She'ol


È l'oltretomba ebraico. L'etimologia rimane incerta. Lo S. è una terra, eres (I Sam 28, 13 ecc.) come l'oltretomba sumerico è KI, KIGAL (donde per G. Dossin deriva S.). Cf. kigallu degli assiro-babilonesi e tutte le altre espressioni: irsitu rabitu (grande terra), irsitu rapastu (vasta terra), irsitu ruqtu (sum. KUR- SUD, KI-SUD terra lontana), irsit mituti (terra dei morti), irsit tamhi (terra del lamento). A Ugarit ars e in Grecia *** significano e la terra e il mondo infernale. Terra senza possibilità di ritorno (Iob 7, 9 s.; 10, 21) come KUR-NU-GI-A sumerico o irsit-matu-asar la tari (terra, paese, luogo senza ritorno). Lo S. è sotto il suolo (Is. 14, 9; Deut. 32, 22 ecc.) come nei testi assiri. Bor (Prov. 1, 12) e l'acc. berutu (profondità) esprimono l'oltretomba. «Discendere allo S.» (Gen. 37, 35; 42, 38; 44, 29.31) ed espressioni affini (Ez. 32, 19.29- 30) significano "morire". Lo S. è casa di tenebre (Iob 10, 21 s.; 17, 3; cf. Mt. 8, 12; 22, 13; 25, 30; 2Pt. 4, 18), bit ikliti (casa di tenebre): Arali, Arallù (asar la amari = luogo senza vista. Cf. però AJSL, 1919, p. 191). Anche *** significa «senza vista»: *** privativo e la radice *** (vedere) cf. Sofocle, Aiace, 394 ss. Lo S. è una casa ed ha porte (Is. 37, 10; Sap. 16, 13 ecc.) e portinai (*** dei LXX di Iob 38, 17).
Lo S. ha dei lacci (Ps. 18, 6; 116, 3); come la rete per gli Assiro-babilonesi fa precipitare nell'inferno.
Lo S. è luogo di polvere: l'uomo fatto di argilla, finisce in polvere e in luogo di polvere (Is. 26, 19; Iob 7, 21; 17, 26; 20, ecc.; Dan. 12, 2). Enkidu nel poema di Gilgames chiama l'oltretomba «casa di polvere» e nella discesa di Istar si parla «di dimora... ove la polvere è il nutrimento e il fango alimento».
Allo S. si discende nudi (Iob 1, 21; Eccl. 5, 14; cf. 1 Tim. 6, 7) e vi si gode la compagnia dei vermi (Iob 17, 13; 21, 26).
Abitanti dello S. sono tutti gli uomini (Iob 30, 23): i Rephaim (le ombre: rp' «essere fiacco» cf. ugaritico rpum: Is. 14, 9; 26, 9; Ps. 88, 13; Prov 19 s.; 9, 18; non dissimili gli etimmu assiro-babilonesi), i circoncisi, gli eroi, i guerrieri (Ez. 32, 21 s.). Lo S. è insaziabile (Is. 5, 14; Prov 1, 12; 27, 20), Lo S. non ha però un pantheon: la regina Ereskigal o Persefone né Pluto o Nergal o Mot, né lo scriba della terra o gli Anunnaki come giudici. Il sovrano è Iahweh (Ps. 139, 7 ss.) la cui giustizia è nota nello S. (Ps. 138, 13), sebbene ivi nessuno lodi Dio (Ps. 6, 6; 30, 10; 88, 13; 115, 17; Is. 38, 18 s.) che, secondo Ps. 88, 8, dimentica i morti e non sarà più visto da essi (Is. 38, 11); v. Morte; e Retribuzione.
I testi biblici escludono ogni culto alle ombre. Eccli. 30, 18 deride l'uso dei Gentili di offrire alimenti ai morti.
Il massimo castigo per i Babilonesi (cf. codice di Hammurapi R. 27, 37-40) è la privazione di un nàq mè «colui che versa l'acqua» per il refrigerium. Cf. Lc. 16, 24.
[F. V.]

BIBL. - P. DHORME, Le séjour des morts chez les Babylaniens et les Hébreux, in RB, 16 (1907) 59-67; ID., L'idée de l'au-delà dans la religion hébraique in RHR, 123 (1941) 113- 42; C. J. Mc NASPY, 'Sheol in the Old Testament, in The Catholic Biblical Quarterly, 6 (1944) 326-33.


Autore: Sac. Francesco Vacchioni
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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