Omelia 47: Il buon Pastore dà la vita.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 47: Il buon Pastore dà la vita.
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Siete pecore di Cristo, acquistate a prezzo del suo sangue. Riconoscete il vostro prezzo, che non è versato da me, ma da me è annunciato. Se altri hanno dato la vita per il gregge, non l'han potuto fare senza il buon Pastore, il quale solo ha potuto fare questo senza di loro.

1. Voi che avete ascoltato non solo di buon grado ma anche con attenzione la parola del nostro Dio, senza dubbio ricordate la nostra promessa. Come avete notato, oggi è stata letta quella medesima pagina del Vangelo che era stata letta domenica scorsa; perché, costretti a soffermarci su alcuni punti, abbiamo dovuto tralasciarne altri che pure meritavano la vostra attenzione. Oggi, pertanto, non torneremo sulle cose già dette e spiegate, perché tale ripetizione ci impedirebbe di arrivare a ciò che ancora rimane da dire. Ormai sapete, nel nome del Signore, chi è il buon pastore, e come tutti i buoni pastori siano sue membra, e perciò uno solo è il pastore; sapete chi è da tollerarsi come mercenario, chi è il lupo, chi sono i ladri e i briganti da cui ci si deve guardare; sapete chi sono le pecore, chi è la porta per la quale entrano sia le pecore che il pastore, e chi si deve intendere come portinaio. Sapete pure che chi non entra per la porta è un ladro e un brigante, che viene solo per rubare, uccidere e distruggere. Ritengo che tutte queste cose siano state sufficientemente spiegate. Oggi, con l'aiuto del Signore, dobbiamo dire in che modo egli entra attraverso se stesso, poiché il medesimo Gesù Cristo nostro Salvatore ha detto di essere sia il pastore che la porta, e ha aggiunto che il buon pastore entra per la porta. Se infatti nessuno è buon pastore se non quello che entra per la porta, ed egli è il buon pastore per eccellenza ed è insieme la porta, dobbiamo per forza concludere che egli entra attraverso se stesso dalle sue pecore, per dar loro la voce in modo che lo seguano, ed esse, entrando e uscendo, trovano i pascoli, cioè la vita eterna.

[Riconoscete il vostro prezzo.]

2. Vi dirò subito: Io vi predico Cristo con l'intento di entrare in voi, cioè nel vostro cuore. Se altro vi predicassi, tenterei di entrare in voi per altra via. E' Cristo la porta per cui io entro in voi; entro per Cristo non nelle vostre pareti domestiche, ma nei vostri cuori: entro per Cristo, e volentieri voi ascoltate Cristo in me. Perché ascoltate volentieri Cristo in me? Perché siete sue pecore, perché siete stati redenti col suo sangue. Voi riconoscete il prezzo della vostra redenzione, che non ho dato io, ma che per mezzo mio vi viene annunziato. Egli vi ha redenti, egli che ha versato il suo sangue prezioso: prezioso è il sangue di colui che è senza peccato. Egli stesso tuttavia ha reso prezioso anche il sangue dei suoi, per i quali ha pagato il prezzo del suo sangue. Se non avesse reso prezioso il sangue dei suoi, il salmista non direbbe: E' preziosa al cospetto del Signore la morte dei suoi santi (Sal 115, 15). Egli ci dice: Il buon pastore dà la sua vita per le pecore (Gv 10, 11). E' vero, non è stato lui solo a far questo: e tuttavia, se quelli che lo hanno fatto sono sue membra, è sempre lui solo che lo ha fatto. Egli infatti poté far questo senza di loro; ma loro non avrebbero potuto senza di lui, dal momento che egli stesso ha detto: Senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5). Abbiamo qui esposto ciò che anche altri hanno affermato, come lo stesso apostolo Giovanni, che annunciò questo Vangelo che state ascoltando; nella sua lettera ci dice: Come Cristo ha offerto la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo per i fratelli offrire le nostre vite (1 Io 3, 16). Dobbiamo, dice; ce n'ha creato l'obbligo colui che per primo si è offerto. E così, in altro luogo sta scritto: Se ti capiterà di sedere alla mensa di un potente, bada bene a ciò che ti viene messo davanti; metti un freno alla tua voracità, sapendo che dovrai ricambiare (Prv 23, 1-2 sec. LXX). Voi sapete qual è la mensa del Potente; su quella mensa c'è il corpo e il sangue di Cristo; chi si accosta a tale mensa, si appresti a ricambiare il dono che riceve; e cioè, come Cristo ha offerto la sua vita per noi, noi dobbiamo fare altrettanto: per edificare il popolo e confermare la fede dobbiamo offrire le nostre vite per i fratelli. Così a Pietro, di cui voleva fare un buon pastore, non a vantaggio di lui ma del suo corpo, il Signore disse: Pietro, mi ami? Pasci le mie pecore (Gv 21, 15). E questa domanda gliela fa una, due, tre volte, fino a contristarlo. E dopo averlo interrogato quante volte ritenne opportuno, affinché la sua triplice confessione riscattasse la sua triplice negazione, e dopo avergli per tre volte affidato le sue pecore da pascere, il Signore gli disse: Quando eri giovane ti cingevi e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio stenderai le braccia e un altro ti cingerà e ti condurrà dove tu non vorrai. E l'evangelista spiega ciò che il Signore aveva inteso dire: Disse questo per indicare con qual genere di morte avrebbe glorificato Dio (Gv 21, 18-19). La consegna pasci le mie pecore, non significa dunque altro che questo: offri la tua vita per le mie pecore.

