Omelia 46: Il buon Pastore e i mercenari.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 46: Il buon Pastore e i mercenari.
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Nella Chiesa ci sono molti che cercano vantaggi terreni, e tuttavia predicano Cristo. Anche per mezzo di essi si ascolta la voce di Cristo, e le pecore seguono, non il mercenario, ma per mezzo del mercenario la voce del Pastore.

1. Rivolgendosi il Signore Gesù alle sue pecore presenti e future che egli aveva davanti a sé (poiché quelle che avrebbero creduto in seguito si trovavano là insieme con quelle che erano già sue pecore); rivolgendosi tanto alle presenti che alle future, cioè a loro e a noi, e a quanti dopo di noi saranno sue pecore, mostra chi è colui che è stato inviato ad esse. Tutte ascoltano la voce del loro pastore che dice: Io sono il buon pastore (Gv 10, 11). Non avrebbe aggiunto buono se non ci fossero cattivi pastori. Ora i cattivi pastori sono i ladri e i briganti, oppure, più frequentemente, i mercenari. Dobbiamo individuare, precisare e discernere bene tutte queste figure. Il Signore ci ha già chiarito due cose che ci si presentavano piuttosto oscure: sappiamo già che la porta è lui, e che lui è anche il pastore. Chi siano i ladri e briganti è stato chiarito nella lettura di ieri; in quella di oggi abbiamo sentito parlare di mercenario e di lupo; ieri infine era venuto fuori anche il portinaio. Dobbiamo mettere nella categoria dei buoni, la porta e il portinaio, il pastore e le pecore; in quella dei cattivi, i ladri e i briganti, i mercenari e il lupo.

[Chi è la porta.]

2. Sappiamo che Cristo Signore è insieme la porta e il pastore; ma chi è il portinaio? Egli ha spiegato le prime due figure, ma ha lasciato a noi il compito di individuare il portinaio. Che dice del portinaio? A lui il portinaio apre (Gv 10, 3). A chi apre? Al pastore. Cosa apre al pastore? La porta. E chi è la porta? Il pastore stesso è la porta. Se Cristo Signore non ce l'avesse spiegato, se non ci avesse detto: Io sono il pastore, e Io sono la porta (Gv 10, 9), chi di noi avrebbe osato dire che Cristo è il pastore e insieme la porta? Se infatti avesse detto: Io sono il pastore, e non avesse detto: Io sono la porta, noi saremmo ancora a cercare il significato della porta, e forse, scambiandola per un'altra cosa, saremmo rimasti davanti alla porta. Per sua grazia e misericordia ci ha spiegato chi è il pastore, e ci ha detto che egli stesso è il pastore; ci ha spiegato chi è la porta dicendoci che la porta è ancora lui. Ci rimane da cercare chi è il portinaio. Chi sarà il portinaio? Chiunque sia, dobbiamo stare attenti a non considerarlo superiore alla porta, dato che nella casa degli uomini il portinaio è più importante della porta. E' il portinaio infatti che viene preposto alla porta, non viceversa, perché è il portinaio che custodisce la porta, non viceversa. Non oso dire che c'è qualcuno superiore alla porta, dal momento che so chi è la porta. Lo so, non debbo far congetture, non si tratta di opinioni umane. Lo ha detto Dio, ha parlato la Verità, e non si può mutare ciò che ha detto l'immutabile.

