EWTN: Kiko Argüello, molte grazie per la tua
disponibilità; so che non ami le interviste, né tanto
meno parlare di te, ma mi hanno detto che grazie a Madre Angelica hai
dato il tuo assenso. Benvenuto Kiko!
Kiko Argüello: Grazie.
EWTN: andiamo per ordine. Tu sei spagnolo, nato a...
Kiko Argüello: Leon.
EWTN: ...che si trova alle estremità dell'Europa!
Come sei arrivato a Madrid?
Kiko Argüello: la Mia famiglia si trasferì quando io
avevo due anni; mio padre era avvocato e si trasferì a Madrid.
EWTN: Quindi sei praticamente madrileno. Qual è la tua
formazione professionale?
Kiko Argüello: Io sono pittore di professione, ho fatto il
liceo e dopo l’Accademia di Belle arti. Dopo ho iniziato a
dipingere ed ho fatto molte esposizioni; ho fatto molta carriera come
pittore professionista.
EWTN: Hai fatto quadri di qualità?
Kiko Argüello: mi diedero un premio straordinario nazionale
in Spagna.
EWTN: Qual era la tua corrente pittorica?
Kiko Argüello: Pittura moderna, dopo abbandonai tutto per
andare a vivere tra i poveri.
EWTN: Andiamo per gradi. Un pittore di successo che
improvvisamente decide di abbandonare tutto ed andare con i poveri.
Perché?
Kiko Argüello: È una storia molto importante. Già
all'accademia di Belle Arti ebbi una crisi esistenziale. Mi resi
conto che la fede che mi avevano inculcato i miei genitori - i miei
genitori sono cattolici - non mi era sufficiente; come ogni giovane,
mi ponevo molte domande: “come è possibile che viviamo
in un mondo pieno di ingiustizie, quando abbiamo dentro un desiderio
di giustizia?” Questo mi portò a cercare altre strade.
Abbandonai completamente la pratica della Chiesa. L'ambiente
all’Accademia era tutto di "sinistra", di tipo ateo
marxista; ma non sono mai stato comunista perché io dicevo ai
miei amici che erano comunisti: "non capisco come voi potete
pensare ad un paradiso comunista dove non ci siano ingiustizie,
quando non date una risposta alla storia, ad un uomo che in una
barca, come ad esempio un negro che è stato preso in Africa
per renderlo schiavo, muore per un ingiustizia...", così
dubitavo...
EWTN: Una cosa mi ha colpito: entrando in crisi, lasci la
Chiesa, non cerchi una risposta all'interno della Chiesa...
Kiko Argüello: Sì perché non trovavo nessuna
soluzione...Avevo una formazione molto debole: il catechismo della
Prima Comunione, dopo a Scuola una materia che si chiamava Religione,
ma non era sufficiente per tutta la problematica che avevo dentro di
tipo filosofico-esistenziale: Chi sono io, chi mi ha creato, perché
viviamo? Non trovavo sufficiente risposta. In fondo, vedevo che gli
altri cristiani, attraverso ciò che facevano, non rispondevano
sufficientemente alla problematica che io avevo in quel momento.
EWTN: più o meno come quando a Gandhi gli domandarono un
giudizio sul cattolicesimo, e lui rispose: “mi piace come
religione, ma i cattolici non mi convincono."
Kiko Argüello: Intanto frequentavo un gruppo teatrale
universitario ed attraverso il teatro entrai in contatto con la
filosofia di Sartre ("La porta chiusa", "Le mosche",
eccetera..) ed in fondo Sartre dava una risposta: che il mondo è
assurdo, tutto è assurdo; cioè che noi abbiamo un
sentimento di giustizia ma viviamo in un mondo di ingiustizia perché
tutto è assurdo. Cercai di vivere questa realtà in
forma cosciente, diciamo così: "esistenzialmente Dio non
esiste, se Dio non esiste, devo accettare che una volta io non
esistevo, che ora esisto e che domani non esisterò, senza
necessità di inventarmi nessun aldilà, né
nessuna cosa superiore." Cercai di vivere con questa idea la
realtà da ateo; non ci pensavo più e cercai di vivere
dedicandomi all'arte. Presi un premio nazionale e andai in
televisione; ma tutto ciò non mi dava niente. Mi domandavo:
"ma la gente come riesce a vivere se io non riesco a vivere?"
“Perché vivi? Chi ti ha creato? Siamo soli
nell'universo?” Ed in questa scelta, in questa crisi
esistenziale molto forte, ebbi un aiuto. C'è un filosofo che
si chiama Bergson che dice che l'intuizione è un mezzo di
conoscenza superiore alla ragione. In qualche modo questo fu per me
una piccola luce. Dico: "supponiamo che Bergson ha ragione e che
l'intuizione è una forma, più profonda della propria
ragione, per arrivare alla verità." E, sorpreso, scoprii
che in fondo la mia intuizione di artista non accettava l'assurdo
dell'esistenza; mi rendevo conto che nella bellezza di un albero,
nella bellezza delle cose, c'è qualcosa che non può
essere assurdo. Allora, se l'assurdo non è la verità,
se c'è una ragione di essere – questo è il passo
seguente - allora qualcuno ci ha creati. Allora chiamai questo
Qualcuno: "se esisti, se c'è un Dio che mi ha creato,
parlami, dimmi chi sono, che cosa devo fare nella vita." E
chiamando Dio ebbi un incontro con Dio molto profondo, nel fondo del
mio essere. Mi ricordo che notai qualcosa che mi succedeva dentro; mi
ricordo che piangevo, piangevo, mi uscivano lacrime senza fermarsi,
ed ero sorpreso: perché piango? Mi resi conto che è
come una persona che l'hanno condannata a morte che l'ammazzano e,
quando l'ammazzano all'improvviso gli dicono: "Sei libero!"
