Omelia 9: Il buon vino conservato fino ad ora.

Commento al Vangelo di San Giovanni

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 9: Il buon vino conservato fino ad ora.
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Che il Signore abbia accettato l'invito e sia andato alle nozze, a parte ogni significato mistico, è una conferma che egli è l'autore delle nozze. Il Signore si recò alle nozze per consolidare la castità coniugale e rivelare il mistero dell'unione nuziale.

1. Ci assista il Signore Dio nostro, e ci conceda di mantenere la nostra promessa. Come la Santità vostra ricorderà, non potendo ieri per mancanza di tempo terminare il discorso incominciato, lo abbiamo rimandato a quest'oggi, nella speranza di poter scoprire, sempre con l'aiuto di Dio, i significati mistici che sono racchiusi in questo fatto narrato dal Vangelo. Non è il caso, infatti, di soffermarci ancora a commentare il miracolo compiuto da Dio, da quel medesimo Dio che quotidianamente nell'intera creazione compie prodigi, i quali, non perché banali ma perché continui, non attirano più l'attenzione degli uomini. I rari prodigi, invece, che furono compiuti dal Signore, cioè dal Verbo per noi incarnato, hanno suscitato negli uomini maggior stupore, non perché fossero superiori rispetto a quelli che continuamente egli compie nella creazione, ma perché questi, che avvengono ogni giorno, si compiono secondo il corso normale della natura. Quegli altri, invece, appaiono agli occhi degli uomini come manifestazione immediata dell'efficacia della potenza divina. Ricordate che cosa dicevamo? Risorge un morto, e tutti si meravigliano; ogni giorno nascono degli uomini che prima non esistevano, e nessuno si meraviglia. Così, chi non si meraviglia dell'acqua mutata in vino, anche se Dio fa questo ogni anno nelle viti? Siccome però tutto quanto fece il Signore Gesù, non solo serve a scuotere i nostri cuori con il suo carattere miracoloso, ma anche a formarli nella dottrina della fede, è il caso di esaminare che cosa vogliano dire tutte queste cose, quale significato abbiano. E' appunto di questi significati, come ricorderete, che abbiamo rimandato ad oggi la spiegazione.

[Il matrimonio viene da Dio, il divorzio dal diavolo.]

2. Che il Signore abbia accettato l'invito e sia andato a nozze, a parte ogni significato mistico, è una conferma che egli è l'autore delle nozze. Sarebbero sorti taluni, di cui parla l'Apostolo, i quali avrebbero condannato il matrimonio (1 Tim 4, 3), considerandolo un male, una invenzione del diavolo, nonostante che lo stesso Signore nel Vangelo, alla domanda se fosse lecito all'uomo ripudiare la moglie per un qualsiasi motivo, abbia dichiarato che non è lecito, eccetto il caso di fornicazione. In quella risposta, se ricordate, egli sentenziò: L'uomo non divida ciò che Dio ha unito (Mt 19, 6). E coloro che sono istruiti nella fede cattolica, sanno che è Dio che ha istituito le nozze, e quindi se l'unione viene da Dio, il divorzio viene dal diavolo. Se è lecito, poi, licenziare la moglie colpevole di fornicazione, è perché in tal caso la donna è stata lei la prima a non voler essere moglie, venendo meno alla fedeltà coniugale verso il marito. E non si può dire che siano prive di nozze quelle donne che consacrano a Dio la loro verginità, esse che occupano nella Chiesa un grado più elevato di onore e di santità; poiché anch'esse partecipano insieme con tutta la Chiesa di quelle nozze nelle quali lo sposo è Cristo. Il Signore, dunque, accettò l'invito alle nozze, per consolidare la castità coniugale, e rivelare il mistero dell'unione nuziale. Lo sposo delle nozze di Cana, infatti, cui fu detto: Hai conservato il buon vino fino ad ora, rappresentava la persona del Signore. Cristo, infatti, aveva conservato fino a quel momento il buon vino, cioè il suo Vangelo.

