Samaria, Samaritani


1. Samaria (ebr. Shomeron, ecc. Samerina) designa la capitale del regno di Israele (v.), oggi Sebastijeh, a 10 km. a nord-ovest di Naplusa, costruita da Omri (880 a. C.) sul monte (443 m. sul mare) acquistato da Semer per due talenti (I Reg. 16,24), e indica, dal tempo di Sargon (721), la regione centrale della Cisgiordania. S. è nel centro del regno settentrionale, con buone vie di comunicazioni verso nord e ovest, in posizione strategicamente invulnerabile. Gli scavi archeologici (1908-10 e 1931-35) hanno posto in luce le vicende della città dalla fondazione al tempo di Erode, e hanno scoperto 75 ostraka in ebraico antico, contrassegni delle giarre d'olio o di vino dei magazzini regi, e che ricordano 22 nomi di villaggi del territorio di Manasse.

Il possesso della Galilea, l'influsso in Transgiordania, il predominio commerciale, favorito dall'alleanza coi Fenici, danno a S. ricchezza, attestata dalla scoperta di 200 pezzi di avorio (cf. Am. 3, 15; 5, n; Is. 28, l; I Reg. 22, 39). Achab è sconfitto a Qarqar sull'Oronte da Salmanassar III; nell'angolo nord ovest della cittadella è stata scoperta un'ampia vasca (10 x 5 m.), in parte scavata nella roccia, che rappresenta forse la vasca di S. (I Reg. 22, 38) nella quale fu lavato il carro di Achab dopo la battaglia. Salmanassar V imprigiona il re Osea e assedia la città che dopo tre anni cade (722-721) nelle mani di Sargon (2Reg. 17, 5 s.). Gli abitanti sono deportati nelle città dell'Assiria e della Media; coloni assiri vengono a S.

S. sotto gli Assiri diventa la provincia di Samerina cui è unita una parte delle conquiste di Teglatfalasar (733) subordinate provvisoriamente a Megiddo. Una lettera in neo- babilonese indirizzata ad Abi-Ahi e molti cocci attribuiti all'epoca assiro-babilonese attestano l'amministrazione mesopotamica.

Sotto i Persiani S. è amministrata da uno dei pahawoth di Abarnahara, *** che "mangiano del sale di corte", cioè vivono delle rendite dello stato (Esd. 8, 36; 4, 14; Neh. 2, 7) e ha tra i suo), governatori Sanballat conosciuto per la sua ingerenza negli affari ebraici, cui succede il figlio Delaia segnalato in un papiro di Elefantina (Neh. 4, l; 6, 2). Nel 331 S. dapprima si sottomette ad Alessandro Magno, indi tenta di ribellarsi, viene smantellata e riceve una colonia di 6000 macedoni. Nel 145 la Galilea è forse soggetta a S. cui però vengono tolti tre territori meridionali annessi da Demetrio II alla Giudea (I Mach. 10, 30; cf. però 11, 34). L'importanza della provincia di S. sta nel fatto che essa rappresenta agli occhi di Antioco III tutto il resto della Palestina. Flavio Giuseppe presenta nel 167 Apollonio come stratega di S. e meridarco insieme ad un agente Nicanore incaricato per gli affari regi, mentre Andronico organizza il culto di Zeus Xenios sul monte Garizim (I Mach. 3, 10; Ant. XII, 7, l; 5, 5). Giovanni Ircano (108) si impadronisce di Sichem, del Garizim e del paese dei Cutei (Samaritani) e distrugge la città di S. dopo un anno di assedio, senza annientarla. Una bella torre rotonda, numerosi frammenti di giarre, monete e iscrizioni attesta no la rinascita della città. Pompeo (63) unisce S. al governo della Siria; Gabinio (57-55) dà il nome di Gabiniani ai cittadini di S. Al tempo di Erode, S. tra la Galilea e la Giudea, incomincia da Genin e termina verso la toparchia di Acrabattene, a nord-est confina col territorio della città di Scitopoli e a nord-ovest col limite della Fenicia. Nel 27 è trasformata completamente da Erode e chiamata Sebaste in onore dell'imperatore Augusto.
Nel N. T. Lc. 17, 11; 10.4,4.5.7; At. 1, 8; 8, 1; 9, 31; 15, 3 indicano certamente la regione.