[Cristo predica Cristo.]

3. C'è ancora qualcuno che ignora il significato delle parole: Come il Padre conosce me e io conosco il Padre? Egli conosce il Padre per se stesso, noi lo conosciamo per mezzo suo. Sappiamo che egli lo conosce per se stesso, e sappiamo pure che noi lo conosciamo a nostra volta per mezzo di lui. E' per mezzo di lui che conosciamo tutto ciò. Egli stesso ce lo ha detto: Dio nessuno l'ha mai visto se non l'unigenito Figlio che è nel seno del Padre, il quale ce lo ha rivelato (Gv 1, 18). Quindi anche noi, ai quali lo ha rivelato, abbiamo conosciuto Dio per mezzo di lui. E altrove il Signore dice: Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo (Mt 11, 27). Allo stesso modo che conosce il Padre per se stesso mentre noi lo conosciamo per mezzo di lui, così egli entra nell'ovile per se stesso e noi vi entriamo per mezzo di lui. Dicevamo che Cristo è la porta per cui possiamo entrare in voi; perché? perché predichiamo Cristo. Noi predichiamo Cristo, e perciò entriamo per la porta. Cristo predica Cristo, in quanto predica se stesso; e perciò il pastore entra attraverso se stesso. Quando la luce manifesta le cose da essa illuminate, ha forse bisogno di essere rischiarata da un'altra luce? La luce rischiara le altre cose e se stessa. Tutto ciò che intendiamo, lo intendiamo mediante l'intelligenza; ma l'intelligenza medesima, in che modo la intendiamo se non con l'intelligenza stessa? Forse si può dire altrettanto per l'occhio del corpo: che vede le altre cose e vede se stesso? No: l'uomo vede con i suoi occhi, ma non vede i suoi occhi. L'occhio del corpo può vedere le altre cose, ma non se stesso; l'intelletto, invece, intende le altre cose e anche se stesso. Nello stesso modo in cui l'intelletto vede se stesso, Cristo predica se stesso. Se predica se stesso, e predicando se stesso entra in te, vuol dire che entra in te passando attraverso se stesso. Egli è anche la porta per andare al Padre; perché, fuori di lui, nessuno può giungere al Padre. Uno solo infatti è Dio, e uno solo il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù (cf. 1 Tim 2, 5). Con la parola si possono dire molte cose; tutto ciò che vi ho detto, ve l'ho detto appunto mediante la parola. Tanto che se voglio dire "parola", devo usare una parola. Così per mezzo della parola si possono esprimere altre cose che non sono la parola, e la parola stessa non si può esprimere se non ricorrendo alla parola. Con l'aiuto del Signore abbiamo abbondato in esempi. Tenete dunque bene a mente che il Signore Gesù Cristo è la porta ed è il pastore: è la porta in quanto si apre, cioè si rivela, ed è il pastore in quanto entra attraverso se stesso. Per la verità, o fratelli, la prerogativa di pastore l'ha comunicata anche alle sue membra; e così sono pastori Pietro, Paolo, tutti gli altri apostoli e tutti i buoni vescovi. Nessuno di noi, però, osa dire di essere la porta: per sé solo Cristo si è riservato di essere la porta per la quale devono entrare le pecore. Certamente l'apostolo Paolo adempiva l'ufficio di buon pastore quando predicava Cristo, perché entrava per la porta. Ma quando pecore indocili cominciarono a dividersi e a crearsi altre porte, non per entrare e raccogliersi, ma per sbandarsi e dividersi, dicendo gli uni io sono di Paolo, altri io sono di Cefa, altri ancora io sono di Apollo, altri infine io sono di Cristo; allora l'Apostolo, scagliandosi contro coloro che dicevano io sono di Paolo, gridò, quasi parlasse a delle pecore: Sciagurate, dove andate? Non sono io la porta. Forse che Paolo è stato crocifisso per voi? O nel nome di Paolo siete stati battezzati? (1 Cor 1, 12-13). Quelli che invece dicevano: io sono di Cristo, essi avevano trovato la porta.

