Omelia 52: Il turbamento di Cristo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 52: Il turbamento di Cristo.
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Cristo ci ha trasferiti in sé; ha voluto provare in sé, il nostro capo, le emozioni e l'angoscia delle sue membra. Egli, il mediatore tra Dio e gli uomini, che ha suscitato in noi il desiderio delle cose supreme, ha voluto patire con noi le cose infime.

1. Dopo che il Signore Gesù Cristo, con le parole che abbiamo letto ieri, ebbe esortato coloro che lo servono a seguirlo; dopo aver predetto la sua passione dicendo che se il chicco di frumento non cade in terra e vi muore, resta solo, mentre se muore porta molto frutto (Gv 12, 24); dopo aver stimolato coloro che vogliono seguirlo nel regno dei cieli a odiare la loro anima in questo mondo per conservarla nella vita eterna; ancora una volta si mostrò condiscendente verso la nostra debolezza, pronunciando le parole con cui inizia la lettura di oggi: Ora l'anima mia è turbata (Gv 12, 27). Perché è turbata la tua anima, Signore? Poco fa hai detto: Chi odia la sua anima in questo mondo, la conserva per la vita eterna (Gv 12, 25). Vuol dire che tu ami la tua anima in questo mondo, e per questo essa è turbata vedendo avvicinarsi l'ora di uscire da questo mondo? Chi oserà affermare questo dell'anima del Signore? Gli è che lui, il nostro capo, ci ha trasferiti in sé, ci ha accolti in sé, facendo proprie le emozioni delle sue membra; e perciò non bisogna cercare fuori di lui la causa del suo turbamento: Egli stesso si turbò (Gv 11, 33), come nota l'evangelista in occasione della risurrezione di Lazzaro. Bisognava infatti che l'unico mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, così come ci sollevò alle più sublimi altezze, condividesse con noi le esperienze più umilianti.

[Dio sopra di noi, uomo per noi.]

2. L'ho sentito dire: E' venuta l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato; se il chicco di frumento muore, porta molto frutto. Sento che dice: Chi odia la sua anima in questo mondo la conserverà per la vita eterna (Gv 12, 23-25). Non posso limitarmi ad ammirarlo, ma sono tenuto ad imitarlo. Poi le parole seguenti: Chi mi serve, mi segua; e dove sono io, ivi sarà anche il mio servitore (Gv 12, 26), mi infiammano a disprezzare il mondo, e tutta questa vita, per lunga che sia, mi appare un soffio e quasi nulla; e l'amore delle cose eterne svilisce quelle temporali. Tuttavia sento il medesimo mio Signore, che con quelle parole mi aveva strappato alla mia debolezza per trasferirmi nella sua forza, sento che dice: Ora l'anima mia è turbata. Che vuol dire? Come pretendi che l'anima mia ti segua, se vedo l'anima tua turbata? Come potrò io sostenere ciò che fa tremare la tua solidità? Su chi mi appoggerò se la pietra d'angolo soccombe? Mi pare di sentire nel mio animo ansioso la risposta del Signore che mi dice: Potrai seguirmi con più coraggio, poiché io mi sostituisco a te in modo che tu rimanga saldo: hai udito come tua la voce della mia potenza, ascolta in me la voce della tua debolezza; io che ti do la forza per correre, non rallento la tua corsa, ma facendo passare in me la tua angoscia ti apro il varco per farti passare. O Signore, mediatore, Dio sopra di noi, uomo per noi! riconosco la tua misericordia, perché tu così forte ti turbi volontariamente per amore, e quei molti che inevitabilmente si turbano per la loro debolezza, tu mostrando la debolezza del tuo corpo li consoli cosicché non cadano nella disperazione e periscano.

[Cristo glorificato nelle sue membra.]

