Omelia 22: Chi ascolta le mie parole e crede, è passato dalla morte alla vita.

Commento al Vangelo di San Giovanni

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 22: Chi ascolta le mie parole e crede, è passato dalla morte alla vita.
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Chi ascolta la parola di Cristo, e ci crede, passa dalla morte alla vita. Vuoi camminare? Cristo è la via. Non vuoi sbagliare? Cristo è la verità. Non vuoi morire? Cristo è la vita. Lui solo è la meta, lui solo è la via. La sua voce ci ha destati dalla morte, e credendo in lui camminiamo verso la pienezza della vita.

1. La lezione evangelica di oggi - continuazione dei sermoni tenuti ieri e l'altro ieri - ci proponiamo di commentarla punto per punto, non come meriterebbe, ma secondo le nostre forze; come voi, del resto, attingete a questa fonte non secondo la sua abbondanza, ma secondo la vostra capacità limitata. Né possiamo noi far risuonare alle vostre orecchie la voce potente della fonte, ma solo quanto possiamo attingere, e questo noi trasmettiamo ai vostri sensi, persuasi che il Signore opera nei vostri cuori più efficacemente di quel che possiamo noi parlando alle vostre orecchie. Il tema è profondo, e chi lo tratta non è all'altezza, essendo piuttosto modesto. Tuttavia, colui che essendo grande per noi si fece piccolo, c'infonde speranza e fiducia. Poiché, se egli non ci incoraggiasse e non ci invitasse a comprenderlo, ma ci abbandonasse come esseri trascurabili (dato che non potremmo accogliere la sua divinità, se egli non avesse assunto la nostra condizione mortale e non fosse sceso fino a noi per annunciarci il suo Vangelo); se insomma non si fosse reso partecipe di quanto in noi v'è di abietto e infimo, non potremmo convincerci che ha assunto la nostra pochezza appunto per comunicarci la sua grandezza. Dico questo perché nessuno ci consideri presuntuosi se osiamo esporre queste cose, e nessuno disperi di poter intendere, con l'aiuto di Dio, ciò che il medesimo Figlio di Dio si è degnato rivelargli. E' da credere, dunque, che era sua intenzione che noi intendessimo ciò che si è degnato dirci. E se non ci riusciamo, pregheremo e ci farà dono di questa comprensione colui che, senza essere pregato, ci ha fatto dono della sua parola.

[La fede, la pietà e l'intelligenza.]

2. Ecco, rendetevi conto della profondità di queste parole: In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna (Gv 5, 24). Tutti certamente aspiriamo alla vita eterna. Ebbene, egli ci ha detto: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna. Si può dunque pensare che egli abbia voluto farci ascoltare la sua parola senza darci modo d'intenderla? Perché, se la vita eterna consiste nell'ascoltare e nel credere, tanto più consisterà nel comprendere. La pietà è il fondamento della fede, e il frutto della fede è l'intelligenza, che ci fa pervenire alla vita eterna. Allora non si leggerà più il Vangelo: colui che ora ci ha dato il Vangelo, riposte tutte le pagine che si leggono, fatta tacere la voce del lettore e del commentatore, si mostrerà a tutti i suoi che staranno al suo cospetto con cuore purificato e col corpo non più soggetto alla morte; li purificherà e li illuminerà, ed essi vivranno e vedranno che in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio (Gv 1, 1). Adesso dunque rendiamoci conto chi siamo noi e chi è colui che stiamo ascoltando. Cristo è Dio e parla con degli uomini. Vuol essere capito? Ce ne renda capaci. Vuol essere visto? Ci apra gli occhi. Non è senza motivo che ci parla; è vero quello che ci promette.

