Omelia 31: Dove mai sta per andare il Cristo?

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 31: Dove mai sta per andare il Cristo?
25

Senza saperlo, i giudei predissero la nostra salvezza. A noi che non abbiamo conosciuto il Cristo nella carne, è stato concesso di mangiare la sua carne e di essere membra della sua carne. Egli ha inviato a noi i suoi servi, i suoi fratelli, le sue membra, che è quanto dire se stesso: inviandoci le sue membra, ci ha fatto anche noi sue membra.

1. La vostra Carità ricorda che nei discorsi precedenti abbiamo spiegato, come ci è stato possibile, quanto si era letto nel Vangelo, e cioè che il Signore Gesù si recò alla festa in incognito, non per paura di essere preso, dato che era in suo potere impedirlo, ma per significare che egli stesso era nascosto in quella festa che i Giudei celebravano, festa che costituiva un mistero in relazione a lui. Nel brano di oggi appare come potenza ciò che poteva essere scambiato per debolezza: egli, infatti, insegna in pubblico durante la festa, tanto che le turbe si meravigliano e dicono quanto abbiamo sentito leggere: Non è costui che cercavano di uccidere? Ed ecco parla apertamente e non gli dicono nulla. Che abbiano riconosciuto davvero, i capi, che è il Cristo? (Gv 7, 25-26). Quanti sapevano con quale accanimento veniva ricercato, si meravigliavano del suo potere che impediva loro di prenderlo. Ma, siccome non avevano un'idea chiara del suo potere, pensarono che i capi, meglio informati, l'avessero riconosciuto come Messia; e che avessero perciò deciso di risparmiare colui che in tutti i modi avevano ricercato per ucciderlo.

[L'origine di Cristo.]

2. Inoltre quelli stessi che avevano detto tra loro: Forse i capi hanno davvero riconosciuto che costui è il Cristo, vennero fuori con una questione secondo cui a loro non risultava che egli fosse il Cristo. Dissero: Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia (Gv 7, 27). Vediamo come era nata presso i Giudei questa opinione, che quando il Cristo verrà, nessuno saprà di dove sia; giacché non può esser nata senza motivo. Se esaminiamo attentamente le Scritture, o fratelli, troviamo che esse di Cristo avevano detto: Sarà chiamato Nazareno (Mt 2, 23). In esse, quindi, era stata predetta la sua origine. Se poi cerchiamo il luogo della sua nascita, considerandolo come suo luogo d'origine, neppure esso era ignoto ai Giudei, essendo stato predetto dalle Scritture. Infatti quando i Magi, vista la stella, lo cercarono per adorarlo, si presentarono ad Erode e gli dissero chi cercavano e che cosa volevano; quello allora, convocati gli esperti della legge, chiese loro dove Cristo doveva nascere, ed essi risposero: In Betlemme di Giuda (Mt 2, 5); e citarono la testimonianza profetica (Mic 5, 2). Ora, se i profeti avevano predetto sia la sua patria di origine, sia il luogo dove sua madre lo partorì, donde ha potuto nascere presso i Giudei l'opinione che adesso abbiamo sentito: Il Cristo, quando verrà, nessuno saprà di dove sia, se non dalle stesse Scritture che avevano proclamato e preannunciato l'una e l'altra cosa? Le Scritture avevano predetto la sua origine umana, mentre la sua origine divina rimaneva nascosta agli empi e doveva essere rivelata a chi si accosta a Dio con profondo rispetto. Probabilmente i Giudei dissero: il Cristo, quando verrà, nessuno saprà di dove sia, in quanto questa persuasione era stata originata in loro dalla parola d'Isaia: Chi potrà raccontare la sua origine? (Is 53, 8). Orbene, il Signore stesso spiega ambedue le affermazioni a quelli che conoscevano la sua origine e a quanti non la conoscevano, rendendo così testimonianza alla divina profezia che di lui aveva vaticinato e la sua debolezza umana e la sua maestà divina.

