Sinedrio


(Greco *** = assemblea). Supremo consesso giudaico per l'amministrazione della giustizia e le decisioni di carattere religioso-politico. Col nome di Gherusia è nominato in un documento di Antioco III (223-187; Flavio Giuseppe, Ant. XII, 138) e spesso nei libri dei Maccabei (cf. I Mach. 11, 23; 12, 6; 13, 36; 14,20.28; 2Mac. 1, 10; 4, 44; 11, 27); più tardi appare con la denominazione greca di S. (cf. Flavio Giuseppe, Op. cit. XIV, 167 ss.) trascritta spesso nei testi ebraici (sanhedrin), i quali impiegano anche la circonlocuzione Béth din, che propriamente significa "Casa del giudizio", "tribunale". Con oscillazioni varie circa l'ambito del suo potere e la sua importanza, il S. rimase in vita sino al 70 d. C. In genere la sua attività fu molto maggiore durante l'occupazione straniera (seleucida e romana) che sotto le dinastie locali (asmonea ed erodiana): la libertà più ampia l'ebbe ai tempi dei Romani perché questi non amavano interferire nei delicati problemi religiosi del popolo singolare ed anche in questioni secondarie politico- amministrative; mentre al tempo del dispotico Erode il Grande subì le limitazioni più gravi. La competenza del S. era eminentemente religiosa; ma esercitava anche la giustizia, con l'esclusione della pena di morte, per i reati che non implicassero direttamente la potenza straniera occupante, ed in genere aveva grande influsso su i vari settori della vita cittadina. Anche gli Ebrei della diaspora, che avevano propri sinedri locali. riconoscevano una supremazia almeno morale (cf. At. 9, 2) all'organismo centrale di Gerusalemme. Le adunanze erano tenute generalmente nella "Stanza delle pietre squadrate" (ebr. Liskhath haggazith), situata con molta probabilità nell'angolo sud-ovest del Tempio. Il S. contava 70 membri, oltre il sommo sacerdote. Essi erano raggruppati in tre categorie, designate - con alcune variazioni nelle fonti - con i nomi: sommi sacerdoti, scribi ed anziani (cf. Mt. 27, 41; Mc. 11, 27; 14, 43.53; 15, 1; Lc. 20, 1 ecc.). Col primo termine si comprendevano il sommo sacerdote in carica, quelli eventualmente deposti ed anche membri di famiglia, dalle quali si soleva eleggere alla suprema carica religiosa (cf. Io. 18, 19; At. 4, 6; 19, 14). Gli anziani (***) rappresentavano l'aristocrazia laica (cf. Flavio Giuseppe, Vita 9); gli scribi (***) provenivano da classi sociali disparate ed erano chiamati a partecipare al S., perché guide spirituali del popolo con la loro scienza giuridico- religiosa.

BIBL. - U. HOLZMEISTER, in Biblica, 19 (1938) 43-58. 151-74; ID., Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. ital., Torino 1950, pp. 160-71.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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