3. Chi ascolta le mie parole - dice - e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non subisce giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. Dove e quando passiamo dalla morte alla vita, così da non incorrere nel giudizio? E' in questa vita che si passa dalla morte alla vita; proprio in questa vita che ancora non è vita. In che consiste questo passaggio? Chi ascolta la mia parola - dice - e crede a colui che mi ha mandato. Crederai e compirai questo passaggio, se metterai in pratica tali parole. Ma è possibile passare restando fermi? Certo che è possibile. Uno può restare fermo col corpo, e con l'anima compiere il passaggio. Dove era prima, per dove passa e dove va? Passa dalla morte alla vita. Ecco un uomo che non si muove e nel quale si realizza quanto stiamo dicendo. Egli sta lì fermo e ascolta; forse non credeva e, ascoltando, crede: un momento fa non credeva e adesso crede. E' come se avesse compiuto un passaggio dalla regione dell'infedeltà alla regione della fede, muovendosi col cuore, non col corpo, e muovendosi in meglio; perché anche quelli che abbandonano la fede si muovono, ma in peggio. Vedi come in questa vita, che, come dico, non è ancora vita, si passa dalla morte alla vita per non incorrere nel giudizio. Perché ho detto che non è ancora vita? Se questa fosse vita, il Signore non avrebbe detto a quel tale: Se vuoi venire alla vita, osserva i comandamenti (Mt 19, 17). Non gli ha detto: Se vuoi venire alla vita eterna; non ha aggiunto "eterna", ma ha detto semplicemente vita. Quella presente non si può nemmeno chiamare vita, non essendo la vera vita. Quale è la vera vita se non quella che è eterna? Ascolta che cosa dice l'Apostolo a Timoteo: Raccomanda ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi e di non riporre la loro speranza nelle instabili ricchezze, ma nel Dio vivo, che ci dà in abbondanza ogni cosa, affinché ne godiamo. Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano liberali, generosi. A che scopo? Ascolta ciò che segue: Si accumulino per l'avvenire un tesoro posto su solide basi, che assicuri loro la vera vita (1 Tim 6, 17-19). Se devono accumularsi un tesoro per l'avvenire su solide basi che assicuri loro la vera vita, vuol dire che la loro vita attuale è una vita falsa. A che scopo, infatti, assicurarsi la vera vita, se uno già la possiede? Si deve raggiungere quella vera? bisogna emigrare da quella falsa. Donde e dove bisogna emigrare? Ascolta, credi, e realizzerai il passaggio dalla morte alla vita, e non incorrerai nel giudizio.

4. Che significa: non incorrerai nel giudizio? Nessuno potrà spiegarcelo meglio dell'apostolo Paolo, che dice: Tutti noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno raccolga, in ragione delle azioni compiute, ciò che ha meritato quand'era nel corpo, il bene o il male (2 Cor 5, 10). Paolo dice: Tutti noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo; e tu presumi di non dover comparire in giudizio? No, rispondi tu, non è che io mi riprometta questo, ma credo a colui che me lo promette. E' il Salvatore che parla, è la Verità che promette, è lui che mi ha detto: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, è passato dalla morte alla vita e non incorrerà nel giudizio. Io quindi ho ascoltato la parola del mio Signore e ho creduto. Da infedele che ero, son diventato fedele; secondo la sua parola, io son passato dalla morte alla vita, e non incorro nel giudizio. Non è presunzione mia, è promessa sua. Paolo, dunque, dice il contrario di Cristo, il servo dice il contrario del Signore, il discepolo contraddice il maestro, l'uomo contraddice Dio, se mentre il Signore dice: Chi ascolta e crede, è passato dalla morte alla vita e non cade sotto giudizio, l'Apostolo dice: Tutti noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo? Vorrà dire che non incorre nel giudizio chi deve comparire in tribunale? Non mi pare che sia così.

[Giudizio e condanna.]

