Omelia 6: Colui che battezza nello Spirito Santo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 6: Colui che battezza nello Spirito Santo.
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Battezzi Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è sempre Cristo che battezza.

1. Temevo - non lo nascondo alla vostra Santità - che questo freddo potesse raffreddare il vostro desiderio di riunirvi. La vostra larga partecipazione, invece, dimostra il fervore del vostro spirito: e sono certo che avete pregato per me affinché possa assolvere il debito che ho con voi. Vi avevo promesso, nel nome di Cristo, di trattare oggi ciò che la mancanza di tempo ci ha impedito di chiarire ieri; e cioè perché Dio volle manifestare lo Spirito Santo sotto forma di colomba. Ecco giunto il giorno destinato a spiegare questo: e vedo che voi vi siete raccolti più numerosi del solito, spinti dal desiderio di ascoltare e animati da sincera devozione. Voglia Iddio soddisfare, per bocca nostra, la vostra aspettativa. Certo, voi non sareste venuti, se non fosse stato l'amore a spingervi: ma quale amore? Se è amore per noi, va bene anche questo. Noi desideriamo essere amati da voi; solo che non vogliamo essere amati per noi. Noi vi amiamo in Cristo; ed è in Cristo che voi, a vostra volta, dovete amarci. E il nostro amore vicendevole gema verso Dio: è, questo, il gemito della colomba.

[Il gemito della colomba.]

2. Se dunque gemere è proprio della colomba, come tutti sappiamo, e se la colomba geme per amore, ascoltate allora ciò che dice l'Apostolo, e non vi meraviglierete, se lo Spirito Santo s'è voluto manifestare sotto forma di colomba: Poiché non sappiamo cosa chiedere nella preghiera, né come bisogna chiederlo, lo stesso Spirito intercede per noi con gemiti inesprimibili (1 Rom 8, 26). Che diremo dunque, o fratelli miei? Che lo Spirito geme, mentre egli gode piena ed eterna beatitudine insieme al Padre e al Figlio? Lo Spirito Santo è Dio, come è Dio il Figlio, come è Dio il Padre. Ho detto tre volte Dio, ma non ho detto tre dèi, perché è giusto dire tre volte Dio invece che tre dèi. Voi sapete benissimo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio. Non geme quindi lo Spirito Santo in sé e presso di sé, in quella Trinità, in quella beatitudine, in quella eterna essenza; ma è in noi che geme, perché ci fa gemere. Né è cosa da poco che lo Spirito Santo ci insegni a gemere: è così che ci fa sentire pellegrini quaggiù e ci insegna a sospirare verso la patria; e questo desiderio ci fa gemere. Chi si trova bene in questo mondo, o piuttosto crede di starvi bene, chi si diletta nei piaceri della carne, nell'abbondanza dei beni temporali e in una felicità illusoria, costui ha la voce del corvo; e il corvo gracchia, non geme. Chi, invece, sente l'oppressione di questa vita mortale, e sa di essere esule dal Signore (2 Cor 5, 6), e di non possedere ancora quella perpetua beatitudine che ci è stata promessa, ma di possederla solo nella speranza, in attesa di averla nella realtà piena, quando il Signore, che prima venne a noi occulto nell'umiltà, verrà manifestando la sua gloria: colui che sa tutto questo, geme. E finché geme per questo motivo, il suo gemito è buono: è lo Spirito che gli ha insegnato a gemere, è dalla colomba che ha imparato a gemere. Molti, infatti, gemono a causa dell'infelicità terrena, o perché bersagliati dalla sventura, o perché afflitti da malattie, o perché incarcerati, incatenati, sbattuti dai flutti del mare, circondati dalle insidie dei nemici; per tutti questi motivi gemono. Ma non gemono, costoro, del gemito della colomba, non gemono per amore di Dio, non gemono nello Spirito. Perciò, appena liberati da queste sventure, alzano grida di gioia, dimostrando così di essere corvi, non colombe. Non a caso il corvo fu mandato fuori dell'arca, e non vi fece ritorno; mentre fu mandata la colomba, e ritornò. Sono, vi ricordate?, i due uccelli mandati fuori da Noè (cf. Gn 8, 6-9). Nell'arca c'era il corvo e c'era la colomba; e se l'arca raffigurava la Chiesa, voi vedete allora come sia inevitabile che la Chiesa, nel diluvio di questo mondo, contenga ambedue le specie, il corvo e la colomba. Chi sono i corvi? Quelli che cercano i propri interessi. Chi sono le colombe? Quelli che cercano gli interessi di Cristo (cf: Fil 2, 21).

3. Quando il Signore inviò lo Spirito Santo lo manifestò visibilmente in due modi: sotto forma di colomba e sotto forma di fuoco. Sotto forma di colomba, quando discese sul Signore appena battezzato; sotto forma di fuoco, quando discese sugli Apostoli riuniti insieme. Quando il Signore, infatti, ascese al cielo dopo la risurrezione, avendo trascorso quaranta giorni con i suoi discepoli, mandò loro, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo, come aveva promesso. Venne allora lo Spirito e riempì il luogo dove i discepoli si trovavano, facendo prima sentire la sua voce dal cielo come raffica di vento impetuoso. Lo leggiamo negli Atti degli Apostoli: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e presero a posarsi su ciascun di loro... e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi (At 2, 3-4). In un caso abbiamo visto la colomba discendere sopra il Signore, in un altro le lingue dividersi e posarsi sopra i discepoli riuniti: nel primo caso viene indicata la semplicità, nel secondo il fervore. Ci sono taluni, infatti, che si dicono semplici, e sono pigri: sono detti semplici, e sono invece indolenti. Non era così Stefano, pieno di Spirito Santo: era semplice perché non faceva del male a nessuno, ma era pieno di ardore perché rimproverava gli empi. Non rimase infatti a bocca chiusa davanti ai Giudei: sono sue queste parole di fuoco: Duri di cervice e incirconcisi di cuore e di orecchi, voi avete sempre resistito allo Spirito Santo (At 7, 51). E' violento; ma la collera della colomba è senza fiele. Ecco la prova che la sua collera era senza fiele: a queste parole di Stefano, quelli che erano corvi subito si precipitarono a raccoglier pietre per scagliarle contro la colomba; e si cominciò a lapidare Stefano. E lui, che poco prima, fremente e ardente nello Spirito, s'era scagliato come contro dei nemici, e quasi con violenza li aveva attaccati con quelle parole di fuoco che avete sentito: Duri di cervice e incirconcisi di cuore e di orecchi, tanto che ascoltando quelle parole si poteva pensare che volesse incenerire sull'istante i suoi avversari; mentre gli grandinavano addosso le pietre, in ginocchio pregò: Signore, non imputare loro questo delitto (At 7, 59). Era profondamente unito alla colomba. Prima di lui s'era comportato così il Maestro, sul quale era discesa la colomba: pendendo dalla croce, disse: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Insomma, la colomba dice che quanti sono stati santificati dallo Spirito, devono essere senza inganno; il fuoco sta a indicare che la semplicità non dev'essere freddezza. Non deve stupire, poi, il fatto che le lingue di fuoco si divisero. Le lingue sono diverse, per questo lo Spirito si manifestò in lingue distinte: E apparvero loro lingue divise come di fuoco, e si posarono una su ciascuno di loro. Le lingue sono distinte una dall'altra, ma questa distinzione non significa rottura dell'unità. Non hai da temere la dispersione nella divisione delle lingue, se riconosci l'unità nella colomba.