3. Io dirò il mio parere in ordine a questa profonda questione, e ciascuno scelga ciò che gli piace, purché nutra sentimenti degni della maestà di Dio, secondo quanto sta scritto: Abbiate di Dio un buon concetto, e cercatelo con sincerità di cuore (Sap 1, 1). Forse dobbiamo ritenere che il portinaio è il Signore stesso. Nelle cose umane c'è ben più distanza tra il pastore e la porta che tra il portinaio e la porta: eppure il Signore si proclamò e pastore e porta. Perché allora non ammettere che egli è anche il portinaio? Se noi consideriamo la proprietà di tutte queste cose, in senso proprio il Signore non è nemmeno pastore, secondo quanto sappiamo e vediamo dei pastori; e non è nemmeno porta, non essendo stato fatto da alcun artigiano; ma se, tenendo conto di certe somiglianze, egli è la porta e il pastore, oserei dire che egli è anche la pecora. La pecora, è vero, sta sotto il pastore, e tuttavia egli è insieme pastore e pecora. Dove risulta che è pastore? Eccolo qui nel Vangelo: Io sono il buon pastore. Dove risulta che è pecora? Interroga il profeta: Come pecora è stato condotto al macello (Is 53, 7). Interroga anche l'amico dello sposo: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo (Gv 1, 29). A proposito di queste similitudini, posso dirvi cose ancor più meravigliose. L'agnello, la pecora e il pastore sono legati tra loro da grande amicizia: le pecore, però, di solito sono difese dai pastori contro i leoni; e tuttavia di Cristo, che è pastore e pecora, leggiamo nell'Apocalisse: Ha vinto il leone della tribù di Giuda (Ap 5, 5). Tutte queste cose, fratelli, prendetele come similitudini, non in senso proprio. Siamo soliti vedere i pastori seduti su una pietra, e di là vegliare sulle pecore affidate alla loro custodia. Sicuramente il pastore è superiore alla pietra sopra la quale egli sta seduto; Cristo, tuttavia, è il pastore ed è la pietra. Tutto ciò ha valore di similitudine. Se mi chiedi chi è Cristo in senso proprio, ti rispondo: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Gv 1, 1). Se mi chiedi chi è Cristo in senso proprio, ti rispondo che è il Figlio unico, generato dal Padre dall'eternità per l'eternità, uguale a colui che lo ha generato, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, immutabile come il Padre, che non è cambiato per aver assunto la forma di uomo, uomo in virtù dell'incarnazione, figlio dell'uomo e Figlio di Dio. E tutto questo non è similitudine, ma realtà.

[Chi è il portinaio.]

4. Possiamo dunque benissimo ammettere, o fratelli, che, secondo certe similitudini, il Cristo è insieme porta e portinaio. A che serve infatti la porta? Per entrare. Chi è il portinaio? Colui che apre. E chi apre se stesso, se non colui che rivela se stesso? Ecco, il Signore aveva parlato della porta e noi non avevamo capito; quando non capivamo, la porta era chiusa. Chi ce l'ha aperta, quegli è il portinaio. Non c'è alcuna necessità di cercare altro: non c'è bisogno, ma forse c'è il desiderio di farlo. Se tu hai questo desiderio, non andare fuori strada, non allontanarti dalla Trinità. Se cerchi altrove la figura del portinaio, ti venga in soccorso lo Spirito Santo: non disdegnerà lo Spirito Santo di fare il portinaio, dal momento che il Figlio si è degnato di essere la porta. Vediamo se per caso il portinaio non sia lo Spirito Santo; il Signore stesso dice dello Spirito Santo ai suoi discepoli: Egli vi insegnerà tutta la verità (Gv 16, 13). Chi è la porta? Cristo. Chi è Cristo? La verità. Chi è che apre la porta se non colui che insegna tutta la verità?

[Chi è il mercenario.]

