Omelia 11: Bisogna nascere di nuovo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 11: Bisogna nascere di nuovo.
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Ci sono due nascite: una dalla carne, l'altra dallo Spirito. Ambedue sono irripetibili. Cerca d'intendere la nascita spirituale così come Nicodemo comprese quella secondo la carne. Chi nasce dalla Chiesa cattolica, nasce da Sara; chi nasce dall'eresia, nasce dalla schiava, sempre però dal seme di Abramo.

1. Viene a proposito la lettura evangelica che il Signore oggi ci ha procurato. Nella nostra esposizione e spiegazione del Vangelo secondo Giovanni noi seguiamo, come la vostra Carità ha potuto rendersi conto, l'ordine seguito dallo stesso evangelista. Sì, viene a proposito quello che oggi avete ascoltato dal Vangelo: Nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo da acqua e Spirito (Gv 3, 5). E' giunto, infatti, il momento di rivolgere l'esortazione a voi che siete ancora catecumeni, e che, sebbene crediate già in Cristo, portate ancora il fardello dei vostri peccati. Ora, nessuno che sia carico di peccati, potrà vedere il regno dei cieli; poiché non regnerà con Cristo se non chi ha ottenuto la remissione dei peccati; e i peccati non sono rimessi se non a chi rinasce da acqua e Spirito Santo. Ma badiamo al senso di ogni parola; così gli indolenti vedranno con quanta sollecitudine bisogna affrettarsi a deporre il carico. Se avessero sulle spalle una soma pesante, come pietre o legna, o anche un carico prezioso, come frumento, vino o denaro, andrebbero di corsa a scaricarsi. Portano il carico dei loro peccati, e vanno così lenti! E' necessario correre a deporre un carico che opprime e sommerge.

[Gesù non si fidava di loro.]

2. Avete sentito, dunque, che mentre il Signore Gesù Cristo stava a Gerusalemme per la festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome, vedendo i segni che egli faceva. Molti credettero nel suo nome; e che cosa segue? Ma Gesù non si fidava di loro (Gv 2, 23-24). Che vuol dire: Essi credevano nel suo nome, e Gesù non si fidava di loro? Forse perché non avevano creduto, ma fingevano di credere, per questo Gesù non si fidava di loro? Ma allora l'evangelista non direbbe: Molti credettero nel suo nome, se non potesse rendere loro un'autentica testimonianza. Si tratta dunque di qualcosa di grande e di misterioso: gli uomini credono in Cristo, e Cristo non si fida di loro. Soprattutto perché essendo Figlio di Dio, egli soffrì volontariamente; se non avesse voluto non avrebbe sofferto; se non avesse voluto, neppure sarebbe nato; e se avesse voluto, avrebbe potuto soltanto nascere e non morire, e qualunque altra cosa avesse voluto, avrebbe potuto farla, perché è il Figlio onnipotente del Padre onnipotente. I fatti lo dimostrano. Quando tentarono di prenderlo, sfuggì loro di mano; lo dice il Vangelo: Volendo essi precipitarlo dal ciglio della collina, si allontanò da loro illeso (Lc 4, 29-30). E quando vennero per arrestarlo, dopo che già era stato venduto da Giuda il traditore, il quale credeva di poter disporre del suo maestro e Signore, anche allora il Signore fece vedere che la sua passione era volontaria, non forzata. Infatti, ai Giudei che erano venuti per arrestarlo, disse: Chi cercate? Gli risposero: Gesù il Nazareno. E lui: Sono io! Udita questa voce, indietreggiarono e caddero in terra (Gv 18, 4-6). Atterrandoli con la sua risposta, mostrò la sua potenza, affinché si vedesse la sua volontà nel momento stesso che veniva da essi catturato. La sua passione, dunque, fu espressione di misericordia. Fu consegnato alla morte per le nostre colpe, e risuscitò per la nostra giustificazione (cf. Rm 4, 25). Ascoltalo: Ho il potere di dare la mia vita, e il potere di riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie; la do da me, e di nuovo la riprendo (Gv 10, 18). Avendo dunque un così grande potere, come a parole dichiarò e con i fatti dimostrò, per qual motivo Gesù non si fidava di quelli, quasi potessero fargli del male contro la sua volontà, o potessero fare alcunché senza la sua volontà, soprattutto trattandosi di chi aveva già creduto nel suo nome? L'evangelista, infatti, dice che credettero nel suo nome quelli stessi di cui subito dopo dice: ma Gesù non si fidava di loro. Perché? Perché egli conosceva tutti e non aveva bisogno che altri gli desse testimonianza sull'uomo; egli, difatti, sapeva che cosa c'era nell'uomo (Gv 2, 24-25). L'Autore sapeva, meglio della sua opera, che cosa c'era in essa. Il Creatore dell'uomo sapeva che cosa c'era nell'uomo, mentre l'uomo creato non lo sapeva. Non lo dimostra anche il caso di Pietro, che non sapeva che cosa c'era in lui quando esclamò: Sono pronto a venire con te anche alla morte? Ascolta come il Signore sapeva che cosa c'era nell'uomo: Tu con me fino alla morte? In verità, in verità ti dico, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte (Mt 26, 33-34; Lc 22, 33-34). L'uomo quindi non sapeva che cosa c'era in lui, ma il Creatore dell'uomo sapeva che cosa c'era nell'uomo. Molti, tuttavia, credettero nel suo nome, ma Gesù non si affidava a loro. Che dire, o fratelli? Ciò che vien dopo forse c'indicherà il significato di queste misteriose parole. Che gli uomini avessero creduto in lui è chiaro, è certo; nessuno può dubitarne, lo dice il Vangelo, lo attesta l'evangelista verace. E altrettanto chiaro è che Gesù non si fidava di loro, e nessun cristiano può dubitarne, perché anche questo lo dice il Vangelo e lo attesta il medesimo evangelista verace. Perché dunque essi credettero nel suo nome, e Gesù non si fidava di loro? Vediamo il seguito.