5. Ce lo rivela il Signore nostro Dio, e, per mezzo delle sue Scritture, c'insegna come si debba intendere il giudizio. Vi esorto a stare attenti. La parola "giudizio" a volte significa pena, altre volte discriminazione. Se si prende come discriminazione, allora sì che tutti noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno raccolga, in ragione delle azioni compiute, ciò che ha meritato quand'era nel corpo, il bene o il male. La discriminazione consiste appunto nel distribuire i beni ai buoni e i mali ai cattivi. Perché se il giudizio dovesse intendersi sempre in senso negativo, il salmo non direbbe: Giudicami, o Dio (Sal 42, 1). Potrebbe stupire l'espressione: Giudicami, o Dio. L'uomo infatti è solito dire: Iddio mi perdoni! Perdonami, o Dio! Ma chi direbbe: Giudicami, o Dio? E invece questo è un ritornello quando si recita il salmo: il lettore intona e il popolo risponde. Forse che qualcuno si impressiona e trova difficoltà a rivolgere a Dio questo ritornello: Giudicami, o Dio? No, il popolo credente canta, e non ritiene un cattivo desiderio quello che gli viene suggerito dalla lettura divina; anche se capisce poco, è convinto di cantare una cosa buona. Ma il salmo non ci lascia senza spiegazione: nel seguito, infatti, mostra di quale giudizio intende parlare, non di condanna ma di separazione. Dice infatti: Giudicami, o Dio. Che significa giudicami? Ecco che vien detto: separa la mia causa da quella di gente non santa. E' per questo giudizio di separazione che tutti noi dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. E invece, quando dice: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non incorrerà nel giudizio, ma passa dalla morte alla vita, intende parlare di giudizio di condanna. Che significa non incorrerà nel giudizio? Che non incorrerà nella condanna. Proviamo, con le Scritture alla mano, che dove è detto giudizio si deve intendere condanna. In questa medesima pagina del Vangelo, del resto, sentirete che il termine giudizio viene usato solo nel senso di condanna o di pena. E l'Apostolo, scrivendo a quelli che mancavano di rispetto a quel Corpo che voi fedeli ben conoscete, e a causa di ciò minacciando i castighi del Signore, dice: E' per questo che ci son molti infermi tra voi e numerosi sono i malati che muoiono. Molti, infatti, perfino morivano. L'Apostolo prosegue dicendo: Che se ci esaminassimo noi stessi, non verremmo giudicati dal Signore, cioè se ci correggessimo da soli, non verremmo corretti dal Signore. Quando però veniamo giudicati, veniamo corretti dal Signore, per non esser condannati con questo mondo (1 Cor 11, 30-32). Ci sono dunque di quelli che vengono giudicati, cioè puniti qui per essere risparmiati dopo; ci sono altri che qui vengono trattati con indulgenza, e di là saranno trattati con maggior severità; altri, finalmente, non emendatisi quaggiù con i castighi correttivi di Dio, saranno ugualmente puniti lassù ma non più a scopo emendativo: costoro, che hanno disprezzato il Padre che li colpiva, proveranno il giudice che punisce. C'è quindi un giudizio che Dio, cioè il Figlio di Dio, riserva alla fine al diavolo e ai suoi angeli, e con lui a tutti gli infedeli e agli empi; a questo giudizio non verrà sottoposto chi adesso, credendo, passa dalla morte alla vita.