2. I Samaritani sono il risultato della fusione tra i superstiti di S. dopo la conquista di Sargon e i coloni provenienti da Hamath e da Sepharwaim (720), da Tamud e da Madian (715), da Babilonia e da Kutha (709) (2Reg. 17, 24-41). Flavio Giuseppe li chiama anche Cutei forse per la prevalenza degli abitanti di Cutha, l'attuale Tell Ihrahim, ca. 20 km. a nord-est di Babilonia (Ant. IX, 14, 3; XIII, 9, l). I S. professano una religione fondamentalmente ebraica ma con influenze di divinità assire quali Nergal, il dio del mondo sotterraneo, e, forse, Hadad, dio della pioggia, nonostante la distruzione delle immagini fatta da Iosia (2Par. 36, 6.7). Vanno in pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme (Ier. 41, 4). Dopo il ritorno degli Ebrei dall'esilio ai S. non è concesso di partecipare alla restaurazione del Tempio (Esd. 4, 2). Si acuisce la rivalità tra S. e Giudei, che è la continuazione dell'antagonismo tra Nord e Sud latente ancora prima dell'unità davidica e aperto con la scissione in due regni dopo la morte di Salomone. Il governatore Sanhallat tenta la conciliazione col matrimonio di sua figlia con Manasse, discendente del sommo sacerdote. Neemia (13, 28) esilia il genero del governatore che, secondo la cronaca samaritana, diventerebbe il sommo sacerdote del culto nazionale dei S. ed iniziatore dello scisma. Sanballat indignato proclama l'indipendenza dei S. e costruisce sul monte Garizim il tempio iahwistico che domina la città di Sichem, e chiama ad officiarlo i membri della famiglia di Aronne anch'essi espulsi da Gerusalemme. La critica tende ad assegnare al tempio sul Garizim un'origine ellenistica e a spiegare lo scisma mediante una lenta evoluzione. L'iniziativa della costruzione sarebbe partita dai sacerdoti profughi da Gerusalemme perché insofferenti del rigore di Neemia e rifugiati presso i S. dove avrebbero dai Seleucidi ottenuto il permesso di costruire il tempio.
I S. non soffrono persecuzioni né da Pompeo né da Erode, ma molti di essi (36 d. C.) vengono uccisi per ordine di Pilato in un'adunata indetta da un impostore sul monte Garizim (F. Giuseppe, Ant. XVIII, 4, 2). Prendono parte alla ribellione generale della Palestina contro i Romani: Cereale, comandante della V legione macedone, li assedia sul monte Garizim e ne uccide più di 11.000 il 15 luglio 67 (F. Giuseppe, Bell. XXXVIII, 2, 3). Vivono ancora non molto numerosi a Naplusa.
L'acredine esistente tra i S. e i Giudei è espressa da Eccli. 50, 27 s. Io. 4, 9 esprime il disaccordo tra i popoli delle due regioni. Dal vangelo di Giovanni, nell’episodio della samaritana al pozzo (Io. 4, 9.42), oltre l'antagonismo, si hanno particolari dei S.: si ritengono discendenti di Giacobbe e attendono un Messia che chiamano Ta'eh "colui che ritorna" e che considerano un secondo Mosè, sebbene meno grande dell'antico legislatore, un profeta e, nello stesso tempo, principe temporale e conquistatore; si attengono al culto di Dio sul monte Garizim che chiamano la montagna benedetta, santa e ritengono il luogo dei sacrifici di Seth e Adamo, della città di Melchisedec, del sacrificio di Abramo ecc.