Perché in quel momento io ero nato di nuovo, perché Dio
esisteva, qualcosa mi diceva dentro che Dio mi amava. E la cosa più
sorprendente... perché, in fondo, io ero cosciente che la mia
crisi mi avrebbe potuto uccidere, vivevo in modo vegetativo, mi
alzavo e dicevo: "per cosa vivere? Per dipingere?". E
dipingere perché? Per guadagnare denaro. E guadagnare denaro
perché? Se niente mi soddisfa?." Sapevo che presto o
tardi mi sarei ucciso. In questa kenosis, in questa deposizione, in
questo processo, ebbi questo incontro. Ed in questo incontro scoprii
con sorpresa che qualcosa dentro me mi diceva che Dio esisteva. Ma
non era una cosa razionale. Dopo, leggendo San Paolo, "lo
Spirito di Cristo dà attestazione al nostro spirito...."
Cioè che lo Spirito di Cristo mi dava dentro attestazione, non
solamente che Dio mi amava bensì che io ero figlio di Dio. E
con gran sorpresa, quando ebbi questo incontro profondo col Signore -
perché io ero disposto a diventare buddista, o protestante -
scoprii che questo Dio che appariva nel mio cuore, nella mia anima
più profonda, era Gesù Cristo, il Gesù Cristo
della Chiesa cattolica. Allora andai da un sacerdote e gli dissi che
io volevo essere cristiano. E mi disse: "Perché non sei
battezzato?" Gli dissi: "Sì, sì, sono
battezzato." "Allora cosa vuoi, confessarti?...." Io
mi rendevo conto che avevo bisogno di una formazione cristiana più
profonda. Allora mi invitò a fare un Corso di Cristianità.
Feci un Corso che mi aiutò, vidi lì una testimonianza
laica, mi vennero tolti molti pregiudizi che io avevo acquisito
contro la Chiesa all'Accademia nell'ambiente di "sinistra."
Poi divenni professore dei corsi e cominciai a insegnare in questi
corsi, mi formai come catechista. Allo stesso tempo formai un gruppo
di artisti che si chiamò "Corporazione 62", per
rinnovare l'arte sacra, con scultori, architetti; cercavamo di fare
un rinnovo dell'arte sacra. Mi diedero una borsa di studio della
Fondazione March per trovare i punti di contatto tra l'arte
protestante e l'arte cattolica, esaminando il Concilio e con un
teologo domenicano e con un architetto, facemmo un giro per tutta
l'Europa. Durante questo viaggio, vidi com’era la Chiesa in
questi posti: andai a Parigi, studiai Corbusier, andai in Finlandia.
Ebbi un incontro molto importante prima del viaggio. Andammo al
deserto dei Monegros, perché il Domenicano conosceva i
fratelli di Foucauld e lì stava il P. Boyaume (fondatore dei
Fratelli di Foucauld)…
EWTN: Dove si trova il deserto dei Monegros?
Kiko Argüello: Sta vicino a Saragozza, in Spagna. Lì
ci sono alcune grotte. Il P. Boyaume è il fondatore dei
Fratelli di Foucauld. Parlava di Foucauld in processo di
beatificazione; lì conobbi la storia di questo monaco che andò
a vivere a Tamanrasset e che volle rivivere il tempo della vita
nascosta di Gesù Cristo nella Famiglia di Nazareth, in
silenzio. E rimasi enormemente impressionato da tutto ciò.
Quando tornai da questo viaggio, partii militare in Africa, altra
esperienza importante. Prima di andare in Africa, però, feci
un incontro. Ero a casa mia un giorno a passare il Natale coi miei
genitori, e vidi la donna di servizio, la cuoca, il giorno di Natale
in cucina piangendo. Le domandai: "che cosa c'è?" E
mi disse che avevano incarcerato suo marito perché, ubriaco,
picchiava il figlio e il figlio l'avrebbe voluto uccidere...Rimasi
tremendamente impressionato. Mi disse se potevo aiutarla. Rimasi
tanto impressionato che decisi il giorno seguente, il giorno dopo
Natale, di andare a trovarla. Viveva in una baracca miserabile, nella
periferia di Madrid, trovai suo marito uscito dalla prigione, aveva 9
figli; all'improvviso mi trovai con uno spettacolo di miseria
spaventoso. E decisi di aiutarla. Portai suo marito ai Corsi di
Cristianità e suo marito per un po’ smise di bere, ma
dopo riprese a bere. Ogni volta che suo marito si ubriacava e c'era
una tragedia a casa sua, la signora mi chiamava perché io ero
l'unico che l'aiutavo e si calmava. Alla fine mi chiesi: "e se
il mio Dio mi sta chiamando perché viva con questa famiglia
così che questo uomo non si ubriachi più?." Allora
andai a vivere con loro. Mi misero una branda nella cucina - mi
ricordo che c’erano lì alcuni gatti - ed in
quell'ambiente di miseria ebbi un incontro molto più
importante, una seconda tappa: scoprii la sofferenza degli innocenti.
C'era lì gente terribile: una donna col morbo di Parkinson che
chiedeva elemosina abbandonata dal marito; un'altra signora era di
facili costumi... Io conoscevo l'esistenzialismo francese - c'è
un libro di Camus che si chiama "La Peste", che parla del
problema della sofferenza degli innocenti. Lo Spirito Santo mi parlò
e mi disse che in quelle persone che soffrivano c'era la presenza di
Cristo crocifisso. Quando poi andai in Africa per il servizio
militare, il Signore era con me. Io pensavo: "se Cristo
ritornasse di nuovo in una seconda venuta, mi piacerebbe che mi
trovasse ai piedi dei poveri che sono crocifissi per la sofferenza."
Mentre pensavo questo, ero vigile...cioè, il Signore mi stava
chiamando. Avevo formato il gruppo di arte sacra, ero professore ai
corsi, avevo studiato, avevo un mucchio di cose... già il
Signore stava convertendomi. Alla fine lasciai tutto e decisi di
andare a vivere tra i più poveri. Conobbi un'assistente
sociale che mi parlò di un quartiere, di Palomeras Altas, dove
c'era una baraccopoli in legno, un posto di zingari e di "quinquis".