5. E che diremo del mercenario? Non è stato certo classificato fra i buoni. Il buon pastore - dice il Signore - dà la vita per le pecore; il mercenario, colui che non è pastore, al quale non appartengono le pecore, vede venire il lupo e abbandona le pecore e fugge; e il lupo le rapisce e le disperde (Gv 10, 11-12). Il mercenario non è certo una figura raccomandabile, e tuttavia a qualche cosa è utile; non verrebbe chiamato mercenario, se non ricevesse la mercede dal padrone. Chi è dunque questo mercenario, colpevole e necessario ad un tempo? Che il Signore ci illumini, o fratelli, in modo da riconoscere i mercenari e da non diventare noi stessi mercenari. Chi è dunque il mercenario? Vi sono alcuni nella Chiesa che sono preposti in autorità, e di essi l'apostolo Paolo dice: Cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo (Fil 2, 21). Che vuol dire cercano i propri interessi? Vuol dire che non amano Cristo di un amore disinteressato, che non cercano Dio per se stesso; cercano privilegi e vantaggi temporali, sono avidi di denaro, ambiscono onori terreni. Tal sorta di prelati che amano queste cose e per esse servono Dio, sono mercenari; non possono considerarsi figli di Dio. Di costoro il Signore dice: In verità vi dico: hanno ricevuto la loro mercede (Mt 6, 5). Ascolta cosa dice del santo Timoteo l'apostolo Paolo: Spero nel Signore Gesù di mandarvi quanto prima Timoteo, affinché anch'io stia di buon animo conoscendo le vostre notizie. Infatti non ho nessuno che mi sia vicino d'animo quanto lui; egli si darà premura delle vostre cose con sincerità, giacché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo (Fil 2, 19-21). Il pastore era afflitto di trovarsi in mezzo ai mercenari; cercò qualcuno che amasse sinceramente il gregge di Cristo, e attorno a sé, tra quelli che erano con lui allora, non lo trovò. Non che allora nella Chiesa di Cristo non ci fosse nessuno, all'infuori dell'apostolo Paolo e di Timoteo, che sinceramente fosse sollecito del gregge; però nel momento in cui mandò Timoteo, non aveva alcun altro figlio con sé, ma soltanto dei mercenari che, appunto, cercavano i propri interessi, non quelli di Cristo. E tuttavia egli era tanto sollecito del suo gregge che preferì mandare il figlio e rimanere in mezzo ai mercenari. Sappiamo che ci sono dei mercenari, ma chi sono lo sa soltanto il Signore che scruta i cuori. Qualche volta tuttavia li identifichiamo anche noi. Non per nulla infatti il Signore a proposito dei lupi disse: Li riconoscerete dai loro frutti (Mt 7, 16). Le prove della vita costringono molti a manifestare le loro vere intenzioni; quelle di tanti altri, infatti, rimangono nascoste. Sì, l'ovile di Cristo ha come responsabili dei figli e dei mercenari. Solo a patto che siano figli, i prelati sono pastori. Se sono pastori, come può esserci un solo pastore se non nel senso che tutti essi sono membra dell'unico Pastore di cui anche loro sono pecore? Anch'essi, infatti, sono membra di quell'unica pecora; poiché di lui è scritto: come pecora è stato condotto al macello.

[Sono necessari anche i mercenari.]

