Omelia 62: Era notte.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 62: Era notte.
28

E' vero che Giuda consegna Cristo, ma è ancor più vero che Cristo offre se stesso: Giuda vende Cristo, Cristo redime tutti.

[Anche le cose buone possono nuocere, e le cattive giovare.]

1. Il fatto che non appena il Signore porse il pane intinto al suo traditore, Satana entrò in lui, può suscitare - me ne rendo conto, o carissimi - reazioni diverse: chi ha un animo religioso vorrà cercare più profondamente, chi ne è privo si limiterà a protestare. Così infatti sta scritto: Intinto allora il boccone, lo prende e lo dà a Giuda, figlio di Simone Iscariota. E, dopo il boccone, allora entrò in Giuda Satana (Gv 13, 26-27). Essi dicono: E' dunque questo il risultato del pane di Cristo ricevuto alla mensa di Cristo: di far entrare Satana in un suo discepolo? Al che noi rispondiamo: qui abbiamo piuttosto da imparare come bisogna stare attenti a non ricevere con cattive disposizioni una cosa buona. E' molto importante non ciò che si riceve ma chi lo riceve, non la qualità del dono ma le disposizioni di colui al quale vien fatto. Poiché le cose buone possono nuocere e le cattive giovare, a seconda dell'animo di chi le accoglie. Il peccato - dice l'Apostolo - per manifestarsi peccato, operò in me la morte per mezzo di una cosa buona (Rm 7, 13). Ecco, una cosa buona può essere occasione di un male, se la cosa buona si riceve con animo cattivo. Ancora l'Apostolo dice: Perché non insuperbissi per la grandezza delle rivelazioni, mi fu data una spina nella carne, un messo di Satana che mi schiaffeggi. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore perché lo allontanasse da me. Ed egli mi rispose: Ti basta la mia grazia; la forza infatti si perfeziona nella debolezza (2 Cor 12, 7-9). Ecco che da un male ne viene un bene, se il male è accolto con animo buono. Perché allora ti meravigli se a Giuda fu dato il pane di Cristo, per mezzo del quale il diavolo si impadronì di lui, costatando che invece a Paolo fu dato il messo del diavolo per renderlo perfetto in Cristo? Una cosa buona ha nociuto a chi era cattivo; una cosa cattiva ha giovato a chi era buono. Ecco perché è stato scritto: Chiunque mangerà il pane o berrà il calice del Signore indegnamente, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore (1 Cor 11, 27). L'Apostolo si rivolgeva a coloro che prendevano il corpo del Signore con trascuratezza, senza distinguerlo da un altro cibo. Ora se qui si rimprovera chi non distingue il corpo del Signore dagli altri cibi, come non sarà condannato chi si accosta alla sua mensa come nemico fingendosi amico? Se merita rimprovero la trascuratezza del commensale, con quale pena non si dovrà colpire il traditore di colui che lo ha invitato? Che cos'era il pane dato al traditore, se non un segno: mostrare cioè a quale grazia egli fosse ingrato?

2. Dopo quel boccone, dunque, Satana entrò nel traditore del Signore, per prendere pieno possesso di colui che già era nelle sue mani e in cui già prima era entrato per indurlo al tradimento. Era già in lui, infatti, quando Giuda si era recato dai Giudei per stabilire il prezzo del tradimento, secondo l'esplicita testimonianza dell'evangelista Luca: Ora, Satana entrò in Giuda chiamato Iscariota, ch'era del numero dei dodici, ed egli andò a trattare con i gran sacerdoti (Lc 22, 3-4). Ecco la prova che Satana era già entrato in Giuda. Vi era entrato dapprima per introdurre nel suo cuore il proposito di tradire Cristo; Giuda si era presentato alla cena con tale proposito. Ma dopo che egli ebbe preso quel boccone, Satana entrò in lui, non per tentare un estraneo, ma per prendere definitivamente possesso di ciò che già era suo.

3. Non fu allora, però, che Giuda ricevette il corpo di Cristo, come crede qualche lettore frettoloso. E' da ritenere, infatti, che già il Signore aveva distribuito a tutti i discepoli, presente anche Giuda, il sacramento del suo corpo e del suo sangue, come molto chiaramente racconta san Luca (cf. Lc 22, 19-21). Poi venne il momento in cui, secondo la narrazione altrettanto chiara di Giovanni, il Signore rivelò il traditore per mezzo del boccone che intinse e porse a Giuda, volendo forse significare, col pane così intinto, l'ipocrisia del traditore. Non ogni cosa che si intinge, infatti, viene lavata, ma alcune cose si intingono per tingerle. Se però il pane intinto significa qui qualcosa di buono, l'ingrato verso un tal dono ha maggiormente meritato la condanna.