In Spagna i quinquis sono una specie di ambulanti spagnoli che vanno
per i mercati vendendo le pentole; quinquis da quinquilleros,
chincaglia, e sono malvisti dalla popolazione perché rubano.
Alla fine vidi con chiarezza che Dio mi stava chiamando a lasciare
tutto e a vivere con loro. Mi portavo dentro i discorsi di Foucauld;
andai lì a vivere disposto a mettermi ai piedi dei più
poveri, come quello che si inginocchia di fronte alla Presenza reale
eucaristica. Mi ricordo che c'erano nella baracca in cui vivevo dei
cani, faceva freddo e i cani mi scaldavano. Avevo una Bibbia e una
chitarra. Dormivo per terra. Ma Dio aveva con me un disegno molto più
importante.
EWTN: approfondiamo l'argomento. Ti voglio fare due domande.
Quando tu in quel Natale scopri le necessità di questa
famiglia e prendi la decisione di andare a vivere con loro per
aiutarli quale fu la reazione della tua famiglia? Ti faccio questa
domanda perché ci sono molti genitori che quando un figlio o
una figlia rispondono a una chiamata di Dio, molte volte li
ostacolano. Quale fu la reazione della tua famiglia?
Kiko Argüello: puoi immaginartelo, non lo capivano. Mio padre
pensava che ero pazzo. Aveva visto che avevo vinto un premio di
pittura, che avevo fatto esposizioni in Olanda, che avevo fatto
un'esposizione di arte sacra in Francia, invitato dal Ministero per
le Relazioni Culturali e che avevo guadagnato molto denaro...
All'improvviso vide che me ne andai a vivere con gli zingari e non
capivano. Ma lo feci per essere fedele al Signore.
EWTN: Ed ora, dopo questi anni...
Kiko Argüello: i miei genitori sono morti.
EWTN: Ma riuscirono a vedere il frutto del tuo apostolato, cioè
sono adesso nella pace eterna...
Kiko Argüello: Sì, sì, i miei genitori
entrarono in Cammino.
EWTN: ti avevo interrotto, eravamo rimasti al momento in cui
hai risposto alla chiamata del Signore...
Kiko Argüello: Nelle baracche gli zingari mi vedevano con la
chitarra. Si chiedevano: "chi è questo?". Credevano
che fossi un protestante perché portavo sempre la Bibbia.
Alcuni dicevano che avevo fatto una promessa a Dio di vivere tra i
poveri, ma non capivano. E venivano a parlare con me. Incominciarono
a domandarmi, volevano sapere chi ero. Io aprivo la Scrittura,
parlavo con loro, venivano a pregare con me, a poco a poco si
incominciò a creare un ambiente. Presto mi resi conto che, in
fondo, erano persone che non sapevano né leggere né
scrivere; erano bravi ambulanti. Ed io parlavo troppo forbito, loro
non mi capivano. Ma curiosamente, mi chiedevano che parlassi loro di
Gesù Cristo. Dopo, conobbi Carmen Hernández, una
missionaria che il vescovo di Oruro aveva conosciuto in Bolivia e
alla quale chiese, a lei e ad altre missionarie, di venire in Spagna
a fare una missione coi minatori di Oruro. Carmen stava cercando un
gruppo di laici e mi conobbe attraverso una sua sorella. Venne lì
alle baracche e rimase impressionata. Pensando di convincermi ad
accompagnarla ad Oruro, andò a vivere in una baracca ad un
chilometro di distanza dalla mia, in un altro quartiere degradato.
Andò a vivere lì con un'amica e cominciò a
partecipare al nostro gruppo. Ci riunivamo nella mia baracca con i
gitani che volevano che io parlassi loro di Gesù Cristo. Io
non sapevo parlar loro di Gesù Cristo. Allora mi domandavano:
"Ma come hanno predicato gli Apostoli?" Gli Apostoli non
potevano predicare con conferenze e con cose culturali, come ad
esempio Pietro il pescatore, o Giovanni... in ciò i poveri mi
hanno aiutato. C'era un gitano che era un capo banda, di tutto un
clan di gitani che era stato in carcere. Sapeva leggere e scrivere.
Ed un giorno venne a parlare con me, mi domandò che cosa
diceva Dio nella Bibbia sulle liti, perché il gitano doveva
fare una rissa con un'altra banda di gitani. Allora io gli lessi il
Sermone della Montagna che dice: "Amate i vostri nemici. Se
qualcuno ti schiaffeggia nella guancia destra porgi l'altra
guancia..." e rimase enormemente impressionato da tutto ciò.
Poi gli lasciai "I fioretti di San Francesco" a questo
gitano, e diventammo intimi amici; oggi è in Cammino, ha
tredici figli. Lui e la sua famiglia sono stati in missione, ed è
stato il primo responsabile della prima comunità che si formò
tra i poveri. Un giorno mi chiamò, perché lui mi
stimava poiché avevo l'atteggiamento umile di pensare che i
gitani fossero Gesù Cristo e che io non dovevo insegnar loro
nulla, mi consideravo l'ultimo. Mi sentivo come se avessi un cancro e
quel cancro è per te una croce che ti fa venerare Gesù
Cristo. Ossia io avevo un atteggiamento di questo tipo. Ed egli
voleva che parlassi a tutto il suo clan. "Ho preparato tutto!",
mi disse. Quindi, mi portò alla sua baracca che stava 300
metri più sotto della mia, ed entrò in una grotta. Mi
ricordo, era scuro perché non c'era luce elettrica: c'erano
solo delle candele e in più i gitani sono abbastanza bruni di
carnagione, non si vedeva niente. E mi disse: "Parla loro di
Gesù Cristo, quello che hai raccontato a me, racconta loro!"