3. E così cominciamo a scoprire i significati reconditi, secondo quanto ci concede colui nel cui nome ci siamo impegnati con voi. La profezia è esistita fin dai primordi, e ogni tempo ha avuto le sue profezie; ma finché in esse non si riusciva a vedere Cristo, erano come acqua. In un certo senso, infatti, il vino è nascosto nell'acqua. L'Apostolo c'insegna che cosa dobbiamo intendere in questa acqua: Fino al giorno d'oggi, quando si legge Mosè, rimane come un velo sopra il loro cuore; e non vien tolto, perché solo il Cristo può farlo sparire. Solo quando ci si convertirà al Signore, il velo cadrà (2 Cor 3, 15-16). Il velo è l'oscurità che avvolge la profezia, sì che questa rimane inintelligibile. Il velo è tolto quando ti converti al Signore: quando ti converti al Signore è tolta l'insipienza, e ciò che era acqua, per te diventa vino. Cosa c'è di più insipido, di più insignificante di tutti i libri profetici, se li leggi senza scoprire in essi il Cristo? Ma se vi scopri il Cristo, non solo acquista sapore ciò che leggi, ma addirittura ti inebria, ed elevando la tua anima ben al di sopra del corpo, ti farà dimenticare ciò che ti sta dietro, per farti protendere verso ciò che ti sta davanti (cf. Fil 3, 13).

[Tutta la profezia parla di Cristo.]

4. La profezia, dunque, fin dai tempi più remoti, fin dai primordi del genere umano, parlò sempre di Cristo: egli era presente, ma occulto: la profezia era ancora acqua. Come si dimostra che in tutti i tempi che precedettero la venuta del Signore, la profezia non mancò di rendergli testimonianza? Lo afferma il Signore stesso. Quando risuscitò da morte, trovò i discepoli che dubitavano di lui, che pure avevano seguito: lo avevano visto morto, infatti, e non speravano che sarebbe risorto, e tutta la loro speranza crollò. Perché il buon ladrone meritò di essere accolto in paradiso in quel medesimo giorno (cf. Lc 23, 40-43)? Perché in croce confessò Cristo, proprio quando i discepoli dubitarono di lui. Li trovò che erano fluttuanti, e quasi si rimproveravano di aver sperato in lui come redentore, anche se erano addolorati che egli fosse stato ucciso senza alcuna colpa, perché lo sapevano innocente. E proprio questo dissero, dopo la risurrezione, a lui che aveva trovato per via alcuni di loro, tristi: Tu sei proprio l'unico abitante di Gerusalemme a non sapere che cos'è accaduto in essa in questi giorni? Che cosa dunque? domandò loro. Ed essi gli risposero: Ciò che è accaduto a Gesù nazareno, che s'era mostrato un profeta possente in opere e in parole davanti a Dio e davanti a tutto il popolo, come i nostri capi lo hanno consegnato perché fosse condannato a morte, e lo hanno crocifisso. Sì, noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; ma ecco che oggi è il terzo giorno dacché sono accadute queste cose. Queste e altre cose furono dette da uno di quei due che il Signore aveva trovato sulla strada, diretti al villaggio vicino. Ed egli così rispose: O spiriti senza intelligenza, lenti a credere tutto ciò che hanno annunciato i profeti! Non doveva forse il Cristo patire tali cose, per entrare nella sua gloria? E, cominciando da Mosè e percorrendo tutti i profeti, interpretò loro in tutte le Scritture le cose che si riferivano a lui (Lc 24, 18-27). E in un'altra occasione quando volle che i discepoli lo palpassero con le mani affinché si convincessero che era risuscitato nel corpo, egli disse: Questi sono i discorsi che io vi facevo quand'ero ancora con voi: che si doveva compiere tutto ciò che è scritto di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Allora aprì ad essi lo spirito all'intelligenza delle Scritture, e disse loro: Così era scritto che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome il ravvedimento in vista della remissione dei peccati fosse proclamato a tutte le genti, a cominciare da Gerusalemme (Lc 24, 44-47).

[Senza Cristo, tutto è senza sapore.]