3. Ascoltate dunque il Verbo del Signore, o fratelli, e notate come conferma, tanto l'asserzione: costui sappiamo di dov'è, quanto l'altra: quando verrà il Cristo, nessuno saprà di dove sia. Gesù allora, mentre insegnava, gridò forte nel tempio e disse: Sì, mi conoscete e sapete di dove sono; ma io non sono venuto da me, e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete (Gv 7, 27-28). Come a dire: Voi mi conoscete e non mi conoscete; sapete di dove sono e non lo sapete. Sapete di dove sono io Gesù di Nazaret, di cui conoscete anche i genitori. Sotto questo aspetto rimaneva nascosto solo il parto verginale, del quale tuttavia era testimone lo sposo di Maria: solo lui poteva rivelare secondo verità il segreto che, come marito, gelosamente custodiva. Eccetto dunque il parto verginale, sapevano tutto di Gesù come uomo: era nota la sua faccia, era nota la sua patria, era nota la sua parentela, si sapeva dove era nato. Giustamente egli disse: Voi mi conoscete e sapete di dove sono, secondo la carne e l'aspetto umano. Ma secondo la divinità no: Io non sono venuto da me, e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete; se volete conoscerlo, credete in colui che egli ha mandato e allora lo conoscerete. Nessuno - infatti - ha mai visto Dio, se non l'unigenito Figlio che è nel seno del Padre, e che ce lo ha rivelato (Gv 1, 18); e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo (Mt 11, 27).

4. Infine, dopo aver detto: e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete, per mostrare come essi avrebbero potuto sapere ciò che non sapevano, aggiunge: Io lo conosco. Rivolgetevi, dunque, a me per conoscerlo. Ma perché io lo conosco? Perché vengo da lui, ed è lui che mi ha mandato (Gv 7, 29). Ha dimostrato magnificamente l'una e l'altra verità. Ha detto: vengo da lui, perché il Figlio viene dal Padre, e tutto ciò che il Figlio è, lo è da colui del quale egli è Figlio. Perciò diciamo che il Signore Gesù è Dio che viene da Dio; del Padre non diciamo che è Dio da Dio, ma soltanto Dio. Così diciamo che il Signore è Luce che viene dalla Luce; del Padre non diciamo che è Luce da Luce, ma soltanto Luce. E' in questo senso che dice vengo da lui. Ma in quanto mi vedete rivestito di carne, è Lui che mi ha mandato. Quando senti: Lui mi ha mandato, non pensare ad una creatura diversa, ma all'autorità che è propria del Padre.

[Il Signore non è soggetto al fato.]

5. Allora cercarono di afferrarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora (Gv 7, 30), cioè, perché egli non voleva. Che significa infatti: non era ancora giunta la sua ora? Il Signore, certo, non è nato soggetto al destino. Non devi pensare questo di te, e tanto meno di colui per mezzo del quale sei stato creato. Se l'ora tua dipende dalla sua volontà, dalla sua volontà dipenderà ancor più l'ora sua. Non parlava quindi dell'ora in cui sarebbe stato costretto a morire, ma dell'ora in cui si sarebbe degnato di lasciarsi condurre alla morte. Aspettava il tempo della sua morte, così come aveva aspettato il tempo della sua nascita. Parlando di questo tempo, l'Apostolo dice: Quando venne la pienezza del tempo, Dio inviò suo Figlio (Gal 4, 4). Molti dicono: Perché il Cristo non è venuto prima? Ad essi bisogna rispondere: perché non era ancora giunta la pienezza del tempo, disposta da colui per mezzo del quale tutti i tempi sono stati creati: egli, infatti, sapeva quando sarebbe dovuto venire. Prima doveva essere predetto attraverso una lunga serie di tempi e di anni; non era infatti di poca importanza il suo avvento: a lungo doveva essere predetto, colui che doveva essere posseduto per sempre. Quanto più grande era il giudice che veniva, tanto più lunga doveva essere la serie degli araldi che lo precedeva. Finalmente, quando venne la pienezza del tempo, venne anche colui che doveva liberarci dal tempo. Liberati dal tempo, giungeremo a quella eternità dove il tempo non è più; là dove non si dice: quando verrà l'ora?; perché là il giorno è eterno e non è preceduto da ieri né seguito da domani. In questo mondo, invece, i giorni si succedono rapidamente: uno passa, l'altro viene, nessuno rimane. Gli istanti in cui parliamo si eliminano a vicenda, e perché risuoni la seconda sillaba deve cessare la prima. Dacché abbiamo cominciato a parlare, siamo diventati un pochino più vecchi, e senza dubbio adesso sono più vecchio di stamane, tanto è vero che niente rimane stabile e niente permane nel tempo. Dobbiamo dunque amare colui per mezzo del quale sono stati creati i tempi, se vogliamo essere liberati dal tempo e stabilirci nell'eternità, dove non esiste più alcuna variazione di tempo. E' stato dunque un grande atto di misericordia quello di nostro Signore Gesù Cristo, di essere entrato nel tempo, egli per mezzo del quale furono creati i tempi: che si sia fatto creatura in mezzo a tutte le cose, egli per mezzo del quale sono state create tutte le cose. Egli il creatore si è fatto creatura, si è fatto ciò che aveva fatto: lui che aveva fatto l'uomo si è fatto uomo, affinché non perisse l'opera delle sue mani. Secondo questa economia già era venuta l'ora della sua nascita ed egli era nato; ma non era ancora venuta l'ora della sua passione e perciò egli non aveva ancora patito.

