Omelia 71: Chi crede in me farà anch'egli le opere che io fo; ne farà anzi di più grandi.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 71: Chi crede in me farà anch'egli le opere che io fo; ne farà anzi di più grandi.
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Il discepolo compirà opere maggiori di quelle del Signore. Tuttavia un servo non è più grande del suo padrone, né il discepolo superiore al Maestro, perché è sempre Cristo che opera ogni cosa, e senza di lui nessuno può far nulla.

1. Ascoltate con le orecchie e accogliete nell'anima, o dilettissimi, mediante le parole che noi vi rivolgiamo, l'insegnamento che c'imparte colui che mai si allontana da noi. Nel passo che avete sentito, il Signore dice: Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me, è lui stesso che agisce (Gv 14, 10). Quindi anche le parole sono opere? Certamente. Colui che edifica il prossimo con la parola compie un'opera buona. Ma che significa non vi parlo da me, se non questo: io che vi parlo non sono da me? Ciò che egli fa lo attribuisce a colui dal quale, egli che agisce, procede. Dio Padre infatti non ha origine da un altro, il Figlio invece, che pure è uguale al Padre, tuttavia è da Dio Padre. Il Padre è Dio, ma non da Dio; è luce, ma non da luce; il Figlio invece è Dio da Dio, luce da luce.

2. Riguardo a queste due affermazioni, delle quali una dice: Non parlo da me e l'altra dice: Il Padre, che è in me, è lui stesso che agisce, ci attaccano due opposti movimenti ereticali: i quali, basandosi su una soltanto delle due e volendo tirarle in direzioni contrarie, sono usciti fuori della via della verità. Gli ariani infatti dicono: Ecco che il Figlio non è uguale al Padre, in quanto egli non parla da sé. I sabelliani, cioè i patripassiani, al contrario dicono: Ecco che il Padre e il Figlio sono la medesima persona; che significa infatti: Il Padre, che è in me, compie le opere, se non: io che opero rimango in me? Sostenete cose contrarie; ma non come il vero è contrario al falso, bensì come due cose false contrarie tra loro. Avete sbagliato ambedue andando in direzioni opposte: la via che avete abbandonato sta in mezzo. Vi siete separati tra di voi con una distanza maggiore di quella che esiste tra ciascuna delle vostre vie e la giusta che avete abbandonato. Voi da una parte e voi dall'altra, venite qui entrambi; non passate gli uni dalla parte dell'altro, ma venendo a noi da una parte e dall'altra ritrovatevi insieme. Voi, sabelliani, riconoscete colui che negate; voi, ariani, riconoscete uguale colui che abbassate nei confronti dell'altro e camminerete con noi sulla via retta. C'è qualcosa che ciascuno di voi può raccomandare all'altro. Sabelliano, ascolta: La persona del Figlio è talmente distinta da quella del Padre che l'ariano sostiene che il Figlio non è uguale al Padre. Ariano, ascolta: Il Figlio è tanto uguale al Padre che il sabelliano sostiene che sono la medesima persona. Tu, sabelliano, aggiungi ciò che hai tolto, e tu, ariano, riporta all'uguaglianza ciò che hai abbassato, ed entrambi convenite con noi; poiché né tu devi eliminare, per convincere il sabelliano, colui che è una persona distinta dal Padre, né tu abbassare, per convincere l'ariano, colui che è uguale al Padre. Ad entrambi il Signore grida: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30). Gli ariani tengano conto che egli dice una cosa sola, i sabelliani tengano conto che egli dice siamo; e non si rendano ridicoli, i primi negando l'uguaglianza di natura, i secondi negando la distinzione delle persone. E se poi l'affermazione: Le parole che io dico non le dico da me, vi fa pensare che il suo potere è limitato, tanto che non può fare ciò che vuole, tenete conto dell'altra sua affermazione: Come il Padre resuscita i morti e li fa vivere, così anche il Figlio fa vivere chi vuole (Gv 5, 21). Così, se la sua affermazione: Il Padre, che è in me, compie le opere, vi fa pensare che il Padre e il Figlio non sono due persone distinte, tenete presente l'altra sua affermazione: Quanto il Padre fa, il Figlio similmente lo fa (Gv 5, 19); e concludete che non si tratta di una sola persona menzionata due volte ma di una natura in due persone. E siccome uno è uguale all'altro, in modo tuttavia che uno ha origine dall'altro, perciò il Figlio non parla da sé, perché non è da sé; e perciò è il Padre a compiere in lui le opere, poiché colui per mezzo del quale e col quale il Padre agisce non è se non dal Padre. Infine il Signore aggiunge: Non credete che io sono nel Padre e il Padre è in me? Se non altro, credetelo a motivo delle mie opere (Gv 14, 11-12). Prima aveva rimproverato solo Filippo, adesso invece fa vedere che non era solo lui a meritare il rimprovero. A motivo delle opere credete che io sono nel Padre e il Padre è in me; e infatti, se fossimo separati, non potremmo in alcun modo operare inseparabilmente come facciamo.

[Cristo promette che farà opere maggiori delle sue.]

3. Vediamo ora di capire quello che segue: In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; ne farà, anzi, di più grandi, perché io vado al Padre e qualunque cosa chiederete in nome mio la farò. Affinché il Padre sia glorificato nel Figlio, se domanderete qualche cosa nel mio nome io la farò (Gv 14, 12-14). Annuncia quindi che sarà lui a compiere queste opere più grandi. Non s'innalzi il servo al di sopra del Signore, né il discepolo al di sopra del Maestro (cf. Gv 13, 16): egli dice che i discepoli faranno opere più grandi di quelle fatte da lui, ma è sempre lui che agirà in essi e per mezzo di essi; non essi da se medesimi. E' per questo che a lui si canta: Ti amo, Signore, mia forza (Sal 17, 2). Ma quali sono queste opere più grandi? Forse perché, al loro passaggio, bastava la loro ombra a guarire gli infermi (cf. At 5, 15)? E' cosa più grande infatti operare guarigioni con l'ombra del corpo invece che con la frangia del mantello (cf. Mt 14, 36). Nel primo caso era lui direttamente che operava la guarigione, nel secondo caso era lui per mezzo dei discepoli, ma nel primo come nel secondo caso era sempre lui ad agire. In questo suo discorso, però, egli si riferisce all'opera della sua parola; infatti disse: Le parole che io vi dico non le dico da me, ma il Padre, che è in me, compie le sue opere. Di quali opere intendeva parlare se non di queste, cioè delle parole che diceva? I discepoli ascoltavano e credevano in lui, e la loro fede era il frutto di quelle parole. Ma quando i discepoli cominciarono ad annunciare il Vangelo, non credettero soltanto poche persone come appunto erano loro, ma popoli interi: queste sono, senza dubbio, opere più grandi. E' da notare che non dice: Voi farete opere più grandi di queste, come se soltanto agli Apostoli fosse concesso di farle, ma: Chi crede in me - egli dice - farà anch'egli le opere che io faccio, anzi, di più grandi. Dunque, chiunque crede in Cristo fa le opere che Cristo fa, anzi di più grandi? Non sono cose, queste, da trattarsi di passaggio, né frettolosamente e superficialmente; ma dovendo ormai chiudere questo discorso, siamo costretti a rimandare il commento.