[Un solo ovile e un solo pastore.]

4. Continuamente avete sentito parlare dell'unico ovile e dell'unico pastore; con insistenza vi abbiamo ricordato che esiste un unico ovile, predicandovi l'unità, in modo che tutte le pecore vi si raccolgano passando per Cristo e nessuna di esse segua Donato. Del resto, è chiaro il motivo che indusse il Signore a tenere questo discorso. Egli si rivolgeva ai Giudei, era stato inviato anzitutto ai Giudei, non a quelli che si accanivano nel loro odio e si ostinavano a rimanere nelle tenebre, ma a coloro tra essi che egli chiamò sue pecore e dei quali dice: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'lsraele (Mt 15, 24). Li riconosceva in mezzo alla folla inferocita, e li vedeva già nella pace dei credenti. Che significa: non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele? Significa che soltanto al popolo d'Israele si presentò personalmente in carne ed ossa. Non si recò personalmente presso i popoli pagani, ma inviò altri; al popolo d'Israele, invece, inviò altri e andò egli stesso, in modo che quanti lo disprezzavano fossero più severamente giudicati, poiché si era presentato loro anche personalmente. In quella terra abitò, lì si scelse la madre, lì volle essere concepito, volle nascere e versare il suo sangue; in quella terra anche adesso si venerano le orme che egli vi lasciò impresse prima di ascendere al cielo. Ai gentili, invece, mandò gli Apostoli.

5. Ma forse qualcuno pensa che non essendo egli venuto a noi di persona ma avendo mandato altri, noi non abbiamo ascoltato la sua voce ma quella di coloro che ci ha mandato. Per carità, allontanate dai vostri cuori un simile pensiero: era lui che parlava in coloro che ci mandò. Ascolta Paolo che egli inviò come apostolo precipuamente al mondo pagano; e Paolo, sfidando non in nome proprio, ma in nome di Cristo, dice: Volete una prova del Cristo che parla in me? (2 Cor 13, 3). Ascoltate cosa dice il Signore stesso: Ed ho altre pecore, cioè i gentili, che non sono di quest'ovile, che cioè non appartengono al popolo d'Israele; anche quelle io devo radunare. Dunque è lui, non altri, che le raduna, anche se lo fa per mezzo dei suoi. E aggiunge: E ascolteranno la mia voce. Ecco, anche per mezzo dei suoi è lui che parla, e per mezzo di coloro che egli manda è la sua voce che si ascolta. E si farà un solo ovile e un solo pastore (Gv 10, 16). Di questi due greggi, come di due muri, egli è diventato la pietra angolare. Oltre che la porta, dunque, egli è anche la pietra angolare; sempre come similitudine, non in senso proprio.