3. Chi vuole seguirlo, ascolti ora per quale via bisogna seguirlo. Viene, per esempio, un momento terribile, si presenta questa alternativa: o commettere l'iniquità o subire il supplizio: l'anima debole, per la quale si turbò volontariamente l'anima invincibile del Signore, è turbata. Anteponi la volontà di Dio alla tua. Bada a ciò che ha soggiunto il tuo creatore e maestro, colui che ti fece e che per insegnare a te si è fatto egli stesso creatura. Si è fatto uomo colui che ha fatto l'uomo; ma rimanendo Dio immutabile, ha mutato in meglio l'uomo. Ascoltalo. Dopo aver detto: Ora l'anima mia è turbata, egli prosegue: E che dirò? Padre, salvami da quest'ora! Ma è per questo che sono giunto a quest'ora. Padre, glorifica il tuo nome (Gv 12, 27-28). Ti insegna cosa devi pensare, cosa devi dire, chi devi invocare, in chi sperare, e come devi anteporre la volontà divina, che è sicura, alla tua debole volontà umana. Non ti sembri perciò che egli cada dall'alto per il fatto che vuole sollevare te dal basso. Infatti si è lasciato anche tentare dal diavolo, dal quale certamente non si sarebbe fatto tentare se non avesse voluto, così come non avrebbe patito se non avesse voluto; e al diavolo rispose ciò che anche tu devi rispondere al tentatore (cf. Mt 4, 1-10). Egli certamente fu tentato ma senza pericolo alcuno, per insegnarti a rispondere al tentatore nel pericolo delle tentazioni, a non seguire il tentatore e a sfuggire il pericolo. Egli dice qui: Ora l'anima mia è turbata, così come altrove dirà: La mia anima è triste fino a morirne (Mt 26, 38); e ancora: Padre, se è possibile, passi da me questo calice (Mt 26, 39). Egli ha preso su di sé la debolezza umana, per aiutare chiunque sia come lui colto dalla tristezza e dall'angoscia, a ripetere le parole che egli soggiunge: Tuttavia si faccia non quello che voglio io ma quello che vuoi tu, Padre. E così, anteponendo la volontà divina alla volontà umana, l'uomo si eleva dall'umano al divino. Che significano le parole: Glorifica il tuo nome, se non questo: Glorificalo nella passione e nella risurrezione? Il Padre deve glorificare il Figlio, il quale a sua volta renderà glorioso il suo nome anche nelle prove dolorose somiglianti alle sue, che i suoi servi dovranno subire. Per questo fu scritto e fu detto a Pietro: Un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vorresti, per indicare con qual genere di morte avrebbe glorificato Dio (Gv 21, 18-19). E così in lui Dio glorifica il suo nome, perché in questo modo glorifica Cristo anche nelle sue membra.

4. Dal cielo venne allora una voce: L'ho glorificato e ancora lo glorificherò (Gv 12, 28). L'ho glorificato prima di creare il mondo, e ancora lo glorificherò quando risusciterà dai morti e ascenderà al cielo. Si può intendere anche in un altro modo: L'ho glorificato quando è nato dalla Vergine, quando operava prodigi, quando è stato adorato dai Magi guidati dalla stella, ed è stato riconosciuto dai santi pieni di Spirito Santo; quando ricevette l'attestazione dello Spirito che discese su di lui in forma di colomba, quando fu presentato dalla voce che risuonò dal cielo; quando si trasfigurò sul monte, quando compì tanti miracoli; quando guariva malati e mondava lebbrosi; quando con pochi pani nutrì tante migliaia di persone, e comandò ai venti e ai flutti, e risuscitò i morti. E ancora lo glorificherò quando risorgerà dai morti, e la morte non avrà più su di lui alcun potere, quando come Dio sarà esaltato sopra i cieli e la sua gloria si estenderà a tutta la terra.

5. La folla che stava là e aveva udito, diceva ch'era stato un tuono; altri dicevano: Un angelo gli ha parlato. Gesù riprese: Non per me è risuonata questa voce, ma per voi (Gv 12, 29-30). Fece osservare che quella voce non era per indicare a lui ciò che egli già sapeva, ma era diretta a coloro che avevano bisogno di una testimonianza. Come quella voce da parte di Dio non era risuonata per lui ma per gli altri, così la sua anima non si era volontariamente turbata per lui ma per gli altri.