[Tali sono i catecumeni.]

3. Ora, tra i Farisei, c'era un tale chiamato Nicodemo, notabile dei Giudei. Costui si recò da Gesù di notte e gli disse: Rabbi (ormai sapete che Rabbi vuol dire maestro), noi sappiamo che tu sei venuto da parte di Dio come maestro; nessuno infatti può compiere i segni che tu compi se Dio non è con lui (Gv 3, 1-2). Nicodemo era dunque uno di quelli che avevano creduto nel nome di lui, avendo visto i segni e i prodigi ch'egli faceva. Prima infatti l'evangelista aveva detto: Mentre egli era in Gerusalemme per la festa di Pasqua, molti credettero nel suo nome. E perché gli credettero? L'evangelista continua: vedendo i segni ch'egli faceva. E di Nicodemo che cosa dice? C'era un notabile dei Giudei, chiamato Nicodemo: costui si recò da Gesù di notte e gli disse: Rabbi, noi sappiamo che tu sei venuto da parte di Dio come maestro. Quest'uomo, dunque, aveva creduto anch'egli nel nome di lui. E perché aveva creduto? Nicodemo lo dichiara apertamente: Nessuno infatti può compiere i segni che tu compi se Dio non è con lui. Ora, se Nicodemo era uno di quei molti che avevano creduto nel nome di lui, già di fronte a Nicodemo domandiamoci perché Gesù non si era fidato di loro. Rispose Gesù e gli disse: In verità, in verità ti dico: nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo (Gv 3, 3). Dunque, Gesù si affida a coloro che sono nati di nuovo. Ecco, quelli avevano creduto in lui, ma Gesù non si affidava ad essi. In tale situazione si trovano tutti i catecumeni: essi credono già nel nome di Cristo, ma Gesù non si affida a loro. La Carità vostra presti attenzione e cerchi di comprendere. Se ad un catecumeno domandiamo: Credi in Cristo? Io credo, risponderà, e si farà il segno della croce; egli porta già sulla fronte la croce di Cristo, e non si vergogna della croce del suo Signore. Dunque, ha creduto nel nome di lui. Domandiamogli ora: Mangi la carne e bevi il sangue del Figlio dell'uomo? Egli non capirà che cosa vogliamo dire, perché Gesù non si è ancora comunicato a lui.

