Cristianità etiopica


Fondata da due Siriani, san Frumenzio e Edesio, la Chiesa etiopica finì sotto il patriarca di Alessandria quando Frumenzio fu consacrato vescovo da sant'Atanasio di Alessandria. Il cristianesimo divenne presto religione di stato, con la capitale religiosa ad Axum e un metropolita o « abuna » (« padre nostro »). Mediante il collegamento egiziano e i « Nove Santi » probabilmente monaci siriani che erano venuti in Etiopia perché erano contrari al Concilio di Calcedonia (451), la Chiesa etiopica divenne non calcedonese in modo pacifico. L'unione raggiunta con Roma nel Concilio di Firenze (1442) fu di breve durata (cf DS 1330?1353; FCC 6.072?6.075; 2.004?2.005; 7.027). La conversione dell'imperatore al cattolicesimo nel 1621 finì con la sua abdicazione nel 1632. Nel secolo XX, l'imperatore Hailè Selassiè riformò la Chiesa e promosse l'instaurazione di un patriarcato etiopico indipendente nel 1959. Il patriarcato Orientale Ortodosso di Alessandria ritiene di avere un primato d'onore sulla Chiesa etiopica. La cristianità etiopica orientale è caratterizzata da certi elementi giudaici, come la pratica della circoncisione e l'osservanza del sabato. La lingua usata per la liturgia è il classico Ge'ez. Un piccolo gruppo di cristiani etiopici in comunione con Roma forma la Chiesa Cattolica Etiopica, usa il rito etiopico, e, a partire dal 1961, ha la sua sede metropolita in Addis Abeba. Cf Autocefalo; Chiese Orientali; Concilio di Calcedonia; Cristianità copta; Monofisismo; Ortodossi Orientali.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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