[Senso proprio e senso figurato.]

6. Ve l'ho detto e ve l'ho raccomandato vivamente: chi comprende è in grado di gustare, o meglio chi gusta comprende; e chi non è ancora arrivato a gustare con l'intelligenza, custodisca mediante la fede ciò che ancora non riesce a comprendere. Per similitudine si riferiscono a Cristo molte cose che lui propriamente non è. Per similitudine Cristo è la pietra, la porta, la pietra angolare, il pastore, l'agnello, ed anche il leone, e molte altre cose che sarebbe lungo enumerare. Se poi esamini la proprietà delle cose che sei solito vedere, egli non è pietra, poiché non è duro né insensibile; non è porta, poiché non è stato fatto da un artigiano; non è pietra angolare, poiché non è stato squadrato dal muratore; non è pastore, poiché non è custode di quadrupedi; non è leone perché non è una belva; non è agnello perché non è un animale. Egli è tutte queste cose per similitudine. Che cosa è egli in senso proprio? In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). E allora, l'uomo che è apparso in terra? E il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 14).

7. Ascolta ancora. Per questo il Padre mi ama - dice - perché io do la mia vita, per riprenderla di nuovo (Gv 10, 17). Che vuol dire per questo il Padre mi ama? che io muoio per risorgere. Dice Io con grande solennità. Perché - dice - io do la mia vita. Che significa io do? Sono io che la do. Non si vantino i Giudei: essi possono infierire, ma sopra di me non hanno alcun potere. Infieriscano quanto vogliono: se io non volessi dare la mia vita, cosa potrebbero fare con tutta la loro crudeltà? E' bastata una risposta per atterrarli. Quando fu chiesto loro: Chi cercate?, essi risposero: Gesù; egli disse: Sono io! ed essi allora indietreggiarono e caddero a terra (Gv 18, 4-6). Coloro che alla sola voce di Cristo che stava per morire caddero a terra, che faranno alla voce di lui quando verrà per giudicare? Io, dice, io do la mia vita, per riprenderla di nuovo. Non si glorino i Giudei, come se avessero riportato vittoria su di lui; è lui che ha offerto la sua vita. Io mi sono coricato - dice un salmo a voi ben noto - io mi sono coricato e ho preso sonno; poi mi sono alzato, perché il Signore mi sorregge (Sal 3, 6). Questo salmo è stato letto adesso, lo abbiamo appena ascoltato: Io mi sono coricato e ho preso sonno, poi mi sono alzato, perché il Signore mi sorregge. Che significa io mi sono coricato? Significa che mi sono coricato perché ho voluto io. Che significa mi sono coricato? Che sono morto. Non si è forse coricato per dormire colui che quando volle si alzò dal sepolcro come da un letto? Però egli ama riferire la gloria al Padre, per educare noi a dare gloria al Creatore. Pensate che avendo aggiunto mi sono alzato perché il Signore mi sorregge, pensate, dico, che qui sia come venuta meno la sua potenza, tanto che poté morire, ma poi non poté risorgere? Così infatti potrebbero suonare queste parole a chi le consideri con poca attenzione. Io mi sono coricato, cioè mi sono coricato perché ho voluto io; e mi sono alzato, perché? perché il Signore mi sorregge. Vorrebbe dire allora che tu, da te stesso, non eri capace di alzarti? Se tu non ne fossi stato capace, non avresti detto: Ho il potere di dare la mia vita e il potere di riprenderla (Gv 10, 18). In altro passo del Vangelo si dice che non è soltanto il Padre a risuscitare il Figlio, ma è anche il Figlio a risuscitare se stesso: Distruggete questo tempio , - disse - e in tre giorni lo farò risorgere. E l'evangelista osserva: Egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2, 19 21). Doveva infatti risuscitare ciò che moriva; ora, il Verbo non è morto, e neppure la sua anima. Poteva morire l'anima del Signore, dal momento che nemmeno la tua muore?