[Libertà sovrana.]

6. Se volete, infine, persuadervi che la sua morte non fu una fatalità ma espressione della sua potenza - dico questo per taluni, che nel sentire non era ancora giunta la sua ora, si sentono incoraggiati a credere al fato, e così diventano fatui i loro cuori -, se volete dunque persuadervi che la morte del Signore è espressione della sua potenza, richiamate alla vostra mente la passione, contemplate il Crocifisso. Disse, mentre pendeva dalla croce: Ho sete. Al sentire questo, i soldati gli porsero sulla croce, con una canna, una spugna imbevuta di aceto; egli lo prese e disse: E' compiuto, e, chinato il capo, rese lo spirito (Gv 19, 28-30). Guardate la potenza del Signore morente, che aspettava, per morire, che fosse compiuto tutto ciò che di lui era stato predetto. Aveva detto infatti il profeta: Misero fiele nel mio cibo, e nella mia sete mi dettero aceto (Sal 68, 22). Aspettava che tutto fosse compiuto; e quando tutto fu compiuto, disse: E' compiuto, e se ne andò per un atto della sua potenza, egli che era venuto senza essere costretto da alcuna necessità. Taluni, anzi, sono rimasti colpiti più dalla potenza manifestatasi nella sua morte che non dalla potenza da lui mostrata nel compiere i miracoli. Giunti infatti presso la croce per deporre i corpi dal legno perché già cominciava il sabato, videro che i briganti erano ancora vivi. Il supplizio della croce, infatti, era particolarmente crudele perché il tormento si prolungava e tutti i crocifissi morivano di morte lenta. Ora, affinché non rimanessero ancora sul legno, furono fatti morire spezzando loro le gambe, per poterli così deporre dalla croce. Il Signore invece fu trovato già morto (cf. Gv 19, 32-33), tanto che gli uomini si meravigliarono; e coloro che lo avevano disprezzato vivo, a tal punto lo ammirarono morto che taluni esclamarono: Veramente costui era Figlio di Dio (Mt 27, 54). La stessa cosa accadde, o fratelli, a quelli che erano andati per arrestarlo. Egli disse: Sono io!, e quelli indietreggiarono e tutti caddero a terra (cf. Gv 18, 6). C'era in lui la suprema potenza. Non era costretto a morire in una determinata ora, ma aspettava l'ora opportuna per realizzare la sua volontà, non un'ora fatale in contrasto con la sua volontà.

7. Però molti della folla credettero in lui. Il Signore salvava gli umili e i poveri. I capi diventavano furiosi, e non solo non riconoscevano il medico, ma anzi volevano ucciderlo. Una parte della folla riconobbe invece la propria malattia, e senza esitazione riconobbe in lui la medicina. Ecco cosa dicevano tra sé quei tali che erano rimasti scossi dai miracoli: Il Cristo, quando verrà, potrà fare prodigi più grandi di quelli che ha fatto costui? (Gv 7, 31). Cioè, se non ce n'è un altro, questo è il Cristo. Coloro che parlavano così credettero, dunque, in lui.

8. Ma i capi, quando si resero conto della fede di molti e sentirono la voce sommessa di quelli che glorificavano Cristo, inviarono delle guardie per catturarlo. Ma chi volevano catturare? Colui che ancora non voleva? Siccome non potevano catturarlo contro la sua volontà, di fatto andarono per ascoltare il suo insegnamento. Che cosa insegnava? Disse allora Gesù: Per poco tempo ancora sono con voi. Ciò che volete fare adesso, lo farete, ma non adesso, perché adesso non voglio. E sapete perché adesso non voglio? Perché per poco tempo ancora sono con voi, poi vado da colui che mi ha mandato (Gv 7, 32-33). Devo compiere la mia missione e giungere così alla mia passione.

[Il visibile e l'invisibile.]

