Omelia 61: L'annunzio del tradimento di Giuda.

Commento al Vangelo di San Giovanni

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 61: L'annunzio del tradimento di Giuda.
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Dovendo la Chiesa tollerare nel suo seno la zizzania fino al tempo della mietitura, ciò non può avvenire senza che debba provare turbamento, come il turbamento di Cristo dimostra.

1. E' nostra intenzione, o fratelli, esporvi ora il passo del Vangelo che è stato letto, cominciando a parlare del traditore che il Signore abbastanza chiaramente rivela, porgendogli un boccone di pane intinto. E' vero che di lui mi sono occupato nel precedente discorso, riferendo che ormai sul punto di rivelarlo, il Signore si turbò nello spirito; ma forse allora non ho detto una cosa che il Signore si degnò indicarci col suo turbamento, che cioè è necessario tollerare, sino all'epoca della mietitura, i falsi fratelli e la zizzania in mezzo al frumento nel campo del Signore (cf. Mt 13, 29-30) sicché, quando un motivo urgente costringe a separare alcuni di essi che sono zizzania dagli altri anche prima della mietitura, ciò non può avvenire senza provocare turbamento in seno alla Chiesa. In certo modo, quindi, il Signore preannunziò il turbamento dei suoi fedeli, provocato dagli eretici e dagli scismatici, e in se medesimo lo prefigurò con quel turbamento che non poté trattenere allorché quell'uomo perverso che era Giuda stava per uscire, separandosi apertamente dal buon grano con cui era mescolato e in mezzo al quale tanto a lungo era stato tollerato. Si turbò, non nella carne, ma nello spirito. Infatti, di fronte a tali scandali, i fedeli sinceri rimangono turbati, non per malanimo ma per carità; preoccupati come sono che, volendo eliminare la zizzania, non si sradichi insieme anche il buon grano.

2. E così Gesù si conturbò nello spirito e dichiarò solennemente: In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà (Gv 13, 21). Uno di voi, ma solo numericamente, non realmente; in apparenza, non per qualità; per convivenza fisica, non per vincolo spirituale; per vicinanza corporale, non compagno per unità di cuore; quindi non uno di voi, ma uno che sta per uscire da voi. Come si concilierebbe, altrimenti, la dichiarazione del Signore uno di voi, con quanto dice lo stesso autore di questo Vangelo nella sua lettera: Uscirono da noi, ma non erano dei nostri; se infatti fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi (1 Io 2, 19)? Giuda non era dunque uno di loro: sarebbe infatti rimasto con loro, se fosse stato uno di loro. Che significa dunque: uno di voi mi tradirà, se non che uscirà da voi uno che mi tradirà? Infatti colui che dice: Se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi, prima aveva detto: Uscirono dalle nostre file. Sicché è vera una cosa e l'altra: erano dei nostri, e non erano dei nostri: per un verso erano dei nostri, per un altro non erano dei nostri; secondo la partecipazione esteriore ai sacramenti erano dei nostri, ma a causa delle loro colpe personali non lo erano.

3. I discepoli cominciarono allora a guardarsi a vicenda, incerti di chi parlasse (Gv 13, 22). L'affetto devoto che nutrivano per il Maestro, non impediva alla loro umana debolezza di essere sospettosi gli uni nei confronti degli altri. Ciascuno leggeva in fondo alla propria coscienza, ma siccome non poteva leggere in quella del vicino, poteva essere sicuro solo di sé, mentre ognuno era incerto degli altri.

[L'evangelista è uno storico.]

