Tentazioni di Gesù


Come gli antichi personaggi del Vecchio Testamento, Mosè, Elia, Giovanni Battista, Gesù subito dopo il battesimo nel Giordano e la manifestazione del Padre celeste, si reca in un luogo deserto per prepararsi alla sua missione. La tradizione identifica il luogo con una regione incolta e selvaggia presso Gerico, dove sorge un monte, che, in memoria dei 40 giorni ivi passati da Gesù, fu detto monte della Quarantena (Gebel Qarantal; 4 km. a nord-ovest dell'odierna Gerico).
Lo Spirito che s'è posato su Gesù nel battesimo, lo guida nel suo insegnamento e nel suo ministero; ogni atto del Redentore risponde a un disegno divino (Mt. 4, 1), La tentazione fu reale ed esteriore, come risulta dai termini usati e dalla stessa natura del Cristo; l'interno incitamento al male era impossibile in lui, vero figlio di Dio (A. Vaccari). Tali t. Egli permise per farsi simile a noi e darei esempio di invitta resistenza (Hebr. 4, 15; 12, 3 s.). Le t. sono tre, e nell'ordine conservato in Mt. 4. 1-11: nei deserto, al Tempio, e su un colle elevato. Lc. 4, 1-13 sposta la terza al secondo posto. Mc. 1, 12 s. ha un accenno complessivo.
Tutti i moderni esegeti concordano nel senso messianico delle t.
«Dopo aver digiunato ... Gesù ebbe fame. E il tentatore, avvicinato si (in forma umana): Se sei figlio di Dio, ordina che queste pietre si mutino in pane. Ma egli replicò: Sta scritto: L'uomo non vive soltanto di pane, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio (Deut. 8, 3)». Il piano divino stabiliva che il Cristo soffrisse, morisse e così entrasse nella gloria (cf. Lc. 24, 26). Il demonio, che conosce chi è Gesù (Mc. 1, 24.34; 3, 10 s.; Lc. 4, 4), se si sfronda il suo dire apparentemente innocuo, gli propone: usa in tuo favore del potere straordinario che hai. È chiaro che se Nostro Signore avesse adoperato il suo potere ogni qualvolta una sofferenza gli era offerta, e al momento della passione, la via stabilita da Dio per la Redenzione non si sarebbe realizzata.
Gesù risponde con le parole del Deut. 8, 3; per lui c'è un cibo superiore (cf. Io. 4, 31 s,); come per ogni uomo, dovrebbe essere prima cura di fare la volontà di Dio. C'è un piano divino cui deve attenersi.
Il demonio formula la sua tentazione quasi si tratti della fame di Gesù, quasi intenda soltanto invitarlo ad operare quel prodigio particolare; confronta come s'insinua e intraprende il fatale colloquio con Eva (Gen. 3, 1 s.), pur sapendo la portata del precetto e il fine inteso da Dio; egli tenta di sabotare il piano divino e di fare dell'uomo un suo stabile gregario (cf. Gen 3, 15). Ma Gesù gli replica che egli mai si staccherà dal disegno divino: salvare il mondo mediante la sofferenza.
«Se sei figlio di Dio», dice tentando; già nella terza, come vedremo, egli parla nettamente: sa chi è Gesù. Come in Io. 7, 4 «Se tanto fai, mostrati al mondo» = «dato che operi siffatti prodigi», ecc.
«Allora il diavolo lo conduce con sé ***, come in Mt. 17, 1 «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni»; Lc. 18, 31; dalla Volgata "assumpsit" derivò l'erronea immaginazione di un trasporto di Gesù per l'aria ad opera di Satana) nella Città Santa, lo pone sul pinnacolo del Tempio e gli dice: «Se sei Figlio di Dio, gèttati giù; perché sta scritto: Egli manderà i suoi angeli, a reggerti, perché il tuo piede non urti qualche pietra (Ps. 91, 11 s. che promette la protezione speciale di Dio a chi gli è fedele). Gesù gli dichiarò: È anche scritto: Tu non tenterai il Signore tuo Dio (Ex. 17, 1-7)», esigendone senza ragione un intervento straordinario.