8. Come faccio a sapere - domandi - che la mia anima non muore? Se tu non la uccidi, non muore. In che senso - domandi - io posso uccidere la mia anima? La bocca menzognera uccide l'anima (Sap 1, 11); per non parlare d'altri peccati. Come posso essere sicuro - tu insisti - che non muore? Ascolta il Signore che dà questa sicurezza al suo servo: Non dovete temere coloro che uccidono il corpo, e, oltre a ciò, non possono fare di più. E più precisamente che cosa ha detto? Temete, piuttosto, colui che può far perire anima e corpo nella geenna (Mt 10, 28; Lc 12, 4-5). Ecco la dimostrazione che l'anima muore, e non muore. Ma quand'è che muore l'anima, e quand'è che muore il corpo? Il corpo muore quando perde la sua vita; l'anima muore quando perde la sua vita. Ora, la vita del tuo corpo è la tua anima; la vita della tua anima è il tuo Dio. Nello stesso modo che il corpo muore quando perde l'anima che è la sua vita, così l'anima muore quando perde Dio che è la sua vita. Certamente l'anima è immortale, e talmente immortale che vive anche quando è morta. Si può dire dell'anima che ha abbandonato il suo Dio ciò che l'Apostolo dice della vedova che si abbandona ai piaceri: Anche se viva, è già morta (1 Tim 5, 6).

[Gli apollinaristi.]

9. In che modo, dunque, il Signore dà la sua anima? Fratelli, cerchiamo un po' più attentamente. Non siamo sotto l'urgenza del tempo come alla domenica. Il tempo c'è, e coloro che anche oggi sono convenuti per ascoltare la parola di Dio, ne approfittino. Io do - dice il Signore - la mia vita. Chi dà? e che cosa dà? Che è Cristo? Verbo e uomo. Non è uomo sì da essere solo corpo: in quanto uomo, è composto di corpo e di anima; in Cristo c'è l'uomo completo. Non ha assunto la parte meno nobile tralasciando quella migliore; e la parte migliore dell'uomo, rispetto al corpo, è l'anima. Poiché dunque in Cristo c'è l'uomo tutto intero, cosa è Cristo? Ho detto che è Verbo e uomo. Che significa Verbo e uomo? Significa Verbo, e anima e corpo. Tenetelo fermamente, perché anche a questo riguardo non sono mancati gli eretici, che a suo tempo furono allontanati dalla verità cattolica, i quali, tuttavia, come ladri e briganti che non entrano per la porta, non hanno cessato d'insidiare l'ovile. Gli apollinaristi sono considerati eretici perché hanno osato affermare che Cristo è soltanto Verbo e carne: essi sostengono che egli non ha assunto l'anima umana; però qualcuno di loro ha dovuto ammettere che in Cristo vi è anche l'anima. Vedete che assurdità, e che insipienza davvero insopportabile! Concedono a Cristo un'anima irrazionale, ma gli rifiutano l'anima razionale; gli concedono un'anima belluina, ma gli tolgono quella umana. Tolgono a Cristo la ragione perché essi ne sono privi. Lungi da noi tale demenza, da noi che siamo cresciuti e consolidati nella fede cattolica. Colgo l'occasione per ricordare alla vostra Carità che nelle precedenti letture vi abbiamo sufficientemente preparati contro i sabelliani e gli ariani. I sabelliani dicono che il Padre e il Figlio sono la medesima persona, mentre gli ariani affermano che il Padre e il Figlio non sono della medesima sostanza. Vi abbiamo anche istruiti, come certamente ricordate, contro i fotiniani, i quali dicevano che Cristo è solo uomo e non Dio; contro i manichei che affermano essere Cristo solo Dio e non uomo. Prendendo ora occasione dal tema dell'anima, vogliamo mettervi in guardia contro gli apollinaristi, secondo i quali nostro Signore Gesù Cristo non aveva un'anima umana, cioè un'anima razionale e intelligente, quell'anima, insomma, per cui ci distinguiamo dalle bestie e siamo uomini.