Gesù Cristo è accolto dai S. per due giorni, sebbene non sia ricevuto in una città a nord della S. (Lc. 9, 51-56) e non mandi i discepoli in S. nell'esperimento di apostolato (Mt. 10, 5); all'accusa di essere un S. non risponde (Io. 8, 48 s.). I S. fanno una splendida figura nella parabola del buon S. (Lc. 10, 30-37) e nella guarigione dei dieci lebbrosi. 3. Il Pentateuco Samaritano è il testo ebraico del Pentateuco in uso (forse dal 400 ca. a. C.) presso i S. che riconoscono esclusivamente come Sacra Scrittura questi cinque libri. Pietro della Valle (1616) scopre il P. S. completo a Damasco. Altri manoscritti in seguito vengono scoperti e portati in Europa. Nessuno di essi però è anteriore al sec. X. Il più antico è quello conservato a Naplusa e consta di 21 pelli pergamenate con 6 colonne per pelle e 60-70 righe per colonna. Solo circa la metà è leggibile. I S. lo fanno risalire ad Abisah figlio di Phines, nel 130 anno dalla presa di Canaan. I manoscritti del P. S. sono in caratteri ebraici antichi, non hanno punti vocalici né accenti. In essi ogni parola è separata da un punto, i membri della frase da due punti. Il testo è diviso in 966 sezioni o qasin. Il P. S. ha ca. 6000 varianti, dal testo masoretico, di cui 1900 appoggiate dai Settanta; non si può stabilire una regola meccanica di preferenza. Tuttavia si possono notare varianti grammaticali con aggiunte di lettere quiescenti, cambiamento di forme rare o poetiche, soppressione delle lettere paragogiche. Ciò potrebbe dipendere da un aggiornamento della scrittura come nel primo rotolo di Isaia di Khirbet Qumran. Non mancano addizioni di glosse e interpretazioni del testo come nei Settanta; correzioni spesso poco felici del testo, aggiunte tratte dai passi paralleli; correzioni di passi cronologici, in particolare dell'età dei patriarchi come in alcuni apocrifi quali l'Enoch etiopico e il libro dei Giubilei. Citazioni di Filone Alessandrino e riferimenti del Nuovo Testamento (At. 7, 4.32.35; Hebr. 9, 3), che trovano corrispondenza solo nel P. S., spingono ad ammettere l'esistenza probabile, negli ambienti giudaici, di un tipo di testo vicino al samaritano, oltreché di quello che ha determinato il testo masoretico e il testo dei Settanta. Esistono delle varianti conformi alle credenze e al culto dei S. Gli antropomorfismi sono eliminati; il monte Garizim è posto in luogo del monte Hebal (Deut. 27, 4,). Notevoli le aggiunte a Ex. 20, 17 e a Deut. 5, 21. I cambiamenti constatati nel P. S. sono sistematici e senza reale autorità; e il Testo Masoretico rimane preferibile.
[F. V.]

BIBL. - G. A. REISMER, - CL. S. FISCHER -D. G. LYON, Harvard excavations at S. (1908-1910), 2 voll., Cambridge (Mass.), 1924; J. W. G. M. CROWFOOT, Early ivories from S., Londra 1938; F. M. ABEL, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, p. 140 55. 362-70; n, 1938, pp. 120. 104. 134. 443; D. DIRINGER. Le iscrizioni antico-ebraiche, Firenze, 1934, p. 21-73; S. MOSCATI, L'epigrafia ebraica antica, Roma. 1951, pp. 106- 110; 27-39; J. A. MONTGOMERY. The Samaritans, Londra 1925; ID., The samaritan oral law and ancient Tradition, Londra 1932; A. VON GALL, Der hebraiche Pentateuch der Samaritaner, Giessen 1914-19.18; P. KAHLE, Unter-suchungen, zur Geschichte des Pentuteuchtextes, in Theologische Studien und Kritiken, 88 (1915), pp. 399·439; B. J. ROBERTS, The Old Testament, test and version., Cardiff 1951, pp. 188-96; S. SALMON, The Samaritan Pentateuch, in Journal of Jewish Studies, 2 (1951), pp. 144-50; A. PARROT, Samarie capitale du royaume d'Israel. (Cahiers d'Arch. Bibl., 7), Neuchatel 1955.


Autore: Sac. Francesco Vacchioni
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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