5. Tenendo conto di questi dati evangelici, che certamente sono chiari, si potranno chiarire tutti i misteri che sono nascosti in questo miracolo del Signore. Avete notato ciò che dice: che si doveva compiere in Cristo tutto ciò che di lui era stato scritto? Nella Legge, - egli dice - nei Profeti e nei Salmi. Non tralascia nessuna delle antiche Scritture. Quella era l'acqua, e il Signore chiamò spiriti senza intelligenza quei discepoli, perché percepivano ancora il solo sapore dell'acqua e non quello del vino. E come trasformò l'acqua in vino? Aprì loro l'intelligenza e spiegò loro le Scritture, cominciando da Mosè attraverso tutti i profeti. E quelli, ormai inebriati, dicevano: Non ci ardeva forse il cuore, lungo la via, mentre ci rivelava le Scritture (Lc 24, 32)? Avevano scoperto Cristo in quei libri, nei quali sino a quel momento non lo avevano riconosciuto. Nostro Signore Gesù Cristo mutò dunque l'acqua in vino: così ciò che prima era insipido acquista sapore, e ciò che prima non inebriava, adesso inebria. Certo, egli avrebbe potuto ordinare che si gettasse via l'acqua dalle anfore, e riempirle di vino, che egli poteva far affluire dalle misteriose sorgenti del creato, come fece con il pane quando saziò tante migliaia di persone (cf. Mt 14, 17-21). Cinque pani non potevano certo saziare cinquemila persone e neppure riempire le dodici sporte avanzate, se l'onnipotenza del Signore non fosse stata, diciamo così, la fonte del pane. Così, egli avrebbe potuto, gettata via l'acqua, far affluire il vino nelle anfore. Ma se così avesse fatto, avrebbe dimostrato di voler riprovare l'Antico Testamento. Mutando invece l'acqua in vino, ci dimostra che anche l'Antico Testamento viene da lui; infatti per ordine suo furono riempite le anfore (cf. Gv 2, 1-11). Sì, anche l'Antico Testamento viene dal Signore; esso però non possiede alcun sapore, se non vi si scopre Cristo.

6. Notate ora quello che egli dice: Tutto ciò che è stato scritto nella Legge, nei Profeti e nei Salmi si riferisce a me. Sappiamo che la Legge comincia la sua narrazione con l'origine del mondo: ln principio Dio creò il cielo e la terra (Gn 1, 1). Partendo dalle origini e arrivando fino al presente, si contano sei età, come spesso avete sentito e sapete: la prima età va da Adamo fino a Noè; la seconda da Noè fino ad Abramo; la terza, seguendo l'ordine e la divisione dell'evangelista Matteo, va da Abramo fino a David; la quarta da David fino all'esilio babilonese; la quinta dall'esilio babilonese a Giovanni Battista; la sesta, infine, da Giovanni Battista alla fine del mondo (cf. Mt 1, 17-18). Perciò Dio creò l'uomo a sua immagine nel sesto giorno, perché in questa sesta età si ha per mezzo del Vangelo l'annuncio del nostro rinnovamento spirituale secondo l'immagine di colui che ci ha creati (cf. Col 3, 10); e l'acqua è mutata in vino affinché possiamo finalmente gustare Cristo già annunciato nella Legge e nei Profeti. Per questo c'erano là sei anfore, che egli ordinò fossero riempite di acqua: quelle sei anfore rappresentavano le sei età del mondo, nelle quali mai venne a mancare la profezia. Queste sei età, divise e distinte in parti, non sarebbero che vasi vuoti, se Cristo non le avesse riempite. Perché parlo di età che sarebbero trascorse invano, se in esse non fosse stato predicato il Signore Gesù? Si son compiute le profezie, si son riempite le anfore; ma perché l'acqua si muti in vino, in quelle profezie bisogna scoprire Cristo.

[Il mistero della Trinità.]

7. Che significa dunque contenenti ciascuna da due a tre metrete? Più d'ogni altra, questa espressione ci appare misteriosa. Parla di metrete come di determinate misure, come se dicesse urne, anfore, o qualcosa di simile. La metreta è una misura, come appunto significa questo nome. I Greci chiamavano infatti la misura e da qui viene metreta. Contenenti ciascuna da due a tre metrete. Che dire, o fratelli? Se l'evangelista avesse detto soltanto "tre", il nostro pensiero andrebbe subito al mistero della Trinità. Ma non dobbiamo subito scartare questo pensiero per il fatto che l'evangelista dice due o tre: se nominiamo il Padre e il Figlio, necessariamente si intende anche lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo, infatti, non è soltanto lo Spirito del Padre o soltanto lo Spirito del Figlio, ma è insieme lo Spirito del Padre e del Figlio. Sta scritto: Se uno ama il mondo, non c'è in lui lo Spirito del Padre (1 Io 2, 15); e sta pure scritto: Se uno non ha lo Spirito di Cristo, costui non gli appartiene (Rm 8, 9). E' dunque identico lo Spirito del Padre e quello del Figlio. E se si nomina il Padre e il Figlio, s'intende anche lo Spirito Santo, perché è lo Spirito del Padre e del Figlio. Quando, allora, è nominato il Padre e il Figlio, è come nominare due metrete: e includendovi lo Spirito Santo, tre metrete. Per questo l'evangelista non dice che alcune anfore contenevano due metrete, altre tre; dice che tutte le sei anfore contenevano da due a tre metrete. E' come se dicesse: Quando dico due, voglio che si intenda anche lo Spirito del Padre e del Figlio, e quando dico tre, più esplicitamente mi riferisco alla Trinità.

