Omelia 86: Non siete stati voi a scegliere me, ma io ho scelto voi.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 86: Non siete stati voi a scegliere me, ma io ho scelto voi.
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Non meritavamo di essere scelti, e soltanto per grazia di chi ci ha scelti siamo diventati accetti a lui.

1. Giustamente si domanda in che senso bisogna prendere questa affermazione del Signore: Io vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio io l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15, 15). Chi infatti oserà affermare o credere che un uomo possa sapere tutto ciò che il Figlio unigenito ha appreso dal Padre, dato che nessuno può riuscire neppure a capire in qual modo il Figlio possa udire qualcosa dal Padre, essendo egli il Verbo unico del Padre? Non solo: un po' più avanti, in questo medesimo discorso che egli tenne ai discepoli dopo la cena e prima della passione, il Signore dichiara: Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle (Gv 16, 12). In che senso dunque dobbiamo intendere che egli ha fatto conoscere ai discepoli tutto ciò che ha udito dal Padre, se rinuncia a dire molte altre cose appunto perché sa che essi non sono in condizione di portarle? Gli è che asserisce come fatte le cose che vuol fare, egli che ha fatto le cose che saranno (cf. Is 45, 11). Allo stesso modo infatti che dice per bocca del profeta: Mi hanno trafitto mani e piedi (Sal 21, 18), e non dice: "mi trafiggeranno" perché predice cose future parlandone come se già fossero avvenute; così anche qui dice di aver fatto conoscere ai discepoli tutto ciò che si propone di far conoscere in quel modo pieno e perfetto di cui parla l'Apostolo quando dice: Allorché sarà venuto ciò che è perfetto, quello che è parziale verrà abolito, e così continua: Ora conosco parzialmente, allora conoscerò anch'io come sono conosciuto; al presente vediamo mediante specchio, in maniera enigmatica; allora invece faccia a faccia (1 Cor 13, 10 12). Lo stesso Apostolo che ci dice che siamo stati salvati mediante il lavacro di rigenerazione (cf. Tt 3, 5), ci dice anche: Nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, la speranza che si vede non è più speranza: difatti una cosa che qualcuno vede, come potrebbe ancora sperarla? Se pertanto noi speriamo ciò che non vediamo, l'attendiamo mediante la pazienza (Rm 8, 24-25). E' in questo senso che il suo collega Pietro dice: Ora voi credete in colui che non vedete; ma quando lo vedrete, esulterete d'una gioia ineffabile e gloriosa, ricevendo così il premio della fede: la salvezza delle vostre anime (1 Pt 1, 8-9). Se ora dunque è il tempo della fede, e frutto della fede è la salvezza, chi potrà dubitare che bisogna trascorrere la vita nella fede, che opera mediante l'amore (cf. Gal 5, 6), e che al termine si potrà conseguire il fine della fede, che consiste non solo nella redenzione del nostro corpo di cui ci parla l'apostolo Paolo (cf. Rm 8, 23), ma anche nella salvezza della nostra anima di cui ci parla Pietro? Questa felicità del corpo e dell'anima, nel tempo presente e in questa vita mortale, si ha piuttosto nella speranza che nella realtà; con questa differenza che, mentre l'uomo esteriore, cioè il corpo, va corrompendosi, quello interiore, cioè l'anima, si rinnova di giorno in giorno (cf. 2 Cor 4, 16). Pertanto, come aspettiamo l'immortalità della carne e la salvezza dell'anima nel futuro, sebbene l'Apostolo dica che a motivo del pegno già ricevuto siamo stati salvati, così dobbiamo sperare di sapere un giorno tutto ciò che l'Unigenito ha udito dal Padre, sebbene Cristo affermi che questo si è già ottenuto.

[Se è grazia, non c'è alcun merito.]

2. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi (Gv 15, 16). E' questa una grazia davvero ineffabile. Che cosa eravamo noi, infatti, quando ancora non avevamo scelto Cristo, e perciò non lo amavamo? Poiché, come può amarlo chi non lo ha scelto? Forse in noi c'erano quei sentimenti che vengono espressi nel salmo: Ho preferito rimanere alla soglia della casa di Dio, anziché abitare nei padiglioni dell'iniquo (Sal 83, 11)? Certamente no. Che cosa eravamo dunque, se non iniqui e perduti? Non credevamo ancora in lui, per meritare che egli ci scegliesse; infatti, se egli scegliesse chi già crede in lui, sceglierebbe chi ha già scelto lui. Perché allora dice: Non siete voi che avete scelto me (Gv 15, 16), se non perché la sua misericordia ci ha prevenuti? Di qui si vede quanto sia vana l'argomentazione di coloro che difendono la prescienza di Dio contro la grazia di Dio, sostenendo che noi siamo stati eletti prima della fondazione del mondo (cf. Ef 1, 4), perché Dio preconobbe che noi saremmo stati buoni, non che lui ci avrebbe fatti diventare buoni. Non è di questo parere colui che dice: Non siete voi che avete scelto me. Se infatti ci avesse scelti perché aveva preconosciuto che saremmo diventati buoni, si sarebbe dovuto insieme accorgere che eravamo stati noi i primi a scegliere lui. Non avremmo potuto infatti in altro modo essere buoni, dal momento che non si può chiamare buono se non chi ha scelto il bene. Che cosa ha scelto dunque nei non buoni? Essi infatti non sono stati scelti perché erano buoni, dato che non sarebbero buoni se non fossero stati scelti. Se sosteniamo che la grazia è stata preceduta dal merito, non è più grazia. E' invece effetto della grazia questa elezione, di cui l'Apostolo dice: Anche oggi alcuni si salvano per elezione della grazia. E soggiunge: E se lo è per grazia non lo è dunque per le opere: altrimenti la grazia non sarebbe più grazia (Rm 11, 5-6). Ascolta, ingrato, ascolta: Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi. Non puoi dire: sono stato scelto perché credevo. Se già credevi in lui, vuol dire che sei stato tu a scegliere lui. Ma ascolta bene: Non siete stati voi a scegliere me. Non è il caso che tu dica: io già prima di credere operavo bene, e per questo sono stato scelto. Che opera buona ci può essere prima di aver la fede, se l'Apostolo dice: Tutto ciò che non viene dalla fede è peccato (Rm 14, 23)? Che diremo dunque ascoltando le parole: Non siete voi che avete scelto me, se non che eravamo cattivi, e siamo stati scelti affinché fossimo buoni per grazia di chi ci ha scelti? Non sarebbe grazia, se essa fosse stata preceduta dai meriti; invece è grazia! Essa non presuppone dei meriti, ma ne è l'origine.

3. Ecco la prova, o carissimi, che egli non sceglie i buoni, ma fa diventare buoni quelli che ha scelto. Io vi ho scelto e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto sia durevole (Gv 15, 16). Non è forse questo il frutto di cui già aveva detto: Senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5)? Egli ci ha scelti e ci ha costituiti affinché andiamo e portiamo frutto; non avevamo quindi alcun frutto per cui potessimo essere scelti. Affinché andiate - dice - e portiate frutto. Andiamo per portare frutto: egli stesso è la via per la quale andiamo, la via nella quale ci ha posti affinché andiamo. In ogni modo, quindi, la sua misericordia ci ha prevenuti. E il vostro frutto sia durevole; affinché il Padre vi dia ciò che chiederete nel mio nome (Gv 15, 16). Rimanga dunque l'amore: questo è il nostro frutto. Questo amore consiste ora nel desiderio, non essendo ancora stato saziato. E tutto ciò che, mossi da questo desiderio, noi chiediamo nel nome del Figlio unigenito, il Padre ce lo concede. Non illudiamoci però di chiedere nel nome del Salvatore ciò che non giova alla nostra salvezza; noi chiediamo nel nome del Salvatore, solo se chiediamo ciò che conduce alla salvezza.

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