Regno di Dio


In senso molto generico R. di D. è l'universo, essendone Dio il creatore e quindi il padrone assoluto. Tale concetto è presente o presupposto in ogni pagina della Bibbia, a cominciare dal racconto della creazione, ove Dio concede all'uomo ampi poteri sul creato (Gen. 1, 26; 9 ss.; Ps. 8, 7 ss.) ma a sua volta l'uomo deve sottostare alla di Lui sovrana volontà (Gen. 2, 16 s.) da cui dipende l'esistenza stessa del creato (Gen. 6, 5; Ps. 24 [23], 7 s.; 47 [46] 3-8 ecc.). Nella S. Scrittura R. di D. ha inoltre un significato preciso, concreto, che si sviluppa e si attua in tre tempi, conservando, tuttavia, una prospettiva estremamente unitaria: la prospettiva messianica, che ne forma il fulcro, la base e il vertice.

1. Il R. di D. nella sua fase preparatoria. Ha inizio con la scelta del popolo ebraico (Deut. 7, 6-14) destinato ad essere il custode della divina rivelazione precristiana, e come l'aureo canale attraverso cui far arrivare a tutti la Redenzione (Rom. 3, 2; 9, 5). Del popolo eletto, infatti, Dio sarà sempre il vero sovrano, anche quando determinate persone saranno chiamate a rapo presentarlo (I Sam 8, 7; 12, 12); donde l'espressione, esattissima; Salomone, sedette sul trono del Signore (I Par. 29, 23; 28, 5). In tal senso, assai felicemente, il singolare regime del popolo ebraico da F. Giuseppe (e. Apion 11, 16) fu definito; "teocratico". In questo piccolo-grande regno, in questo ambiente, con tale premurosa, oculata assistenza, Dio veniva preparando persone, avvenimenti, cose, tutto polarizzato a predire, prefigurare e preparare un regno più eccellente, più spirituale; il regno universale del Messia, ossia la Chiesa, nel quale però non tanto i Giudei (popolo eletto), che saranno privati del privilegio teocratico, ma i Gentili, saranno gli attori e i beneficiari più insigni (Mt. 21, 33.46; Mc. 12, 1-12; Lc. 20, 9-16).

2. Il R. di D. nella sua attuazione (fase terrestre), non è altro che la Chiesa fondata da Gesù.
I profeti, infatti, predicono un R. di D. futuro che sarà universale, spirituale, interiore, ma soprattutto insistono sul suo carattere esteriore o sociale;· cf. Is. 2, 2 ss.; 11, 9; 42, 1-6; 49, 6; 53; 10; Ps. 2, 8; 22 [21] 28 s.; 72 [71] 7-11; Dan. 2, 31-45; 7, 2-18; Ier. 31, 31-37. Tali testi, specie se guardati alla luce del Nuovo Testamento a cui si riferivano, necessariamente suppongono: a) un vero potere regale; b) persone concrete su cui la potestà si possa esercitare; c) un ambito circoscrizionale all'esercizio della medesima. Ora tali caratteristiche si realizzano nella Chiesa. Così tanto Giovanni Battista (Mt. 3, 2), quanto Gesù (Mt. 4, 17; Mc. 1, 15) senza preamboli o spiegazioni di sorta, annunziano l'inaugurazione della nuova economia che succede alla vecchia, e si concretizza nella Chiesa, con le note parole; Fate penitenza, poiché il Regno dei cieli è vicino (l'espressione è perfettamente sinonima a R. di D., ed è preferita da Mt. che scrivendo per gli Ebrei si astiene dal nominare spesso il nome di Dio). Parlando con Nicodemo, della necessità di far parte della nuova società, Gesù mette in vista il doppio aspetto - interno ed esterno - del suo Regno: In verità, in verità ti dico: se alcuno non è rinato d'acqua e di Spirito Santo, non può entrare nel R. di D. (Io. 3, 6). L'identità è ancora chiaramente supposta nella promessa del primato fatta a Pietro (Mt. 16, 18 s.: fondamento visibile della Chiesa - amministratore dei tesori del Regno dei cieli), specie se guardata alla luce di Io. 21, 15 ss. dove allo stesso Pietro viene solennemente conferito il governo universale del R. di D. sotto la nota metafora del gregge, frequentissima tanto sulla bocca di Gesù (Io. 10, 11-16; Mt. 18, 12; Lc. 15, 4), quanto sotto la penna dei profeti (Mi. 2, 13; 4, 6 s.; Ier. 23, 3; 31, 10; Is. 41, 11; Ez. 34, 7-24; 37, 23-35); soprattutto è visibile nelle "Parabole del Regno", dove Gesù si propone precisamente di chiarire il "mistero" del Regno (Mt. 13, 11; Lc. 8, 10). Dette parabole sono: quella del seminatore (Mt. 13, 3-9) e della zizzania (Mt. 13, 24-30) che mostrano quali siano gli ostacoli esterni ed interni per la dilatazione del R. di D. già in atto sulla terra; quella del granello di senapa (Mt. 13, 31-32) e del lievito (Mt. 13, 33) che mettono in evidenza l'efficacia e la forza di espansione della Chiesa; quella del tesoro nascosto (Mt. 13, 44) e della perla ritrovata (Mt. 13, 45.46) che ne spiegano la preziosità; infine, quella della rete che raccoglie pesci buoni e cattivi (Mt. 13, 47-50), che fornisce la chiave per risolvere il problema della presenza del male anche tra i "santificati" in Cristo Gesù.