4. Essendo dunque Nicodemo uno di quelli, si recò dal Signore ma vi andò di notte; e anche questo particolare è degno di nota. Si reca dal Signore, e vi si reca di notte; si accosta alla luce, ma la cerca nelle tenebre. Ebbene, a quelli che sono rinati dall'acqua e dallo Spirito, che cosa dice l'Apostolo? Un tempo voi eravate tenebre, ora invece siete luce nel Signore; camminate come figli della luce (Ef 5, 8); e ancora: Noi invece, appartenendo al giorno, dobbiamo essere sobri (1 Thess 5, 8). Coloro dunque che sono rinati, appartenevano alla notte ed ora appartengono al giorno: erano tenebre, ed ora sono luce. A questi Gesù si affida, ed essi non vengono a lui di notte, come Nicodemo, non cercano il giorno nelle tenebre. Essi ormai professano apertamente la loro fede; Gesù si è affidato ad essi, ha operato in loro la salvezza; ha detto infatti: Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà in sé la vita (Gv 6, 54). Sì, dal momento in cui i catecumeni ricevono sulla fronte il segno della croce, fanno parte della grande casa: da servi, ora, debbono diventare figli. Non che sia niente l'appartenere già alla grande casa; ma quando mangiò la manna il popolo d'Israele? Quand'ebbe attraversato il Mar Rosso. Ora, sul significato del Mar Rosso, ascolta l'Apostolo: Voglio che lo sappiate bene, o fratelli: i nostri padri furono tutti sotto la nube e tutti attraversarono il mare. Perché attraversarono il mare? Come se rispondesse a questa domanda, egli continua e dice: E così tutti nella nube e nel mare furono battezzati in Mosè (1 Cor 10, 1-2). Se dunque la sola figura del mare fu così efficace, quanto lo sarà il vero battesimo? Se ciò che avvenne in figura condusse alla manna il popolo attraverso il mare che cosa offrirà Cristo nella realtà del suo battesimo, facendo passare attraverso quello il suo popolo? Fa passare i credenti attraverso il suo battesimo, dopo aver ucciso tutti i peccati, come nemici che li inseguivano, a quel modo che in quel mare perirono tutti gli Egiziani. Dove li conduce, fratelli miei? dove li conduce, attraverso il battesimo, Gesù, di cui era figura allora Mosè che li conduceva attraverso il mare? dove li conduce? Alla manna. Che cos'è la manna? Io sono - dice - il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6, 51). I fedeli, attraversato ormai il Mar Rosso, ricevono la manna. Perché Mar Rosso? Va bene il mare, ma perché anche rosso? Il Mare Rosso significava il battesimo di Cristo. Perché rosseggia il battesimo di Cristo, se non perché consacrato dal sangue di Cristo? Dove conduce dunque i credenti e i battezzati? Alla manna. Sì, alla manna. Si sa che cosa ricevettero i Giudei, il popolo d'Israele, si sa bene cosa Dio fece piovere loro dal cielo, mentre i catecumeni non sanno cosa è riservato ai Cristiani. Arrossiscano di non saperlo; attraversino il Mar Rosso, mangino la manna, affinché, come essi han creduto nel nome di Gesù, così Gesù si conceda loro.

5. Badate perciò, fratelli miei, alla risposta che dà Gesù a questo uomo che era andato a trovarlo di notte. Si è recato da Gesù, ma vi si è recato di notte, per cui parla ancora come chi è nelle tenebre della sua carne. Non capisce ciò che gli dice il Signore, non capisce ciò che gli dice la luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (Gv 1, 9). Il Signore gli aveva detto: Nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo. E Nicodemo gli domanda: Come può un uomo nascere quando è già vecchio (Gv 3, 3-4)? E' lo Spirito che parla a lui e lui non capisce che carne. E' prigioniero della sua sapienza carnale, perché ancora non ha gustato il sapore della carne di Cristo. Quando il Signore disse: Se uno non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà in sé la vita, alcuni di quelli che lo seguivano si scandalizzarono, e dissero in cuor loro: Questo linguaggio è duro; chi lo può intendere (Gv 6, 54 61)? Credevano infatti che Gesù intendesse dire che essi potevano fare a pezzi la sua carne come quella di un agnello, cuocerla e mangiarla; inorriditi alle sue parole, si allontanarono e non lo seguirono più. L'evangelista ci racconta che il Signore rimase con i dodici, i quali gli dissero: Ecco, Signore, quelli ti hanno abbandonato. E Gesù rispose: Volete andarvene anche voi? (Gv 6, 67-68), volendo far capire che egli era necessario a loro, e non loro erano necessari a Cristo. Nessuno pensi d'intimorire Cristo, ritardando a farsi cristiano, come se Cristo dovesse diventare più felice se tu ti fai cristiano. Il vantaggio è tuo, se sei cristiano; ché se non lo sei, a Cristo non ne viene alcun danno. Ascolta la voce del salmo: Ho detto al Signore: Il mio Dio sei tu, perché non hai bisogno dei miei beni (Sal 15, 2). Perciò, Tu sei il mio Dio, perché non hai bisogno dei miei beni. Se tu non sarai con Dio, ne sarai diminuito; ma Dio non sarà più grande se tu sarai con lui. Tu non lo fai più grande, ma senza di lui tu diventi più piccolo. Cresci dunque in lui, non ti sottrarre a lui, come se lui potesse venir meno. Se ti avvicini a lui, ne guadagnerai; ti perdi, se ti allontani da lui. Egli non subisce mutamento, sia che tu ti avvicini, sia che tu ti allontani. Quando, dunque, egli disse ai discepoli: Volete andarvene anche voi?, rispose Pietro, quella famosa pietra, e a nome di tutti disse: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Gv 6, 69). Nella bocca di Pietro la carne del Signore aveva fatto sentire il suo sapore. Il Signore, d'altra parte, aveva spiegato loro cosa intendeva, quando, per impedire che le sue parole: Se uno non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non avrà in sé la vita, fossero interpretate in senso materiale, aveva detto: E' lo Spirito che vivifica, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita (Gv 6, 64).