4. Era dunque necessario che lo Spirito Santo discendesse sul Signore sotto forma di colomba perché comprenda ogni cristiano che, se ha lo Spirito Santo, deve essere semplice come la colomba: deve mantenere con i fratelli la pace vera, quella simboleggiata dal bacio della colomba. Esiste anche il bacio dei corvi, ma la loro pace è falsa, mentre quella della colomba è vera. Non chiunque dice: la pace sia con voi, è da ascoltare come colomba. Come si distingue il bacio del corvo dal bacio della colomba? Il corvo quando bacia dilania, mentre la colomba è inoffensiva per natura. Dove si dilania, il bacio non può essere simbolo di vera pace: la vera pace è solo quella che posseggono coloro che non dilaniano la Chiesa. I corvi si pascono di cadaveri, cosa che non fa la colomba: essa vive dei frutti della terra, il suo cibo è innocuo. E' un particolare, questo, o fratelli, davvero degno di nota. I passerotti sono piccolissimi, eppure uccidono le mosche: niente di tutto questo fa la colomba: essa non si nutre uccidendo. Quelli che dilaniano la Chiesa si pascono di morti. Dio è potente: preghiamo affinché ritornino alla vita quelli che sono divorati da costoro e non se ne rendono conto. Molti se ne rendono conto, perciò tornano alla vita; e ogni giorno abbiamo di che rallegrarci nel nome di Cristo per il loro ritorno. Quanto a voi, siate semplici ma altrettanto ferventi; e il vostro fervore vi renda eloquenti. Non tacete; con l'ardore della vostra parola accendete coloro che sono freddi.

5. Ebbene, fratelli miei, chi non vede ciò che essi, invece, non vedono? Né fa meraviglia: essi fanno come il corvo, che, mandato fuori dell'arca, non fece ritorno. Chi non vede ciò che essi non vedono? Oltretutto sono ingrati verso lo Spirito Santo! Ecco, la colomba discese sul Signore, ma sul Signore battezzato; e allora si manifestò la santa e vera Trinità, che per noi è un solo Dio. Il Signore uscì dall'acqua, come leggiamo nel Vangelo: ed ecco che sopra di lui i cieli si apersero, ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba, e fermarsi su di lui; ed ecco una voce dai cieli che diceva: Tu sei il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto (Mt 3, 16-17). La Trinità si rivela qui molto chiaramente: il Padre nella voce, il Figlio nell'uomo, lo Spirito nella colomba. In questa Trinità, nel cui nome furono inviati gli Apostoli, cerchiamo di renderci conto di ciò che vediamo. E' strano che quelli non vedano. Veramente non si può dire che non vedano; è che chiudono gli occhi davanti a ciò che urta il loro sguardo. I discepoli sono stati inviati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e da quello stesso del quale è scritto: E' lui quello che battezza. Questo ha detto ai suoi ministri colui che ha riservato a sé la potestà di battezzare.

[La colomba è una.]

6. Questo vide Giovanni in lui, e conobbe ciò che ancora non sapeva. Sapeva che Gesù era il Figlio di Dio; sapeva che egli era il Signore e il Cristo; sapeva anche che egli era colui che doveva battezzare in acqua e Spirito Santo; tutto questo lo sapeva; ma ciò che non sapeva, e che apprese per mezzo della colomba, è che il Cristo avrebbe riservato a sé la potestà di battezzare e non l'avrebbe trasmessa a nessun ministro. E' su questa potestà, che il Cristo riservò a sé e non trasferì in nessun ministro, sebbene si sia degnato servirsi di loro per battezzare, è su questa potestà che si fonda l'unità della Chiesa, che è simboleggiata nella colomba della quale è stato detto: Unica è la mia colomba, unica è per sua madre (Ct 6, 8). Infatti, o miei fratelli, come già vi ho detto, se il Signore avesse trasferito questa potestà nei suoi ministri, ci sarebbero tanti battesimi quanti ministri, e non si salverebbe l'unità del battesimo.