10. In che senso dunque qui il Signore disse: Ho il potere di dare la mia vita? Chi la dà in modo da poterla riprendere? E' Cristo che dà la sua anima e la riprende, per il fatto che è il Verbo? Oppure è la sua anima, in quanto è anima umana, che ha il potere di darsi e di riprendersi? Oppure è la sua carne come tale che dà l'anima e la riprende di nuovo? Ho prospettato tre ipotesi, discutiamole tutte e tre, e scegliamo quella che è più conforme alla verità. Se diciamo che il Verbo di Dio ha dato la sua anima e poi l'ha ripresa di nuovo, c'è da temere che subentri un pensiero inesatto, e ci si obietti: Allora per un certo tempo quell'anima è stata separata dal Verbo, e il Verbo, anche dopo assunta l'anima umana è rimasto privo dell'anima. E' chiaro che quando in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio, il Verbo non aveva un'anima umana; ma dacché il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (cf. Gv 1, 1 14), da quando il Verbo assunse la natura umana tutta intera, corpo e anima, che altro potevano fare la passione e la morte, se non separare il corpo dall'anima? Non potevano certo separare l'anima dal Verbo. Se infatti il Signore è morto, anzi per il fatto che il Signore è morto, morto per noi sulla croce, senza dubbio è stata la sua carne a esalare l'anima: per breve tempo l'anima si separò dalla carne, che, con il ritorno dell'anima, sarebbe risorta. Ma non dirò mai che l'anima si è separata dal Verbo. All'anima del buon ladrone ha detto: Oggi sarai con me in paradiso (Lc 23, 43). Egli che non abbandonò l'anima fedele del ladrone, poteva forse abbandonare la sua? No di certo. Egli ha custodito, come Signore, l'anima del ladrone, ed è rimasto inseparabilmente unito alla sua. Se diciamo poi che fu l'anima stessa a darsi e poi a riprendersi, diremmo la cosa più assurda; quell'anima, infatti, che non si era separata dal Verbo, tanto meno poteva separarsi da se medesima.

[Verbo, anima e corpo.]