8. E così, nominando il Padre e il Figlio, bisogna includervi ciò che è la carità vicendevole del Padre e del Figlio: lo Spirito Santo. Forse, esaminando più a fondo le Scritture (non dico questo con l'intenzione di fermarmi ancora sull'argomento o come se non fossero possibili altre interpretazioni), troveremo che lo Spirito Santo è carità. E non vogliate considerare la carità una cosa da poco. Come potrebbe essere così, se una cosa che non è di poco prezzo, noi la diciamo cara? E se ciò che non è di poco prezzo è caro, cosa può esserci di più caro della stessa carità? Ecco l'elogio che ne fa l'Apostolo: Vi addito una via ancora più eccellente (1 Cor 12, 31). Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante, o un cembalo squillante. E se anche conosco tutti i misteri e tutta la scienza ed ho il dono della profezia e possiedo la pienezza della fede, così da trasportare le montagne, ma non ho la carità, sono nulla. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze ai poveri, e se anche do il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova nulla (1 Cor 13, 1-3). Gran cosa è dunque la carità, che se manca, è inutile tutto il resto; se c'è, tutto diventa utile. Tuttavia, pur lodando la carità con tanta effusione, l'apostolo Paolo ha detto di essa meno di quanto con tanta brevità abbia detto l'apostolo Giovanni, l'autore di questo Vangelo, quando non esita a dire: Dio è carità (1 Io 4, 16). Sta anche scritto: La carità di Dio è stata riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato (Rm 5, 5). Come si può quindi nominare il Padre e il Figlio, prescindendo dalla carità del Padre e del Figlio? E quando si comincia ad avere questa carità, si ha lo Spirito Santo; mancando questa, si è privi dello Spirito Santo. Come il tuo corpo privo del tuo spirito, che è la tua anima, è morto, così la tua anima senza lo Spirito Santo, cioè senza carità, è da considerare morta. Dunque, le anfore contenevano due metrete perché nella profezia di tutti i tempi è predicato il Padre e il Figlio. Ma essendo presente anche lo Spirito Santo, per questo l'evangelista aggiunge: o tre. Quando sentiamo il Figlio che dice: Io e il Padre siamo una sola cosa (Gv 10, 30), non dobbiamo pensare che escluda lo Spirito Santo. Tuttavia, poiché ha nominato il Padre e il Figlio, si dice che le anfore contenevano due misure; ascolta però: o tre. Andate, dunque, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 19). Sicché, dove si dice "due", implicitamente si allude alla Trinità; dove si dice "tre", vi si allude in maniera esplicita.

9. Esiste però un'altra interpretazione, che non si deve trascurare, e la riferisco. Ognuno scelga quella che preferisce: io non posso privarvi di ciò che Dio mi suggerisce. Questa è la mensa del Signore, e colui che serve non può defraudare i commensali, soprattutto quando sono affamati come siete voi, che non riuscite a nascondere la vostra avidità. La profezia, che risale ai tempi più remoti, è ordinata alla salvezza di tutte le genti. Certo, Mosè fu inviato unicamente al popolo d'Israele, e soltanto a quel popolo per mezzo di lui fu data la Legge; è solo da quel popolo che uscirono i Profeti, e la ripartizione stessa dei tempi avvenne in base alla storia di quel popolo. Per questo vien detto che le anfore erano per la purificazione dei giudei (Gv 2, 6); e tuttavia è ben chiaro che quella profezia veniva annunziata anche per tutte le altre genti: Cristo infatti si celava in colui nel cui nome sono benedette tutte le genti, secondo la promessa del Signore ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti (Gn 22, 18). Ancora non si poteva cogliere la portata della profezia, dato che ancora l'acqua non era stata mutata in vino. La profezia, dunque, si estendeva a tutte le genti. Ma perché questo vi risulti più chiaro, ci rifaremo, secondo le circostanze, alle singole età, che è quanto dire alle singole anfore.