[Ci sono due nascite.]

6. Nicodemo, che si era recato da Gesù di notte, era incapace di gustare questo spirito e questa vita. Gesù gli aveva detto: Nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo. E quello, incapace di elevarsi al di sopra della sapienza della sua carne e la cui bocca non aveva ancora gustato il sapore della carne di Cristo, gli dice: Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può, forse, entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere (Gv 3, 3-4)? Non conosceva altro modo di nascere, se non quello da Adamo ed Eva; ancora non sapeva che si poteva nascere da Dio e dalla Chiesa. Conosceva solo quei genitori che generano per la morte, non ancora quelli che generano per la vita; conosceva solo quei genitori che generano degli eredi, non ancora quelli che, essendo immortali, generano figli che per sempre rimarranno. Vi sono, insomma, due nascite: Nicodemo ne conosceva una sola. Una nascita è dalla terra, l'altra dal cielo; una è dalla carne, l'altra dallo Spirito; una da ciò che è mortale, l'altra da ciò che è eterno; una dall'uomo e dalla donna, l'altra da Dio e dalla Chiesa. E tutte e due sono uniche, e perciò irripetibili. Nicodemo aveva compreso bene la nascita secondo la carne: tu cerca di capire la nascita spirituale come egli capì quella secondo la carne. Cosa capì Nicodemo? Può, forse, un uomo entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere? Così, se qualcuno ti dicesse che devi nascere di nuovo spiritualmente, puoi rispondere con Nicodemo: Può, forse, un uomo entrare una seconda volta nel seno di sua madre e rinascere? Sono già nato una volta da Adamo, e Adamo non può generarmi una seconda volta; sono nato già una volta da Cristo, Cristo non può generarmi una seconda volta. Come non si può ripetere il parto, così non si può ripetere il battesimo.

7. Chi nasce dalla Chiesa cattolica nasce da Sara, nasce dalla donna libera; chi nasce dall'eresia, nasce dalla schiava, sempre però dal seme di Abramo. Consideri vostra Carità questo grande mistero. Dio lo attesta e dichiara: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe (Es 3, 6). Non esistevano forse altri patriarchi? non c'è stato forse prima di quelli il santo Noè, che unico di tutto il genere umano meritò di scampare, con l'intera sua famiglia, al diluvio (cf. Gn 7, 7)? Noè e i suoi figli, figura della Chiesa, scamparono al diluvio per merito dell'arca. Conosciamo ancora altri grandi personaggi, che la Scrittura ricorda: conosciamo Mosè, del quale si dice che fu fedele in tutta la casa di Dio (cf. Nm 12, 7; Hebr 3, 2). Eppure vengono nominati solo quei tre come se essi soli avessero goduto il favore di Dio: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe; questo è il mio nome in eterno (Es 3, 6 15). Grande mistero! Voglia il Signore aprire la nostra bocca e il vostro cuore, affinché noi possiamo dire ciò che egli si è degnato rivelarci, e voi possiate intenderlo adeguatamente.

[Tre patriarchi e un solo popolo.]