7. Prestate attenzione, fratelli. Fu dopo il battesimo del Signore nostro Gesù Cristo, che la colomba discese su di lui e fece conoscere a Giovanni una caratteristica del Signore, secondo ciò che gli era stato detto: Colui sul quale vedrai discendere e fermarsi lo Spirito, come colomba, è lui quello che battezza nello Spirito Santo. Prima che il Signore si presentasse per il battesimo, Giovanni sapeva che è lui quello che battezza nello Spirito Santo; ma è dalla colomba che Giovanni apprende che la potestà del Signore è così personale che non passerà in nessun altro, anche se ad altri darà facoltà di battezzare. Dove abbiamo la prova che Giovanni sapeva già dapprima che il Signore doveva battezzare nello Spirito Santo? E dove abbiamo la prova che dalla colomba apprese che il battesimo del Signore nello Spirito Santo era tale che questa potestà non sarebbe passata in nessun altro uomo? La colomba discese sul Signore quando egli era già stato battezzato. Ora, noi abbiamo detto che prima che Gesù venisse per farsi battezzare da Giovanni nel Giordano, Giovanni lo conosceva, come attesta egli stesso quando dice: Tu vieni da me a farti battezzare? sono io che devo essere battezzato da te (Mt 3, 14). Sapeva dunque che era il Signore, sapeva che era il Figlio di Dio; che prova abbiamo che sapeva anche che egli doveva battezzare nello Spirito Santo? Prima che Gesù scendesse nel fiume, allorché molti accorrevano a Giovanni per farsi battezzare, egli disse loro: Io battezzo in acqua: ma colui che viene dopo di me, è più grande di me, e io non sono degno di sciogliergli i legacci dei calzari; è lui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco (Mt 3, 11). Dunque, Giovanni sapeva ciò. Che cosa apprese allora per mezzo della colomba, sì da non dover essere poi considerato bugiardo (allontani Dio da noi un tale sospetto)? Apprese che ci sarebbe stata in Cristo una proprietà tale per cui, malgrado la moltitudine dei ministri, santi o peccatori, che avrebbero battezzato, la santità del battesimo non era da attribuirsi se non a colui sopra il quale discese la colomba, e del quale fu detto: E' lui quello che battezza nello Spirito Santo (Gv 1, 33). Battezzi pure Pietro, è Cristo che battezza; battezzi Paolo, è Cristo che battezza; e battezzi anche Giuda, è Cristo che battezza.

8. Se la santità del battesimo dipendesse dalla diversità dei meriti dei ministri, ci sarebbero tanti battesimi quanti possono essere i meriti; e ognuno penserebbe d'aver ricevuto una cosa tanto migliore quanto migliore considera il ministro dal quale è stato battezzato. Gli stessi santi, - intendetemi bene, fratelli miei - i buoni che appartengono alla colomba, che sono cittadini della celeste Gerusalemme, i buoni che sono nella Chiesa, dei quali l'Apostolo dice: Il Signore sa chi sono i suoi (2 Tim 2, 19), sono diversi quanto a doni spirituali, e i loro meriti non sono uguali. Certuni sono più santi e migliori degli altri. Perché dunque, se uno viene battezzato, mettiamo, da un tale che è giusto e santo, e un altro invece da uno di minor merito davanti a Dio, di una virtù meno elevata, di una castità meno perfetta, insomma di vita meno santa; perché entrambi i battezzati ricevono la stessa identica cosa se non perché è lui quello che battezza? Allora, come quando battezzano due santi dotati di meriti diversi, la grazia è una e identica, e malgrado il diverso grado di santità dei ministri, non è superiore in uno e inferiore nell'altro; così ugualmente una e identica è la grazia donata dal battesimo amministrato da un indegno, che battezza perché la Chiesa non sa che è cattivo, o perché lo tollera (i cattivi, infatti, restano ignorati o tollerati; come si tollera la pula in attesa che, alla fine, l'aia venga ripulita). La grazia data da questo battesimo è una e identica, e non viene compromessa dall'indegnità del ministro; è sempre uguale perché è lui quello che battezza.

9. Vediamo dunque, o dilettissimi, ciò che quelli non vogliono vedere. Anzi, non è che non vedano, ma non riescono ad accettare ciò che è contro di loro. Dove furono inviati i discepoli a battezzare come ministri nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo? Dove furono inviati? Andate, battezzate tutte le genti (Mt 28, 19). Voi conoscete, fratelli, l'origine di questa eredità: Chiedimi e ti darò le genti in eredità, e in tuo possesso i confini della terra (Sal 2, 8). Avete sentito come da Sion sia uscita la legge, e la parola del Signore da Gerusalemme (cf. Is 2, 3); là infatti i discepoli si sentirono dire: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 19). Abbiamo fatto attenzione alle parole: Andate e battezzate tutte le genti. Ma in nome di chi? Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. E' dunque un solo Dio; poiché non è detto: nei nomi del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ma nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Dove senti pronunciare un solo nome, là c'è un solo Dio. Così quando si parla della discendenza di Abramo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le genti; l'Apostolo spiega: La Scrittura non dice "nei tuoi discendenti", come se si trattasse di molti, ma "nella tua discendenza" come di uno solo, cioè Cristo (Gal 3, 16; cf. Gen 22, 18). Come dunque dal fatto che in quel passo "nei tuoi discendenti" l'Apostolo ti vuole insegnare che il Cristo è uno solo, così se è detto nel nome, non "nei nomi" (come nella tua discendenza, non "nei tuoi discendenti"), è per affermare che c'è un solo Dio: Padre e Figlio e Spirito Santo.

