Concilio di Efeso


È il terzo concilio ecumenico e il primo di cui possediamo gli atti conciliari. Fu convocato dall'imperatore d'Oriente Teodosio II (408?450) per dirimere la controversia suscitata da Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che contestava il titolo « Theotòkos » (Gr. « Madre di Dio »), titolo popolare dato a Maria. Senza aspettare i legati papali o i vescovi siriani guidati da Giovanni, Patriarca di Antiochia (morto nel 441), san Cirillo di Alessandria (morto nel 444) aprì il Concilio il 22 giugno 431. Nestorio fu scomunicato e il suo insegnamento venne condannato. Efeso non coniò una nuova formula dogmatica, ma piuttosto sentenziò che la seconda lettera di san Cirillo a Nestorio era consona con la fede di Nicea (325). Cf DS 250?268; FCC 4.003?4.004). Col dichiarare Maria Madre di Dio, il Concilio riconobbe Gesù Cristo come « un'unica e stessa » persona divina. Questo insegnamento, che fu primariamente cristologico, aprì la via alla formula di Calcedonia (451). L'« ottavo » canone di Efeso riconobbe la Chiesa di Cipro come autocefala. Cf Apollinarismo; Chiesa Apostolica Assiriana d'Oriente; Concilio di Calcedonia; Concilio Costantinopolitano II; Nestorianesimo; Theotòkos; Tre Capitoli (I).

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