6. Ascoltiamo il seguito: E' adesso - dice - il giudizio di questo mondo (Gv 12, 31). Quale giudizio dunque c'è ancora da aspettare per la fine del mondo? Il giudizio che avrà luogo alla fine del mondo sarà per giudicare i vivi e i morti, per assegnare il premio o la pena eterna. Di quale giudizio, dunque, si tratta ora? Già nelle precedenti letture ho cercato di spiegare alla vostra Carità che esiste un giudizio che non è di condanna ma di separazione, conforme a quanto dice un salmo: Giudicami, o Dio, e separa la mia causa dalla gente empia (Sal 42, 1). Imperscrutabili infatti sono i giudizi di Dio, come afferma un altro salmo: I tuoi giudizi sono abissi profondi (Sal 35, 7). E l'Apostolo esclama: O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi! (Rm 11, 33). Di tali giudizi fa parte anche questo di cui parla il Signore: E' adesso il giudizio di questo mondo: distinto da quel giudizio finale in cui definitivamente saranno giudicati i vivi e i morti. Il diavolo teneva in suo potere il genere umano e teneva soggetti i meritevoli di punizione con il chirografo dei loro peccati; egli regnava nel cuore degli infedeli e con l'inganno induceva i suoi prigionieri a rendere culto alla creatura al posto del Creatore. Ma per la fede in Cristo, fondata sulla morte e risurrezione di lui, per mezzo del suo sangue versato per la remissione dei peccati, migliaia di credenti si liberano dal dominio del diavolo e si uniscono al corpo di Cristo, e sotto un così augusto Capo le membra fedeli vengono animate da un medesimo Spirito, che è quello suo. Era di questo giudizio che intendeva parlare, di questa separazione, di questa cacciata del diavolo dai suoi redenti.

[In che senso "ora sarà cacciato fuori"?]

7. Notiamo quel che dice. Come se noi gli avessimo chiesto il significato della sua affermazione: E' adesso il giudizio di questo mondo, proseguendo ce lo spiega: Adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori (Gv 12, 31). Abbiamo sentito di quale giudizio si tratta: non di quello che avverrà alla fine del mondo, quando saranno giudicati i vivi e i morti, e gli uni saranno collocati a destra e gli altri a sinistra; ma del giudizio con cui il principe di questo mondo sarà cacciato fuori. In che senso stava dentro, e in che luogo dice che dovrà essere cacciato fuori? Forse che era nel mondo e ne è stato cacciato fuori? Se egli avesse parlato del giudizio che avverrà alla fine del mondo, si potrebbe pensare al fuoco eterno in cui dovrà essere cacciato il diavolo con i suoi angeli e con tutti quelli che appartengono a lui, non per natura ma per la colpa, non perché li ha creati o generati, ma perché li ha sedotti e assoggettati; si potrebbe allora pensare che quel fuoco eterno si trovi fuori del mondo e che per questo abbia detto: sarà cacciato fuori. Siccome però ha detto: E' adesso il giudizio di questo mondo, spiegando: adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori, si deve intendere che tutto questo avviene ora e si distingue da quello che dovrà avvenire in un lontano futuro, nell'ultimo giorno. Il Signore dunque prediceva quanto già conosceva, e cioè che dopo la sua passione e la sua glorificazione, in tutto il mondo popoli interi avrebbero creduto. Il diavolo si trovava allora nel cuore di essi, ma ne è stato cacciato fuori quando essi, credendo, hanno rinunziato a lui.

8. Si osserverà: Il diavolo non era stato cacciato fuori anche dal cuore dei patriarchi, dei profeti e di tutti i giusti dell'antichità? Certamente. In che senso allora il Signore dice: adesso sarà cacciato fuori? Nel senso che quanto allora era avvenuto per pochissimi uomini, ora il Signore annuncia che avverrà ormai largamente in molti popoli. La stessa soluzione vale anche per l'altro problema, simile a questo, dove Giovanni diceva: Lo Spirito Santo non era stato ancora dato, perché Gesù non ancora era stato glorificato (Gv 7, 39). Infatti, non certo senza lo Spirito Santo i profeti preannunciarono il futuro: illuminato dallo Spirito Santo il vecchio Simeone e la vedova Anna riconobbero il Signore bambino (cf Lc 2, 25-38), e così Zaccaria ed Elisabetta per mezzo dello Spirito Santo predissero tante cose di lui non ancora nato ma già concepito (cf. Lc 1, 41-45 67-70). Tuttavia lo Spirito Santo non era stato ancora dato; cioè, non era stato ancora dato con quell'abbondanza di grazia spirituale per cui i discepoli, riuniti insieme, parlarono le lingue di tutti gli uomini (cf. At 2, 4-6), annunciando così che la Chiesa sarebbe stata presente nella lingua di tutte le genti: quella grazia spirituale per la quale si sarebbero riuniti i popoli, sarebbero stati rimessi tutti i peccati, e a migliaia gli uomini si sarebbero riconciliati con Dio.