10. Va bene, dicono i discepoli al Signore, sappiamo adesso nel nome di chi dobbiamo battezzare; ci hai fatti ministri e ci hai detto: Andate e battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ma, dove dobbiamo andare? Ancora lo domandate? Non avete sentito, dove? Alla mia eredità! Mi chiedete: dove andremo noi? A tutto ciò che io ho redento con il mio sangue. Dove dunque? A tutte le genti! Pensavo che avrebbe detto: Andate e battezzate gli Africani nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Rendiamo grazie a Dio! Il Signore ha risolto il problema, la colomba ci insegna che cosa dobbiamo fare. Rendiamo grazie a Dio! Gli Apostoli sono stati inviati a tutte le genti; e se a tutte le genti, agli uomini di tutte le lingue. Questo è il significato dello Spirito Santo diviso nelle lingue e unito nella colomba. Da una parte le lingue si dividono, dall'altra la colomba le unisce. Le lingue delle genti hanno trovato l'accordo, e solo la lingua dell'Africa sarebbe discordante? Cosa c'è di più evidente, o miei fratelli? Nella colomba si trova l'unità, nelle lingue delle genti si realizza la comunità. Ci fu un momento in cui la superbia ruppe l'accordo delle lingue e di una se ne fecero molte. Dopo il diluvio, infatti, certi uomini superbi, come nel tentativo di fortificarsi contro Dio (quasi che ci possa essere qualcosa di elevato nei confronti di Dio o di sicuro per la superbia), questi uomini eressero una torre per salvarsi da un altro eventuale diluvio. Avevano sentito dire e ricordavano che il diluvio aveva distrutto ogni sorta di iniquità; e siccome non volevano rinunciare all'iniquità, cercavano di premunirsi contro un nuovo diluvio con l'altezza di una torre, e ne costruirono una molto elevata. Dio vide la loro superbia e li fece cadere in una tale confusione che non riuscirono più a intendersi nei loro discorsi: e così dalla superbia ebbe origine la diversità delle lingue (cf. Gn 11, 1-9). La superbia creò la diversità delle lingue, l'umiltà di Cristo le ha raccolte in unità. La Chiesa riunisce ciò che la torre disgregò. Da una sola lingua se ne produssero molte: non ti meravigliare, è la superbia che ha fatto questo. Di molte lingue se ne fa una sola: non ti meravigliare, è la carità che fa questo. Benché infatti siano diversi i suoni delle lingue, è un solo Dio che viene invocato nel cuore, è una sola pace che viene custodita. In quale modo, o cristiani, lo Spirito Santo, volendo designare l'unità, avrebbe dovuto manifestarsi se non sotto forma di colomba, affinché si potesse dire della Chiesa pacificata: Una sola è la mia colomba? (Ct 6, 8). Sotto quale altra forma poteva manifestarsi l'umiltà, se non come uccello semplice e gemente? Non poteva certo manifestarsi sotto forma di uccello superbo e presuntuoso come il corvo.

[Fuori della colomba non c'è battesimo.]

11. Probabilmente diranno: Poiché c'è la colomba, e una sola colomba, non può esservi battesimo fuori di quest'unica colomba; ebbene, se la colomba è presso di te, o se tu sei la colomba, quando vengo da te dammi ciò che io non ho. Sapete che questi sono i loro argomenti: ora potrete rendervi conto come la loro voce non sia quella della colomba, ma quella del corvo. La vostra Carità presti un po' d'attenzione; state in guardia contro le insidie; anzi aprite gli occhi e raccogliete le parole degli avversari per ribatterle, non per trangugiarle e assimilarle. Fate come il Signore che quando gli offrirono l'amara bevanda, la gustò e non volle berne (cf. Mt 27, 34); così anche voi, ascoltate le loro parole e respingetele. Vediamo cosa dicono. Dicono: La colomba sei tu, o Chiesa cattolica, a te è stato detto: Unica è la mia colomba, l'unica di sua madre (Ct 6, 8); certamente queste parole si riferiscono a te. Allora aspettate prima d'interrogarmi; prima dimostratemi se queste parole si riferiscono a me, ho fretta di saperlo. Essi affermano: Certamente, si riferiscono a te. Ed io confermo, facendo mia la voce della Chiesa cattolica; sì, è a me che si riferiscono. Fratelli, sono certo che questa affermazione che avete udito sulla mia bocca trova piena risonanza nei vostri cuori, e perciò in coro abbiamo ripetuto ciò che è stato detto alla Chiesa cattolica: Unica è la mia colomba, l'unica di sua madre. Ma l'obiettante incalza: Non può esserci battesimo fuori dell'unica colomba, e siccome io sono stato battezzato fuori dell'unica colomba, io non ho il battesimo; e se non ho il battesimo, perché non me lo dai quando vengo a te?

12. Sono io adesso che ti pongo una domanda. Intanto mettiamo al sicuro che le parole: Unica è la mia colomba, unica è per sua madre, si riferiscono alla Chiesa cattolica; e poi chiediamoci se queste parole si riferiscono a me o a te, o ad altri. Ecco ciò che mi preme di sapere. Se la colomba è semplice, innocente, senza fiele, pacifica nei suoi baci, priva d'artigli crudeli; voglio sapere se possono essere membra di questa colomba gli avari, i rapaci, i bugiardi, gli ubriaconi, i facinorosi. Tu mi rispondi che assolutamente no. E invero, o fratelli, chi oserebbe sostenerlo? Per non dire d'altri, limitandomi ai briganti, direi che se mai sono membra di uno sparviero, non certo di una colomba. I falchi sono rapaci, gli sparvieri sono rapaci, i corvi sono rapaci! ma le colombe non sono rapaci, né dilaniano; dunque i ladri non sono membra della colomba. Ci sarà ben stato presso di voi almeno un ladro. Perché dunque rimane valido il battesimo dato non dalla colomba ma dallo sparviero? Perché presso di voi non si ribattezza chi è stato battezzato da un ladro, da un adultero, o da un ubriaco o da un avaro? Forse che tutti costoro sono membra della colomba? A tal punto oltraggiate la vostra colomba, da procurarle membra di avvoltoi? Cosa dobbiamo dire allora, o fratelli? Nella Chiesa cattolica ci sono buoni e cattivi, ma presso quelli soltanto cattivi. In seguito si vedrà se parlo così solo per animosità. Essi dovranno, quanto meno, riconoscere che anche tra loro ci sono buoni e cattivi; perché se dicessero che ci sono soltanto buoni, si affidino pure ad essi i loro seguaci, io non ho niente in contrario. Hanno un bel dire che tra loro non ci sono che santi, giusti, casti e temperanti; che non ci sono adulteri, usurai, frodatori, spergiuri, ubriaconi. Lo dicano pure: io non tengo conto delle loro parole, ma dei loro cuori. Noi li conosciamo, anche voi li conoscete, e tra essi si conoscono, così come voi, nella Chiesa cattolica, vi conoscete a vicenda e anch'essi vi conoscono; non intendiamo accusarli, ma loro siano meno presuntuosi. Noi confessiamo che nella Chiesa ci sono buoni e cattivi, come nell'aia c'è il grano e la paglia. Uno può venir battezzato dal grano ed esser paglia; un altro è battezzato dalla paglia ed è grano. Che se il battesimo amministrato dal grano fosse valido, e il battesimo amministrato dalla paglia non fosse valido, sarebbe falsa l'affermazione: E' lui quello che battezza (Gv 1, 33). Se invece è vero che è lui quello che battezza, il battesimo dato da un ministro indegno è valido, e battezza allo stesso modo della colomba. Il ministro indegno non è certo la colomba, né fa parte delle membra della colomba; e questo vale tanto per la Chiesa cattolica quanto per loro, se sostengono che la loro chiesa si identifica con la colomba. Che cosa dobbiamo concludere, o fratelli? E' evidente e noto a tutti, anche se non vogliono convincersene, che tanto da loro come da noi non si deve ripetere il battesimo conferito da un ministro indegno. La colomba non battezza dopo il corvo; perché, allora, il corvo vuole battezzare dopo la colomba?

