Salmi


Vengono così chiamati, con uso derivato dalla Bibbia greca e latina, i sacri carmi che gli Ebrei con più proprietà intitolano inni: poesie religiose di vario argomento, per lo più preghiere o lodi a Dio. La loro raccolta, detta per analogia Saltero, nelle bibbie ebraiche è divisa in cinque libri, separati tra loro dalla dossologia o acclamazione «Benedetto il Signore, ecc.) che si legge in fine dei Ps. 41.72.89.106. Ma è divisione relativamente recente (III sec. ca. a. C.), In tempi più remoti si compose di tre grandi collezioni, distinguibili dall'uso dei nomi per invocare la divinità. La 1. (Ps. 1-41) e la 3. (90- 150) dicono Iahweh, la 2. (49·89) Elohim (Dio). Nella 1. quasi tutti i s. (eccetto 1.2.33) s'intitolano a David e ad Asaf; nella 3. quasi tutti i s. sono anonimi. Coi nomi varia anche il tenore generale dell'argomento. I s. attribuiti a David sono in massima parte preghiere di soccorso in ogni sorta d'afflizione; i carmi dei figli di Core (leviti) si aggirano intorno al culto, al tempio, alla santa città. Quelli di Asaf sono canti nazionali o didattici, celebrano i trionfi o deplorano le sconfitte di tutto il popolo, o insegnano verità morali. La collezione anonima contiene per lo più inni di lode o di ringraziamento a Dio. Vi spicca una particolare collezione di s. detti graduali (120-134), di un'indole levitica e nazionale. Si può rilevare pertanto che l'attuale collezione dei s. si venne formando a poco a poco dai tempi di David (ca. 1000 a. C.) fin dopo quelli di Neemia (ca. 400 a. C.). Per quel lungo spazio quasi in ogni generazione i pii poeti da Dio ispirati vi trasfusero i loro santi affetti, le loro fervide preghiere, i trasporti dell'anima loro profondamente religiosa. Il saltero così raccogliendo l'eco di tutto un popolo e di tanti secoli, era di sua natura tutto fatto per divenire, come divenne, il libro di preghiere, il manuale di devozione, prima per la sinagoga israelitica poi per tutta la Chiesa cristiana.

Tanto la Bibbia ebraica, quanto la cristiana (LXX e Volgata), contano i s. in egua1 numero di 150, ma non è eguale il modo di giungere a tal numero. Quello che nella seconda è il Ps. 9, nel testo ebraico tradizionale forma i due Ps. 9 e 10; e così pure il 113 della Volgata risponde al 114 e 115 dell'ebraico, viceversa l'ebraico riunisce in uno (116) i 114 e 115 della Volgata e ancora in uno (147) i 146 e 147 della Volgata. In generale può dirsi che la numerazione della Volgata dal Ps. 10 a 146 è inferiore di un'unità all'ebraico. La maggior parte dei s. porta in fronte un titolo o intestazione, che può variare assai di estensione e tenore. Contiene una o più delle seguenti noti,de: 1° l'autore; 2° il genere poetico; 3° l'aria o l'accompagnamento musicale; 4° l'uso liturgico; 5° l'occasione storica. Tali titoli sono certamente antichissimi e vi furono posti almeno da una tradizione autorevole. Una conferma di tale autorità, segnatamente per quanto riguarda gli autori, l'attento lettore la troverà in molti indizi intrinseci. Ma non godono, evidentemente, della stessa autorità del testo ispirato.

A Davide per unanime accordo di codici e versioni antiche, sono attribuiti ca. 70 s., cioè quasi la metà di tutta la collezione. Dai libri storici consta infatti che David era dotato di notevole talento poetico e musicale (1Sam 16, 14.2.3; 18, 10; 2Sam 1, 18-27 ecc.) divenuto persin proverbiale (Am. 6, 5); si sa pure che molta cura ebbe del culto divino sposato al canto e alla musica (2Sam 6, 2-22; 24, 16-25; 1Par. 16, 4-7; 23.29; cf. Eccli. 47, 8 ss.); era da aspettarsi ch'egli fosse anche l'autore principale di s. e che a lui sovente venisse intitolata l'intera collezione, tutto il saltero ebraico. Ma non ne fu egli unico compositore; una dozzina di s. (42-49.84-85.87-88), a testimonianza del titolo, appartengono a una famiglia di Corehiti (cf. Num. 26, 10 s.), che fino all'esilio formò una classe di cantori addetti al Tempio (1Par. 6, 16-23; 2Par. 20, 19). Altri dodici s. (50.73-83) sono intitolati ad Asaf, nome di una famiglia di cantori (par. 25, 1-6; 2Par. 5, 12; 35, 15), che sopravvisse all'esilio (Esd. 2; 41; 3, 10). Per analogia anche l'appartenenza a David asserita nei titoli potrà intendersi nel senso che i detti s. stessero in una collezione o canzoniere di sacri carrili, dei quali il re poeta era non unico ma principale autore. Oscuro è il significato dell'attribuzione di un s. ciascuno a tre insigni uomini: Mosè (90), Salomone (72), Etan Ezrahita (89); il resto dei s., esattamente un terzo; è anonimo.