6. E affinché tu non pensassi che, credendo, non avresti dovuto morire secondo la carne, e intendendo materialmente le sue parole subito non dicessi a te stesso: Il mio Signore mi ha detto: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, è passato dalla morte alla vita, e siccome io ho creduto, quindi non dovrò morire; sappi che la morte è il tributo che devi pagare per la condanna inflitta ad Adamo. Cadde sopra di lui, nel quale tutti eravamo presenti, la condanna: Sarai colpito dalla morte .. (Gn 2, 17). La sentenza divina non può essere annullata. E solo quando avrai pagato questo tributo della morte dell'uomo vecchio, verrai accolto nella vita eterna dell'uomo nuovo, e passerai dalla morte alla vita. Compi fin d'ora il passaggio dalla morte alla vita. Quale è la tua vita? E' la fede: Il giusto vive della fede (Ab 2, 4; Rm 1, 17). Che dire allora degli infedeli? Essi sono morti. A siffatti morti apparteneva, quanto al corpo, quel tale di cui il Signore disse: Lascia i morti seppellire i morti (Mt 8, 22). In questa vita, quindi, vi sono dei morti e dei vivi, anche se apparentemente tutti sono vivi. Chi sono i morti? Quelli che non credono. Chi sono i vivi? Quelli che credono. Cosa dice ai morti l'Apostolo? Svegliati, tu che dormi. Ma dirai: parla di sonno, non di morte. Ascolta come prosegue: Svegliati tu che dormi, e risorgi dalla morte. E come se il morto chiedesse: e dove andrò? l'Apostolo continua: E Cristo ti illuminerà (Ef 5, 14). Quando, credendo in Cristo, sei da lui illuminato, tu passi dalla morte alla vita: permani nella vita alla quale sei passato e non incorrerai nel giudizio.

7. Così spiega il Signore, aggiungendo: In verità, in verità vi dico. Affinché non intendessimo le sue parole: è passato dalla morte alla vita, come riferite alla risurrezione futura, e volendo mostrare come nel credente si compia questo passaggio e che questo passaggio dalla morte alla vita è il passaggio dall'infedeltà alla fede, dall'iniquità alla giustizia, dalla superbia all'umiltà, dall'odio alla carità, egli con solennità dichiara: In verità, in verità vi dico: viene l'ora, ed è questa ... Poteva essere più esplicito? In questo modo ci ha già chiarito il suo pensiero, che cioè si compie adesso il passaggio al quale Cristo ci esorta. Viene l'ora. Quale ora? ... ed è questa, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno ascoltata vivranno (Gv 5, 25). Si è già parlato di questi morti. Credete voi, miei fratelli, che in mezzo a questa folla che mi ascolta non ci siano di questi morti? Quelli che credono e operano in conformità alla vera fede, son vivi e non morti; ma quelli che non credono, o credono alla maniera dei demoni, che cioè tremano di paura e vivono male (cf. Gc 2, 19), che confessano il Figlio di Dio e sono privi di carità, son piuttosto da considerarsi morti. E certamente l'ora di cui parla il Signore è tuttora presente: non è una delle dodici ore del giorno. Da quando egli parlò fino al tempo presente, e sino alla fine del mondo, quest'ora è in corso. E' l'ora di cui parla Giovanni nella sua epistola: Figlioli, è iniziata l'ultima ora (1 Io 2, 18). E' questa l'ora, è adesso. Chi vive, viva; chi era morto, risorga; ascolti, chi giaceva morto, la voce del Figlio di Dio, si alzi e viva. Il Signore lanciò un grido verso il sepolcro di Lazzaro, e colui che era morto da quattro giorni, risuscitò. Colui che già si decomponeva, uscì fuori all'aria libera; era sepolto sotto una grossa pietra, la voce del Signore penetrò la durezza della pietra; ma il tuo cuore è così duro che quella voce divina non è ancora riuscita a spezzarlo. Risorgi nel tuo cuore, esci fuori dal tuo sepolcro. Perché quando stavi morto nel tuo cuore, giacevi come in un sepolcro, ed eri come schiacciato sotto il peso della cattiva abitudine. Risorgi e vieni fuori! Che significa: Risorgi e vieni fuori? Credi e confessa. Colui che crede risorge, e colui che confessa esce fuori. Perché diciamo che colui che confessa viene fuori? Perché prima della professione di fede, era occulto; ma dopo la professione di fede, viene fuori dalle tenebre alla luce. E che cosa vien detto ai ministri, in seguito alla professione di fede? Lo stesso che Gesù disse presso il sepolcro di Lazzaro: Scioglietelo e lasciatelo andare (Gv 11, 44). Così come è stato detto agli Apostoli, che sono i ministri del Signore: Ciò che scioglierete in terra, sarà sciolto anche in cielo (Mt 18, 18).