13. La Carità vostra mi presti attenzione. Perché è per mezzo della colomba, discesa sul Signore appena battezzato, che Dio ha fatto conoscere questa verità ancora nascosta? Cioè, perché lo Spirito Santo discese sotto forma di colomba e si fermò sul Signore, e in questo modo rivelò a Giovanni questa potestà del tutto personale di Cristo, di battezzare? Già l'ho detto: è perché su questa potestà personale di Cristo è fondata la pace della Chiesa. Uno può ricevere il battesimo fuori della colomba, ma fuori della colomba il battesimo non gli serve. La vostra Carità mi ascolti, e comprenda dove voglio arrivare. Essi, con la loro maniera di circuire, seducono i nostri fratelli che sono pigri e freddi. Dobbiamo essere più semplici e più fervidi. Essi dicono: Ho ricevuto o non ho ricevuto il battesimo? Io rispondo: sì che lo hai ricevuto. Se dunque l'ho ricevuto, non occorre che tu me lo dia; posso star tranquillo, grazie anche alla tua testimonianza; infatti io dico di averlo ricevuto, e tu confermi che l'ho ricevuto. Ho quindi la garanzia di una duplice testimonianza; e allora che cosa mi prometti? perché vuoi che mi faccia cattolico quando non puoi darmi niente di più, e tu stesso riconosci che io ho già ricevuto ciò che tu dici di avere? Quando invece io ti dico di venire da me, asserisco che tu non l'hai: e tu ammetti che io ce l'ho; e allora perché mi dici: vieni a me?

[Il battesimo senza la carità non serve a niente.]

14. Ascoltiamo l'insegnamento della colomba. Essa lo attinge dal suo Capo, che è il Signore, e dice: Tu hai il battesimo ma non hai la carità, quella carità che mi fa gemere. Egli replica: che significa, ho il battesimo e non ho la carità? Ho forse i sacramenti senza avere la carità? Non protestare, ma dimostrami come può avere la carità chi divide l'unità. Io ho il battesimo, tu dici. E' vero, lo hai, ma il battesimo senza la carità non ti serve a niente, perché senza la carità tu sei niente. Intendiamoci, un tal battessimo è niente solo in uno che è niente; poiché in sé il battesimo è qualcosa, anzi una grande cosa se si tiene conto di colui del quale è stato detto: E' lui quello che battezza. Ma affinché non t'illudessi che una cosa così grande possa giovarti fuori dell'unità, sul Cristo battezzato discese la colomba come per dire: se hai il battesimo devi essere nella colomba, altrimenti quello che hai non ti giova. Vieni dunque alla colomba, noi ti diciamo, non perché tu debba cominciare ad avere ciò che non hai, ma perché cominci a giovarti ciò che hai. Fuori della Chiesa, infatti, avresti il battesimo per la rovina; nel seno della Chiesa, se lo hai, comincerà a giovarti per la salvezza.

15. Il battesimo, anzi, non solo non ti giovava, ma ti era dannoso. Anche le cose sante possono diventare nocive: nei buoni sono portatrici di salvezza, nei cattivi di condanna. Certo, o fratelli, noi sappiamo ciò che riceviamo, e ciò che riceviamo è sicuramente una cosa santa, nessuno afferma il contrario. Ma, cosa dice l'Apostolo? Chi mangia e beve indegnamente, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11, 29). Non dice che quella cosa è cattiva; ma che quel cattivo, ricevendola indegnamente, riceve a sua condanna la cosa buona che riceve. Forse che era cattivo il boccone di pane che il Signore porse a Giuda (cf. Gv 13, 26)? Sicuramente no. Da medico, Cristo non avrebbe dato il veleno; diede, da medico, la salute; ma chi indegnamente ricevette il boccone, lo ricevette a sua rovina, perché non lo ricevette in pace con gli altri. Altrettanto succede a colui che viene battezzato. Io il battesimo ce l'ho, tu dici. Va bene, tu hai il battesimo; però fa' attenzione a ciò che hai; potresti essere condannato proprio in nome di ciò che hai. Perché? Perché tu possiedi il sacramento della colomba fuori della colomba. Se tu possedessi il sacramento della colomba nella colomba, non avresti niente da temere. Supponi di essere un soldato: se porti impresso su di te il marchio del tuo comandante, e rimani nelle file, puoi star tranquillo; ma se lo porti fuori dell'accampamento, non solo non ti giova, ma sarai punito come disertore. Vieni, dunque, vieni e non stare a dire: Ho ricevuto il battesimo, quindi sto a posto. Vieni, la colomba ti chiama, con i suoi gemiti ti chiama. E' a voi che mi rivolgo, o miei fratelli: Chiamate gemendo, non polemizzando; chiamate pregando, chiamate invitando cordialmente, chiamate facendo penitenza; dalla vostra carità comprendano che siete in pena per loro. Sono certo, fratelli miei, che se vedranno il vostro dolore, rimarranno confusi e torneranno alla vita. Vieni, dunque, vieni e non temere. Devi temere se non vieni; anzi più che temere, dovresti piangere. Vieni, sarai contento se verrai; gemerai, sì, nelle tribolazioni della peregrinazione, ma gioirai nella speranza. Vieni dove è la colomba, cui è stato detto: Unica è la mia colomba, l'unica di sua madre (Ct 6, 8). Vedi l'unica colomba sul capo di Cristo, e non vedi le lingue nell'universo mondo? E' il medesimo Spirito che si manifesta per mezzo della colomba, e si manifesta per mezzo delle lingue: e se è il medesimo Spirito, quello che si manifesta per mezzo della colomba e per mezzo delle lingue, vuol dire che lo Spirito Santo è stato elargito al mondo intero, dal quale ti sei isolato per gracchiare insieme al corvo invece di gemere insieme alla colomba. Vieni, dunque.