La seconda tentazione suggerisce un miracolo clamoroso. La folla che normalmente stava sotto i portici dell'atrio esterno, avrebbe visto cader dall'alto Gesù e andar giù nel precipizio profondo qualche centinaio di metri, senza farsi alcun male. È a questa manifestazione, improvvisa e solenne, che Satana spinge il Signore. Era la erronea mentalità dei Giudei: «Noi sappiamo donde è costui (Gesù N. S.); mentre quando verrà il Cristo, nessuno saprà donde egli sia» (Io. 7, 27).
Il disegno divino stabiliva invece che Gesù insensibilmente facesse comprendere la venuta del Messia, l'inizio del nuovo regno, correggendo le false concezioni dei suoi contemporanei (cf. Lc. 17, 20 s.).
Il regno di Dio, dirà Gesù, è già incominciato; è entrato inavvertitamente nel mondo, senza chiasso e parate esteriori e manifestazioni di forza; e si svilupperà pian piano...; agirà come il lievito che lentamente e inavvertitamente pervade tutta la massa (Lc. 13, 18- 21; Mt. 13, 31 s.).
«Di nuovo il diavolo lo conduce con lui su un monte altissimo, gli fa vedere tutti i regni del mondo con il loro splendore (ad ovest l'impero romano, ad est gli antichi imperi dal babilonese in poi; in una fantasmagoria Satana gli mostra il falso presente e passato di questi imperi mondiali) e gli dice: Tutto ciò io ti darò, se, cadendo ai miei piedi, mi rendi omaggio''.
Il regno del re-messia doveva essere universale; Satana si dice padrone del mondo e di fatti lo domina (cf. Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11; E ph. 2, 2); egli può delegare il suo potere. Satana è pronto a fargliene l'investitura; propone come contropartita che Gesù lo riconosca padrone. Sostanzialmente la tentazione si presenta come le altre: non c'è motivo che tu attenda e perda tempo. Sei venuto per acquistarti il dominio dell'universo; ebbene te lo dò; te ne faccio subito l'investitura, ché esso mi appartiene. Al modo prescelto da Dio (lentamente, e attraverso la sofferenza), Satana sostituisce il suo modo più comodo, più facile, di immediata realizzazione. Salvo quella condizione - e alla fin fine, par che Satana sorrida, si tratta di un semplice riconoscimento -, il demonio si dice pronto a favorire il Messia.
La risposta di Gesù è presa ancora dal Deut. 4, 13; 10, 20; è il grande principio del monoteismo: non c'è che un solo padrone del mondo, che bisogna servire e adorare; esso è Dio. "Vattene, o Satana". "Ed ecco gli angeli presentarsi a lui e servirlo" . Gli Apostoli conobbero le t. solo per diretta narrazione del divino Maestro. Esse contro la mentalità giudaica di un messia glorioso e insofferente, spiegano quale fosse il piano di Satana (cf. Mt. 16, 21 ss.). Anche gli Apostoli condividevano tale mentalità (cf. Lc. 9, 46 ss.; 18, 31-34; 22, 24-27 ecc.); nulla di meglio per rischiarare le loro menti, per far loro comprendere la vera missione del Messia, del racconto delle t. Esso è come la sintesi, l'annunzio e la spiegazione di quanto si verificherà nella vita di Gesù: i Giudei seguono e vogliono il piano di Satana (cf. Io. 3, 44); e, nella loro cecità, crocifiggendo il Redentore coopereranno materialmente alla realizzazione del piano divino. Le tre t. sono in certo senso il motivo conduttore della narrazione evangelica: insegnano la natura della missione di Gesù, spiegano l'incredulità e l'ostilità dei Giudei.
Dio ha voluto salvare il mondo con la stoltezza della Croce; ma quello che è stoltezza per gli uomini, è sapienza e fortezza per Dio (I Cor 1, 18.25). Tale opposizione tra i due piani, divino e umano-diabolico, mette ancora in particolare rilievo l'intero IV Evangelo.

[F. S.]
BIBL. - H. SIMON - G. DORADO, Novum Testamentum, I, Torino 1944. pp. 404-11; D. Buzy, St. Mt. (La Ste Bible, ed. Pirot, 9), Parigi 1946, pp. 36-44; L. MARCHAL, St. Luc (ivi, 10), pp. 62-66; F. SPADAFORA, Temi di esegesi, Rovigo 1953, pp. 285-319.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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