8. Viene l'ora, ed è questa, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata vivranno. Come potranno vivere? In virtù della vita stessa. Di quale vita? Di Cristo? Come si dimostra che vivranno in virtù della vita che è Cristo? Io sono - egli dice - la via, la verità e la vita (Gv 14, 6). Vuoi tu camminare? Io sono la via. Vuoi evitare l'errore? Io sono la verità. Vuoi sfuggire alla morte? Io sono la vita. Questo ti dice il tuo Salvatore: Non hai dove andare se non vieni a me, e non c'è via per cui tu possa camminare se io non sono la tua via. Adesso dunque è in corso quest'ora, è in corso sicuramente questo avvenimento che non cessa di compiersi. Risorgono quelli che erano morti e passano alla vita. Ricevono la vita alla voce del Figlio di Dio, e di lui vivono se perseverano nella sua fede. Il Figlio, infatti, possiede la vita ed è in grado di comunicarla ai credenti.

9. In che senso egli ha la vita? Ha la vita così come l'ha il Padre. Ascolta ciò che egli dice: Come il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso (Gv 5, 26). Fratelli, cerco di spiegarvelo come posso. Queste, infatti, son parole che turbano il nostro piccolo intelletto. Perché ha aggiunto in se stesso? Non era sufficiente dire: Come il Padre ha la vita, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita? Ha aggiunto: in se stesso: cioè come il Padre ha la vita in se stesso così anche il Figlio ha la vita in se stesso. Dicendo in se stesso, ha voluto inculcarci qualcosa. Il segreto è racchiuso in questa espressione. Bussiamo perché egli ci apra. Signore, che cosa hai voluto dire? Perché hai aggiunto in se stesso? Forse l'apostolo Paolo, che tu hai fatto vivere, non aveva la vita? Sì, l'aveva. E gli uomini che erano morti e risuscitano e, credendo alla tua parola, passano dalla morte alla vita, una volta compiuto il passaggio, non avranno anch'essi in te la vita? Sì, l'avranno, perché io stesso poc'anzi ho detto: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna (Gv 5, 24). Dunque, coloro che credono in te hanno la vita, ma di proposito non hai detto che ce l'hanno in se stessi. Parlando invece del Padre, tu dici: Come il Padre ha la vita in se stesso, e subito riferendoti a te: così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso. Ha concesso al Figlio di avere la vita come ce l'ha lui. Come ce l'ha il Padre? In se stesso. E al Figlio come ha concesso di averla? In se stesso. Paolo, invece, come ce l'aveva? Non in se stesso, ma nel Cristo. E tu, fedele, come hai la vita? Non in te stesso, ma nel Cristo. Vediamo se questo dice l'Apostolo: Vivo, non già io, ma vive in me Cristo (Gal 2, 20). La vita nostra, in quanto nostra, in quanto cioè dipende dalla nostra propria volontà, non può essere che cattiva, peccaminosa e iniqua; la vita degna, invece, è in noi ma proviene da Dio, non da noi. E' da Dio che deriva questo dono, non da noi. Cristo ha la vita in se stesso, come il Padre, perché è il Verbo di Dio. Egli non vive ora bene, ora male; l'uomo, invece, prima vive male, poi bene. Chi vive male, vive di suo; chi vive bene, è perché è passato alla vita di Cristo. Se sei diventato partecipe della vita, vuol dire che non eri ciò che hai poi ricevuto, anche se, per poter ricevere, esistevi. Il Figlio di Dio non è esistito un tempo senza vita, da ricevere la vita in un secondo tempo; perché, se avesse avuto la vita in questo modo, non l'avrebbe in se stesso. Che significa, dunque, in se stesso? Significa che egli è la vita stessa.

[Cristo luce inestinguibile.]