16. Forse c'è una cosa che ti preoccupa. Dici: sono stato battezzato fuori della Chiesa, e temo di essere colpevole per aver ricevuto il battesimo fuori dell'unità. Se dici così, cominci a riconoscere per che cosa bisogna gemere; dici il vero, che sei colpevole, ma non per aver ricevuto il battesimo, quanto per averlo ricevuto fuori della Chiesa. Custodisci ciò che hai ricevuto, fa' ammenda per averlo ricevuto fuori. Hai ricevuto il sacramento della colomba fuori della colomba: sono due cose distinte: hai ricevuto il sacramento, e l'hai ricevuto fuori della colomba; approvo l'averlo ricevuto, ma ti rimprovero d'averlo ricevuto fuori. Custodisci ciò che hai ricevuto; non viene cambiato, ma riconosciuto: è il sigillo del mio re, non voglio essere sacrilego; correggo il disertore, non altero il sigillo.

17. Non vantarti del battesimo, per il fatto che io dico che è lo stesso e tutta la Chiesa cattolica lo riconosce valido. La colomba guarda, lo riconosce e geme; geme perché questo battesimo tu lo possiedi fuori. Essa vede in te ciò che deve riconoscere, e vede anche ciò che deve correggere. E' questo il battesimo, vieni: ti glori del fatto che è valido e non vuoi venire? Che dire allora dei cattivi che non fanno parte della colomba? La colomba ti dice: Anche i cattivi che non fanno parte delle mie membra, in mezzo ai quali io gemo - e non posso fare a meno di gemere - , non hanno forse il medesimo battesimo che tu ti vanti di avere? Non è forse vero che molti hanno ricevuto il battesimo e sono ubriaconi, avari, idolatri e, quel che è peggio, lo sono di nascosto? I pagani non si recano forse pubblicamente, come in passato, ad adorare gli idoli? Ora i cristiani si recano dagli indovini e consultano gli astrologhi di nascosto. Tutti questi hanno il battesimo, ma la colomba è costretta a gemere in mezzo ai corvi. Perché ti accontenti di avere il battesimo? Tu hai ciò che anche un cattivo ha. Procura di avere umiltà, carità, pace; procura di avere quel bene che ancora non hai, se vuoi che ti giovi il bene che hai.

18. Ciò che tu hai, lo aveva anche Simon Mago: lo testimoniano gli Atti degli Apostoli, quel libro ispirato che si deve leggere ogni anno nella Chiesa. Come sapete, questo libro, si legge ogni anno con solennità dopo aver celebrato la passione del Signore. In esso si narra come si convertì l'Apostolo, diventando predicatore da persecutore che era (cf. At 9, 1 ss); vi si narra altresì che nel giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo in lingue come di fuoco che si divisero (cf. At 2, 1-4). Vi si narra che molti in Samaria credettero per la predicazione di Filippo (cf. At 8, 5-8), che era uno degli Apostoli o uno dei diaconi: sappiamo infatti che furono ordinati sette diaconi, tra i quali era Filippo (cf. At 6, 3-6). Per mezzo della predicazione di Filippo, i Samaritani credettero e la Samaria si riempì di fedeli. In Samaria si trovava Simon Mago che con le sue arti magiche aveva sedotto il popolo, dal quale veniva considerato una potenza divina. Tuttavia, impressionato dai prodigi che Filippo compiva, anche Simone credette. Ma in che modo avesse creduto, lo dimostrano gli avvenimenti successivi. Simone si fece battezzare. Gli Apostoli, che si trovavano a Gerusalemme, ebbero notizia di quanto avveniva in Samaria e vi mandarono Pietro e Giovanni, i quali trovarono che molti erano stati battezzati. Ma, siccome nessuno di loro aveva ancora ricevuto lo Spirito Santo nel modo in cui allora discendeva, che era indicativo delle genti che avrebbero creduto (quelli, infatti, sui quali lo Spirito Santo discendeva, parlavano le lingue), Pietro e Giovanni imposero su di loro le mani pregando per loro, e quelli ricevettero lo Spirito Santo. Ora, Simone che non era nella Chiesa come colomba, ma come corvo, perché cercava i suoi interessi e non quelli di Gesù Cristo (cf. Fil 2, 21), e per questo nei Cristiani amava più la potenza che la santità, vedendo che lo Spirito Santo veniva conferito mediante l'imposizione delle mani degli Apostoli (non perché fosse loro dono, ma perché veniva donato mentre essi pregavano), disse agli Apostoli: Quanto denaro volete da me, affinché anch'io possa conferire lo Spirito Santo con l'imposizione delle mani? Pietro gli rispose: Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio. A chi è detto: il tuo denaro vada con te in perdizione? A un battezzato. Aveva ricevuto il battesimo, ma nell'intimo del suo cuore non aderiva alla colomba. Ne volete la prova? Ponete attenzione alle parole che l'apostolo Pietro gli rivolge subito dopo: Non v'è parte né sorte alcuna in questa fede... perché ti vedo pieno di fiele amaro. La colomba non ha fiele, Simone l'aveva (cf. At 8, 9-23); perciò era separato dalle viscere della colomba. Che cosa gli poteva giovare il battesimo? Non riporre quindi la tua gloria nel battesimo, come se ti bastasse per essere salvo; non adirarti, deponi il fiele, vieni dalla colomba; qui ti gioverà ciò che fuori, non solo non ti giova, ma ti nuoce.