9. Ma allora, mi si potrebbe dire, se il diavolo sarà cacciato fuori dal cuore dei credenti, non tenterà più alcun fedele? Al contrario, egli non cessa mai di tentare. Ma una cosa è che egli regni dentro e un'altra cosa è che attacchi dall'esterno; a volte il nemico cinge d'assedio una città ben fortificata, e non riesce ad espugnarla. L'Apostolo ci insegna a rendere innocui i dardi del nemico, raccomandandoci la corazza e lo scudo della fede (cf. 1 Thess 5, 8). E anche se qualcuno di questi dardi ci ferisce, c'è sempre chi può guarirci. Perché come a chi combatte vien detto: Vi scrivo queste cose, affinché non pecchiate, così a quelli che riportano ferite vien detto: e se qualcuno cade in peccato, abbiamo, come avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto; egli stesso è il propiziatore per i nostri peccati (1 Io 2, 1-2). Del resto, cosa chiediamo quando diciamo: Rimetti a noi i nostri debiti, se non che guarisca le nostre ferite? E che altro chiediamo quando diciamo: Non c'indurre in tentazione (Mt 6, 12-13), se non che colui che ci insidia, anche se ci attacca dall'esterno non abbia a penetrare da alcuna parte, non abbia a vincerci né con l'inganno né con la forza? Per quante macchine di guerra usi contro di noi, se non occupa la fortezza del cuore dove risiede la fede, è stato cacciato fuori. Ma se il Signore non custodirà la città, invano vigila la sentinella (cf. Sal 126, 1). Non vogliate dunque presumere troppo dalle vostre forze, se non volete far rientrare il diavolo che è stato cacciato fuori.

10. Non dobbiamo però ritenere che il diavolo sia stato chiamato principe di questo mondo nel senso che egli possa dominare il cielo e la terra. Per mondo si intendono gli uomini cattivi che sono sparsi per tutta la terra, così come per casa si intendono coloro che la abitano. Così diciamo: questa è una buona casa oppure è una casa cattiva, non in quanto ammiriamo o disprezziamo i muri o il tetto ma i costumi buoni o cattivi degli uomini che vi abitano. In questo senso si dice: principe di questo mondo, cioè principe di tutti gli uomini cattivi che abitano nel mondo. Si chiama mondo anche quello formato dai buoni che sono sparsi per tutta la terra; in questo senso l'Apostolo dice: Dio in Cristo riconciliava a sé il mondo (2 Cor 5, 19). E' dal cuore di questi che il principe di questo mondo viene cacciato fuori.

[Cristo attrae tutti a sé, come loro capo.]

11. Dopo aver detto: Adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori, il Signore aggiunge: E io, quando sarò elevato in alto da terra, tutto attirerò a me (Gv 12, 31-32). Cos'è questo tutto, se non tutto ciò da cui il diavolo è stato cacciato fuori? Egli non ha detto: tutti, ma tutto, perché la fede non è di tutti (cf. 2 Thess 3, 2). E così non si riferisce alla totalità degli uomini ma all'uomo integrale: spirito, anima e corpo: lo spirito per cui intendiamo, l'anima per cui viviamo, il corpo per cui siamo visibili e concreti. Colui che ha detto: Non un solo capello cadrà dal vostro capo (Lc 21, 18), tutto attira a sé. Se però tutto vuol dire tutti gli uomini, possiamo dire che tutto è stato predestinato alla salvezza e niente andrà perduto, come ha detto prima parlando delle sue pecore (cf. Gv 10, 28). Oppure tutto vuol dire tutte le categorie degli uomini d'ogni lingua e d'ogni età, senza distinzione di razza o di classe, di talento, di arte e di mestiere, al di là di qualsiasi altra distinzione che, al di fuori del peccato, possa esser fatta tra gli uomini, dai più illustri ai più umili, dal re fino al mendico. Tutto - egli dice - io attirerò a me, così da diventare io il loro capo ed essi le mie membra. Ma ciò accadrà - egli dice - quando sarò elevato da terra, sicuro com'è che dovrà compiersi ciò per cui egli è venuto. Qui si richiama a quanto ha detto prima: Se il chicco di frumento muore, porta molto frutto (Gv 12, 25). Che altro è infatti l'esaltazione di cui parla se non la sua passione in croce? E l'evangelista non manca di dirlo, aggiungendo: Diceva questo per indicare di qual morte stava per morire.