9. Voi mi cercherete, e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire (Gv 7, 34). Qui egli già predice la sua risurrezione: non vollero infatti riconoscerlo quando egli era presente, e lo avrebbero cercato più tardi quando avrebbero visto la folla credere in lui. Grandi prodigi infatti sono stati compiuti, anche dopo che il Signore risuscitò e ascese al cielo. Grandi meraviglie sono state compiute allora per mezzo dei discepoli; ma era sempre lui che operava per mezzo loro, lui che aveva operato da solo e che disse: Senza di me non potete far nulla (Gv 15, 5). Quando lo storpio, che stava presso la porta del tempio, si levò alla voce di Pietro e si mise a camminare con i suoi piedi così che tutti rimasero stupiti, Pietro spiegò che non aveva compiuto quel prodigio per suo potere, ma in virtù di colui che essi avevano ucciso (cf. At 3, 2-16). Fu allora che molti, pentiti, dissero: Che dobbiamo fare? (At 2, 37). Sentirono sulla loro coscienza il peso schiacciante del delitto d'empietà per aver ucciso colui che avrebbero dovuto onorare e adorare; e ritenevano inespiabile il loro delitto. E davvero era un enorme delitto il cui pensiero li poteva spingere alla disperazione. Ma non dovevano disperare, perché il Signore si era degnato pregare per essi quando pendeva dalla croce; aveva detto: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Vedeva in mezzo alla folla degli estranei qualcuno dei suoi e per essi, che ancora lo insultavano, chiedeva perdono. Non considerava che riceveva la morte da loro, ma che moriva per loro. E' così grande il favore che fu ad essi accordato con la morte di Cristo, da loro inflitta e per loro accettata, che nessuno deve disperare per la remissione dei propri peccati, dal momento che ottennero perdono perfino coloro che uccisero il Cristo. Cristo è morto per noi; ma forse per opera nostra? Essi, invece, videro Cristo morire vittima del loro delitto, e credettero in Cristo che perdonava le loro colpe. Continuarono a disperare della loro salvezza, finché non bevvero il sangue che avevano versato. Perciò egli prosegue: Mi cercherete e non mi troverete, e dove sono io voi non potete venire, perché lo avrebbero cercato, pentiti del loro delitto, dopo la sua risurrezione. Non disse: dove sarò io, ma dove sono io. Cristo era sempre dove sarebbe tornato; è venuto infatti senza allontanarsi di là; perciò in altra circostanza ha detto: Nessuno ascende in cielo, se non chi dal cielo è disceso, il Figlio dell'uomo che è in cielo (Gv 3, 13); non ha detto: che era in cielo. Parlava sulla terra, e affermava di essere in cielo. E' venuto senza allontanarsi di là, e vi tornerà senza lasciarci. Ciò vi meraviglia? E' Dio che fa questo. L'uomo infatti col corpo si trova in un determinato luogo: se si sposta da quel luogo, quando giunge in un altro luogo, non si trova più dov'era prima; Dio, invece, riempie tutto, è tutto dappertutto, e non è circoscritto in nessun luogo dello spazio. Cristo Signore, secondo la carne visibile, si trovava in terra; secondo la maestà invisibile si trovava in cielo e in terra; perciò ha detto: dove sono io, voi non potete venire. Non ha detto: Voi non potrete venire; ma non potete, perché allora, data la loro condizione, non potevano. E perché vi convinciate che non disse questo per scoraggiare, ricordate che qualcosa di simile disse anche ai suoi discepoli: Dove io vado, voi non potete venire (Gv 13, 33); mentre, pregando per loro, disse: Padre, voglio che dove sono io, siano anch'essi con me (Gv 17, 24). E infine a Pietro spiegò il senso delle sue parole dicendo: Dove io vado, tu non mi puoi seguire adesso, però mi seguirai dopo (Gv 13, 36).

