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Chiara Maria: “La mia più grande paura è quella di morire lontana da Cristo”

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Il racconto della malattia e della morte di una ragazza di 25 anni che non ha maledetto la sua storia ma ha testimoniato nella sofferenza l’amore di Dio, accompagnata dalla famiglia e dalla sua comunità

È domenica sera e ho appena finito di leggere “Credere per Vedere” di Massimiliano Giglio (Araba Fenice libri). Ho trattenuto a fatica l’emozione nello scorrere queste pagine che raccontano la storia della malattia e della morte della giovane Chiara Maria, salita al cielo all’età di 25 anni a causa di un tumore della pelle. Arrivata alla fine del libro ho pensato che davvero si può vivere la grazia di una morte santa, accettando la volontà di Dio, soffrendo ma senza cadere nella disperazione, amando e conservando la fede con forza. Questo è ciò che ha fatto la giovane e coraggiosa Chiara Maria, testimoniando che proprio nella sofferenza l’uomo è più vicino a Gesù, e che anche se non comprendiamo il perché di una croce – nel suo caso la malattia – c’è un senso profondo e misterioso nel quale il Signore opera.

«Dio non vuole fregarmi, ma ha un piano “molto particolare” per me»

Scriveva infatti così Chiara a padre Dominik – il sacerdote che accompagna la comunità neocatecumenale dove Chiara Maria, fin dalla adolescenza, camminava insieme ad altri cinquanta fratelli nella parrocchia romana di Santa Francesca Cabrini – che le aveva dato il compito di annotare delle ammonizioni, piccole riflessioni, sulle letture della Veglia di Pasqua a cui non avrebbe potuto partecipare per il suo precario stato di salute:

Di questa lettura mi colpisce la misericordia con la quale il Signore decide di purificare, benedire, donare un cuore di carne, donare il Suo Spirito, al popolo d’Israele, nonostante esso sia un popolo di peccatori. In fondo, il popolo d’Israele siamo noi, che non riusciamo mai a vedere tutti i doni che Dio ci manda, e dubitiamo costantemente del Suo immenso amore. In realtà, in questo momento specifico, ammetto di aver dubitato fortemente dell’amore di Dio per me, perché pensavo di non meritare questa malattia, di non meritare questa famiglia così disastrata, e tante altre cose. Poi, però, mi torna alla mente che “le vostre vie non sono le mie vie”, e perciò penso che il perché di tutto questo lo capirò, e sicuramente Dio non vuole fregarmi, ma ha un piano “molto particolare” per me.

“Chiara è stata per me veramente una testimone dell’amore di Dio”

Il libro è scritto da Massimiliano, fratello di comunità di Chiara e cugino del suo fidanzato Stefano. Dopo il bellissimo funerale (sembra paradossale dirlo ma questo è ciò che si vive quando si sperimenta che Cristo ha vinto la morte), Massimiliano ha sentito l’urgenza di condividere questa testimonianza, di metterla su carta, pur non essendo un letterato né uno scrittore. Ma a lui non è importato il bello stile, si è dedicato con passione e fede a raccontare per non dimenticare, perché quello che gli preme è ciò che Chiara Maria ha rappresentato per la sua vita, per la sua conversione, e non solo per la sua, ma per quella di tutta la loro comunità, per la famiglia di Chiara non più unita per cui lei soffriva.

“Chiedo tutti i giorni che Lui mi dica cosa vuole da me”

A Chiara Maria viene diagnosticato il tumore dopo cinque anni di ricerche e visite a causa di alcune macchie che le comparivano sul corpo. Lei combatte la malattia chiedendo la forza a Dio e soprattutto la grazia di andare avanti senza ribellarsi, accettando i suoi piani. Scrive in un altro commento ad una lettura della veglia pasquale:

Questa lettura è quella che mi colpisce di più di tutte, specialmente quando dice “ Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri ”. Esattamente su questa frase feci l’esperienza alla scorsa Veglia di Pasqua. Tuttavia, non direi le stesse cose, ma direi che io i piani di Dio non li ho proprio capiti, e chiedo tutti i giorni che Lui mi dica cosa vuole da me. In fondo, ho capito che non vuole che io mi fermi alla superficie delle cose, ma che viva delle esperienze profonde, probabilmente per rafforzare la mia scarsissima fede, oppure che in qualche modo questa malattia possa sanare le ferite della mia famiglia, o chissà cos’altro. Mai come in questo momento mi sono sentita nelle mani di Dio.

