Babele - Babilonia


1. Il segno di Babele. - Ancor prima che Israele entri in rapporto diretto con la grande città mesopotamica, questa è presente all‘orizzonte della storia sacra. Infatti Babele annuncia solennemente il giudizio e la caduta: così fa l‘Apocalisse dinanzi alla Roma di Nerone e di Domiziano (Apoc 17,1-19, 10). Nell‘impero totalitario che pretende di incarnare l‘autorità divina, il potere politico non è più se non una caricatura satanica, dinanzi alla quale nessun credente potrebbe curvare il capo. E‘ il nome ebraico di Babilonia, e la famosa torre di cui parla Gen 11, 1-9 non è altro che la torre a terrazze (o zikkurat) del suo grande tempio. Segno per eccellenza della idolatria babilonese, questa torre è anche presentata come simbolo dell‘orgoglio umano. Quindi la tradizione biblica collega la confusione delle lingue al segno di Babele: così Dio ha castigato gli uomini per la loro orgogliosa idolatria.

2. Il flagello di Dio. - Tuttavia, a partire dal sec. vii, Babilonia ha una parte più diretta nella storia sacra. È il momento in cui i Caldei, che l‘hanno conquistata, pensano di strappare a Ninive l‘impero del Medio-Oriente. Potenza terribile, che «fa della sua forza il suo dio» (Ab 1, 11); ma Dio farà entrare questa potenza nel suo gioco. Babilonia contribuisce così ad eseguire il suo giudizio contro Ninive (Nah 2,2 - 3, 19). $ il flagello di Dio per Israele e per i regni vicini: Jahve li ha dati tutti nelle mani di Nabuchodonosor, suo re, di cui devono portare il giogo (Ger 27, 1-28, 17). È il calice d‘oro con cui Jahve inebria i popoli (Ger 25,15-29; 51,7). È il martello di cui si serve per pestare tutta la terra (Ger 50, 23; 51, 20 ss). Essa soprattutto eseguirà il giudizio di Jahve contro Giuda (Ger 21, 3-7): la sua terra sarà il luogo d‘esilio dove Dio raccoglierà il resto del suo popolo (Ger 29, 1-20). Dura realtà, evocata dai libri dei Re (2 Re 24-25); ma «sui fiumi di Babilonia», dove i canti fanno posto ai pianti (Sol 137), i Giudei deportati conoscono la sofferenza purificatrice che prepara le restaurazioni future.

3. La città del male. - Questa funzione provvidenziale non impedisce a Babilonia di essere la città del male per eccellenza. Certamente, come le altre nazioni, come la stessa Ninive (Is 19, 24; cfr. Giona), essa è chiamata ad unirsi un giorno al popolo di Dio (Sol 87, 4). Ma al pari di Ninive essa si è compiaciuta della propria forza (Is 47, 7 s. 10; cfr. 9, 7-14). Si è levata dinanzi a Jahve con orgoglio ed insolenza (Ger 50, 29-32; cfr. Is 14, 13 s). Ha moltiplicato i suoi delitti: stregoneria (Is 47,12), idolatria (Is 46, 1; Ger 51, 44-52), crudeltà di ogni specie... È diventata veramente il tempio della malizia (Zac 5, 5- 11), la «città del nulla» (Is 24, 10?).

4. Uscire da Babilonia. - Se per Israele colpevole l‘esilio era un giusto castigo, ora, per il piccolo resto convertito dalla prova, è una prigionia intollerabile ed anche un soggiorno pericoloso. Trascorsi i 70 anni predetti (numero convenzionale: Ger 25, 11; 29, 10; 2 Cron 36, 21), verrà dunque l‘anno della remissione (Is 61, 2; cfr. Lev 25, 10). Questa liberazione tanto attesa è per il popolo di Dio una «buona novella» (Is 40, 9; 52, 7 ss). Gli esiliati sono invitati a lasciare la città malvagia: «Uscite da Babilonia!» (Is 48, 20; Ger 50, 8), «Fuori! Non toccate nulla di impuro!» (Is 52, 11). Ripartiranno così verso Gerusalemme come in un nuovo esodo. Momento il cui solo ricordo, nei secoli futuri, colmerà i cuori di gioia (Sol 126, 1 s). Data importante di cui Matteo fa una tappa verso l‘era messianica (Mi 1, 11 s).

5. Il giudizio di Babilonia. - Nello stesso tempo in cui la storia sacra compie così una nuova svolta, Babilonia, flagello di Dio, fa a sua volta l‘esperienza dei giudizi divini. La requisitoria contro la città del male è stata stesa. La sentenza è annunciata con gioia dai profeti (Is 21, 1-10; Ger 51, 11 s), i quali intonano su Babilonia lamenti ironici (Is 47), e ne descrivono in anticipo la rovina spaventosa (Is 13; Ger 50,21-28; 51,27- 43). Sarà il giorno di Jahve contro di essa (Is 13, 6...), la vendetta di Jahve contro i suoi dèi (Ger 51,44-57). Di questo avvenimento, la marcia trionfale di Ciro è come il prodromo (Is 41, 1-5; 45, 1-6); gli eserciti di Serse lo realizzeranno nel 485, cosicché di Babilonia non rimarrà pietra su pietra (cfr. forse Is 24, 7-18; 25, 1-5). Tuttavia essa continuerà a vivere nel ricordo dei Giudei come il tipo della città pagana votata alla perdizione, e il suo re Nabuchodonosor come il tipo del tiranno orgoglioso e sacrilego (Deut 2 - 4; Giudit 1, 1-12). 6. Permanenza del mistero di Babele. - La città storica di Babilonia è caduta molto prima che giungesse il NT. Ma attraverso essa il popolo di Dio ha preso coscienza di un mistero di iniquità che agisce costantemente quaggiù: Babilonia e Gerusalemme, drizzate l‘una di fronte all‘altra, sono le due città fra le quali gli uomini si dividono nel linguaggio cristiano, la città di Dio di fronte alla città di Satana. Ora la Chiesa primitiva si è resa presto conto di essere trascinata anch‘essa in questo dramma delle due città. Di fronte alla nuova Gerusalemme (Gal 4, 26; Apoc 21), Babilonia continua a levarsi ad ogni istante. A partire dalla persecuzione di Nerone essa assume l‘aspetto concreto della Roma imperiale (1 Piet 5, 13). L‘Apocalisse la descrive a questo titolo come la prostituta famosa, assisa su di una bestia scarlatta, ebbra del sangue dei santi (Apoc 17). Essa è alleata con il dragone, che è Satana, e con la bestia, che è fAnticristo. Il popolo di Dio è quindi invitato a fuggirla (Apoc 18, 4), perché il suo giudizio è vicino; cadrà, Babilonia la grande (Apoc 18,1-8), e le nazioni nemiche di Dio faranno lamento su di essa, mentre il cielo risuonerà di acclamazioni (Apoc 18, 9 - 19, 10). Tale è la sorte riservata infine alla città del male; ogni catastrofe storica che colpisce gli imperi terreni drizzati contro Dio e contro la Chiesa è una attuazione di questo giudizio divino. Gli oracoli contro Babilonia conservati nel VT trovano in questa prospettiva il loro compimento escatologico: rimangono sospesi come una minaccia sopra le nazioni peccatrici che di secolo in secolo incarnano il mistero di Babilonia.


Autore: J. Audusseau e P. Grelot
Fonte: Dizionario di Teologia Biblica
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