Omelia 66: L'annuncio del rinnegamento di Pietro.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 66: L'annuncio del rinnegamento di Pietro.
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Rinnegando Cristo, Pietro morì, e piangendo ritornò alla vita. Morì a causa della sua vana presunzione, e ritornò alla vita perché il Signore lo guardò con bontà.

1. Dopo che il Signore aveva raccomandato ai discepoli di amarsi a vicenda di un amore santo, Simon Pietro gli disse: Signore dove vai? Così disse il discepolo al Maestro, il servo al Signore quasi con l'animo disposto a seguirlo. Il Signore, che leggeva nel suo animo e vedeva perché Pietro gli aveva rivolto una tale domanda, risponde: Dove vado non puoi per ora seguirmi; come a dire: Quello di cui mi interroghi non è, ora, nelle tue possibilità. Non gli risponde: Non puoi, ma: non puoi per ora; gli prospetta una dilazione, non gli toglie la speranza; e questa speranza, che non gli toglie ma piuttosto gli dà, la rafforza con l'annuncio che fa seguire: Mi seguirai più tardi. Non aver fretta, Pietro. La Pietra non ti ha ancora consolidato con il suo Spirito. Non lasciarti innalzare dalla presunzione: non puoi per ora seguirmi; e non lasciarti abbattere dalla disperazione: mi seguirai più tardi. Ma cosa ribatte Pietro? Perché non posso seguirti adesso? Darò la mia vita per te! Il Signore vedeva la sincerità del suo desiderio, ma non vedeva in lui le forze necessarie per realizzarlo. L'infermo faceva assegnamento sulla sua volontà, il medico, invece, ne conosceva la debolezza; Pietro prometteva, Cristo vedeva già il futuro; l'incosciente era audace, mentre chi sapeva già tutto lo ammoniva. Pietro era tanto presuntuoso che contava sulla sua volontà ignorando i suoi limiti! Era tanto presuntuoso che, mentre il Signore era venuto a dare la sua vita per i suoi amici e perciò anche per lui, egli pretendeva di fare altrettanto per il Signore, illudendosi di poter offrire la sua vita per Cristo prima che Cristo offrisse la propria per lui. Gli risponde Gesù: Tu darai la tua vita per me? E così tu farai per me quanto io non ho ancora fatto per te? Tu darai la tua vita per me? Credi di potermi precedere, tu che non puoi seguirmi? Perché sei tanto presuntuoso? Che concetto hai di te? Cosa credi essere? Ascolta cosa sei: In verità, in verità ti dico: il gallo non canterà finché non mi avrai rinnegato tre volte (Gv 13, 36-38). Ecco come presto apparirai ai tuoi stessi occhi, tu che ora dici grandi parole, e non sai di essere piccolo. Tu che prometti a me la tua morte, rinnegherai tre volte me, che sono la tua vita. Tu credi di essere già pronto a morire per me; sforzati invece di vivere prima per te: temendo infatti la morte della tua carne, darai la morte alla tua anima. Poiché come confessare Cristo è vivere, così rinnegare Cristo è morire.

[Rinnegando Cristo, Pietro morì, piangendo risuscitò.]