L’amore della famiglia e la presenza costante (e orante) della sua comunità

Lei non è sola, ha l’amore della sua famiglia, la costante presenza dei suoi fratelli di comunità che invadono la cappella del Policlinico di Tor Vergata dove è ricoverata per starle vicino. Recitano il rosario, le lodi, i vespri, si ritrovano tutti lì in tantissimi, per sostenerla, per sostenersi in questa prova, per non cadere nell’inganno del demonio che vuol farci pensare male di nostro Padre. Cantano, pregano per non entrare in tentazione. È così che scoprono una bellezza nel dolore, sperimentano una comunione fortissima, la comunione dei santi, tutti riuniti sotto la croce di Chiara Maria, intorno al suo capezzale che si trasforma da luogo della sofferenza in fonte di vita eterna. Massimiliano racconta questo e tanto altro: l’amore di Stefano e Chiara, i loro sogni per il futuro, lui che le rasa i capelli per non farle vivere il trauma di perderli, l’aggressività della chemioterapia, i fratelli di comunità sparsi per i corridoi, i turni per entrare nella sua stanza a salutarla, le attese nella saletta fuori il reparto tutti ammucchiati sui divanetti, per terra, a chiacchierare, pregare, sperare. Cosa c’è di più grande?

Ecco la preghiera spontanea più ricorrente che faceva Massimiliano in quei mesi: “Signore Dio della vita io ti prego che in un modo o nell’altro tu la salvi questa sorella, che in un modo o nell’altro la liberi dal male”. Questa era la mia preghiera, e Dio mi ha ascoltato. Pregavamo per lo spirito che non ci abbandonasse, pregavamo che il demonio non avesse la meglio su di noi che non avesse l’occasione di iniziare a leggere questa storia con i sottotitoli della morte e dell’ingiustizia. Pregavamo incessantemente e Dio ci ascoltava, puntualmente.

“Una delle mie più grandi paure è quella di morire lontana da Cristo”

La paura più grande di Chiara non era quella di morire, ma di farlo lontana da Gesù, fuori dalla Sua grazia, lo scrive commentando un’altra lettura di Pasqua:

Mi colpisce questa lettura perché parla della morte. Quando ti ammali di una malattia seria, è inevitabile che il pensiero vada anche alla morte. Una delle mie più grandi paure, non è tanto quella di morire, ma è quella di morire lontana da Cristo, lontana dalla grazia e dalla volontà di Dio. In questa lettera, San Paolo invece, ci ricorda che se siamo battezzati in Cristo, e se crediamo vero che Egli è salito sulla croce per i nostri peccati, è morto ed è risorto per noi, allora anche non dobbiamo avere paura di morire in Cristo, perché “chi è morto è liberato dal peccato”.

Il funerale di Chiara Maria è stato un matrimonio, come racconta l’autore nel libro, una festa. La chiesa affollatissima, i canti dei fratelli di comunità, la strada piena di persone accorse a darle l’ultimo saluto con la certezza nel cuore che Cristo ha vinto la morte, è risorto, ci ha donato la vita eterna. Anche il calvario della malattia, nonostante il dolore e la tristezza, ha fatto vivere tutti in un clima di gioia piena, vicinanza, unione profonda. Chiara non ha mai pronunciato parole di rabbia, di bestemmia contro la sua storia, non ha mai rifiutato la croce, lo afferma Massimiliano nel libro, e anche il papà, molto emozionato negli studi di TV2000 insieme a Stefano, il fidanzato, e padre Dominik. La cosa che mi ha colpito di più è sentirlo ripetere: “voleva che pregassimo insieme a lei”.

Chiara aveva davvero capito che la vera felicità era mettere la vita nelle mani di Dio, dare gloria a Lui, compiere la Sua volontà. Nonostante la sua giovane età, come afferma ancora suo padre nel filmato, la sua esistenza è stata piena, compiuta, proprio perché lei aveva scelto la parte migliore, aveva compreso che viviamo l’inganno di poter succhiare vita da cose e circostanze fasulle che invece ce la tolgono, mentre Dio ci ama per quello che siamo:

Questo Vangelo mi mette profondamente di fronte alla mia umanità, alla mia pochezza. Mi viene a interrogare sul perché perdiamo tanto tempo dietro a cose che non ci danno la vita, anzi, forse ce la tolgono anche, e non ci rendiamo conto di cosa conta davvero. Infatti, mi colpisce tantissimo il versetto che dice “Perché cercate fra i morti colui che è vivo? Non è qui, È RISORTO”. Perché ci affanniamo a cercare di fare più soldi, di avere per forza un bell’aspetto, di avere la salute, di essere intelligenti, e non capiamo che Dio ci ama per quello che siamo? La malattia mi ha aperto gli occhi sulle priorità della vita, su ciò che è importante per davvero, su cosa significa davvero che la tua vita è nelle mani di Dio, ed ho capito che se non si chiede la Fede ogni giorno, ci si allontana facilmente. Perciò prego Dio che mi doni la costanza nella preghiera quotidiana, che mi doni la Fede ogni giorno, e che mi doni la forza di combattere la malattia sempre rispettando la Sua volontà.

Chiediamo anche noi al Signore di donarci, quando verrà la nostra ora, la grazia di una morte santa, di non bestemmiarlo nella prova, di non maledire la croce, di aver un cuore mansueto ed umile, pronto ad amare e a lasciarsi amare senza riserve.



Autore: Silvia Lucchetti
Fonte: https://it.aleteia.org/2017/10/09/chiara-maria-malattia-morte-cammino-neocatecumenale/
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