8. Tre sono questi patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe. Voi sapete che i figli di Giacobbe erano dodici, e che da essi ebbe origine il popolo d'Israele, perché Giacobbe stesso si chiamava Israele. Il popolo d'Israele era formato da dodici tribù, discendenti ciascuna da uno dei dodici figli di Giacobbe. Abramo, Isacco e Giacobbe: tre padri e un solo popolo. Tre padri che furono come il principio del popolo; tre padri nei quali era raffigurato il popolo: il popolo primogenito e quello attuale. Nel popolo giudaico, infatti, era raffigurato il popolo cristiano. Là c'era la figura, qui c'è la realtà; là c'era l'ombra, qui c'è il corpo. Come dice l'Apostolo: Tutte queste cose accaddero loro come in figura; e continua: e sono state scritte per ammaestramento nostro, di noi per i quali è giunta la fine dei tempi (1 Cor 10, 11). Ritorniamo ora ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Vediamo che da questi tre partoriscono donne libere e schiave; vediamo figli delle libere e figli delle schiave. La schiava non significa nulla di buono: Manda via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non dev'essere erede col figlio della libera (Gn 21, 10; Gal 4, 30). Ricordando questo fatto, l'Apostolo afferma che i due figli di Abramo erano figura dei due Testamenti, il vecchio e il nuovo. Al Vecchio Testamento appartengono quelli che amano le cose temporali, il mondo; al Nuovo appartengono quelli che amano la vita eterna. In questo senso, la Gerusalemme terrestre era solo l'ombra della Gerusalemme celeste, madre di tutti noi, e che è nel cielo: sono parole dell'Apostolo (cf. Gal 4, 22-26). Di questa città, lontani dalla quale ci troviamo nella nostra peregrinazione, già molto conoscete, molto avete già sentito dire. Orbene, noi vediamo una cosa degna di nota in questi parti, in questi figli che sono stati concepiti e sono nati da donne libere e da schiave; troviamo quattro categorie di uomini; e in queste si profila completa la figura del futuro popolo cristiano, tanto che non sorprende più se in riferimento a quei tre è stato detto: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. Considerando infatti la totalità dei cristiani, o fratelli, vediamo che nascono dei figli buoni da cattivi genitori e figli cattivi da buoni genitori, buoni da buoni, e finalmente cattivi da cattivi: fuori di questi quattro, non si danno altri casi. Ripeto, state attenti, ricordatelo; scuotete i vostri cuori, non siate pigri, cercate di capire bene, per non cadere in inganno: in queste quattro categorie sono compresi tutti i cristiani. O dai buoni nascono dei cattivi, o dai cattivi nascono dei cattivi; o dai cattivi dei buoni, o dai buoni dei cattivi. Credo che sia chiaro. Dai buoni vengono dei buoni, se quelli che battezzano sono buoni e quelli che sono battezzati credono sinceramente e lealmente appartengono alle membra di Cristo. Dai cattivi vengono i cattivi, se quelli che battezzano sono cattivi e quelli che sono battezzati si accostano a Dio con cuore insincero e conducono una vita non conforme all'insegnamento della Chiesa, così che in essa ci sono piuttosto come paglia che come frumento; e la vostra Carità sa bene quanto costoro siano numerosi. Dai cattivi vengono dei buoni, quando, per esempio, colui che battezza è un adultero mentre chi riceve il battesimo viene giustificato. Dai buoni vengono dei cattivi, quando colui che battezza è santo, e chi ha ricevuto il battesimo ricusa di seguire le vie di Dio.

9. Credo, o fratelli, che quanto sto dicendo sia ben noto nella Chiesa, e comprovato ogni giorno. Ma consideriamo questo fatto nei primi nostri padri, perché queste quattro categorie esistono anche presso di loro. Dai buoni i buoni: Anania battezzò Paolo (At 9, 18). Esiste anche il caso di cattivi dai quali nascono buoni? L'Apostolo parla di certi predicatori del Vangelo, soliti ad annunciare il Vangelo non con sincerità, e che egli tollerava nella società cristiana, e osserva: Che importa? ad ogni modo, purché Cristo, o per secondi fini o con sincerità, venga predicato, sono contento (Fil 1, 18). Forse che l'Apostolo era malevolo e godeva del male altrui? No di certo: ma la verità era predicata anche per mezzo dei cattivi, e Cristo era annunciato anche da bocche insincere. Se costoro battezzavano altri loro simili, erano cattivi che battezzavano cattivi; se invece coloro che venivano battezzati erano di quelli per i quali vale l'ammonimento del Signore: Fate quello che vi dicono, non fate come essi fanno (Mt 23, 3), allora i cattivi battezzavano i buoni. C'erano dei buoni che battezzavano dei cattivi, come Filippo, che era santo e battezzò Simon Mago (cf. At 8, 13). Sono dunque chiare, o fratelli, queste quattro categorie. Di nuovo ve le ricordo, tenetele a mente, contatele, tenetene conto; guardatevi dai cattivi, seguite i buoni. Dai buoni nascono i buoni, quando i santi vengono battezzati dai santi; dai cattivi nascono i cattivi, quando quelli che battezzano e quelli che sono battezzati vivono nell'iniquità e nell'empietà; dai cattivi i buoni, quando sono cattivi quelli che battezzano e buoni quelli che sono battezzati; infine, dai buoni i cattivi, quando sono buoni quelli che battezzano e cattivi quelli che sono battezzati.

[I Donatisti e la Chiesa.]