Incominciai a parlar loro di Adamo ed Eva..., non so che cosa
incominciai a dir loro. Si alza la madre di questo gitano che era la
matrona, la capa di tutte, e mi dice: "Ma lei le ha viste queste
cose?" "Ha visto quello di cui sta parlando?" "Io
so solo che mio padre è morto e non c'è più,
nessuno è mai tornato dal cimitero. Quando lei vedrà
qualcuno che torna dalla morte, io l'ascolterò". Si
alzarono tutte le donne e finì la riunione. Ma quella donna mi
colpì. Leggendo gli Atti degli Apostoli, c'è un
episodio molto importante. Narra del governatore Festo che aveva un
prigioniero di nome Paolo con il quale parlava spesso. Quando venne
il re Agrippa gli disse: "mi piacerebbe che l'ascoltassi perché
devo scrivere all'Imperatore e non so cosa scrivere, e questo
prigioniero parla di un morto che per lui vive". Cioè un
pagano, di tutta la catechesi di Paolo, l'unica cosa che lo colpisce
è di un uomo che torna da morte. Esattamente quello che quella
gitana avrebbe voluto sentire come testimonianza. Allora mi resi
conto che il nodo centrale della predicazione apostolica era la
Resurrezione di Cristo, la vittoria di Cristo sulla morte. Teniamo
conto che sto parlando di quando stava iniziando il Concilio, era il
1964-1965, quando ancora il mistero pasquale non era chiaro, si
capiva solo il sacrificio di Cristo sulla croce. Ciò che
chiedeva questa donna era qualcosa di molto importante. In pratica,
l'ambiente di questi poveri ha forgiato la gestazione di una sintesi
kerignatico-catechetica che oggi sta predicando in tutto il mondo.
EWTN: Quella domanda che una persona ti fece, oggigiorno sta
avendo ripercussione nel mondo intero attraverso il Cammino
Neocatecumenale, quindi...
Kiko Argüello: Esatto. Il Kerigma, l'annuncio della
Resurrezione di Gesù Cristo. Cristo ha vinto la morte. La
lettera agli Ebrei dice che "per la paura che l'uomo ha della
morte, è sottomesso alla schiavitù del demonio durante
tutta la sua vita." Cioè, una persona si sposa, poi il
matrimonio gli va male, la donna lo distrugge dentro, e per
l'angoscia di ciò, divorzia. Per la paura che l'uomo ha della
morte, è schiavo del demonio. Allora, Gesù Cristo che
cosa è venuto a fare? Dice la Lettera agli Ebrei che Gesù
ha preso la nostra carne per potere togliere al demonio questo potere
che ha sulla morte. E come lo toglie il potere che ha sulla morte?
Vincendo la morte, resuscitando dalla morte. Ma a me che cosa mi
importa che Cristo sia risuscitato dalla morte? Come fa la
Resurrezione a tangermi, a liberarmi dal profondo? Questa è
l'opera dello Spirito Santo. Perché noi diciamo che in fondo
l'uomo ha una morte ontica, l'essere dell'uomo sta nella morte per il
peccato originale, perché il peccato originale consiste
nell'inganno del demonio ad Adamo ed Eva, dicendo loro che non devono
ubbidire a Dio, che essi sono Dio. L'albero della scienza del Bene e
del Male è come un simbolo, molto importante, è
qualcosa che ogni uomo sperimenta nella vita. Il demonio che esiste
realmente, attraverso pensieri, ci suggerisce, ci dice in fondo, che
la prova che Dio non è amore, che Dio non ci ama, è che
ci limita: "Vedi? ti proibisce di mangiare di questo albero,
perché è geloso, ti castra." Allora, se tu mangi,
se tu trasgredisci, se forse ti piace per esempio la donna di un
amico, lì ti trovi di fronte all'albero del Bene e del Male.
Il demonio ti dice: "Ma, perché non pecchi con lei? La
vuoi, ti piace, vi piacete...." Ma sai che il Signore dice: "Non
adultererai." Il demonio ti dice: "Vedi? Dio sta
castrandoti. Mangia, adultera, e sarai libero sarai Dio!."
Questo di essere Dio è un inganno profondo. Il Signore disse:
"Non mangiare perché morrai." Adamo mangiò, e
morì. Che morte è quella che l'uomo riceve quando
uccide Dio nella sua vita? La morte del suo essere più
profondo, perché io sono persona poiché Qualcuno mi ha
creato. La radice greca della parola persona significa personaggio
(l'attore di teatro): ti viene data una parte, un ruolo. Tu fai da
principe, l'altro fa da principessa, un altro il soldato, un altro fa
da cavaliere. Cioè, l'essere persona vuole dire che ti hanno
dato una missione, che Qualcuno ti ha creato, che esisti per
Qualcuno. E se all'improvviso Dio non esiste? Allora, la radice del
mio essere persona rimane mozza, rimane rotta; il mio essere più
profondo onticamente rimane morto, sperimento la morte del mio
essere, qualcosa che un filosofo danese, Kierkegaard chiama: la morte
ontica che è molto reale. "Per la paura che abbiamo della
morte siamo sottomessi alla schiavitù del demonio." A che
morte si riferisce la Scrittura? Non alla morte fisica, c'è
molta gente che si suicida: si riferisce alla morte dell'essere.
L'uomo è morto nel suo essere: chi sono io? Io non esisto per
nessuno. L'uomo nel suo essere è morto, vuole essere adesso,
vuole essere per la sua donna, vuole essere per i suoi amici. Ma per
essere, affinché ti vogliano, devi essere bello, essere
giovane, avere denaro, devi trionfare, e dopo ti rendi conto che non
ti ama nessuno. L'uomo è morto dentro, deve essere curato
dentro. E come il cristianesimo cura dentro l'uomo, profondamente?
