senso, e cioè: a causa della giustizia che in voi odiano. In questo caso si può dire con verità che quando per questa causa i buoni perseguitano i cattivi, lo fanno per la giustizia, per amore della quale li perseguitano, e per l'iniquità, che odiano in loro. E così si può dire che anche i cattivi soffrono per l'iniquità che in essi viene punita, e per la giustizia che attraverso la loro punizione viene esercitata.

4. Nel caso poi che i cattivi perseguitino i cattivi - come accade quando re e magistrati empi, intenti a perseguitare i fedeli, puniscono anche gli omicidi e gli adulteri, nonché ogni specie di malfattori e sovvertitori dell'ordine pubblico - in che senso sono da intendere le parole del Signore: Se voi foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo (Gv 15, 19)? Di fatto il mondo, che solitamente punisce le colpe elencate sopra, non ama quelli che punisce solo perché ad esso appartengono sia coloro che puniscono tali colpe, sia coloro che tali colpe amano. Questo mondo, che si identifica con i malvagi e con gli empi, odia ciò che è suo in quanto colpisce i malfattori, ama ciò che è suo in quanto favorisce i malviventi. Dunque le parole: Faranno tutto ciò contro di voi a causa del mio nome, si possono intendere nel senso che è a causa del mio nome che voi soffrite tali persecuzioni; oppure nel senso che è a causa del mio nome che essi ve le faranno subire, perché è il mio nome che essi odiano in voi perseguitandovi. E il Signore aggiunge: perché non conoscono colui che mi ha mandato. Queste parole sono dette in ordine a quella conoscenza, a proposito della quale altrove sta scritto: Conoscere te, è sapienza consumata (Sap 6, 16). Coloro che hanno questa conoscenza del Padre, dal quale Cristo è stato inviato, assolutamente non possono perseguitare coloro che Cristo raccoglie; perché anch'essi insieme con loro vengono da Cristo raccolti.

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