10. Troviamo queste categorie nei casi di Abramo, Isacco e Giacobbe (Es 3, 6)? Le schiave rappresentano i cattivi, le donne libere i buoni. Le donne libere partoriscono i buoni, come Sara Isacco (cf. Gn 21, 3); le schiave partoriscono i cattivi, come Agar Ismaele (cf. Gn 16, 15). Solo nel caso di Abramo abbiamo due categorie, i buoni che generano i buoni, i cattivi che generano i cattivi. Come è rappresentata la categoria dei cattivi nati dai buoni? Rebecca, moglie di Isacco, era una donna libera: si legge che partorì due gemelli (cf. Gn 25, 24-25), uno buono e l'altro cattivo. Hai l'esplicita testimonianza della Scrittura, che mette queste parole sulla bocca di Dio: Ho amato Giacobbe ed ho odiato Esaù (Ml 1, 2-3; Rom 9, 13). Giacobbe ed Esaù erano figli di Rebecca; uno viene eletto, l'altro è riprovato; uno è l'erede, l'altro viene diseredato. Dio non forma il suo popolo da Esaù, ma da Giacobbe. Uno solo è il seme, diversi i figli concepiti; uno solo è il grembo, diversi i figli che ne sono nati. Forse non era la medesima donna libera quella che partorì Giacobbe ed Esaù? Litigavano fra loro che erano ancora nel ventre della loro madre, e per questo fu detto a Rebecca Nel tuo grembo ci sono due popoli (Gn 25, 23). Due uomini, due popoli: un popolo buono, un popolo cattivo; eppure lottano in un medesimo ventre. Quanti cattivi ci sono nella Chiesa, e un medesimo grembo li porta sino a quando, alla fine, saranno separati! E i buoni sono in lite coi cattivi, e i cattivi coi buoni: gli uni e gli altri lottano nelle viscere di una medesima madre. Resteranno sempre insieme? Un giorno verranno alla luce e allora sarà manifesta la nascita che qui è misteriosamente adombrata, e allora apparirà chiaro: Ho amato Giacobbe, ho odiato Esaù.

11. Abbiamo visto, o fratelli, i buoni nati dai buoni: Isacco nato dalla donna libera; i cattivi nati dai cattivi: Ismaele nato dalla schiava; i cattivi nati dai buoni: Esaù nato da Rebecca. Ma dove troviamo i buoni nati dai cattivi? Giacobbe ci offre l'esempio completo di queste quattro categorie presso i Patriarchi. Giacobbe ebbe come spose e donne libere e schiave; partorirono le une e partorirono le altre, e Israele ebbe dodici figli (cf. Gn 29, 31-35; 30, 1-24). Se vai a vedere da chi son nati, t'accorgerai che non tutti sono nati da donne libere, né tutti da schiave, ma tutti però da un medesimo seme. Che dunque, fratelli miei? Forse che anche i nati da schiave non possedettero la terra della promessa insieme ai loro fratelli? Vediamo che Giacobbe ebbe figli buoni nati da schiave, e figli buoni nati da donne libere. Non fu per loro uno svantaggio l'esser nati da schiave, dal momento che nel padre riconobbero il loro seme, per cui ereditarono il regno insieme ai fratelli. Ora, allo stesso modo che presso i figli di Giacobbe, il fatto d'esser nati dalle schiave non impedì loro di ottenere il regno e di ereditare in parte uguale insieme ai fratelli la terra promessa: e questo perché prevalse il fatto d'essere discendenti tutti dallo stesso seme paterno; così quanti vengono battezzati per mezzo di cattivi ministri, e si direbbero perciò nati da schiave, non si affliggano: siccome sono nati dal seme del Verbo di Dio, che è figurato in Giacobbe, saranno eredi insieme agli altri fratelli. Stia tranquillo, quindi, chi è nato da buon seme; cerchi solo di non imitare la schiava, se da schiava è nato; non imiti la superbia della schiava cattiva. Per qual motivo, infatti, i figli di Giacobbe nati da schiava ereditarono la terra promessa insieme con i fratelli, mentre Ismaele nato anch'egli da schiava, fu diseredato? Perché era superbo, mentre quelli erano umili. Egli alzò la testa pieno di orgoglio e tentò d'ingannare il fratello mentre giocava con lui.

