Communicatio in sacris


Partecipare alla liturgia in una Chiesa diversa dalla propria. Da alcuni è chiamata « ospitalità eucaristica » quando riguarda soltanto la condivisione dell'Eucaristia. L'ecumenismo incoraggia a condividere la Parola di Dio, ma i sacramenti, e specialmente l'Eucaristia, normalmente esprimono (e promuovono) un'unione ecclesiale già presente (cf UR 8). In caso di necessità e in assenza di clero cattolico, i Cattolici possono confessarsi, comunicarsi e ricevere l'Unzione degli infermi da presbiteri Ortodossi (cf OE 26?27). Molte Chiese protestanti desiderano estendere l'ospitalità eucaristica a ogni cristiano battezzato che crede che Gesù Cristo è il Signore e si accosta alla mensa eucaristica con le dovute disposizioni, in linea con la decisione espressa nel 1975 dalle Chiese Luterane Tedesche. Gli Anglicani sono generalmente molto aperti agli Ortodossi e ai Cattolici, poiché questi hanno una visione eucaristica simile alla loro. Gli Ortodossi, tuttavia, ritengono che ricevere l'Eucaristia implichi l'appartenenza alla loro Chiesa e perciò tendono a limitare l'ospitalità eucaristica ai casi di emergenza pastorale (per esempio, pericolo di vita), che deve essere giudicata su base di « economia ». Quando nel 1933, in occasione di un incontro tra Ortodossi e Anglicani, S. Bulgakov (1871?1944) propose l'ospitalità eucaristica occasionale tra quelli che condividevano le medesime vedute eucaristiche, incontrò una forte opposizione. Tra la Chiesa Romana e la Chiesa Ortodossa Siriaca esiste un accordo del 1984, firmato dal papa Giovanni Paolo II e dal patriarca Ignazio Zakka I, che permette ai membri delle rispettive Chiese di valersi dell'ospitalità eucaristica quando sono impossibilitati di comunicarsi nelle loro proprie Chiese. Cf Chiese Orientali; Comunione anglicana; Eucaristia; Ortodossia; Protestante; Sacramento.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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