10. Cercherò di esprimermi in maniera ancora più semplice. Uno, ad esempio, accende la lucerna. La fiamma che splende nella lucerna, quel fuoco, ha la luce in se stesso. I tuoi occhi, invece, che, prima di accendere la lucerna, erano al buio e non vedevano nulla, adesso anch'essi hanno la luce, ma non in se stessi. Perciò, se si distolgono dalla lucerna, ricadono nelle tenebre; se nuovamente si volgono verso di essa, tornano ad essere illuminati. Quel fuoco, però, manda la luce finché dura: se gli vuoi sottrarre la luce, lo spegni, perché senza luce non può esistere. Ma Cristo è luce inestinguibile e coeterna al Padre: sempre arde, sempre splende, sempre riscalda. Se non riscaldasse, come potremmo cantare col salmo: Non c'è chi possa sottrarsi al suo calore? (Sal 18, 7). Tu, invece, nel peccato eri gelido; voltati e avvicinati a lui, se vuoi riscaldarti; se ti allontani, ridiventi freddo. Nel tuo peccato eri tenebroso, volgiti verso di lui se vuoi essere illuminato; ma se volti le spalle alla luce, ricadrai nell'oscurità. Pertanto, siccome in te eri tenebra, illuminato non diventerai luce, anche se sarai nella luce. Dice infatti l'Apostolo: Foste un tempo tenebre, adesso invece siete luce nel Signore (Ef 5, 8). Dopo aver detto adesso siete luce, aggiunge nel Signore. In te dunque eri tenebra, nel Signore sei luce. Perché sei luce? Sei luce in quanto partecipi della sua luce. E se ti allontani dalla luce che t'illumina, ricadi nelle tue tenebre. Non è così di Cristo, non è così del Verbo di Dio. Perché? Perché come il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al Figlio di avere la vita in se stesso, cosicché la sua non è una vita partecipata nel tempo ma una vita immutabile; anzi egli stesso è vita. Così ha dato al Figlio di avere la vita in se stesso. Come ce l'ha il Padre, così ha dato al Figlio di averla. Con quale differenza? Con la differenza che il Padre l'ha data e il Figlio l'ha ricevuta. Ma che forse esisteva già il Figlio, quando l'ha ricevuta? E' però ammissibile che Cristo sia stato un tempo senza luce, lui che è la sapienza del Padre, e del quale è detto: è lo splendore della luce eterna (Sap 7, 26)? Dire quindi ha dato al Figlio è come dire: ha generato il Figlio; generandolo, infatti, gli ha dato la vita. Come gli ha dato l'essere, così gli ha dato di essere vita, e precisamente di essere vita in se stesso. Che significa essere vita in se stesso? Che egli non ha bisogno di avere la vita da nessun altro, ma è egli stesso la pienezza della vita, da cui tutti i credenti, purché vivano, ricevono la vita. Ha dato a lui di avere la vita in se stesso: ha dato a lui, in quanto egli è il suo Verbo, in quanto in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio.

11. Essendosi poi il Verbo fatto uomo, cosa gli ha dato il Padre? Gli ha dato il potere di giudicare, perché è figlio d'uomo. In quanto è Figlio di Dio, gli ha dato di avere la vita in se stesso così come il Padre ha la vita in sé (Gv 5, 27 26); e in quanto è figlio dell'uomo, gli ha dato il potere di giudicare. Questo è quanto ho esposto ieri alla vostra Carità: che nel giudizio è l'uomo che si vedrà, e Dio non si vedrà mentre, dopo il giudizio, Dio potrà esser visto da coloro che avranno superato il giudizio, ma non potrà mai essere visto dagli empi. E siccome nel giudizio si vedrà Cristo-uomo in quella medesima forma che aveva quando salì al cielo, perciò il Signore aveva detto prima: Il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso al Figlio ogni giudizio (Gv 5, 22). Questo medesimo concetto riprende poi dicendo: Gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio d'uomo. Sembra con queste parole voler rispondere a te che chiedi: Perché gli ha dato il potere di giudicare? quando mai è stato senza questo potere? non aveva forse il potere di giudicare quando in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio? e non aveva il potere di giudicare quando per mezzo di lui sono state fatte tutte le cose (Gv 1, 1 3)? Ma io dico: gli ha dato il potere di giudicare perché è Figlio dell'uomo, nel senso che il Figlio ha ricevuto tale potere perché Figlio dell'uomo. Infatti, come Figlio di Dio ha sempre avuto tale potere. Ha ricevuto quel potere colui che fu crocifisso. Colui che accettò la morte ricevette la vita. Il Verbo di Dio non conobbe mai la morte, fu sempre in possesso della vita.