[Sei epoche.]

10. Rifacendoci alle origini dell'umanità, troviamo Adamo ed Eva progenitori, non solo dei Giudei, ma di tutte le genti. E tutto ciò che in Adamo era figura di Cristo, aveva altresì riferimento a tutte le genti, che in Cristo soltanto ottengono la salvezza. Ora, che cosa posso dire di meglio a proposito dell'acqua della prima anfora, di quanto ha detto l'Apostolo circa Adamo ed Eva? Nessuno mi dirà che ho capito male, dal momento che riferisco non il mio, ma il pensiero dell'Apostolo. Quale grande mistero, in riferimento a Cristo, contiene dunque quell'unità che l'Apostolo sottolinea, quando dice: Saranno due in una carne; grande è questo mistero! E affinché nessuno riferisse questo grande mistero a tutti quelli che hanno moglie, l'Apostolo precisa: Io dico questo in riferimento al Cristo e alla Chiesa (Ef 5, 31-32). In che cosa consiste questo grande mistero: i due saranno una carne? Il libro del Genesi, parlando di Adamo ed Eva, esce in questa affermazione: L'uomo perciò lascerà suo padre e sua madre, e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne (Gn 2, 24). Ora, se Cristo si unì alla Chiesa sì da essere i due una sola carne, in che senso si può dire che egli lasciò il Padre e la madre? Lasciò il Padre, perché pur essendo nella forma di Dio, non tenne per sé gelosamente l'essere pari a Dio; ma annientò se stesso, prendendo la forma di servo (cf. Fil 2, 6-7). Cioè, lasciò il Padre, non perché lo abbia abbandonato e si sia allontanato da lui, ma perché si manifestò agli uomini non in quella forma in cui egli è uguale al Padre. In che senso lasciò la madre? Lasciando la sinagoga dei Giudei dalla quale nacque secondo la carne, unendosi alla Chiesa che ha raccolto da tutte le genti. La prima anfora, dunque, conteneva la profezia riguardante il Cristo; ma finché queste cose di cui parlo non furono predicate in mezzo alle genti, essa era acqua, non ancora mutata in vino. Ma siccome il Signore ci ha illuminati per mezzo del suo Apostolo, e ci ha indicato che cosa dobbiamo cercare attraverso le due affermazioni fuse in una: I due saranno una sola carne; e questo mistero è grande in riferimento a Cristo e alla Chiesa, possiamo ormai cercare Cristo dovunque, e bere vino da ogni anfora. Adamo dorme perché sia formata Eva; Cristo muore perché sia formata la Chiesa. Dal fianco di Adamo che dorme è formata Eva (Gn 2, 21); dal fianco di Cristo morto in croce, colpito dalla lancia (cf. Gv 19, 34), sgorgano i sacramenti con cui viene formata la Chiesa. Chi non vede adombrata in quel fatto la realtà futura dato che l'Apostolo afferma che Adamo era figura di colui che doveva venire (Rm 5, 14)? Tutto era misteriosamente prefigurato. Non poteva, infatti, Dio trarre la costola e formare la donna da un uomo desto? Era necessario che Adamo dormisse, forse per non sentir dolore quando gli veniva tolta la costola? Chi può dormire tanto profondamente da non sentire che gli vien tolto un osso? Oppure l'uomo non doveva sentir dolore perché era Dio a togliergli l'osso? Colui che ha potuto togliere la costola ad uno che dormiva senza fargli male, poteva farlo anche ad uno sveglio. Ma piuttosto, era la prima anfora che veniva riempita: la profezia di quel tempo si riferiva a questo tempo futuro.

11. Cristo era raffigurato anche in Noè, così come nell'arca era raffigurato l'universo intero (cf. Gn 7, 7-9). Per quale motivo nell'arca furono racchiuse tutte le specie di animali, se non perché rappresentasse tutte le genti? Non era impossibile a Dio creare di nuovo tutte le specie di animali. Quando esse non esistevano ancora, disse: Produca la terra... (Gn 1, 24), e la terra produsse. Come li aveva fatti, così poteva rifarli: con la parola li aveva fatti, e con la parola poteva rifarli. Ma voleva mettere in risalto un mistero, e riempire la seconda anfora dell'economia profetica: per mezzo di un legno sarebbe stato salvato ciò che era figura dell'universo, perché su un legno doveva essere confitta la vita dell'universo.