Attraverso la predicazione. Dice San Paolo che Dio ha voluto salvare
l'uomo attraverso la sciocchezza della predicazione. Perché
quella che annuncia il cristianesimo è una notizia. Ma non è
una notizia culturale, è un fatto! Facciamo un esempio: è
come se domani muore uno zio in Brasile e lascia un testamento di 50
milioni di dollari, o mille milioni di dollari, una cifra enorme, e
la banca cerca questo erede miliardario e incarica due persone di
cercarlo a Madrid. Immagina che arrivano queste due persone e ti
danno la notizia, una notizia a voce: “Ti hanno lasciato un
testamento di mille milioni di dollari”. La fede viene per la
predicazione di una notizia. Tu ci credi o non ci credi; forse non ci
credi. Se ci credi dirai: "Che cosa devo fare?" E ti
diranno: "Va alla banca e ti verranno consegnati questi
milioni." E già, perché quello che ha fatto Gesù
Cristo per noi è che ci ha lasciato un testamento, qualcosa
che vale molto più dei mille milioni di dollari: la Vita
eterna! Abbiamo parlato di morte ontica, morte dell'essere, e
parliamo di Vita eterna. Allora, Cristo è morto per te e per
me ed è risuscitato per te e per me per donarci Vita
immortale. E quella Vita immortale quando ci arriva? Ti annuncio io
una Notizia, arrivo come quei due inviati e ti dico: "Sai? Dio
si è reso conto che sei stanco morto, hai divorziato tre
volte, stai soffrendo tanto, sei stato alcolizzato a causa di crisi
enormi prodotte dai tuoi conflitti interni... Ecco, ti do una
notizia": Cristo ci ha lasciato un testamento: Vita eterna. Tu
non morirai mai. Cristo è risuscitato per te e ti dona ora la
Vita eterna. Ci credi? Immagina di crederci e mi dici, come dicevano
a San Pietro: "Cosa devo fare?" , “La stessa cosa di
quello della banca”. E dice San Pietro: “Desiderate
rivivere le promesse del Battesimo e riceverete lo Spirito Santo”.
Allora, come ti viene data questa Vita eterna? Se credi che Cristo è
morto per i tuoi peccati - perché prima devi purificarti da
tutti i tuoi peccati, perché se no lo Spirito Santo non può
venire dentro di te-, se doni i tuoi peccati a Cristo che soffre per
la punizione che tu dovevi avere, ricevi gratis il perdono dei tuoi
peccati. E, mediante il Battesimo, lo Spirito Santo. E che cosa è
lo Spirito Santo? Quello che dicevo prima nella mia testimonianza: lo
Spirito di Cristo entrando dentro te, ti dà testimonianza che
Dio ti ama, che non morirai, non sarai mai più solo. Dice San
Paolo che Cristo è morto per tutti gli uomini, affinché
gli uomini non vivano più da se stessi, bensì coscienti
che Gesù morì e resuscitò per loro. Cioè
in fondo, l'antropologia di San Paolo ("antropós",
l'essenza dell'uomo), dice che l'uomo è condannato a vivere in
questo mondo e che l'uomo vive in funzione della sua felicità
e, quindi, è condannato all'egoismo - e questa per San Paolo è
una condanna - perché non può darsi agli altri. Perché
il peccato, non come dicono i protestanti, non ha distrutto la nostra
natura. Noi sappiamo che la verità è darci agli altri,
amare, ma non possiamo amare se imponiamo l'egoismo del peccato
originale, della morte ontica. Allora, solamente Cristo ci salva,
rigenerandoci interiormente; dandoci il suo Spirito ci fa figli di
Dio nel Battesimo, ci fa sacri, amici di Dio. Abbiamo la Vita
immortale, abbiamo dentro Vita eterna. E che cosa è avere
dentro Vita eterna? La capacità di amare l'altro oltre la
morte. Sei tu sposato? Tua moglie tante volte può essere il
tuo nemico per problemi tuoi. Lo Spirito Santo ti permette di amarla
oltre la morte, anche se la vedi come il tuo nemico. Per questo
motivo il matrimonio cristiano è indissolubile: ami oltre la
morte, anche se vedi tua moglie come un nemico. Questo è il
cristianesimo, una cosa impressionante. Per questo motivo io ho
dovuto lasciare la pittura ("tutto è spazzatura - dice
San Paolo - pur che vinca Cristo"), perché ahimè!
se "non evangelizzassi." Come non predicare il Vangelo!
Allora questa sintesi - e ritorno alla storia delle baracche - il
Signore ci ha fatto trovare questo Kerigma, questa sintesi, questa
Notizia, questo Annuncio creato tra i poveri. E con grande sorpresa,
questi poveri che non avevano nelle mani altro che peccati - uno era
stato in prigione, l'altro non so che cosa - non si difesero di
fronte all'annuncio di Gesù Cristo, non misero barriere; ci
credettero e discese lo Spirito Santo: tra i poveri, tra quei
miserabili nacque una comunità cristiana a sorpresa. Lo
Spirito Santo fece nascere una koinonía - così la
chiamavano i greci-, una comunione di amore. Apparve la comunità
cristiana. Cioè che lì nelle baracche apparve un
tripode che è quello su cui si basa tutto il Cammino
Neocatecumenale: la Parola di Dio, il Kerigma, l'Annuncio datoci nel
battesimo; la liturgia, perché la Parola porta l'uomo a
ringraziare il Signore. Facevamo tra le baracche delle Eucaristie da
far drizzare i capelli. I poveri alzavano le loro mani dando grazie a
Dio, era qualcosa di impressionante... era comunità! Parola,
Liturgia e Comunità. Il Talmud degli Ebrei dice che il mondo
si regge per tre cose: per la Tohrá, per il culto e per la
carità. Ben presto, questa piccola comunità venne
conosciuta da monsignor Morcillo, l'arcivescovo di Madrid. Quando la
polizia franchista dell'epoca volle abbattere le baracche, io lo
chiamai (lo conoscevo dai tempi dei corsi per la cristianità)
e lui venne a difenderci. Lui arrivò e già avevano
buttato giù la baracca di Carmen; quando vide che la nostra
comunità stava pregando, vide la mia baracca, vide dove io
dormivo, vide i gitani, si mise a piangere. Mi disse: "Kiko, io
non sono cristiano; da oggi il mio palazzo sarà aperto per
te." Da allora, ha mantenuto sempre la sua parola, ci permise di
celebrare l'Eucaristia nel salone della parrocchia vicina e ci ha
difesi sempre. E ci disse di andare nelle parrocchie. Ci disse: "ma
non catechizzate senza il parroco, per non fare una Chiesa parallela.