19. E non dire: io non vengo perché sono stato battezzato fuori della Chiesa. Comincia ad avere la carità, comincia a portare frutti; e se in te si troveranno i frutti, la colomba ti porterà dentro la Chiesa. C'è nella Scrittura un particolare: l'arca era stata fabbricata con legno che non poteva marcire (cf. Gn 6, 14). Questo legno che non marcisce sono i santi, i fedeli che appartengono a Cristo. Come i fedeli sono chiamati pietre vive del tempio, con le quali il tempio si costruisce, così vengono detti legno che non marcisce coloro che perseverano nella fede. Nell'arca, dunque, il legno era incorruttibile; l'arca è la Chiesa: è qui che battezza la colomba. L'arca, infatti, galleggiava sull'acqua; il legno incorruttibile fu battezzato dentro l'arca. L'altra legna, tutti gli alberi che esistevano nel mondo, furono battezzati fuori. L'acqua però era la stessa: veniva tutta dal cielo e dalle sorgenti sotterranee; nella medesima acqua fu battezzato il legno dell'arca e quello fuori. Fu inviata la colomba, che non avendo trovato dove posarsi, fece ritorno all'arca; era tutto ricoperto dalle acque, e preferì tornare piuttosto che farsi ribattezzare. Il corvo, invece, che fu mandato fuori prima che l'acqua si ritirasse, siccome si lasciò battezzare di nuovo e non volle tornare all'arca, perì nelle acque. Dio ci risparmi la fine del corvo. Perché, infatti, il corvo non fece ritorno, se non perché fu sommerso dalle acque? La colomba, invece, poiché non aveva trovato dove posarsi, ritornò all'arca, malgrado gli insistenti inviti che da ogni parte le acque le facevano giungere: "vieni, vieni, immergiti qui" così come gridano gli eretici: "vieni, vieni, qui trovi il battesimo". Noè la rimandò fuori, così come l'arca manda fuori voi affinché parliate a costoro. E che cosa fece la colomba? Dato che anche fuori gli alberi erano stati battezzati, portò nell'arca un ramo d'olivo. Quel ramo aveva foglie e frutti (cf. Gn 8, 6-11). Non siano in te soltanto parole, non soltanto foglie; siano in te anche i frutti; e tornerai all'arca, non da te stesso, ma perché la colomba ti chiama. Che si senta fuori il vostro gemito, per richiamare dentro quelli che stanno fuori.

20. Basta osservare il frutto dell'olivo, per coglierne il significato. Il frutto dell'olivo simboleggia la carità. Come si prova? L'olio non si lascia spingere in basso da nessun liquido, ma, superandoli, emerge e galleggia sopra tutti. Così è della carità: non si lascia spingere in basso, tende irresistibilmente verso l'alto. Di essa perciò l'Apostolo dice: Vi mostrerò una via ancora più eccellente (1 Cor 12, 31). Abbiamo detto che l'olio tende verso l'alto. Se mai ci fosse dubbio che l'Apostolo dicendo: Vi mostrerò una via ancora più eccellente, intenda riferirsi alla carità, sentiamo quello che dice dopo: Quando pure io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho la carità sono un bronzo sonante o un cembalo squillante (1 Cor 13, 1). Adesso, Donato, vieni a gridare che sei eloquente; adesso vieni a gridare che sei sapiente! Quanto sei eloquente, quanto sei sapiente? Hai forse parlato le lingue degli angeli? Ma quand'anche tu parlassi le lingue degli angeli, se non hai la carità, io sentirei soltanto bronzi sonanti e cembali squillanti. Cerco qualcosa di più solido, vorrei trovare il frutto in mezzo alle foglie: non siano sole le parole, portino anche il frutto, tornino all'arca.

21. Dirai che possiedi il sacramento. E' vero, il sacramento è un dono di Dio; tu possiedi il battesimo ed io lo riconosco. Ma che dice il medesimo Apostolo? Se conoscessi tutti i misteri, e avessi la profezia e tutta la fede in modo da trasportare le montagne... (1 Cor 13, 2). Non puoi neanche dire che ti basta la fede, perché l'apostolo Giacomo dice: Anche i demoni credono e tremano (Gc 2, 19). Gran cosa è la fede, ma non ti giova nulla se non hai la carità. Anche i demoni confessavano Cristo; credendo in lui senza amarlo, dicevano: che cosa c'è tra noi e te (Mc 1, 24)? Avevano la fede, ma non avevano la carità. Non per nulla erano demoni. Non vantarti della fede, non ti distingui ancora dai demoni. Non dire a Cristo: Che cosa c'è tra me e te? E' l'unità di Cristo che ti parla: vieni, riconosci il fondamento della pace, rientra nell'intimità della colomba. Sei stato battezzato fuori; produci frutti e ritornerai nell'arca.

22. Perché ci vieni a cercare, dirai, se siamo cattivi? Perché diventiate buoni. Vi cerchiamo appunto perché siete cattivi; se non lo foste vi avremmo già trovati, e non staremmo a cercarvi. Chi è buono è già stato trovato, chi è cattivo ha bisogno d'essere cercato. Ecco perché vi cerchiamo. Ritornate nell'arca. Ma tu ripeti che hai già il battesimo. Se conoscessi tutti i misteri, e avessi la profezia e tutta la fede in modo da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, sarei nulla. Se ci fosse in te il frutto, se in te si potesse vedere l'oliva, ti sentiresti richiamato nell'arca.

[Se sei per Donato, non sei nella colomba.]

23. Ma dici: Che mai? ecco noi soffriamo per Cristo tanti mali. Non è per Cristo che voi soffrite tutti questi mali, bensì per la vostra gloria. Ascoltate quanto segue: costoro si vantano talvolta perché fanno molte elemosine, beneficano i poveri; si vantano perché soffrono persecuzioni; ma è per Donato, non per Cristo. Vedi per qual motivo soffri: se è per Donato che soffri, soffri per un superbo; non sei nella colomba, se soffri per Donato. Costui non era amico dello sposo, ché se fosse stato amico dello sposo avrebbe cercato la gloria dello sposo, non la sua (cf. Gv 3, 29). Guarda l'amico dello sposo che dice: E' lui quello che battezza. Non era amico dello sposo colui per il quale tu soffri. Tu non possiedi la veste nuziale; sei venuto al banchetto, ma sarai cacciato fuori (cf. Mt 22, 11-13). Anzi, sei già stato cacciato fuori, e per questo sei un infelice: ritorna una buona volta e smetti di gloriarti. Ascolta cosa dice l'Apostolo: E se anche distribuisco tutte le mie sostanze ai poveri, e se anche do il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità... Ecco che cosa non hai. Anche se do - dice - il mio corpo per essere bruciato: e fosse per il nome di Cristo! ma siccome molti fanno questo per vanagloria, e non mossi dalla carità, allora: se anche do il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova nulla (1 Cor 13, 3). Erano animati dalla carità quei martiri che soffrirono in tempo di persecuzione; agirono spinti dalla carità; costoro, invece, agiscono per vanagloria e superbia; perché se manca il persecutore, si uccidono da soli. Vieni, dunque, per avere la carità. Anche noi abbiamo i martiri, dirai. Ma quali martiri? Non sono colombe; perciò hanno tentato di volare, e si sono sfracellati sulla pietra.