Dei termini che si riferiscono al genere poetico, il più comune (57 volte) nei titoli è mizmor, dai LXX tradotto "psalmos", donde il nostro termine s., che nell'uso indica una poesia d'argomento o scopo religioso, e quindi acconcia mente fu esteso a tutti i carmi della collezione. Meno frequente il termine sir = canto, che si dice anche di poesia profana (Is. 23, 16; Am. 6, 5), si trova in 13 S. accoppiato a mizmor, da solo in Ps. 46, nei s. graduali e nel 45. "canto d'amore". Più importanti in relazione all'argomento e più rispondenti ai nostri concetti sono due termini, che di rado occorrono nei titoli, ma più spesso nello stesso testo dei s.: tefillah = preghiera, e tehillah = lode. Così vengon designati i due generi più frequenti dei S. Nel primo, la preghiera, che da solo comprende oltre un terzo di tutto il saltero, una persona o (più raramente) la nazione, assalita da mali ed afflizioni d'ogni genere, a Dio ricorre per esser liberata; nella loro copia e varietà i s. offrono così modelli di preghiere per ogni occorrenza della vita umana.

L'altro genere, di lode o inni a Dio, era in special modo indicato per il culto pubblico nel servizio religioso del Tempio e si trova concentrato principalmente nei libri 40 e 50. In minor numero sono i s. didattici o sapienziali e morali, pieni di vari ammaestramenti per la vita, e i s. storici, che ricordano, ad esaltazione o ringraziamento a Dio, o a lezione dei posteri, i grandi fatti della vita nazionale E ancora ci restano dei s. che sfuggono ad ogni categoria, tanta è la varietà di questa nobilissima antologia di poesia religiosa. Nel saltero (dice s. Atanasio nella sua lettera a Marcellino sulla intelligenza dei s.) si trova raccolto quanto negli altri libri del Vecchio Testamento è sparso di utile e salutare. «Il libro dei s. è come un giardino che contiene i frutti di tutti gli altri e mentre dà a questi lo squisito sapore della poesia, ve ne aggiunge pure dei propri» (PG 27, 12). Infatti il saltero ha con i libri legislativi comune il più fervido attaccamento alla legge divina (1; 19, 7.14; 119), con gli storici i racconti delle gloriose età del popolo eletto (68.78.105-107.114.136); con i didattici gli insegnamenti morali (15. 37.82.94.100.112.133) e le riflessioni su gli umani destini (39.49.73.90.139); con i profetici lo spirito ardente, il culto interiore (15.40.50.51), lo zelo per la giustizia e per la difesa dei deboli (10.12.58.82.94), la visione dei tempi e dei fatti messianici (2. 16.22.45.72.89.96-100.110). Così la materia, di cui si compone questo magnifico e delizioso giardino, è altrettanto abbondante che varia. Né meno varia e bella è la forma poetica che riveste il pensiero, dalla più soave, idillica (23.42.65.104.128.131), alla più concitata e sublime (29.46.68.75.76).

Per gustarne tutta la bellezza e sentirne l'efficacia il lettore si studierà di entrare nei sentimenti e negli affetti espressi nel sacro testo. Se qualche passo, come nei s. cosiddetti imprecatori (58.69.83.109), sembrerà duro ad anime avvezze alla dolcezza evangelica (cf. Mt. 5, 43), rammentiamo il puro zelo della giustizia e dell'onor di Dio che animava i sacri autori (cf. 5, 11; 69, 10; 139, 21) e potremo avere per il peccato tutto il rigore dell'antica legge, mentre riserbiamo per il peccatore tutta la carità e la misericordia della nuova.
[A. V.]

BIBL. - P. SYNAVE, in DThC, XIII, coll. 1023-1149; H. HOPFL - A. MILLER - A. METZINGER, Intr. spec. in V. T., 5a ed., Roma 1946, pp. 291-314; A. VACCARI, in DAFC, IV, coll. 474-95; ID.. De libris didacticis, 2a ed., Roma 1935, pp. 8-28; ID., La S. Bibbia, IV, Firenze 1949, pp. 101-344; ID., I Salmi, con a fronte la nuova versione latina del P. Ist. Biblico, 2a ed., Torino 1953; Liber Psalmorum... nova versio cura Profess. Pont. Ist. Biblici edita, Roma 1945; P. GALETTO. I Salmi... testo latino della nuova verso del P.I.B., con trad. italiana, ivi 1949 (ed. Paoline), 1954; G. CASTELLINO, S.D.B., Libro dei Salmi (La S. Bibbia, S. Garofalo), Torino 1955; J. ENCISO VIANA, Los Salmosoprologos, in EstE, 34 (1960) 621-631: Miscellanea Biblica A. Fernandez; F. ASENSO, Salmo 36. Su avance hacia la plenitud Luz-Vida, ibid., 633-643; B. PASCUAL, Dos notas al Salterio. Salmos 131 y 133, ibid., 645-655.


Autore: Padre Alberto Vaccari
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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