E non abbiate paura. E lì incominciammo la nostra
evangelizzazione: problemi, persecuzioni, i parroci che non ci
accettavano, dicevano che predicavamo eresie...ma il monsignore ci
difese sempre. Mi disse: "Tu, Kiko, tranquillo, io sono lo scudo
della fede, non avere paura. Dopo, quando ci chiamarono a Roma, mi
diede una lettera per il cardinal Florite, poiché lui lo
conosceva (erano stati assieme Segretari Generali del Concilio), e mi
diede una lettera per il cardinale Dell'Acqua che era allora il
vescovo vicario di Roma. Incominciammo in quattro parrocchie ed a
poco a poco il Cammino si estese con grandi segni. Io sono sorpreso
di quello che Dio sta facendo nel mondo. Noi stiamo aprendo nelle
parrocchie una nuova gestazione alla fede, una riscoperta di questa
Vita nuova, di questo uomo nuovo. L'uomo che si trova con Gesù
Cristo trasforma la sua vita, ha dentro Vita eterna, Vita immortale,
non muore. Allora, la vecchiaia acquisisce tutto un carattere
distinto, è un qualcosa che avvicina a Gesù Cristo.
Anche la visione della malattia cambia: con essa soffriamo in Cristo,
a complemento della sua passione, come in un altare. Con Lui tutto ha
un senso differente, tutto è illuminato. Ah! Se il mondo
sapesse quello che significa Cristo, cos'è l'amore di Dio
manifestato in Cristo a tutta l'Umanità!
EWTN: Allora, il Signore mantiene la sua promessa: "Io
sono venuto affinché abbiano Vita, e Vita in abbondanza."
Quella è la Vita in abbondanza che inizia già con
questo nuovo vivere, non solamente il giorno in cui andiamo
nell’aldilà, ma già questo vivere terreno. Ho
ancora un paio di domande da farti, perché è stato
facilissimo intervistarti; in pratica, hai fatto un assolo, hai
continuato a rispondere alle domande che pensavo di farti e ti
ringrazio di ciò e ringrazio lo Spirito Santo che ti ha
guidato umilmente nella tua vita personale e questo tuo crescere
nella fede, di cui si è servito Dio. Cosa ne è stato di
quella gitana che si alzò?
Kiko Argüello: non lo so; suo figlio è quello che
è in cammino, ha tredici figli; lei andò a Valencia,
non so che fine abbia fatto. Suo figlio sta in cammino ed è
stato il primo responsabile di quella comunità nelle baracche.
E’ stato come "famiglia in missione" nei paesi
giovani di cammino, a Lima, in Perù, qualcosa di fantastico.
La cosa importante è che molti gitani si convertirono a Gesù
Cristo, la loro conversione fu davvero impressionante. In quella
comunità si toccava lo Spirito Santo, si rimaneva
impressionati dalla sua opera. Ti racconto un altro aneddoto di un
gitano. Noi celebravamo l'Eucaristia con tutta l’innovazione
liturgica: col pane azzimo in forma di pane, facevamo comunione nelle
due specie, monsignor Morcillo ci aveva lasciato e non permettevamo
che facessero comunione con noi quelli che non avevano fatto le
catechesi, perché non avrebbero capito. C'era un gitano che
veniva con sua moglie e stavano sempre in piedi e osservavano noi che
eravamo seduti attorno la tavola. Una volta, ci siam dati il segno
della pace e questi mi disse: "io non resisto più, la
prossima volta mi siedo con voi!" Il giorno dopo venne con sua
moglie e mi disse: "Prendi!" E mi diede tutto quello che
aveva rubato: aveva capito che per sedersi al tavolo bisognava non
rubare più. Andò a confessarsi - era da anni che non si
confessava - e si sedette felice di poter fare comunione con il Corpo
del Signore. C’è da considerare che questi gitani erano
gente spontanea, ma violenta, si uccidevano tra famiglie, quello che
oggi sono i quartieri di Caracas, Città del Messico, etc. Un
altro giorno ricordo che questo gitano mi portò un gruppo di
amici suoi, gitani anche loro. Faceva molto caldo e ci sedemmo fuori,
nel campo, in circolo come gli indiani. Mi disse: "Parla loro di
Gesù Cristo!" Non sapendo che cosa dire, all’improvviso
a un gitano che era lì con la carnagione scura dissi: “Credi
tu in Dio?" Mi disse: "Sì" "Perché
credi in Lui? L'hai visto? Come è? Alto? Forte? con la barba
azzurra...?" Non mi rispondeva. "Chi te l'ha detto: tuo
padre, a scuola?" Non sapeva leggere né scrivere, mi
raccontò un fatto: "Io credo in Dio perché una
volta andavo col mio carro, con mia moglie e cinque figli, arrivammo
in un posto e ci fermammo per mangiare sotto una quercia; avevamo
lasciato il bambino piccolo nel carro. All'improvviso venne un
temporale enorme ed incominciarono i lampi e all'improvviso un lampo
cadde sul carro dove stava mio figlio piccolo, mi misi in ginocchio e
dissi - invece di uscire correndo a salvare il figlio, si mise in
ginocchio-: Signore, salva mio figlio"! Poi corsi, il carro
aveva preso fuoco, ma il bambino era lì vivo, un miracolo. Dio
esiste! Allora questo uomo mi diede una chiave: la Bibbia. La Sacra
Scrittura è piena di fatti dove Dio interviene. E questa è
una catechesi che facciamo nelle parrocchie. Se tu vieni alle
catechesi del Cammino Neocatecumenale, il catechista ti domanda:
“Credi in Dio? “Perché credi in Dio?” “Hai
un avvenimento dove hai visto che Dio esiste, che ti ha aiutato?"