12. Con la terza anfora fu detto (come ho già ricordato) ad Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti (Gn 22, 18). E' facile vedere chi era figurato in quel figlio unico, che sulle sue spalle portava la legna del sacrificio al quale era condotto per esservi egli stesso immolato. Il Signore infatti, come dice il Vangelo si caricò della sua croce (cf. Gv 19, 17). Basta questo per la terza anfora.

13. E' necessario dire che la profezia di David si riferiva a tutte le genti? Lo abbiamo appena sentito nel salmo, ed è difficile trovarne uno che non proclami questa verità: Lèvati, o Dio, e giudica la terra perché avrai la tua eredità in mezzo a tutte le genti (Sal 81, 8). Ecco perché i Donatisti sono stati esclusi dal festino di nozze, come quel tale che non aveva la veste nuziale: fu invitato e andò, ma fu escluso dal numero dei commensali perché non indossava la veste in onore dello sposo. Chi infatti cerca la propria gloria, invece che quella di Cristo, non possiede la veste nuziale; non vuole fondere la sua voce con quella di colui che era amico dello sposo, che suona così: E' lui quello che battezza (Gv 1, 33). Giustamente a chi era privo della veste nuziale fu rinfacciato ciò che non era: Amico, perché sei entrato qua? (Mt 22, 12). Quello rimase muto; e anche costoro. A che serve lo strepito della bocca, se il cuore tace? Sanno di non avere dentro di loro nulla da dire. Sono muti di dentro, strepitano di fuori. Volenti o no, anch'essi nelle loro riunioni sentono il salmo che dice: Lèvati, o Dio, giudica la terra; perché erediterai tutte le genti. E siccome non sono in comunione con tutte le genti, sono costretti a riconoscersi diseredati.

14. Ciò che vi stavo dicendo, fratelli (voglio indicarvi un altro senso nascosto nel particolare delle anfore, che contenevano da due a tre metrete), ciò che vi stavo dicendo, che la profezia si estende a tutte le genti, lo abbiamo già dimostrato a proposito di Adamo che era figura di colui che doveva venire (Rm 5, 14). Ora, si sa che da Adamo hanno avuto origine tutte le genti e che le quattro lettere del suo nome indicano, in greco, i quattro punti cardinali. In greco le iniziali dei quattro punti cardinali: oriente, occidente, aquilone, mezzogiorno, come in più luoghi ricorda la Sacra Scrittura, corrispondono alle lettere che compongono il nome "Adam". In greco, di fatti, i quattro punti cardinali vengono chiamati: , , , . Mettendo questi quattro vocaboli in colonna e riunendo le loro iniziali, si ha il nome "Adam". Questo fu raffigurato anche nell'arca di Noè, nella quale erano stati raccolti tutti gli animali, simbolo di tutte le genti; in Abramo, al quale più esplicitamente fu detto: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti; in Davide, in uno dei cui salmi (per non citarne che uno) abbiamo ora cantato: Sorgi, o Dio, giudica la terra; perché avrai in eredità tutte le genti. A quale Dio si può dire: Sorgi!, se non a colui che s'era addormentato? Sorgi, o Dio, giudica la terra. Come a dire: Dormivi, e sei stato giudicato dalla terra; sorgi a giudicare la terra. E qual è la estensione di questa profezia? Perché tu avrai in eredità tutte le genti.

15. Nella quinta età, - corrispondente alla quinta anfora, - Daniele vede una pietra che, staccatasi dalla montagna senza intervento della mano dell'uomo, riduce in frantumi tutti i regni della terra; e cresce, quella pietra, fino a diventare una grande montagna che occupa tutta la terra (cf. Dn 2, 34-35). Cosa c'è di più chiaro di questa profezia, o fratelli miei? La pietra che si stacca dalla montagna, è la pietra che, scartata dai costruttori, è diventata pietra d'angolo (cf. Sal 117, 22). Da quale montagna si è staccata, se non dal popolo dei Giudei, dai quali nostro Signore Gesù Cristo è nato secondo la carne? E si è distaccata senza intervento d'uomo, perché Cristo è nato da una Vergine, senza amplesso coniugale. La montagna dalla quale si è staccato, non occupava tutta la terra: infatti, il regno dei Giudei non si estendeva a tutte le genti. Il regno di Cristo, invece, vediamo che occupa tutta la terra.