Ora, è impossibile intendere questi testi di un regno che non sia visibile ed esternamente organizzato; altrettanto difficile sa l'ebbe spiegarli di un regno trascendente, che assolutamente esclude qualunque mescolanza di buoni e di cattivi e ogni idea di ulteriore scoperta, conquista, espansione, riprovazione.
S. Paolo che spenderà tutta la sua vita a predicare, organizzare, dilatare la Chiesa di Dio, colonna e fondamento della verità (I Tim. 3, 15), adopera indifferentemente le due espressioni R. di D. e Chiesa: cf. Col. 1, 13; 4, 11; Ad. 19, 8; 20, 25; 28, 23-31; I Cor. 15, 28; Rom. 14, 17. Loisy (Les Evangiles Synoptiques I, Ceffonds 1907, 136 s.) riconosce: «Per il redattore del lo Vangelo, la Chiesa è il Regno dei cieli già realizzato». 3. Il R. di D. nella sua consumazione (fase celeste). Alla fase terrestre, concretizzata nella Chiesa, fondata su Pietro (Mt. 16, 18 s.), fa riscontro una fase celeste già in atto a partire dall'Ascensione (v.) di Gesù. Questa seconda fase che si potrebbe dire di "ricompensa" (Mt. 25, 34-40), altro non è che il perfezionamento e la consumazione della prima: come la gloria, non è che la consumazione della grazia (Rom. 8, 18.23 ss.). Tale regno "beato", per quanto essenzialmente sia un dono di Dio, tuttavia suppone la cooperazione umana: per parteciparvi, è indispensabile aver fedelmente osservato la legge di Dio; questo spiega come dal "premio" possano essere esclusi coloro che se ne rendano indegni con la loro vita (Mt. 25, 41-46; I Cor 6, 9 s.; Gal. 5, 11) ss.); v. Morte. La fase terrestre cesserà quando, cessata la vita umana sulla terra, si avrà la risurrezione dei corpi (I Cor. 15; Ap. 22); allora Gesù consegnerà il Regno (gli eletti) nelle mani di Dio Padre, dopo aver ridotto al silenzio ogni forza avversaria, anzi il Figlio stesso sarà sottoposto al Padre, affinché Dio sia tutto in tutti (I Cor 15; 24-28) e per tutta l'eternità.
[B. P.]

BIBL. - A. MÉDEBIELLE, Église, in DBs, II, coll. 491-503: M.-J. LAGRANGE, Le Royaume de Dieu dans l'A.T., in RB 17 (1908) 36-61; J. B. FREY, Royaume de Dieu, in DB, V Il, coll. 1237-57; F. M. BRAUN, Nuovi aspetti del problema della Chiesa, Brescia 1943 passim; H. DIECKMANN, De Ecclesia, I, Friburgo 1926, nn. 108-128; A. LÈMONNYER; La Théologie du N. T., Parigi 1928, 21 ss.


Autore: Mons. Bruno Pelaia
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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