12. Ci troviamo di fronte a un grande mistero. Ismaele e Isacco giocavano insieme; Sara li vide giocare e disse ad Abramo: Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non dev'essere erede con mio figlio Isacco (Gn 21, 10; Gal 4, 30). Spiacque assai la cosa ad Abramo, ma il Signore gli confermò ciò che aveva detto sua moglie. Ci troviamo già di fronte ad un mistero, non vedendo a che cosa potesse approdare una tale decisione. Sara li vede giocare e dice: Caccia via la schiava e suo figlio. Che significa questo, o fratelli? Che male aveva fatto Ismaele al piccolo Isacco per il fatto che giocava con lui? E' che quel gioco era un prendersi gioco di lui, significava disprezzo. Badi la vostra Carità al grande mistero. Quel gioco, quel divertirsi, l'Apostolo lo chiama persecuzione; infatti dice: come allora quello nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così anche al presente (Gal 4, 29). Cioè, quelli nati secondo la carne perseguitano i nati secondo lo Spirito. Chi sono i nati secondo la carne? Quelli che amano il mondo e le cose della terra. E i nati secondo lo Spirito? Quelli che amano il regno dei cieli, quelli che amano Cristo, quelli che aspirano alla vita eterna e sinceramente cercano Dio. Giocano, e l'Apostolo parla di persecuzione. Infatti, dopo aver detto: E come allora quello nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo Spirito, così anche al presente, proseguendo mostra di quale persecuzione intende parlare: Ma che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non dev'essere erede col figlio della donna libera. Se noi cerchiamo, adesso, in quale circostanza la Scrittura dice questo, per vedere se precedentemente Ismaele perseguitò Isacco, troveremo che ciò fu detto solo da Sara, quando vide i due fanciulli giocare insieme. Il gioco che, secondo la Scrittura, Sara vide, l'Apostolo lo chiama persecuzione. I peggiori persecutori, dunque, sono quelli che v'ingannano giocando: Vieni, vieni a farti battezzare qui, qui c'è il vero battesimo. Tu non stare al gioco, uno solo è il vero battesimo. E' un gioco, che se ci cadi, diventa per te una dura persecuzione. Meglio sarebbe se tu riuscissi a guadagnare Ismaele al regno; ma Ismaele non vuole, perché vuol giocare. Tu custodisci l'eredità del padre e ascolta il consiglio: Manda via la schiava e suo figlio, perché non dev'essere erede il figlio della schiava con mio figlio Isacco.

13. Costoro si lamentano perché sono oggetto di persecuzione da parte dei re e dei principi cattolici. Ma quale persecuzione subiscono? Al più vengono afflitti nel corpo. Essi sanno se vogliono essere sinceri, che se qualche volta e in qualche modo sono stati afflitti, è stato nel corpo. Ben più grave è la persecuzione che essi infliggono. Sta' in guardia quando Ismaele vuol giocare con Isacco, quando ti blandisce, quando ti offre un altro battesimo. Rispondi: il battesimo l'ho già ricevuto. Poiché se il battesimo che hai ricevuto è vero, chi vuol dartene un altro vuole ingannarti. Guardati dal persecutore dell'anima. Se qualche volta la setta di Donato ha sofferto persecuzioni da parte dei principi cattolici, ciò è stato nel corpo; non è stato ingannato lo spirito. Ascoltate e vedete, in quei fatti antichi, i segni e le indicazioni degli avvenimenti futuri. Sara umilia la schiava Agar. Sara è la donna libera. Quando vede la superbia della schiava, si lamenta con Abramo e gli dice: Manda via la schiava; ha alzato la testa contro di me. Si lamenta con Abramo come se ne avesse colpa lui. Abramo, che non era legato alla schiava dalla passione, ma solo perché gli desse dei figli, motivo per cui Sara gliela aveva data, le risponde: Ecco la tua schiava, fanne ciò che ti piace (Gn 16, 5-6). Sara prende a maltrattarla così duramente che la schiava fugge via. Ecco la donna libera maltratta la schiava, e l'Apostolo non parla di persecuzione; il servo gioca con il padrone, e l'Apostolo parla di persecuzione; il maltrattamento non viene chiamato persecuzione e il gioco vien chiamato persecuzione. Che ne dite, fratelli? Non cogliete il significato di questo? Quando Dio solleva i pubblici poteri contro gli scismatici e gli eretici, contro chi distrugge la Chiesa, deride Cristo, manomette il battesimo, non si stupiscano costoro, perché è Dio che li solleva, affinché Agar venga colpita da Sara. Sappia Agar riconoscere la sua condizione, chini la testa: quando, umiliata, fuggì dalla sua padrona, un angelo le si fece incontro e le disse: Che hai, Agar, schiava di Sara? E quando si lamentò della sua padrona, l'angelo le disse: Ritorna dalla tua padrona (Gn 16, 8-9). Ecco perché è stata maltrattata, perché ritornasse. E piaccia a Dio che ritorni, perché allora il figlio suo, come fu per i figli di Giacobbe, erediterà con i fratelli.