[Se siamo la colomba, gemiamo, sopportiamo, speriamo.]

24. Vedete, dunque, fratelli miei, come tutto grida contro di essi, ogni pagina, ogni profezia, tutto il Vangelo, tutte le lettere degli Apostoli, tutti i gemiti della colomba: e tuttavia non si scuotono e non si svegliano. Ma se siamo la colomba, gemiamo, tolleriamo, speriamo: non mancherà, la misericordia di Dio, di suscitare il fuoco dello Spirito Santo, servendosi della vostra semplicità. E torneranno. Non bisogna disperare: pregate, predicate, amate; il Signore è veramente potente. Già molti han cominciato a riconoscere la loro sfrontatezza: molti hanno capito, e si sono vergognati; Cristo farà sì che anche gli altri capiscano. E potesse, o miei fratelli, rimanere fuori soltanto la paglia, e tutto il grano venire raccolto! Tutto ciò che da loro ha fruttificato, per mezzo della colomba ritorni nell'arca.

25. Adesso, che un po' dappertutto perdono terreno, non sapendo più che dire, ecco che cosa inventano contro di noi: che noi abbiamo preso le loro ville, che ci siamo appropriati delle loro terre. Tirano fuori i testamenti dei donatori. Ecco, qui, risulta che Caio Seio donò un terreno alla Chiesa, di cui era capo Faustino. Di quale Chiesa era vescovo Faustino? Di quale Chiesa si tratta? Della Chiesa di cui Faustino era capo. Ma Faustino non era capo della Chiesa, bensì soltanto di una parte di essa. Ora, la colomba è la Chiesa. Perché protestate? Noi non ci siamo appropriati di queste ville: esse spettano alla colomba. Cerchiamo chi è la colomba, e diamogliele. Credo che sappiate, o miei fratelli, che queste proprietà non sono di Agostino; e se non lo sapete, e credete che io voglia godermele, Dio lo sa e conosce bene i miei sentimenti e le soddisfazioni che mi procurano questi beni; conosce i miei gemiti, lui che ha voluto in qualche cosa rendermi partecipe di ciò che spetta alla colomba. Ecco le proprietà. In nome di quale diritto le rivendichi? In nome del diritto divino o di quello umano? Mi diranno che il diritto divino si trova nelle Scritture, quello umano nelle leggi dei re. Io replico: a che titolo uno possiede una cosa? non forse in virtù del diritto umano? perché in virtù del diritto divino al Signore appartiene la terra e la sua pienezza (Sal 23, 1). Con una medesima terra Dio ha creato i poveri e i ricchi ed una medesima terra sostiene i poveri e i ricchi. Tuttavia è in virtù del diritto umano che uno dice: questa terra è mia, questa casa è mia, questo servo è mio. Dunque in virtù del diritto umano, del diritto degli imperatori. E perché? Perché questi diritti Dio li ha distribuiti al genere umano per mezzo degli imperatori e dei re di questo mondo. Volete che prendiamo atto delle leggi degli imperatori e in base ad esse definiamo la questione della proprietà? Se volete possedere basandovi sul diritto umano, si proceda alla lettura delle leggi degli imperatori, e vediamo se era loro intenzione che gli eretici fossero proprietari. Ma che mi importa dell'imperatore! - dirai. Gli è che tu possiedi la terra in base al diritto da lui fissato. Sopprimendo questo diritto, nessuno potrà dire: questa terra è mia, questo servo è mio, questa casa è mia. Se, invece, gli uomini hanno questa proprietà perché ne hanno ricevuto il diritto dai re, volete che leggiamo queste leggi per convincervi che se godete il possesso anche soltanto di un orto, non lo dovete se non alla mansuetudine della colomba, che se non altro vi ci lascia? Esistono leggi precise con le quali gli imperatori non consentono di possedere qualcosa a nome della Chiesa, a coloro che usurpano il nome di cristiani fuori della comunione con la Chiesa cattolica, e non vogliono onorare in pace l'Autore della pace.

26. Ma che c'è di comune tra noi e l'imperatore? L'ho già detto: è questione di diritto umano. D'altronde, l'apostolo Pietro vuole che si presti obbedienza ai re, vuole che si renda onore ai re, dicendo: Rispettate il re (1 Pt 2, 17). Non dire dunque: che c'è di comune tra me e il re? E allora che c'è di comune fra te e la proprietà? E' per diritto del re che si entra in possesso di una proprietà. Chiedi che cosa c'è di comune fra te e il re? Ma, allora, non parlare più di tua proprietà, dato che rinunci ai diritti umani in base ai quali puoi possedere. Ma, tu dici, si tratta di diritto divino. Leggiamo allora il Vangelo, e vediamo fin dove la Chiesa cattolica appartiene a Cristo, sul quale discese la colomba che insegnò: E' lui quello che battezza (Gv 1, 33). In che modo, dunque, colui che dice "sono io che battezzo", può possedere qualcosa per diritto divino, quando la colomba dice: è lui quello che battezza? e quando la Scrittura dice: Unica è la mia colomba, unica è per sua madre? Perché avete dilaniato la colomba? O meglio, perché avete dilaniato le vostre stesse viscere? E' voi stessi, infatti, che dilaniate, la colomba rimane intatta. Quindi, fratelli miei, non avendo essi nulla da controbattere, dirò io che cosa debbono fare: vengano nella Chiesa cattolica, e possederanno con noi, non solo la terra, ma anche colui che ha fatto il cielo e la terra.
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