4. Ora uno dei suoi discepoli, quello che Gesù amava, era adagiato a mensa sul seno di Gesù. Cosa intenda l'evangelista per seno, lo precisa più avanti, dicendo: sul petto di Gesù. Il discepolo era Giovanni, autore di questo Vangelo, come esplicitamente vien detto più tardi (cf Io 21, 20-24). Era costume di quelli che ci hanno trasmesso le sacre Lettere, quando qualcuno di loro narrava la storia divina cui egli stesso aveva preso parte, parlare di sé in terza persona, inserendosi nel contesto della narrazione come storico anziché come apologista di se stesso. Così fa san Matteo che, giunto nel testo della sua narrazione a parlare di sé, dice: Gesù vide, seduto al banco della dogana, un certo pubblicano, di nome Matteo, e gli dice: Seguimi (Mt 9, 9). Non scrive: Mi vide e mi disse. Così fa anche il beato Mosè, che nell'intera sua opera parla di sé in terza persona, scrivendo: Il Signore disse a Mosè (Es 6, 1). E così fa, in maniera ancora più insolita, l'apostolo Paolo, non nella parte storica, in cui spiega i fatti che narra, ma nelle sue lettere. Parlando di se stesso egli dice: So di un uomo in Cristo, il quale quattordici anni fa - se col corpo o fuori del corpo non so, Iddio lo sa - fu rapito al terzo cielo (2 Cor 12, 2). Ora, se anche qui il beato evangelista non dice: Io ero adagiato a mensa nel seno di Gesù, ma dice: uno dei suoi discepoli era adagiato a mensa (Gv 13, 23), anziché meravigliarci, teniamo conto del costume dei nostri autori. Si nuoce forse alla verità se, nel raccontare un fatto veramente accaduto, si evita la vanagloria nel modo di raccontarlo? Ciò che egli raccontava, infatti, tornava a sua massima lode.

5. Ma che vuol dire: quello che Gesù amava? Come se Gesù non amasse gli altri, di cui pure il medesimo Giovanni ha detto: li amò sino alla fine (Gv 13, 1). E il Signore stesso dice: Nessuno ha maggior amore di questo: che dia la sua vita per i suoi amici (Gv 15, 13). E chi potrebbe citare tutte le testimonianze delle pagine divine, in cui si dimostra che il Signore Gesù ama non soltanto Giovanni e i discepoli che allora erano con lui, ma anche tutte le future membra del suo corpo, cioè tutta la sua Chiesa? Piuttosto qui c'è qualcosa che non risulta chiaro, ed è il seno nel quale era adagiato colui che ha scritto queste cose. Che s'intende per seno, se non una cosa intima e segreta? C'è però un altro passo che si presta meglio per dire, con l'aiuto del Signore, qualcosa di più intorno a questo segreto.

[E' dal cuore di Cristo che si attinge la sapienza.]

6. Simon Pietro gli fa un cenno e gli dice (Gv 13, 24). Si noti questo modo di esprimersi, non con parole ma con cenni: gli fa un cenno e gli dice: gli dice con un cenno. Se infatti già col pensiero si può parlare, come si esprime la Scrittura: Essi parlavano tra sé (Sap 2, 1), a maggior ragione si può parlare con dei cenni quando esteriormente, per mezzo di un dato segno, si esprime il pensiero concepito nel cuore. E cosa disse Pietro con il suo cenno? Ciò che segue: Di', a chi si riferisce? Pietro disse questo con un cenno, perché non lo disse con il suono della voce, ma con un gesto del corpo. Chinandosi familiarmente, quel discepolo, sul petto di Gesù... Ecco, il seno del petto, cioè l'intimo segreto della Sapienza. Gli dice: Signore, chi è? Gesù allora risponde: E' colui al quale porgerò il boccone che sto per intingere. Intinto, allora, il boccone, lo prende e lo dà a Giuda, figlio di Simone Iscariota. E, dopo il boccone, allora entrò in Giuda Satana (Gv 13, 24-27). E' stato rivelato il traditore, sono stati messi in luce i nascondigli delle tenebre. Giuda ha ricevuto una cosa buona, ma l'ha ricevuta a suo danno, perché, indegno com'era, ha ricevuto indegnamente una cosa buona. A proposito di questo pane intinto che Gesù porse a quel falso discepolo, come delle cose che seguono, ci sarebbe molto da dire, ma occorrerebbe più tempo di quello che ormai ci è rimasto alla fine di questo discorso.