11. Diciamo allora ciò che è vero, e facilmente comprensibile. Ecco un uomo qualsiasi, non risultante di Verbo e di anima e di corpo, ma soltanto di anima e di corpo: domandiamogli come può questo qualsiasi uomo dare la sua anima. Non si troverà forse nessuno che dà la sua anima? Tu mi dirai che nessun uomo ha il potere di dare la sua anima e poi riprenderla. Ma se l'uomo non potesse dare la sua anima, l'apostolo Giovanni non direbbe: Come Cristo ha offerto per noi la sua anima, così anche noi dobbiamo offrire le nostre anime per i fratelli (1 Io 3, 16). E' quindi possibile anche a noi (se veniamo riempiti della sua forza, dato che senza di lui non possiamo far nulla) offrire le nostre anime per i fratelli. Quando un santo martire offre la sua anima per i fratelli, chi la offre e quale anima offre? Se teniamo conto di questo, capiremo in che senso Cristo dice: Ho il potere di dare la mia anima. O uomo, sei pronto a morire per Cristo? Egli risponde che è pronto. Uso un'altra espressione: Sei pronto a dare la tua anima per Cristo? Egli mi darà la stessa risposta che mi ha dato quando gli ho chiesto se era pronto a morire: Sì, sono pronto. Dare la propria anima significa dunque morire. Ma per chi si dà l'anima? Tutti gli uomini infatti, quando muoiono, danno l'anima; però non tutti la danno per Cristo. E nessuno ha il potere di riprenderla; Cristo invece ha dato l'anima per noi e l'ha data quando ha voluto, e quando ha voluto l'ha ripresa. Dare l'anima significa dunque morire. In questo senso l'apostolo Pietro disse al Signore: Io darò la mia anima per te (Gv 13, 37); cioè morirò per te. E' questa una facoltà che possiede la carne: la carne dà la sua anima, e la carne di nuovo la riprende; tuttavia non per decisione sua ma di chi abita la carne. La carne infatti dà la sua anima spirando. Guarda il Signore sulla croce. Egli dice: Ho sete. I presenti allora intinsero una spugna nell'aceto, la legarono ad una canna e l'accostarono alla sua bocca. Dopo che egli ebbe preso l'aceto, disse: E' compiuto. Che significa E' compiuto? Che si sono compiute tutte le profezie che si riferivano a me, prima della morte. E, siccome egli aveva il potere di dare la sua anima quando voleva, dopo aver detto: E' compiuto, l'evangelista dice: E, chinato il capo, rese lo spirito (Gv 19, 28-30). Questo significa dare l'anima. E' un punto che merita tutta l'attenzione della vostra Carità. E, chinato il capo, rese lo spirito. Chi rese? E cosa rese? Rese lo spirito e fu la carne a renderlo. Che significa: la carne rese lo spirito? Che la carne lo emise, lo emise come un respiro. Si dice spirare per dire che si mette fuori lo spirito. Come si dice esiliare per dire che si mette uno fuori del proprio suolo, ed esorbitare per dire che uno esce fuori della sua orbita, così si dice spirare per dire che si mette fuori lo spirito; il quale spirito è poi l'anima. Quando dunque l'anima esce dalla carne, e la carne rimane senza anima, allora si dice che l'uomo ha dato l'anima. Quando Cristo diede l'anima? Quando il Verbo volle. La potestà infatti l'aveva il Verbo: in lui risiedeva il potere per decidere quando la carne dovesse dare l'anima, e quando dovesse riprenderla.

12. Ora, se la carne diede l'anima, in che senso la diede Cristo? Non è forse Cristo la carne? Certamente: la carne è Cristo, l'anima è Cristo, il Verbo è Cristo; e tuttavia queste tre cose non sono tre Cristi, ma un solo Cristo. Considera l'uomo, e, partendo da te, sali gradatamente a ciò che sta sopra di te, se non ancora per comprenderlo, almeno per crederlo. Allo stesso modo, infatti, che l'anima e il corpo sono un solo uomo, così il Verbo e l'uomo sono un solo Cristo. Badate a ciò che vi dico, e cercate di comprendere. L'anima e il corpo sono due realtà, ma un solo uomo; il Verbo e l'uomo sono due realtà, ma un solo Cristo. Prendiamo ad esempio un uomo. Dov'è ora l'apostolo Paolo? Se uno mi risponde che riposa in Cristo, dice la verità. Ma altrettanto dice la verità se uno risponde che è a Roma nel suo sepolcro. Il primo si riferisce all'anima, il secondo al corpo. Con ciò non si vuol dire che vi sono due apostoli Paolo: uno che riposa in Cristo, l'altro che giace nel sepolcro; e quantunque diciamo che l'apostolo Paolo vive in Cristo, diciamo che il medesimo apostolo giace nel sepolcro. Quando uno muore, diciamo: Era buono, era fedele; ora è in pace col Signore; e subito dopo diciamo: Andiamo al suo funerale, e seppelliamolo. Vai a seppellire colui che prima avevi detto essere con Dio nella pace. Poiché una cosa è l'anima che vive immortale, altra cosa è il corpo che giace nella corruzione; dal momento in cui l'unione del corpo e dell'anima ha preso nome di uomo, l'uno e l'altra, anche dopo la separazione, mantengono il nome di uomo.

[Chi dà la vita è la carne, chi decide è il Verbo.]