10. Dicevano perciò i Giudei - non a lui ma - tra loro: Dove mai sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi tra i Gentili e ammaestrerà i Gentili? (Gv 7, 35). Essi non sapevano ciò che dicevano; ma per suo volere essi furono profeti. Il Signore infatti intendeva andare alle genti, non con la presenza del corpo, ma tuttavia con i suoi piedi. Quali erano i suoi piedi? Quelli che Saulo persecutore voleva calpestare quando il capo dal cielo gli gridò: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? (At 9, 4). E che significano queste sue parole: Voi mi cercherete e non mi troverete, e dove sono io voi non potete venire? (Gv 7, 36). Essi non sapevano perché il Signore aveva detto questo, e tuttavia, senza saperlo, profetarono qualcosa che sarebbe avvenuto. Il Signore si espresse così perché essi non conoscevano il luogo, se così si può chiamare il seno del Padre, da cui il Figlio Unigenito non si era mai allontanato; e non riuscivano nemmeno ad immaginare dove fosse il Cristo, da dove mai si era dipartito, dove sarebbe tornato e quale era la sua fissa dimora. Può il cuore umano concepire questo? tanto meno può spiegarlo la lingua. Fatto sta che essi non compresero affatto; e tuttavia, in quella occasione, predissero la nostra salvezza, in quanto il Signore si sarebbe recato fra le genti disperse, e avrebbe realizzato ciò che essi leggevano senza capire: Un popolo che non conoscevo mi ha servito, e ha obbedito alla mia parola (Sal 17, 45). Non lo ascoltarono quelli che lo ebbero davanti ai loro occhi; mentre lo ascoltarono quelli che sentirono risuonare alle loro orecchie la sua parola.

[La fecondità della croce.]

11. La Chiesa proveniente dai popoli pagani era già simboleggiata in quella donna che soffriva di un flusso di sangue; toccava il Signore senza essere vista da lui; era a lui sconosciuta e otteneva la guarigione. E significato simbolico ha la domanda del Signore: Chi mi ha toccato? (Lc 8, 45), come se avesse guarito una sconosciuta senza neppure saperlo: così ha fatto con i popoli pagani. Noi, infatti, non lo abbiamo conosciuto nella carne, e tuttavia ci è stato concesso di mangiare la sua carne e di essere membra del suo corpo. Perché? Perché ha mandato a noi qualcuno. Chi ha mandato? I suoi araldi, i suoi discepoli, i suoi servi, i suoi redenti da lui creati, i suoi fratelli da lui redenti; anzi, poiché dire così è poco, ci ha mandato le sue membra, ci ha mandato se stesso; e mandandoci le sue membra, fece anche noi sue membra. Cristo, tuttavia, non è stato presso di noi secondo la forma corporale che i Giudei videro e disprezzarono, poiché di lui sta scritto, come dice l'Apostolo: Dichiaro che Cristo si è fatto ministro di quelli che appartengono alla circoncisione, a dimostrazione della veracità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri (Rm 15, 8). Doveva recarsi a quelli, ai cui padri e dai cui padri era stato promesso; perciò egli stesso dice: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele (Mt 15, 24). Ma che cosa dice, proseguendo, l'Apostolo? I Gentili invece glorificano Dio in virtù della sua misericordia (Rm 15, 9). E che cosa aggiunge il Signore? Ho altre pecore che non sono di questo ovile (Gv 10, 16). Colui che aveva detto non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele, in che senso dice che ha altre pecore alle quali non è stato mandato, se non per significare che nella sua presenza corporale doveva mostrarsi solo ai Giudei, che lo videro e lo uccisero? E tuttavia molti di essi, prima e dopo, credettero. Sulla croce è stata battuta la prima messe, perché fosse il seme da cui doveva germogliare altra messe. Ma ora che, richiamati dall'annuncio del Vangelo e attratti dal suo buon profumo, fedeli di tutte le nazioni credono in lui, si fa viva l'attesa delle genti (cf. Gn 49, 10) per la venuta di colui che già è venuto. Allora tutti vedranno colui che fu visto da alcuni e da altri no, quando colui che venne per essere giudicato verrà a giudicare, quando colui che venne senza farsi riconoscere verrà per distinguere gli uni dagli altri. Il Cristo infatti non fu distinto dagli empi, ma fu giudicato insieme con gli empi; di lui infatti era stato predetto: E' stato annoverato fra gli iniqui (Is 53, 12). Il ladrone fu liberato e Cristo fu condannato (cf. Mc 15, 15; Gv 18, 40). Il criminale ottenne indulgenza e colui che perdonò le colpe di tutti i peccatori pentiti, fu condannato. Ma se ben consideri, la croce stessa fu un tribunale: il giudice posto in mezzo, ai lati il ladrone che credette e fu assolto (cf. Lc 23, 43), e il ladrone che insultava Gesù e fu condannato. Segno già di ciò che farà con i vivi e con i morti: collocherà gli uni a destra e gli altri a sinistra. Uno dei ladroni è figura di quelli che staranno a destra, e l'altro figura di quelli che staranno a sinistra. Mentre dunque era giudicato, annunciava il suo giudizio.
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
Acquista la Bibbia per la Scrutatio dalla Libreria del Santo
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online