6. Ascoltate ora in che senso sono necessari anche i mercenari. Ci sono molti che nella Chiesa cercano vantaggi materiali, e tuttavia predicano Cristo, e anche per loro mezzo la voce di Cristo si fa sentire. Le pecore seguono non il mercenario, ma la voce del pastore che si è fatta sentire attraverso il mercenario. Ascoltate come il Signore stesso segnalò i mercenari: Gli scribi e i farisei - egli disse - siedono sulla cattedra di Mosè; fate quello che dicono, non fate ciò che fanno (Mt 23, 2). Che altro ha voluto dire se non che si prestasse ascolto alla voce del Pastore udita attraverso i mercenari? Sedendo infatti sulla cattedra di Mosè, essi insegnano la legge di Dio; quindi per mezzo loro è Dio che insegna. Ma se essi pretendessero insegnarvi le loro cose, non ascoltateli e non imitateli. Certamente costoro cercano i loro interessi, non quelli di Cristo; tuttavia nessun mercenario ha mai osato dire al popolo di Cristo: Cerca i tuoi interessi, non quelli di Cristo. Il male che fa non lo predica sulla cattedra di Cristo; reca danno perché agisce male, non in quanto predica bene. Cogli il grappolo, ma bada alle spine. E' chiaro? Penso di sì; ma per qualcuno più lento, mi spiegherò meglio. In che senso ho detto: Cogli il grappolo, ma bada alle spine, mentre il Signore dice: Forse che si coglie uva dalle spine, o fichi dai triboli? (Mt 7, 16). E' sicuramente vero, questo; ma è anche vero quello che ho detto io: cogli il grappolo, ma bada alle spine. Qualche volta il grappolo d'uva, venuto su dalla radice della vite, pende in mezzo ad una siepe; sviluppandosi, i tralci si sono intrecciati con le spine, e il pruno porta un frutto che non è suo. Non che la vite abbia prodotto delle spine, ma è il tralcio che si è allungato sul pruno. Se vuoi rendertene conto, rintraccia le radici. Cerca le radici delle spine, e le troverai distinte dalla vite; cerca l'origine dell'uva, e vedrai che essa risale alla radice della vite. La cattedra di Mosè era la vite, i costumi dei farisei erano le spine: la dottrina vera insegnata da uomini indegni era come il tralcio in mezzo alla siepe, come il grappolo in mezzo ai rovi. Cogli l'uva con precauzione, in modo da non lacerarti la mano mentre cerchi di prendere il frutto; e così, ascoltando le cose buone che uno dice, procura di non imitare le cose cattive che egli fa. Fate ciò che dicono, cioè cogliete l'uva; non fate ciò che fanno, cioè badate alle spine. Ascoltate la voce del pastore anche dalla bocca del mercenario, ma procurate di non essere anche voi dei mercenari, poiché siete membra del pastore. Il medesimo santo apostolo Paolo, che aveva detto: Non ho nessuno che si dia premura di voi con sincerità, giacché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Cristo, ecco come in un altro passo distingue i figli dai mercenari: Alcuni, è vero, predicano Cristo per invidia e spirito di contesa, ma altri per buona volontà: gli uni lo fanno per amore, sapendo che io sono stato posto per la difesa del Vangelo; gli altri, invece, annunziano Cristo per ambizione, non sinceramente, stimando di procurare afflizione alle mie catene (Fil 1, 15-17). Costoro erano mercenari, ed erano invidiosi dell'apostolo Paolo. E perché erano invidiosi di lui? Perché cercavano i beni temporali. Ma notate che cosa aggiunge: Ma che importa? Purché in ogni maniera, o per secondi fini o con lealtà, Cristo venga annunciato, me ne rallegro e rallegrerò (Fil 1, 18). Cristo è la verità; la verità viene annunziata dai mercenari per secondi fini, mentre viene annunziata dai figli con lealtà. I figli aspettano pazientemente l'eredità eterna del Padre: i mercenari esigono subito la mercede temporale del padrone; diminuisca pure la mia gloria umana - quella gloria per cui i mercenari m'invidiano tanto -, purché attraverso la bocca dei mercenari come attraverso quella dei figli, si diffonda la gloria divina di Cristo, e Cristo, o per secondi fini o con lealtà, venga annunciato.

[I pastori sono membra del Pastore.]

