Omelia 80: La potenza della parola che il Signore ha rivolto a noi.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 80: La potenza della parola che il Signore ha rivolto a noi.
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Questa parola della fede possiede tale efficacia nella Chiesa di Dio che quando per mezzo di questa crede, offre il sacrificio, benedice e battezza, essa rende puro anche un piccolo bambino che non è ancora in grado di credere col cuore per ottenere giustizia né di fare con la bocca professione di fede per la salvezza.

1. In questo passo del Vangelo, o fratelli, in cui il Signore dice che lui è la vite e i suoi discepoli i tralci, lo dice in quanto egli, l'uomo Cristo Gesù, mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1 Tim 2, 5), è capo della Chiesa e noi membra di lui. La vite e i tralci, infatti, sono della medesima natura; perciò, essendo egli Dio, della cui natura noi non siamo, si fece uomo affinché in lui l'umana natura diventasse la vite, di cui noi uomini potessimo essere i tralci. Ma perché dice: Io sono la vite vera (Gv 15, 1). Forse ha aggiunto vera riferendosi a quella vite da cui ha tratto la sua similitudine? Egli si dà infatti il nome di vite in senso figurato, non in senso proprio, così come altrove si è dato il nome di pecora, agnello, leone, roccia, pietra angolare, o altre cose del genere, che sono quel che sono e dalle quali vengono desunte queste similitudini, e non già le loro proprietà. Ma dicendo: Io sono la vite vera, il Signore evidentemente distingue se stesso da quella vite, alla quale il profeta dice: Come ti sei mutata in amarezza, vite che hai tralignato! (Ger 2, 21). Come può infatti esser vera quella vite, che si aspettava facesse uva e invece produsse spine (cf. Is 5, 4)?

2. Io sono - egli dice - la vera vite e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto egli lo recide e ogni tralcio che porta frutto lo monda, affinché fruttifichi di più (Gv 15, 1-2). Forse che l'agricoltore e la vite sono la medesima cosa? Secondo la sua affermazione: Il Padre è più grande di me (Gv 14, 28), Cristo è la vite; secondo l'altra sua affermazione: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30), anche lui è l'agricoltore. E non è come chi operando all'esterno esercita un ministero; egli possiede anche la capacità di far crescere interiormente. Infatti né chi pianta è qualcosa, né chi innaffia, ma chi fa crescere, cioè Dio (1 Cor 3, 7). E Cristo è Dio, perché il Verbo era Dio: egli e il Padre sono una cosa sola; e se il Verbo incarnandosi (cf. Gv 1, 1-14), si è fatto ciò che non era, tuttavia rimane ciò che era. E così, dopo averci parlato del Padre come agricoltore, che recide i tralci infruttuosi e monda quelli fruttuosi perché producano maggior frutto, subito dopo presenta se stesso come colui che monda, dicendo: Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato (Gv 15, 3). Ecco che anch'egli monda i tralci, compito che è proprio dell'agricoltore, non della vite; egli che ha voluto che anche i suoi tralci fossero suoi operai; i quali, benché non facciano crescere, tuttavia vi contribuiscono con il loro lavoro; sebbene non per loro potere, perché senza di me - egli dice - voi non potete far nulla. Anch'essi lo riconoscono; ascoltali: Che cosa è dunque Apollo? E che cosa è Paolo? Essi sono dei ministri, per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha innaffiato. E questo dunque secondo che il Signore ha concesso a ciascuno, non per loro potere. E in verità quello che segue, e cioè: è Dio che ha fatto crescere (1 Cor 3, 5-7), non lo fa per mezzo di essi, ma lui direttamente. E' un'opera, questa, che trascende l'umana pochezza, trascende la sublimità angelica, e unicamente va attribuita alla Trinità, che sola feconda il campo. Voi siete mondi; cioè mondi e insieme da mondare. Se già non fossero mondi, non potrebbero produrre frutti, e tuttavia ogni tralcio che porta frutto, l'agricoltore lo monda affinché fruttifichi di più. Porta frutto perché è mondo, e viene mondato affinché fruttifichi di più. Chi infatti è così mondo in questa vita, che non debba ancora essere mondato? Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è tanto fedele e giusto da rimetterceli e mondarci da ogni iniquità (1 Io 1, 8-9). Sì, voglia mondare quelli che sono già mondi, cioè fruttuosi affinché siano tanto più fruttuosi quanto più saranno mondi.

[Il sacramento è come una parola visibile.]

3. Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato. Perché non dice: Voi siete mondi per il battesimo con cui siete stati lavati? Egli dice: per la parola che vi ho annunziato, perché assieme all'acqua è la parola che purifica. Se togli la parola, che cos'è l'acqua se non acqua? Se a questo elemento si unisce la parola, si forma il sacramento, che è, a sua volta, come una parola visibile. Appunto questo aveva detto, lavando i piedi ai discepoli: Chi è pulito, non ha bisogno che di lavarsi i piedi, perché è tutto mondo (Gv 13, 10). Donde viene all'acqua questa grande virtù di purificare il cuore toccando il corpo, se non dalla parola, che è efficace, non perché pronunciata ma perché creduta? Nella parola stessa, infatti, una cosa è il suono che passa, e un'altra cosa è la virtù che permane. Questa è la parola della fede che noi predichiamo - dice l'Apostolo - poiché se confessi con la tua bocca che Gesù è il Signore e nel tuo cuore credi che Iddio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia, con la bocca poi si fa professione di fede per la salvezza (Rm 10, 8-10). Per questo negli Atti degli Apostoli si legge che Dio purificava i cuori mediante la fede (At 15, 9); e san Pietro nella sua lettera dice: E' il battesimo che vi salva; il quale non è deposizione di lordure del corpo, petizione di una coscienza pura (1 Pt 3, 21). Questa è la parola della fede che noi predichiamo, dalla quale senza dubbio viene consacrato il battesimo e deriva la sua virtù purificatrice. Sì, Cristo, che è vite insieme con noi e agricoltore insieme col Padre, ha amato la Chiesa e si è offerto per essa. Continua a leggere e vedi che cosa aggiunge l'Apostolo: al fine di santificarla, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola (Ef 5, 25-26). Non si potrebbe certo attribuire la virtù di purificare ad un elemento così fluido e labile, com'è appunto l'acqua, se ad essa non si aggiungesse la parola. Questa parola della fede possiede tale efficacia nella Chiesa di Dio che quando per mezzo di questa crede, offre il sacrificio, benedice e battezza, essa rende puro anche un piccolo bambino che non è ancora in grado di credere col cuore per ottenere giustizia né di fare con la bocca professione di fede per la salvezza. Tutto questo avviene in virtù della parola, della quale il Signore dice: Voi siete già mondi per la parola che vi ho annunziato.
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