12. Gli rispose la folla: La legge ci ha insegnato che il Cristo rimane in eterno, e come puoi tu dire che il Figlio dell'uomo deve essere esaltato? Chi è questo Figlio dell'uomo? (Gv 12, 33-34). Essi ricordavano bene che il Signore con insistenza aveva affermato di essere il Figlio dell'uomo. In questo passo non dice: Quando sarà elevato in alto il Figlio dell'uomo; ma lo aveva detto prima, nel passo che ieri è stato letto e commentato, quando gli fu riferito che alcuni gentili desideravano vederlo: E' venuta l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato (Gv 12, 23). E così, confrontando quella dichiarazione con questa di adesso: Quando sarò elevato in alto da terra, comprendendo che alludeva alla morte, essi gli obiettarono: La legge ci ha insegnato che il Cristo rimane in eterno, e come puoi tu dire che il Figlio dell'uomo deve essere innalzato? Chi è codesto Figlio dell'uomo? Cioè, essi dicono, se il Figlio dell'uomo è Cristo, rimane in eterno; e se rimane in eterno, come potrà essere sollevato da terra, cioè come potrà morire in croce? Capirono che egli parlava di quella morte che essi pensavano di infliggergli. Non fu dunque la luce della divina sapienza che rivelò ad essi il significato di queste parole, ma il pungolo della loro coscienza.

[Credere nella verità per rinascere in essa.]

13. Gesù, allora, disse loro: La luce è ancora per poco tra voi. E' per mezzo di essa che potete comprendere che il Cristo rimane in eterno. Camminate dunque mentre avete la luce affinché non vi sorprendano le tenebre (Gv 12, 35). Camminate, avvicinatevi, cercate di comprendere il Cristo tutto intero: il Cristo che morirà e vivrà in eterno, che verserà il sangue per la redenzione e ascenderà in alto dove condurrà anche noi. Se invece credete solo nell'eternità di Cristo, negando in lui l'umiltà della morte, vi avvolgeranno le tenebre. E chi cammina nelle tenebre, non sa dove va (Gv 12, 35), e può inciampare nella "pietra d'inciampo" e nella "pietra dello scandalo", quale fu il Signore per i ciechi Giudei; mentre per i credenti questa pietra, scartata dai costruttori, diventò "pietra d'angolo" (cf. 1 Pt 2, 6-8). Essi disdegnarono di credere in Cristo, perché nella loro empietà disprezzarono la sua morte e irrisero il suo sacrificio; e tuttavia quella era la morte del grano che doveva moltiplicarsi, ed era la esaltazione di colui che tutto avrebbe attratto a sé. Mentre avete la luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce (Gv 12, 36). Dato che avete ascoltato una cosa che è vera, credete nella verità, in modo da poter rinascere nella verità.

14. Così parlò Gesù, poi se ne andò e si nascose a loro. Non si nascose a coloro che avevano cominciato a credere in lui e ad amarlo, non a coloro che gli erano venuti incontro con rami di palme e acclamazioni; ma si nascose a coloro che lo vedevano e lo invidiavano, perché incapaci di vederlo veramente; anzi, a causa della loro cecità, urtavano contro quella pietra. Quando però Gesù si nascose a quelli che volevano ucciderlo (è una cosa che vi ricordo spesso perché non la dimentichiate), pensava alla nostra debolezza, non pregiudicava la sua potenza.
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