E molta gente non ce l'ha, hanno alcune idee teoriche di Dio, hanno
una fede debolissima, non sanno che Dio incide, agisce e salva gli
uomini. Questo è un altro aneddoto che ha forgiato queste
catechesi che oggi si stanno estendendo in tutte le parrocchie del
mondo e che il Papa ha approvato con gli Statuti.
EWTN: Ti faccio un’altra domanda. In questo momento,
Kiko, ci stanno vedendo ed ascoltando milioni di persone. Una persona
che sta vedendoci in Perù, o qui in Spagna o in qualunque
altra parte dell'America o dell'Europa, ed è stato colpito da
ciò che hai detto, questa visione, questa ricerca di Cristo,
cosa può fare nella sua città, come può trovare
il Cammino Neocatecumenale?
Kiko Argüello: Io penso che la Vergine Maria ha ispirato
questo cammino. La cosa più importante in fondo è, dare
all'uomo la possibilità di vivere la sua fede in una comunità.
Questa è una cosa immensa! Abbiamo vissuto in una situazione
di cristianità, la Messa della domenica, la gente che riceve i
Sacramenti ma non ha una comunità concreta, una comunità
di 50, di 40 fratelli che si amano. Gesù Cristo ha detto:
"Amatevi come Io vi ho amati. In questo amore...." Allora
che cosa è quello che fa il Cammino in una parrocchia? Accanto
a noi c’è molta gente scristianizzata, cioè, che
la vita moderna gli ha fatto perdere il senso del sacro, della cosa
sacra, le cose religiose non gli dicono niente, entrano nelle chiese
come i giapponesi facendo fotografie; né il parroco gli dice
niente. La pastorale che si fa normalmente in una parrocchia è:
le Messe, le catechesi, etc. è per gente religiosa, ma non
servono per un uomo moderno, secolarizzato, mezzo ateo, socialista,
etc. Quei segni religiosi non servono, un segno concreto sarebbe
necessario. E mi domando io: c'è un segno che riporti alla
fede un uomo moderno secolarizzato? Dice Gesù Cristo: "Amatevi
come Io vi ho amati, ed in questo amore l'uomo ateo conoscerà
che siete i miei discepoli. E se il vostro amore è tanto forte
che siete perfettamente una cosa sola, quell'uomo crederà."
In tutte le parrocchie dell'America il parroco ha il dovere di
evangelizzare ai secolarizzati. Come? Formando nelle parrocchie una
comunità cristiana che dia un segno: "come Io vi ho
amati." Cristo ci ha amati nella dimensione della croce. Che
cosa significa che Cristo ci ama nella dimensione della croce? Che ci
amiamo come ci amò! Come? Cristo ci amò quando eravamo
suoi nemici; non so se tu hai visto molti cristiani che amano i loro
nemici. Il Concilio ha detto che la Chiesa deve essere un Sacramento
di salvezza; un sacramento è una cosa visibile. Vuol dire che
la nostra fede deve crescere fino al punto che si veda la fede dei
cristiani. "Come Io vi ho amati." La Strada nella
parrocchia tenta, attraverso un processo di catechesi, di
ripercorrere il Battesimo, fare crescere la fede dei battezzati,
affinché la loro fede arrivi al punto che ci si ama in una
comunità come segno per i secolarizzati, per i lontani dalla
fede. Ad esempio, a Roma abbiamo 100 parrocchie e 500 comunità.
Da dove vengono tutti quelli che vanno alle catechesi? Essi hanno
visto un segno nelle comunità, un segno di amore. Vivere la
fede in una comunità cristiana è qualcosa di
meraviglioso: non ci sono poveri, non ci sono ricchi, ci aiutiamo gli
uni e gli altri, non ci sono classi sociali, qui c’è
tutto il mondo: neri, bianchi, cinesi, donne di servizio con
ingegneri. Stiamo insieme, non è una pastorale parcellizzata,
i giovani da una parte... è la comunità cristiana, il
paese di Dio. Nelle parrocchie apriamo un processo di educazione alla
fede in una comunità; dopo facciamo una seconda comunità;
una terza... e la parrocchia si va trasformando in Comunità di
comunità. Ci sono parrocchie che hanno 30 comunità, 15,
tutti con lo stesso spirito, tutti hanno i loro catechisti, c'è
una comunione totale tra i fratelli. Realmente è una forma di
evangelizzare per il mondo moderno.
EWTN: Ok, io sono Juan Pérez e nella mia parrocchia non
c'è il Cammino Neocatecumenale. Che cosa posso fare?
Kiko Argüello: dì al tuo parroco di aprire una nuova
comunità. E’ da notare, che la comunità
neocatecumenale non fa nulla senza il Vescovo; se il vescovo si rende
conto che questo è un dono del Signore per aiutare la Chiesa,
viene inviata un'equipe che parla con i parroci. Se il parroco è
d’accordo, c’è un annuncio durante le Messe
domenicali e poi iniziano le Catechesi per Adulti o Catechesi del
Cammino Neocatecumenale e la gente che vuole viene ed ascolta le
catechesi di un’équipe composta da laici e da un
sacerdote. Viene annunciata così la Notizia, il Kerigma, dato
dal fatto che Cristo ci ama, nella speranza che in ciò la
gente ci ascolta. Il Cristo Risuscitato invia loro lo Spirito Santo,
perché la fede viene dalla predicazione e se accettano la
predicazione, sperimenteranno che lo Spirito Santo viene nella loro
vita che si trasformerà. Nelle comunità, abbiamo
migliaia e migliaia di giovani, è qualcosa di impressionante.