[Fede senza riserve.]

12. Qualcuno di noi, a proposito della risurrezione, potrebbe dire: Ecco, noi siamo già risorti; chi ascolta Cristo, chi crede, passa dalla morte alla vita e non incorre nel giudizio; viene l'ora, anzi è già venuta, in cui chi ascolta la voce del Figlio di Dio, vivrà; era morto, ha ascoltato, ed ecco che risorge; che senso ha parlare di un'altra risurrezione? Abbi riguardo per te, non essere precipitoso in una affermazione di cui poi tu debba pentirti. Esiste certamente questa risurrezione che avviene ora: gli infedeli erano morti, ed erano morti anche gli iniqui, ed ora vivono, in quanto giusti, e passano dalla morte dell'infedeltà alla vita della fede. Ma non pensare che non ci sarà in seguito anche la risurrezione del corpo; devi credere che ci sarà altresì la risurrezione del corpo. Ascolta quanto dice il Signore dopo aver parlato di questa risurrezione che avviene mediante la fede, e lo dice appunto perché nessuno, pensando che esista soltanto questa, abbia a cadere nella disperazione e nell'errore di coloro che pervertono i sentimenti altrui affermando che la risurrezione è già avvenuta, e dei quali l'Apostolo dice che pervertono la fede di alcuni (2 Tim 2, 18). Credo che il loro ragionamento sia presso a poco questo: Ecco, il Signore ha detto: Chi crede in me, passa dalla morte alla vita; quindi la risurrezione dei fedeli che prima erano infedeli, è un fatto che già si compie; che senso ha, allora, parlare di un'altra risurrezione? Rendiamo grazie al Signore Dio nostro, che sostiene i vacillanti, guida gli esitanti e conferma i dubbiosi. Ascolta le parole che seguono, perché non c'è motivo di avvolgerti in una caligine di morte. Se è vero che hai creduto, credi tutto. Che cos'è, mi domandi, questo tutto che devo credere? Ascolta: Non vi meravigliate di ciò, cioè non vi meravigliate che il Padre abbia dato al Figlio il potere di giudicare. Ma questo - ci dice - avverrà alla fine del mondo. In che senso alla fine del mondo? Ascolta: Non vi meravigliate di ciò; perché viene l'ora. Qui non dice: ed è questa. Parlando della risurrezione mediante la fede, che ha detto? Viene l'ora, ed è questa (Gv 5, 28 25). Invece, parlando di quest'altra risurrezione dei corpi, dice: Viene l'ora, senza aggiungere ed è questa, perché sarà alla fine del mondo.

