Omelia 64: La partenza di Gesù.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 64: La partenza di Gesù.
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Per poco ancora rimane con noi con la sua presenza fisica, partecipe della nostra umana debolezza. La sua partenza suscita la ricerca di lui e il desiderio del suo ritorno.

1. E' da notare, o carissimi, la stretta connessione che c'è tra le parole del Signore. Prima, quando Giuda era uscito, separandosi anche fisicamente da quella santa comunità, egli aveva detto: Adesso è stato glorificato il Figlio dell'uomo, e Dio è stato glorificato in lui, - riferendosi sia al regno futuro in cui i cattivi saranno separati dai buoni, sia alla sua risurrezione che era prossima e che non doveva essere differita, come la nostra, alla fine del mondo. Poi ha aggiunto: Se Dio è stato glorificato in lui, Dio a sua volta lo glorificherà in sé, e lo glorificherà subito, - riferendosi senza alcuna ambiguità alla sua risurrezione ormai imminente. Poi aggiunge: Figlioli, per poco ancora sono con voi (Gv 13, 31-33). Non dovevano pensare che, siccome Dio stava ormai per glorificarlo, egli non sarebbe più rimasto con loro in terra. Per poco ancora sono con voi, vuol dire: E' vero, sarò subito glorificato con la risurrezione, tuttavia non salirò subito in cielo ma per poco resterò ancora con voi. Infatti dopo la risurrezione, come dicono gli Atti degli Apostoli, egli trascorse con loro quaranta giorni, comparendo e scomparendo, mangiando e bevendo (cf. At 1, 3), non perché avesse bisogno di togliersi la fame o la sete, ma per provare, con tale condiscendenza, la realtà della sua carne, che non aveva la necessità di mangiare e di bere ma ne aveva la possibilità. Ora, dicendo: Sono con voi ancora per poco tempo, egli si riferisce a quei quaranta giorni, oppure intende qualcos'altro? Questa frase si può intendere anche così: Anch'io, come voi, ancora per poco tempo resto in questa debolezza della carne, fino alla morte e alla risurrezione. Infatti dopo la risurrezione egli rimase con loro quaranta giorni, presentandosi, come dice il Vangelo, nella realtà del suo corpo, tuttavia senza essere come loro partecipe della debolezza umana.

[La presenza di Cristo prima dell'ascensione.]

2. Esiste un'altra divina presenza, negata ai sensi del corpo, a proposito della quale il Signore dice: Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli (Mt 28, 20). Certamente questo non è il senso delle parole: Per poco ancora sono con voi. Non è poco infatti il tempo che ci separa dalla fine del mondo. E se anche questo tempo è poco [giacché il tempo vola, e mille anni agli occhi di Dio sono come un giorno o come una veglia notturna (cf. Sal 89, 4)], non è da credere, tuttavia, che il Signore volesse riferirsi a questo, dato che proseguendo aggiunge: Voi mi cercherete e, come dissi ai Giudei, dove io vado, voi non potete venire (Gv 13, 33). Cioè, dopo questo breve tempo passato con voi, voi mi cercherete, e dove vado io, voi non potete venire. Non potranno forse andare dove egli va, alla fine del mondo? Ma allora perché in questo medesimo discorso dirà: Padre, io voglio che là dove sono io, siano anch'essi con me (Gv 17, 24)? Quindi con queste parole che adesso ha pronunciato: Sono con voi ancora per poco, non si riferisce alla sua presenza in mezzo ai suoi, con i quali resterà sino alla consumazione dei secoli; ma si riferisce invece o alla condizione della debolezza mortale che condivise con loro fino alla sua passione, o alla presenza corporale che prolungherà in mezzo a loro fino alla sua ascensione. Si può scegliere l'una o l'altra di queste interpretazioni, senza mettersi in contrasto con la fede.

3. E se qualcuno ritiene non conforme a verità questa interpretazione secondo la quale il Signore con la frase: Sono con voi ancora per poco tempo, intendeva riferirsi al tempo che trascorse nella carne mortale assieme ai discepoli fino alla passione, tenga conto delle parole che egli stesso dice dopo la risurrezione e che ci vengono riferite da un altro evangelista: E' questo che vi dicevo quando ero ancora con voi (Lc 24, 44). Dice così come se allora non fosse con loro, che pure gli stavano a fianco, lo vedevano, lo toccavano e parlavano con lui. Che significa dunque: quando ero ancora con voi, se non questo: quando ero ancora nella carne mortale, nella quale anche voi siete? Dopo la sua risurrezione egli era ancora in quella medesima carne; ma non si trovava più, come loro, nella condizione mortale. Perciò, come una volta rivestito di carne immortale, dice con tutta verità: quando ero ancora con voi, e non possiamo intendere questa frase altro che nel senso che egli vuole riferirsi al tempo della sua condizione mortale trascorso con i suoi discepoli, così anche qui si può coerentemente intendere la frase: sono con voi ancora per poco tempo nel senso che ancora per poco egli sarà mortale, come essi lo sono. Ma andiamo avanti.

[Come possiamo seguirlo dove ci ha preceduti.]

4. Voi mi cercherete, e come dissi ai Giudei, dico ora anche a voi: dove io vado, voi non potete venire (Gv 13, 33). Dice che non possono seguirlo "ora", mentre quando aveva detto la medesima cosa ai Giudei, non aveva aggiunto ora. I discepoli non potevano andare, allora, dove egli andava, ma sarebbero potuti andarci dopo, come il Signore molto esplicitamente annuncierà all'apostolo Pietro fra poco. Infatti quando Pietro gli chiede: Signore, dove vai?, Gesù gli risponde: Dove vado, non puoi per ora seguirmi; mi seguirai più tardi (Gv 13, 36). Dobbiamo approfondire il significato di questa affermazione. Dove, infatti, i discepoli non potevano seguire il Signore allora, ma più tardi avrebbero potuto? Se diciamo alla morte, qual è il tempo non adatto a morire per l'uomo che è nato, essendo talmente precaria la sua condizione nel corpo corruttibile, che non è più facile vivere che morire? I discepoli non erano quindi incapaci di seguire il Signore nella morte, ma erano ancora impreparati a seguirlo in quella vita che non conosce morte. Sì, perché il Signore andava là dove una volta risorto da morte non sarebbe più morto, né la morte avrebbe più avuto alcun dominio su di lui (cf. Rm 6, 9). Come potevano seguire il Signore che andava a morire per la giustizia, essi che non erano ancora maturi per il martirio? E come avrebbero potuto seguirlo sino alla immortalità della carne, essi che, qualunque fosse stato il momento della loro morte, avrebbero dovuto attendere la fine dei secoli per risorgere? Come avrebbero già potuto seguire il Signore che, senza abbandonarli, tornava nel seno del Padre dal quale neppure per venire sulla terra si era allontanato, dato che nessuno può essere ammesso in quella felicità se non è perfetto nella carità? E perciò, volendo insegnare ad essi il modo di acquistare la capacità di giungere là dove egli li precede, dice: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate a vicenda (Gv 13, 34). Sono questi i passi che bisogna fare per seguire Cristo. Ma di questo parleremo più diffusamente un'altra volta.
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