14. Si meravigliano che i principi cristiani esercitano il loro potere contro i detestabili distruttori della Chiesa. Non dovrebbero dunque muoversi? E come renderebbero conto a Dio del loro potere? Ponga attenzione vostra Carità a ciò che dico: E' compito dei cristiani adoperarsi per la pace della Chiesa loro madre, dalla quale spiritualmente sono nati. Nel libro che contiene le visioni e i gesti profetici di Daniele, leggiamo questo fatto: i tre giovani lodano il Signore nel fuoco; il re Nabucodonosor è sorpreso nel vedere i giovani che lodano Dio, incolumi in mezzo al fuoco. E dopo aver ammirato il prodigio, cosa dice il re, che pure non è giudeo né circonciso, anzi ha fatto innalzare la statua costringendo tutti ad adorarla? Che cosa dice, toccato dai canti dei tre giovani, riconoscendo la maestà di Dio presente nel fuoco? Io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, lingua o nazione appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago, sia squartato e la sua casa sia ridotta a un mucchio di rovine (Dn 3, 96). Ecco come è severo un re straniero verso chi bestemmia il Dio d'Israele, perché lo ha visto liberare i tre giovani dal fuoco! E non vorrebbero che con altrettanta severità si comportassero i re cristiani, quando viene insultato Cristo, il quale non i tre giovani, ma tutto il mondo ha liberato, re compresi, dal fuoco dell'inferno? Quei tre giovani, miei fratelli, furono liberati appena dal fuoco temporale. Forse il Dio dei tre giovani non è lo stesso Dio dei Maccabei? Eppure i giovani li liberò dal fuoco, mentre i Maccabei vennero meno fisicamente nei tormenti del fuoco, ma restando fermi con l'animo nei precetti della legge (2 Mach 7, 1 ss). E' che i primi furono liberati davanti agli occhi di tutti, gli altri, invece, segretamente furono incoronati. Esser liberati dalle fiamme dell'inferno è molto più che esser liberati dal fuoco acceso dalla potenza umana. Ora, se il re Nabucodonosor lodò e rese gloria a Dio, perché aveva liberato dal fuoco tre giovani, e a tal punto gli rese gloria che promulgò per tutto il suo regno questo decreto: Chiunque proferirà offesa contro il Dio di Sidrac, Misac e Abdenago, sia squartato, e la sua casa sia ridotta a un mucchio di rovine, perché non dovrebbero muoversi questi re, che hanno visto non tre giovani liberati dal fuoco, ma se stessi liberati dall'inferno? quando vedono che si inducono i cristiani a rinnegare Cristo, dal quale essi sono stati liberati, quando sentono che vien detto ai cristiani: "di' che non sei cristiano"? Si permettono di far questo, e non vorrebbero esser toccati.

15. Voi vedete il male che essi fanno, e vedete il male che soffrono. Uccidono le anime e vengono colpiti nel corpo; procurano la morte eterna e si lamentano per quella temporale. Ma poi quale morte han dovuto subire? Vengono fuori con non so quali loro martiri, vittime della persecuzione: un certo Marculo che è stato precipitato da una rupe; un Donato di Bagai gettato in un pozzo. Ma quando mai le autorità romane hanno decretato simili supplizi, come quello di precipitare dall'alto degli uomini? E che cosa rispondono i nostri? Io non so come siano le cose; ma i nostri che cosa riferiscono? Dicono che quelli si sono precipitati da soli, e poi è stata accusata l'autorità civile. Tenendo conto del comportamento delle autorità romane, sappiamo a chi credere. I nostri affermano che quelli si sono precipitati da soli; se non ci fossero adesso alcuni loro discepoli che si precipitano da una rupe, senza che nessuno li perseguiti, non crederemmo; che meraviglia che lo abbiano fatto quelli che son soliti farlo? Le autorità romane, infatti, non sono mai ricorse a simili supplizi. Non avevano forse la possibilità di dare la morte in maniera scoperta? Ma coloro che aspiravano ad essere onorati dopo morte, non seppero trovare una morte più pubblicitaria! Insomma, non sono al corrente di tutto. Comunque, anche se tu, o setta di Donato, hai dovuto soffrire nel corpo da parte della Chiesa cattolica, saresti Agar maltrattata da Sara, e allora: ritorna dalla tua padrona. Era necessario soffermarci un po' più a lungo su questo passo; ma non possiamo più esporvi tutto il testo del Vangelo che abbiamo letto. Per ora, fratelli, basti questo a vostra Carità: aggiungere altre cose potrebbe farvi dimenticare quelle già dette. Tenete bene a mente queste, queste ripetete; uscite di qui ardenti, e capaci di accendere quanti sono freddi.
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