Con la comunità cristiana si sta salvando la famiglia. La gran
minaccia del mondo moderno è il demone contro la famiglia; in
Europa si sta distruggendo la famiglia tramite aborti e divorzi. Una
famiglia che sta in una comunità cristiana viene aiutata. Se
il matrimonio entra in crisi, tutti i fratelli pregano, si alzano di
sera a pregare, li aiutano, chiamano i catechisti. Cosicché
non abbiamo divorzi o separazioni nel Cammino. E dato che le coppie
sono felici, esse si aprono alla vita; abbiamo la media più
alta di figli nel mondo: 5 per famiglia, con punte di 8, 9, 10 figli,
qualcosa di importante in una Europa che sta andando verso
l'apostasia e che ha un livello zero di natalità, qualcosa di
davvero impressionante.
EWTN: Kiko ho abusato del tuo tempo. Solamente un ultimo
commento prima di chiudere. Poco tempo fa, il Cammino Neocatecumenale
ha ricevuto l'approvazione ufficiale del Papa. Ci puoi dire in un
minuto cosa rappresenta questo per tutti i neocatecumenali del mondo?
Kiko Argüello: è qualcosa di meraviglioso. E’ il
frutto di 5 anni di lavoro con la Santa Sede. La gente ci vedeva come
un Movimento, come una Congregazione religiosa, come una Associazione
di laici; non sapevano che cosa eravamo. Noi abbiamo detto: no, non
siamo un Movimento siamo una Iniziazione Cristiana. Dal punto di
vista giuridico questa è una novità perché il
nuovo Diritto Canonico parla di Associazioni private o pubbliche.
Abbiamo combattuto affinché ci si riconosca quello che
realmente siamo. Perché se siamo una Associazione, allora il
Catecumenato, tutta l'Iniziazione cristiana che facciamo, sembra
fatta al mero scopo di entrare in questa Associazione. Noi invece
diciamo: "il Battesimo non è una Associazione.”
Vogliamo rivivere il Battesimo; le comunità cristiane della
parrocchia sono della parrocchia, non sono di un'associazione; sono
cristiani della parrocchia. Non vogliamo fare una Chiesa più
perfetta dell'altra, cristiani di serie A e cristiani di serie B.
Siamo cristiani che rivivono il loro Battesimo, perché è
necessario annunciare il Vangelo ai lontani dalla Chiesa”. E’
stata una conquista importante. Il Papa, la Santa Sede ci ha
riconosciuti come una Iniziazione Cristiana, come un Catecumenato
post-battesimale. È la prima volta nella storia della Chiesa.
I canonisti di tutto il mondo si sono congratulati. Hanno detto che
la Chiesa ha fatto un grande passo in avanti. Perciò siamo
molto grati: la Chiesa è stata una madre per noi, siamo molto
contenti che ha rispettato realmente quello che noi siamo. Questo non
vuole dire che siamo migliori dell'Opus Dei, ecc., tutto il
contrario, è tutto meraviglioso nella Chiesa, ma siamo
distinti, siamo una Iniziazione Cristiana. Finisco dicendo una cosa:
quando il Papa ci ricevette la prima volta a Castelgandolfo, invitò
alla Messa Carmen, padre Mario ed io - che siamo l’équipe
responsabile del Cammino Neocatecumenale-. Celebrammo insieme la
Messa, dopo il Papa rimase a pregare davanti al Santissimo per alcuni
secondi in ringraziamento, mentre noi aspettavamo fuori. Quando finì
si alzò e venne verso noi, e ci disse che durante la Messa,
pensando a noi, aveva visto davanti a lui: ateismo, battesimo,
catecumenato. Io rimasi sorpreso perché il catecumenato è
anteriore al Battesimo nella Chiesa. Egli aveva detto bene: ateismo,
battesimo, catecumenato. Più tardi, visitando le parrocchie di
Roma, in una parrocchia il Papa disse: “Non so Io se Kiko ha
pensato dove stava la forza della Chiesa primitiva e dove sta la
debolezza della nostra Chiesa che oggi è molto più
numerosa. Io ho trovato la risposta nella parola catecumenato."
Cioè il Papa che è un filosofo - viene dalla
fenomenologia di Husserl - si è reso conto che in Polonia,
dove erano tutti battezzati, diventarono comunisti di fronte
all'ateismo marxista. Ha visto che il suo Battesimo aveva bisogno di
un catecumenato post-battesimale. Ateismo, battesimo, catecumenato.
Ecco perché Giovanni Paolo II ci ha capiti. Lui aveva già
in mente una sorta di Cammino Neocatecumenale e quando ci vide nella
Chiesa diede grazie a Dio, perché Dio veniva a rispondere...
Si rese conto che, di fronte all'aggressione del mondo moderno, di
fronte alla televisione, di fronte alla pornografia, di fronte alla
violenza, di fronte all'ateismo moderno, di fronte alle filosofie
varie, deve essere rinforzato il Battesimo dei cristiani. La Chiesa
ha riconosciuto una catecumenato post-battesimale. Che cosa è
il Cammino Neocatecumenale? Un catecumenato post-battesimale. Qual è
la sua immagine? La Famiglia di Nazareth. Perché il Verbo di
Dio, la Parola del Padre, il Figlio unico del Padre quando si è
fatto uomo nasce come un bambino piccolino, ma da adulto compierà
solamente la sua missione. E per farsi adulto, di cosa ha avuto
bisogno? Di una famiglia. Oggi molta gente che ha ricevuto il
Battesimo ed ha ricevuto anche una catechesi alla Prima Comunione,
vede il suo Battesimo incolto, ha bisogno di una comunità
nella quale, come nel caso della Famiglia di Nazareth, il suo
Battesimo cresca fino a farsi adulto, e come cristiano adulto sappia
rispondere alle sfide del mondo moderno.
EWTN: Kiko, credo che tu abbia fatto qualcosa di immensamente
buono. A nome di Madre Angelica, di EWTN e di tutti i nostri
spettatori, moltissime grazie.
Kiko Argüello: Pregate per me.
Kiko Argüello narra l'inizio ed il carisma del Cammino Neocatecumenale
24/02/2019
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