Codice dei canoni delle Chiese orientali (Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium).


Questo Codice è stato promulgato dal papa Giovanni Paolo II (nato nel 1920) il 18 ottobre 1990. Come già nel 1927, dieci anni dopo la promulgazione del Codex Juris Canonici (= CIC) da parte del papa Benedetto XV (1914?1922), la Congregazione per la Chiesa Orientale (oggi: Chiese Orientali) propose che queste Chiese avessero il loro proprio Codice. La proposta fu accettata dal papa Pio XI (1922?1939) nel 1929. I primi schemi premevano su un eccessivo centralismo di Roma e su modelli di vita della Chiesa Latina. Dopo il Vaticano II, con la chiara consapevolezza di speciali tradizioni, diritti, privilegi e della disciplina sacramentale delle Chiese Orientali (OE 5?23), Paolo VI (1963?1978) istituì la nuova commissione per il Codice di Diritto Canonico delle Chiese Orientali. Nonostante l'ispirazione proveniente dalle fonti orientali e la consultazione dei patriarchi cattolici orientali, la principale fonte per questo Codice Orientale è rimasta il Codice Latino promulgato nel 1983. Gli schemi hanno suscitato discussioni circa il ruolo dei patriarchi e delle Chiese locali. È significativo sottolineare come il primo codice per le Chiese Orientali, il CCEO è stato generalmente recepito con rispetto. L'attuale Patriarca di Costantinopoli, Bartholomaios I, ha studiato diritto canonico al Pontificio Istituto Orientale (Roma), scrivendo la sua tesi dottorale (sul bisogno di riordinare i canoni della Chiesa Bizantina) sotto la direzione di P. Ivan _u_ek, che fu poi nominato segretario della commissione che ha preparato il CCEO. Cf Chiesa locale; Chiese Orientali; Patriarca.

Fonte: Dizionario sintetico di Teologia (G.O Collins, E.G. Farrugia)
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