13. E come mi dimostri, domandi tu, che il Signore parla di questa risurrezione futura? Se ascolti con un po' di pazienza, tu stesso potrai averne la dimostrazione. Proseguiamo, dunque: Non vi meravigliate di ciò; perché viene l'ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri ... (Gv 5, 28). Quale prova più evidente che si tratta della risurrezione dei morti? Finora non aveva parlato di quelli che sono nei sepolcri; aveva detto: i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che avranno ascoltato vivranno (Gv 5, 25). Non dice che gli uni vivranno e gli altri saranno dannati, perché tutti quelli che credono vivranno. Di quelli che giacciono nei sepolcri, invece, che cosa dice? Tutti quelli che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno. Non dice che udranno e vivranno; poiché se vissero male e giacciono nei sepolcri, risorgeranno per la morte e non per la vita. Vediamo dunque chi sono quelli che usciranno dai sepolcri. Quando, dianzi, si diceva che i morti, ascoltando e credendo, vivranno, non si è fatta alcuna distinzione. Allora non è stato detto che i morti udranno la voce del Figlio di Dio e che, dopo averla udita, alcuni vivranno e altri saranno condannati, ma che tutti quelli che l'avranno ascoltata, vivranno; poiché vivranno solo quelli che credono, vivranno solo quelli che possiedono la carità, e nessuno di essi perirà. Riferendosi, invece, a quelli che sono nei sepolcri, dice che udranno la sua voce e ne usciranno: quelli che bene operarono per una risurrezione di vita, quelli che male operarono per una risurrezione di giudizio (Gv 5, 29). Qui giudizio sta ad indicare quella condanna di cui in precedenza aveva parlato: Chi crede in me è passato dalla morte alla vita, e non incorre nel giudizio (Gv 5, 24).

[Dio contiene tutto nel suo unico verbo.]

14. Da me io non posso far nulla: io giudico secondo che ascolto, e il mio giudizio è giusto (Gv 5, 30). Se giudichi secondo che ascolti, da chi ascolti? Se dal Padre, è certo che il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso al Figlio ogni giudizio. In che senso tu, araldo del Padre, dici che ascolti? Il Signore risponde: Dico ciò che ascolto perché io sono ciò che è il Padre. Il mio dire è il mio essere, perché io sono il Verbo del Padre. E' questo che Cristo ti dice nell'intimo del cuore. Che vuol dire io giudico secondo che ascolto, se non che io giudico secondo ciò che sono? Infatti, in che modo Cristo ascolta? Domandiamocelo, fratelli, vi prego. Cristo ascolta dal Padre? E in qual modo il Padre gli parla? Se gli dice qualcosa, gli rivolge la parola; chiunque infatti dice qualcosa a qualcuno, lo fa mediante la parola. Ma in che modo il Padre parla al Figlio, se il Figlio è il Verbo, cioè la parola del Padre? Tutto ciò che il Padre dice a noi, ce lo dice per mezzo del suo Verbo. Ora, se il Figlio è il Verbo del Padre, con quale altra parola si rivolgerà al Verbo stesso? Unico è Dio, egli ha un solo Verbo e nell'unico Verbo contiene tutto. Che significa dunque: giudico secondo che ascolto? Come sono nel Padre, così giudico. Quindi il mio giudizio è giusto (Gv 5, 30). Ma, Signore Gesù, se, come abbiamo potuto intendere con la nostra mente grossolana, tu non fai nulla da te, in che senso poco fa hai detto: Così anche il Figlio fa vivere chi vuole (Gv 5, 21), mentre adesso dici: Non faccio nulla da me? Cosa vuole insegnarci il Figlio, se non che egli viene dal Padre? Colui che è dal Padre, non è da se stesso. Se il Figlio fosse da se stesso, non sarebbe Figlio: egli è dal Padre. Il Padre è tale perché non è dal Figlio; il Figlio è tale perché è dal Padre. Egli è uguale al Padre, e tuttavia è da lui, non viceversa.

15. Perché io non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 5, 30). Il Figlio Unigenito dice: non cerco la mia volontà, e gli uomini vogliono fare la propria volontà! Si umilia tanto lui che è uguale al Padre, mentre s'innalza tanto chi giace così in basso che non potrebbe alzarsi se lui non gli porgesse la mano! Facciamo dunque la volontà del Padre, la volontà del Figlio e la volontà dello Spirito Santo: poiché questa Trinità è una sola volontà, una sola potenza, una sola maestà. Ecco perché il Figlio dice: Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato, perché il Cristo non è da sé, ma è dal Padre suo. La forma in cui è apparso come uomo, l'ha presa dalla creatura che egli stesso aveva plasmato.