7. Così abbiamo visto anche chi è il mercenario. E chi è il lupo, se non il diavolo? E che cosa è stato detto del mercenario? Vedendo venire il lupo fugge; perché non sono sue le pecore, e a lui non importa niente di esse (Gv 10, 12-13). Forse che faceva così l'apostolo Paolo? Certamente no. O forse Pietro? Certamente no. Forse gli altri apostoli, eccezion fatta di Giuda, il figlio della perdizione? No davvero. Allora essi erano pastori? Certamente. Ma non c'è un solo pastore? L'ho già detto: erano pastori perché membra del Pastore. Erano contenti di avere Lui per capo, vivevano in pieno accordo sotto di Lui, vivevano del medesimo Spirito nella compagine del medesimo corpo; e perciò appartenevano tutti all'unico Pastore. Se dunque erano pastori e non mercenari, perché fuggivano quando erano perseguitati? Spiegacelo, o Signore. Ho letto in una sua lettera che Paolo fuggì: lo calarono da un muro dentro una cesta perché sfuggisse alle mani del persecutore (cf. 2 Cor 11, 33). Non gl'importava dunque delle pecore, che egli abbandonava al sopraggiungere del lupo? Certo che gl'importava, ma le affidava, pregando, al pastore assiso in cielo, mentre, fuggendo, si conservava a vantaggio di esse, così come in un altro passo dice: Rimanere nella carne è più necessario per voi (Fil 1, 24). Tutti gli Apostoli, del resto, avevano sentito dire dal pastore stesso: Se vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra (Mt 10, 23). Si degni il Signore risolvere questa difficoltà. Signore, tu hai detto a coloro di cui volevi fare dei pastori fedeli e che formavi perché fossero tue membra: Se vi perseguiteranno, fuggite. Fai torto a loro, quando rimproveri ai mercenari che vedendo venire il lupo fuggono. Ti preghiamo di rivelarci la profondità del problema; bussiamo, verrà ad aprirci il portinaio di quella porta che è lui stesso.

[I pastori sono anch'essi pecore.]

8. Chi è il mercenario, che vede venire il lupo e fugge? Chi cerca i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo, e non ha il coraggio di riprendere liberamente chi ha peccato (cf. 1 Tim 5, 20). Ad esempio, uno ha peccato, ha peccato gravemente; merita di essere rimproverato, e magari scomunicato; ma scomunicato, diventerà un nemico, procurerà delle noie e, se potrà, farà del male. Ora, chi cerca i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo, per non perdere ciò che gli sta a cuore, per non perdere i vantaggi dell'amicizia degli uomini e per non incorrere nella molestia della loro inimicizia, tace, non interviene. Ecco, il lupo ha afferrato la pecora alla gola, il diavolo ha spinto il fedele all'adulterio; tu taci, non alzi la voce. Mercenario che sei: hai visto venire il lupo e sei fuggito. Forse egli dirà: eccomi qui, non sono fuggito. No, sei fuggito, perché hai taciuto; e hai taciuto perché hai avuto paura. La paura è la fuga dell'anima. Col corpo sei rimasto, ma con lo spirito sei fuggito: non era certo così che si comportava colui che diceva: Se col corpo sono assente, con lo spirito sono con voi (Col 2, 5). Come poteva fuggire con lo spirito colui che, sebbene assente col corpo, nelle sue lettere severamente rimproverava i fornicatori? I nostri sentimenti sono movimenti dell'anima. Nella letizia l'anima si dilata, nella tristezza si contrae; il desiderio è uno slancio dell'anima, il timore una fuga. Quando sei contento, la tua anima si dilata; quando sei angustiato si contrae; si protende in avanti quando desideri qualcosa, fugge quando hai paura. Ecco perché si dice che il mercenario alla vista del lupo fugge. Perché? Perché non gl'importa niente delle pecore. E perché non gl'importa niente delle pecore? Perché è mercenario. Che vuol dire: E' mercenario? Che cerca la mercede temporale, per cui non abiterà nella dimora eterna. Ci sarebbero ancora altre cose da cercare e da esaminare insieme, ma non è bene abusare della vostra attenzione. E' infatti nostro compito somministrare il divin nutrimento a chi, come voi, serve il Signore; guidiamo ai pascoli del Signore le pecore assieme alle quali anche noi ci nutriamo. Come non bisogna lasciar mancare il necessario, così non bisogna appesantire un cuore debole con un nutrimento troppo abbondante. Non dispiaccia quindi alla vostra Carità se oggi non dico tutto ciò che, a mio parere, rimane da dire sull'argomento. Però, non appena dovrò parlare, nel nome del Signore, sarà letto di nuovo questo passo, e, col suo aiuto, lo tratteremo a fondo.
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