Omelia 59: Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 59: Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.
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Per raggiungete il Padre bisogna accogliere il Figlio da lui inviato.

[Maestro di umiltà con la parola e con l'esempio.]

1. Abbiamo ascoltato nel santo Vangelo le parole del Signore: In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è superiore a chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, beati sarete se le mettete in pratica (Gv 13, 16-17). Disse questo perché, avendo lavato i piedi dei discepoli, si era dimostrato maestro di umiltà con la parola e con l'esempio. Potremo ora, con il suo aiuto, esaminare meglio le cose che presentano qualche difficoltà, se non ci soffermeremo in quelle che sono chiare. Dopo aver detto dunque queste parole, il Signore aggiunse: Non parlo di tutti voi: io conosco quelli che ho eletti; ma si deve adempiere la Scrittura: Uno che mangia il pane con me, leverà il calcagno contro di me (Gv 13, 18). Cioè: mi calpesterà. L'allusione era evidente: si riferiva a Giuda il traditore. Il Signore dunque non lo aveva eletto, dato che con questa dichiarazione lo distingue da quelli che aveva eletti. Dicendo: Beati voi se mettete in pratica queste cose; non parlo di tutti voi, implicitamente dice che c'è tra loro chi non è beato e che non metterà in pratica queste cose. Io conosco quelli che ho eletti. E chi sono costoro se non quelli che saranno beati col mettere in pratica quanto ha ordinato e confermato con l'esempio colui che può rendere gli uomini beati? Giuda il traditore, egli dice, non è stato eletto. Come si spiega allora l'affermazione altrove riportata: Non vi ho io scelto tutti e dodici, eppure uno di voi è un diavolo (Gv 6, 71)? Oppure anch'egli è stato scelto per un compito per il quale era necessario, ma non per la beatitudine della quale egli dice: Beati voi se metterete in pratica queste cose? Questo non lo dice di tutti; egli infatti conosce quelli che ha eletti a partecipare a questa beatitudine. Di essi non fa parte colui che mangiando il pane del Signore, ha levato contro di lui il suo calcagno. Gli altri mangiavano il pane nutrendosi del Signore, Giuda mangiava il pane del Signore contro il Signore: quelli mangiavano la vita, questi la sua condanna. Chi mangia indegnamente - dice l'Apostolo - mangia la propria condanna (1 Cor 11, 29). Ve lo dico fin d'ora, prima che accada - continua il Signore - affinché, quando sarà accaduto, crediate che io sono (Gv 13, 19); che, cioè, io sono colui del quale profetizzò la Scrittura, laddove dice: Uno che mangia il pane con me, leverà il calcagno contro di me.

2. E prosegue: In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato (Gv 13, 20). Egli vuole forse farci intendere con queste parole che tra lui e quello che egli manda, c'è la medesima distanza che esiste tra lui e Dio Padre? Se così intendiamo le sue parole, non so quanti gradini dovremo ammettere seguendo, Dio non voglia, gli ariani. Essi infatti, ascoltando o leggendo queste parole del Vangelo, immediatamente si affrettano a fare quei gradini della loro dottrina, che certo non li conducono alla vita ma li precipitano nella morte. Subito dicono: Benché il Figlio abbia detto: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me, tra l'apostolo del Figlio e il Figlio esiste la stessa distanza che c'è tra il Figlio e il Padre, quantunque egli abbia detto: Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Ma se dici così, o eretico, hai dimenticato i tuoi gradini. Se infatti, basandoti su queste parole del Signore, tra il Figlio e il Padre poni la medesima distanza che poni tra l'apostolo e il Figlio, dove metterai lo Spirito Santo? Hai dimenticato che siete soliti metterlo dopo il Figlio? Si verrà dunque a trovare tra l'apostolo e il Figlio; e allora il Figlio finirà col distare dall'apostolo molto più di quanto non dista dal Padre. O forse, per mantenere la medesima distanza tra il Figlio e l'apostolo, e tra il Padre e il Figlio, dirai che lo Spirito Santo è uguale al Figlio? Ma questo non volete ammetterlo. E allora, dove lo metterete, se tra il Figlio e il Padre voi ponete la medesima distanza che c'è tra l'apostolo e il Figlio? Vogliate dunque reprimere questa vostra temeraria audacia, e smettetela di appoggiarvi su queste parole per sostenere che tra il Figlio e l'apostolo c'è la medesima distanza che esiste tra il Padre e il Figlio. Ascoltate piuttosto quanto dice lo stesso Figlio: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30). Con questa affermazione la Verità non vi lascia alcuna possibilità di pensare che ci sia distanza tra il Padre e l'Unigenito. Con questa affermazione Cristo elimina tutti i vostri gradini, la Pietra manda in frantumi le vostre scale gerarchiche.

[Il Padre e il Figlio sono della medesima natura.]

3. Ma ora che abbiamo respinto l'insinuazione degli eretici, in che senso dobbiamo intendere queste parole del Signore: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me, e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato? Se noi intendiamo le parole: Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato nel senso che il Padre e il Figlio sono della medesima natura, logicamente, dato il parallelismo delle due frasi, dovremo intendere anche le altre parole: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me nel senso che anche l'apostolo ha la stessa natura del Figlio. E' possibile anche questa interpretazione, e non è sconveniente, considerando che il campione lieto di percorrere la sua via (cf. Sal 18, 6) è in possesso dell'una e dell'altra natura, dato che il Verbo si è fatto carne (cf. Gv 1, 14), cioè Dio si è fatto uomo. Si potrebbe quindi supporre che il Signore abbia detto: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me in quanto era uomo; e abbia detto: Chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato in quanto era Dio. Con queste parole non voleva richiamarsi all'unità di natura, ma piuttosto affermare l'autorità di colui che manda in colui che è mandato; di modo che ciascuno accolga colui che è stato mandato, considerando in lui chi lo ha mandato. Così, se tu consideri Cristo in Pietro, vi troverai il maestro del discepolo; se invece consideri il Padre nel Figlio, troverai il Genitore dell'Unigenito, e accoglierai, senza timore di sbagliare, colui che manda in colui che è mandato. Le parole del Vangelo che vengono dopo, non possono essere coartate nella ristrettezza del tempo che ci rimane. Perciò, o carissimi, se quanto avete ascoltato lo ritenete un sufficiente nutrimento per le anime fedeli, cercate di gustarlo e di trarne profitto; se lo trovate scarso, ruminatelo col desiderio di un nutrimento più abbondante.