16. Alla sesta età appartiene Giovanni Battista, il più grande tra i nati di donna, di cui fu detto che era più che profeta (Mt 11, 9). In che modo egli mostrò che Cristo è stato inviato a tutte le genti? Fu quando i Giudei si presentarono a lui per farsi battezzare, ed egli disse, affinché non s'insuperbissero per il nome di Abramo: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire dall'ira che sta per venire? Fate, dunque, un frutto degno di penitenza (Mt 3, 7-8); cioè, siate umili. Parlava infatti a dei superbi. E di che cosa erano superbi? Non dei frutti prodotti per aver imitato il padre Abramo, bensì della discendenza da lui secondo la carne. Ma cosa dice loro Giovanni? Non crediate di poter dire: Noi abbiamo per padre Abramo; perché Dio da queste pietre può far sorgere figli ad Abramo (Mt 3, 9). Chiama "pietre" tutte le genti, non perché avessero la solidità che aveva la "pietra" scartata dai costruttori, ma a motivo della stupidità e durezza derivanti dalla loro stoltezza; infatti erano diventati simili a ciò che adoravano: adoravano simulacri, come loro insensati. Perché insensati? Perché un salmo dice: Siano come loro quelli che li fabbricano, e tutti quelli che in essi confidano (Sal 113, 8). A quelli invece che si son messi ad adorare Dio, cosa dice il Signore? Siate figli del Padre vostro che è nei cieli, il quale fa levare il suo sole sui buoni e sui cattivi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5, 45). Pertanto, se l'uomo diventa simile a ciò che adora, che significato hanno le parole: Dio può da queste pietre far sorgere figli ad Abramo? Domandiamocelo e vedremo che è avvenuto proprio questo. Noi infatti proveniamo dalle nazioni pagane; ma da esse non saremmo usciti, se Dio non avesse dalle pietre fatto sorgere figli ad Abramo. Siamo diventati figli di Abramo imitandone la fede, e non per essere nati da lui secondo la carne. E mentre i Giudei avendo degenerato, furono diseredati, noi invece, avendo imitato Abramo nella fede, siamo stati adottati. Quindi, o fratelli, la profezia della sesta anfora si riferiva anch'essa a tutte le genti; e perciò il particolare delle anfore che contenevano da due o tre metrete, si riferisce a tutte le genti.

17. Come si dimostra che queste due o tre metrete si riferiscono a tutte le genti? Intenzionalmente, credo, l'evangelista riferisce il particolare delle "due o tre metrete" per indicarci un significato misterioso. Quali sono queste due metrete? La circoncisione e l'incirconcisione. La Scrittura menziona questi due gruppi etnici; e quando dice circoncisione e incirconcisione (Col 3, 11), non lascia fuori nessuna parte del genere umano; in queste due classificazioni son comprese tutte le genti: ecco le due metrete. Di queste due pareti provenienti da direzione opposta, Cristo si è fatto pietra angolare (cf. Ef 2, 14-20) per unirle e pacificarle in se stesso. Vediamo ora in che modo anche le tre metrete si riferiscono a tutte le genti. Tre erano i figli di Noè, per mezzo dei quali si riprodusse il genere umano (cf. Gn 5, 31). Ecco perché il Signore dice: Il regno dei cieli è come il lievito, che una donna ha preso e ha nascosto in tre misure di farina, perché tutto fermentasse (Lc 13, 21). Chi è questa donna, se non la carne del Signore? Che cosa è il lievito, se non il Vangelo? Che cosa sono le tre misure, se non la totalità delle genti, rappresentata dai tre figli di Noè? Quindi, le sei anfore che contenevano ciascuna due o tre metrete, sono le sei epoche della storia, contenenti la profezia che si riferisce a tutte le genti, classificate in due gruppi etnici, i Giudei e i Greci, come è solito fare l'Apostolo (Rm 2, 9; 1 Cor 1, 24); oppure in tre, per via dei figli di Noè. La profezia, dunque, ha una portata universale. Appunto perché si estende a tutte le genti, la profezia è chiamata "metreta", misura, nel senso che le dà l'Apostolo quando scrive ai Corinzi: Abbiamo ottenuto la misura che consiste nell'esser giunti fino a voi (2 Cor 10, 13). Così si esprime mentre egli è intento ad evangelizzare le genti: secondo la misura che consiste nell'esser giunti fino a voi.