13. Nessuno dunque sia titubante, quando sente dire da parte del Signore: Io do la mia anima, per riprenderla di nuovo (Gv 10, 17). E' la carne che la dà, ma il potere appartiene al Verbo; ed è la carne che la riprende, ma sempre in virtù del Verbo. E' stata chiamata col nome di Cristo Signore anche solamente la carne. Che prova ne hai? mi si domanda. Sì, oso affermare che col nome di Cristo è stata designata anche solamente la carne di Cristo. Certamente noi crediamo non soltanto in Dio Padre, ma anche in Gesù Cristo, suo unico Figlio e nostro Signore. Ora ho detto tutto: Gesù Cristo, suo unico Figlio e nostro Signore. Qui c'è tutto: il Verbo, l'anima, la carne. Ma certamente tu confessi anche ciò che dice la medesima fede: Credo in quel Cristo che fu crocifisso e sepolto. Quindi non neghi che Cristo sia stato anche sepolto; e tuttavia soltanto la sua carne è stata sepolta. Se infatti fosse stata presente l'anima, non si potrebbe dire che morì; se però la sua morte è stata vera, così da essere altrettanto vera la sua risurrezione, egli restò nel sepolcro senza anima; e tuttavia fu sepolto Cristo. Poiché dunque non fu sepolta se non la sua carne, anche la carne senza l'anima era Cristo. Ne hai la conferma nelle parole dell'Apostolo, quando dice: Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù: lui di natura divina, non tenne per sé gelosamente l'essere pari con Dio. Di chi parla l'Apostolo se non di Cristo Gesù in quanto Verbo, Dio presso Dio? Guarda però quello che segue: anzi annientò se stesso col prendere forma di servo, diventando simile agli uomini, ed è stato trovato come un uomo qualsiasi nell'aspetto esterno. Di chi parla ora se non del medesimo Cristo Gesù? Ma qui ormai c'è tutto: c'è il Verbo, nella forma di Dio che prese la forma di servo; c'è l'anima e il corpo, nella forma di servo che fu assunta dalla forma di Dio. Si umiliò facendosi obbediente fino alla morte (Fil 2, 6-8). E nella morte soltanto il corpo fu ucciso dai Giudei. Se infatti egli disse ai discepoli: Non dovete temere coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l'anima (Mt 10, 28), forse che in lui i Giudei poterono uccidere qualcosa di più del corpo? E tuttavia, essendo stato ucciso il corpo, fu ucciso Cristo. Così, quando il corpo rese l'anima, Cristo diede l'anima; e quando il corpo per risorgere riprese l'anima, Cristo stesso riprese l'anima. E tuttavia ciò non avvenne per il potere del corpo, ma per il potere di colui che prese l'anima e il corpo, in cui si potessero compiere tutte queste cose.

14. Questo - dice - è il comandamento che ho ricevuto dal Padre mio. Il Verbo non ha ricevuto il comandamento per mezzo di una parola, poiché nel Verbo unico del Padre è ogni comandamento. Quando infatti si dice che il Figlio riceve dal Padre ciò che sostanzialmente possiede - con le parole: Come il Padre ha in se stesso la vita, così ha dato al Figlio d'aver la vita in se stesso (Gv 5, 26), essendo il Figlio stesso la vita -, non viene diminuito il suo potere, ma viene resa manifesta la sua generazione. Infatti il Padre non aggiunse nulla al Figlio, come se fosse nato imperfetto, ma generandolo perfetto, tutto gli diede nell'atto stesso della generazione: siccome non lo generò disuguale, gli comunicò l'uguaglianza con sé. Ma quando il Signore disse queste cose, siccome egli era la luce che splendeva nelle tenebre, le tenebre non lo compresero (cf. Gv 1, 5). Ci fu di nuovo discordia fra i Giudei per queste parole. Molti poi di essi dicevano: E' un indemoniato, delira! perché lo ascoltate? Queste erano le tenebre più dense. Altri dicevano: Queste parole non sono da indemoniato. Un demonio può forse aprire gli occhi ai ciechi? (Gv 10, 19-21). Questi cominciavano ad aprire gli occhi.