2. Taluni, mossi da falsa pietà, cercano di scusare l'apostolo Pietro, dicendo che egli non rinnegò Cristo quando, interrogato dalla portinaia, rispose che non conosceva quell'uomo, così come espressamente attestano gli altri evangelisti. Come se rinnegare Cristo uomo, non sia rinnegare Cristo; rinnega Cristo chi rinnega in lui ciò che egli si è fatto per noi, alfine di salvare ciò che ha fatto. Chi, dunque, confessa che Cristo è Dio, ma lo rinnega come uomo, Cristo non è morto per lui, perché Cristo è morto come uomo. Chi rinnega l'umanità di Cristo, non può essere riconciliato con Dio per mezzo del mediatore. Unico infatti è Iddio, unico anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù (cf. 1 Tim 2, 5). Chi rinnega l'uomo Cristo non può essere giustificato: Come infatti per la disubbidienza di un solo uomo la moltitudine fu costituita peccatrice, così pure per la obbedienza di un solo uomo la moltitudine sarà costituita giusta (Rm 5, 19). Chi rinnega l'uomo Cristo, non risorgerà nella risurrezione della vita: poiché per mezzo di un uomo venne la morte, anche la risurrezione dei morti verrà per mezzo di un uomo. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così anche in Cristo tutti saranno vivificati (1 Cor 15, 21-22). A quale titolo Cristo è capo della Chiesa, se non perché è uomo, se non perché il Verbo si è fatto carne, cioè perché il Figlio unigenito di Dio Padre e Dio egli stesso, si è fatto uomo? Come può dunque appartenere al corpo di Cristo chi rinnega l'uomo Cristo? Come può essere membro del corpo chi rinnega il capo? Ma perché continuare, dal momento che il Signore stesso ha eliminato ogni ambiguità di umana argomentazione? Infatti egli non dice: Non canterà il gallo, che tu non abbia rinnegato l'uomo; oppure, secondo un'espressione più familiare, che egli era solito usare quando parlava con gli uomini: Non canterà il gallo prima che tu non abbia rinnegato tre volte il Figlio dell'uomo. Egli invece dice: prima che tu non abbia rinnegato tre volte me. Che vuol dire me, se non ciò che egli era? e che cosa era se non il Cristo? Qualunque cosa, dunque, Pietro abbia rinnegato di lui, è lui che ha rinnegato, ha rinnegato Cristo, ha rinnegato il Signore Dio suo. Quando il suo condiscepolo Tommaso esclamò: Signor mio, e Dio mio, non toccò il Verbo ma la carne; non palpò con le sue mani investigatrici l'incorporea natura di Dio, ma il corpo dell'uomo (Gv 20, 27-28). Egli toccò l'uomo, eppure riconobbe Dio. Se dunque Pietro ha rinnegato ciò che Tommaso ha toccato, Pietro ha offeso ciò che Tommaso ha confessato. Non canterà il gallo prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte (Mt 26, 34; Lc 22, 34). Sia che tu dica: Non conosco l'uomo, sia che tu dica: Non so, o uomo, che cosa vuoi dire (Mt 26, 70; Lc 22, 57), sia che tu dica: Non sono dei suoi discepoli (Mt 26, 72; Lc 22, 60), sempre, o Pietro, tu mi rinnegherai. Se Cristo disse questo - cosa che non si può mettere in dubbio - e predisse il vero, certamente Pietro rinnegò Cristo. Non accusiamo Cristo, per voler difendere Pietro. La debolezza riconosca dunque il suo peccato, giacché non si può imputare alcuna menzogna alla Verità. Per la verità, la debolezza di Pietro riconobbe il suo peccato, lo riconobbe con lealtà: con le lacrime ha dato prova di aver capito quanto male aveva commesso, rinnegando Cristo. Egli stesso smentisce i suoi difensori, li smentisce con la prova delle sue lacrime. Non è che, dicendo così, noi proviamo gusto a condannare il primo degli Apostoli; ma dal suo esempio noi dobbiamo imparare che nessuno può fidarsi delle proprie forze. Che altro infatti si proponeva il nostro Maestro e Salvatore, se non dimostrare con l'esempio del primo degli Apostoli che nessuno deve presumere di sé? E così accadde a Pietro di provare nella sua anima ciò che egli si diceva disposto a patire nel suo corpo. Egli non riuscì a precedere il Signore morendo per lui, come temerariamente presumeva, ma gli fu riservata una sorte diversa da quella che pensava: prima della morte e della risurrezione del Signore egli morì rinnegandolo, e, piangendo la sua colpa, ritornò alla vita; morì perché fu superbamente presuntuoso e ritornò alla vita perché il Signore guardò a lui con benignità.
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