[Cristo si è offerto perché ha voluto.]

4. Tuttavia a Giuda, posseduto non dal Signore ma dal diavolo dopo che il pane era entrato nello stomaco e il nemico nell'anima di quell'ingrato, rimaneva la completa esecuzione dell'infame proposito già concepito nel cuore e originato da un detestabile sentimento. E non appena il Signore, che era il pane vivo, ebbe consegnato il pane a quell'uomo ormai morto, ed ebbe così rivelato, nell'atto di porgergli il pane, il traditore di quel pane, gli disse: Quel che fai, fallo al più presto (Gv 13, 27). Non gli disse di compiere un delitto, ma predisse il male che Giuda avrebbe compiuto e il bene che a noi ne sarebbe derivato. Che poteva, infatti, Giuda far di peggio, e che potevamo noi riprometterci di meglio, dalla consegna di Cristo ai suoi nemici, compiuta dal traditore contro se stesso e insieme a vantaggio di noi tutti, Giuda escluso? Quel che fai, fallo al più presto. O parole, che esprimono non ira da parte di Gesù, ma il suo animo sereno e pronto! che indicano, non tanto la pena dovuta al traditore, quanto piuttosto il prezzo che si appresta a pagare il Redentore! Disse: Quel che fai, fallo al più presto, non per sollecitare la rovina del traditore, ma per affrettare la salvezza dei fedeli; poiché egli è stato consegnato per le nostre colpe (cf. Rm 4, 25), ed ha amato la Chiesa e per lei si è offerto (cf. Ef 5, 25). E' per questo che l'Apostolo, parlando di sé, dice: Egli mi ha amato e ha dato se stesso per me (Gal 2, 20). Nessuno infatti avrebbe potuto consegnare Cristo, se egli non si fosse da se stesso consegnato. Cosa si può attribuire a Giuda, se non colpa? Egli, nel consegnare Cristo ai Giudei, non ha certo pensato alla nostra salvezza, per la quale invece Cristo si è offerto, ma ha pensato al suo guadagno ottenendo invece la perdita della sua anima. Ha avuto, sì, la ricompensa che si riprometteva, ma ha ottenuto anche ciò che si meritava e che certo non desiderava. Giuda consegnò Cristo, e Cristo consegnò se stesso: Giuda facendo l'affare della sua vendita, Cristo compiendo l'opera della nostra redenzione. Quel che fai, fallo al più presto, non perché questo sia in tuo potere, ma perché così vuole colui che tutto può.

5. Nessuno però dei commensali comprese a qual proposito gli aveva parlato così; alcuni infatti, siccome Giuda teneva la borsa, credevano che Gesù gli dicesse: Compra ciò che ci serve per la festa; oppure: Dà qualcosa ai poveri (Gv 13, 28-29). Anche il Signore dunque aveva una borsa nella quale conservava le offerte dei fedeli, per soccorrere le sue necessità e quelle degli altri. Fu costituito così il primo tesoro della Chiesa; il che ci fa capire che il precetto di non preoccuparsi del domani (cf. Mt 6, 34) non vieta ai fedeli di mettere qualcosa da parte; solo si esige da essi che non siano servitori di Dio per interesse, e non trascurino la giustizia per timore dell'indigenza. Anche l'Apostolo autorizza questa previdenza, dicendo: Se qualche fedele ha delle vedove, provveda a loro, e non si aggravi la Chiesa, perché possa venire incontro alle vedove che sono veramente tali (1 Tim 5, 16).

6. Preso dunque il boccone, Giuda uscì subito. Era notte (Gv 13, 30). Era notte anche colui che era uscito. E quando fu uscito colui che era notte, Gesù disse: Adesso è stato glorificato il Figlio dell'uomo (Gv 13, 31). Il giorno dunque ha trasmesso la parola al giorno, cioè Cristo ha parlato ai discepoli fedeli, esortandoli ad ascoltarlo e a seguirlo con amore; la notte ha trasmesso la notizia alla notte (cf. Sal 18, 3), cioè Giuda è andato a chiamare i Giudei infedeli, perché si avvicinassero a lui e lo prendessero per metterlo a morte. Ma, il discorso che qui il Signore tiene ai suoi fedeli prima di essere arrestato dai malfattori, esige particolare attenzione; e perciò chi ha il compito di esporlo, preferisce rimandare piuttosto che affrettarne il commento.
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