Seleucidi


Dinastia in Asia Minore, dal 312 al 65 a. C., con centro la Siria e capitale Antiochia, denominata dal capostipite Seleuco I Monoftalmico Nicanore (312-280). In Mach. vengono nominati i seguenti sovrani: Seleuco IV, Antioco IV (v.), Antioco V, Antioco VI, Antioco VII, Demetrio I e Demetrio II, oltre ai due usurpatori Alessandro Bala e Trifone. Seleuco IV Filopatore (187-175) successe al padre Antioco III, ereditando ne l'umiliante condizione di sconfitto di Roma in seguito alla battaglia di Magnesia. Per la delazione di Simone ed il bisogno urgente di denaro per pagare le forti annualità ai Romani inviò Eliodoro a depredare il Tempio di Gerusalemme (2Mach. 3, 7 ss.; Dan. 11, 20). Re insignificante (Dan. 11, 20), personalmente non appare ostile ai Giudei (cf. ivi, 3, 3). A lui successe il fratello Antioco IV (v.), che adottò la politica persecutrice. Antioco V, figlio di Antioco IV, soprano nominato Eupatore (= "di nobile padre"), ancora bambino ereditò il regno sotto la tutela di Filippo, soppiantato poi da Lisia, il custode del principe, che occupò subito Antiochia, proclamando re Antioco (I Mach. 6, 14-17.55-63). Antioco V (163-162), mero strumento nelle mani di Lisia, fu ucciso dal cugino Demetrio I, fuggito da Roma e proclamatosi re.

Demetrio I (162-150), soprannominato Sotere, figlio di Seleuco IV, in ostaggio a Roma dal 175 al posto del fratello Antioco, fuggì e, sbarcato a Tripoli (1Mac. 7, 1; 2Mac. 14, 1), agì con rapidità contro Lisia; quindi iniziò una lotta fortunata contro il satrapo Timarco di Babilonia. Promosse varie spedizioni contro Gionata Maccabeo, inviando truppe e imponendo il sommo sacerdote Alcimo (I Mach. 7, 1-50; 9, 1-73). Contro Demetrio insorse Alessandro Bala, avventuriero spacciatosi per figlio di Antioco IV, con il quale si schierò Gionata nonostante le numerose promesse di privilegi economici e politici offerte da Demetrio. Demetrio fu vinto e ucciso (I Mach. 10, 48-50) e gli successe Alessandro Bala (150-145) ricordato con simpatia dagli Ebrei perché legato d'amicizia con Gionata, cui concesse fra l'altro il sommo sacerdozio (I Mach. 10, 20).

Ad Alessandro Bala vinto e ucciso, successe Demetrio II Nicatore, che regnò due volte (145-138; 130-125). Egli confermò il sommo sacerdozio ed altri privilegi a Gionata (I Mac. 11, 30-37), che pure era stato aperto sostenitore di Alessandro, e che lo abbandonò a motivo del suo tradimento, durante la rivolta di Trifone (ivi, 11, 47-51).
Simone Maccabeo si fece nuovamente alleato di Demetrio ottenendone la piena autonomia della Giudea (ivi, 13, 34·42; 14, 38 s.). Nel 138 Demetrio fu fatto prigioniero dai Parti, che lo trattarono umanamente (ivi, 14, 1-3). Morto suo fratello Antioco VII, che continuava la lotta contro Trifone, nel 130-129 Demetrio fu di nuovo re fino al suo assassinio (125) da parte dell'usurpatore Alessandro Zabina.

Antioco VI Dioniso (145-141), figlio di Alessandro Bala, fu portato ancora fanciullo dall'Arabia e proclamato re da Trifone, generale del padre, che iniziò a nome del fanciullo la rivolta contro Demetrio II (I Mach. 11, 39 s. 54·56). Gionata, che ebbe le solite concessioni da Trifone, si impegnò a sostenerlo contro Demetrio, che controllava sempre le regioni settentrionali. Nel 151 Trifone uccise il piccolo Antioco, assumendo direttamente il titolo di re. Ma prima a Tolemaide catturò Gionata possibile difensore di Antioco (ivi, 12, 39 s.); quindi, ricattò Simone, chiedendo gli la consegna dei due figli di Gionata quali ostaggi e 100 talenti d'argento con la promessa della liberazione del prigioniero, regolarmente non mantenuta. Fallito il tentativo di riaffermare l'autorità seleucidica in Giudea, uccide Gionata (ivi, 13, 12-32).
Ripresa la lotta contro di lui da Antioco VII, fratello di Demetrio II, Trifone fu sconfitto in Orto sia presso Tripoli in Siria nel 138 (ivi, 15, 37-39).
Antioco VII (138-130) detto Sidete (dalla città di Side in Panfilia ove era cresciuto) ed Evergete (= Benefattore), si proclamò re a Tripoli e sposò Cleopatra Tea, sua cognata. Dapprima ricercò l'appoggio di Simone Maccabeo (I Mach. 15, 2-9), ma in seguito, sicuro della situazione, si mostrò ostile ai Giudei (ivi, 15, 36-16, 10), intervenendo contro Giovanni Ircano (v. Maccabei).

BIBL. - G. RICCIOTTI, Storia d'Israele, II, 3a ed., Torino 1938, pp. 53-67. 283-329; E. BICKERMAN, Institutions des Séleucides, Parigi 1938; STAHELIN. Seleukos, in PAULY- WISSOWA. Realenc. der class. Altertuntswissen., serie II, vol. II, coll. 1208- 64.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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