Ras Shamra (Testi di)


L'aratro di un aluita (1928) ha permesso a C. Schaeffer (dal 1929-1939; 1949 fino ad oggi) di scoprire una antica città fenicia chiamata Ugarit, situata a una dozzina di km. a nord di Lattaquie, presso Minet el-Beidà, "il porto bianco" . La città appare dagli scavi abitata verso il 2000 da una popolazione semitica in rapporti commerciali col Medio Eufrate, come risulta dai testi di Mari, e con l'Egitto. Subisce l'influsso dei Hurriti nel sec. XV: uno dei re di Ugarit ha un nome, Niqmad, che appartiene all'onomastica hurrita. Trascinata nella lotta tra gli Egiziani e gli Hittiti, è distrutta da questi ultimi verso il 1360. Non mancano a R. Sh. le testimonianze dei contatti dei Fenici coi popoli della civiltà crete se coi quali Ugarit scambia le stoffe di porpora, il legno dei monti Casios e le ricchezze delle carovane dell'Asia Anteriore. Verso il sec. XII l'invasione dei popoli del mare manda in rovina il commercio di Ugarit: la città viene abbandonata. Sul suo suolo cresce il finocchio selvatico (in arabo samrah) onde Ugarit diventa R. Sh., "capo del finocchio selvatico".
Gli scavi hanno dato alla luce numerose tavolette dalle quali risultano le diverse lingue parlate o conosciute a Ugarit: la sumerica nei templi, l'accadica nei rapporti diplomatici internazionali, l'egiziana e, soprattutto, l'antica fenicia scritta in cuneiforme alfabetico che differisce dal cuneiforme ideografico o fonetico dei Mesopotamici. È l'alfabeto più antico che si conosca finora e consta di 29 segni, se si includono i tre alef. La lingua di Ugarit appartiene, come generalmente si ritiene non senza opposizioni, al gruppo occidentale delle lingue semitiche e, più precisamente, al ramo cananeo.
Poiché non si è finora scoperto un documento bilingue che possa dare una chiave sicura per la interpretazione dei testi delle tavolette di Ugarit, la interpretazione è basata sul confronto glottologico con le lingue semitiche sorelle. Ne segue l'incertezza e la diversità di interpretazione dovuta anche al mancato accordo sulla natura dei testi. Si ignora ancora se i poemi narrati nella lingua ugaritica siano rituali, liturgie, drammi cultuali, canti rituali o testi leggendari o mitologici. Inoltre la recentissima scoperta di un immenso lotto di tavolette rende le conclusioni attuali sugli studi di R. Sh. incomplete e certamente soggette ad una grande cautela. Tuttavia ciò che finora si conosce sembra confermare e integrare le notizie sui Fenici riferite da Luciano (II sec. d. C.), Damascio (V-VI sec. d. C.), Filone di Byblos nella Storia Fenicia di Sanchuniaton, come risulta dai frammenti di Porfirio e di Eusebio da Cesarea.
I poemi più noti sono quelli intorno a Baal e ad Anat, la leggenda di Keret e il mito di Aqhat. Non si ha alcuna prova per affermare che il cosiddetto ciclo di Baal sia concepito come un'unità. Tuttavia, sempre con un certo margine di incertezza, si possono ricostruire i poemi, raggrupparli intorno a queste figure centrali, tenendo conto delle ripetizioni, e metterli in ordine almeno plausibile, talvolta probabile, e, infine, tentarne l'interpretazione. Così sembra che, all'inizio un personaggio chiamato "il principe del mare" possieda un palazzo divino e goda privilegi di sovranità ed esiga la consegna di Baal. Questi, probabilmente non fa atto di sottomissione, si porta nel dominio del principe del mare e uccide il dio. Segue una serie di temi che si ritrovano in quasi tutte le letterature: lotte di divinità, predomini, funzione delle acque, analogie col mito di Nergal ed Ereskigal. La vergine Anat combatte col fratello Baal che, divenuto sovrano dopo la morte del principe del mare, vuole ottenere un palazzo e godere di tutti i privilegi della sovranità. Col permesso della divinità suprema, El, il dio artista e artigiano Ktr w Hss costruisce il palazzo. La descrizione e l'inaugurazione richiamano ad alcuni l'edificazione del tempio di Salomone.
Interviene in seguito un pretendente alla sovranità, il dio Mot ("la morte", secondo la maggior parte degli studiosi, il "virile", secondo R. Dussaud), padrone del mondo sotterraneo o la forza del calore, dell' estate. Baal discende nel regno di Mot e viene ucciso. La sorella Anat lo seppellisce e lo vendica uccidendo l'avversario che ha cura di essiccare, macinare e spargere sulla terra, seme della nuova messe. È preferibile vedere l'azione annuale che rappresenta la alternanza delle due stagioni nell'Oriente. Il mito agrario (!) di Baal è con strana insistenza messo in rapporto con la figura del servo di Iahweh dalla scuola scandinava. Si può ammettere tutt'al più un'affinità generica letteraria, di termini.
La leggenda di Keret riguarda un re che teme di rimanere senza figli e si rivolge al dio El che rimanda Keret dalla moglie e gli ottiene 8 figli. L'ultimo è una figlia, chiamata Otto (Ottavia) che prenderà il posto del primogenito.
Il mito di Aqhat interessa per la figura del padre dell'eroe Danel che si vuole accostare dalla maggior parte degli studiosi al Daniele di cui in Ez. 14, 14.20; ma v. Daniele. I testi di Ugarit che risalgono probabilmente al sec. XV hanno un'importanza straordinaria per le affinità numerose col mondo del Vecchio Testamento. Un certo numero di parole rare o uniche nella Bibbia si incontrano nei testi di R. Sh. e trovano una spiegazione. Ps. 68, 5 parla di Dio che cavalca sulle nubi, titolo applicato anche a Baal nella letteratura Ugaritica. Si usano le medesime espressioni metaforiche; c'è un'affinità di stile e di ritmo. Alcuni accenni biblici a riti antichi vengono ora ben definiti dai testi di R. Sh.; ad es. la proibizione di cuocere il capretto nel latte della madre (Ex. 23, 19; 34, 26; Deut. 14, 21), riguarda un antico rito cananaico. La scena di Anat che uccide Mot richiama la offerta ebraica del primo covone (Lev. 23, 10; Deut. 16, 9). Il mostro Leviathan (Is. 27, 1; Iob 26, 13; Ps. 74, 14) è conosciuto anche a R. Sh. I testi di Ugarit accennano ai terafim e all'efod. I sogni, sia per gli Israeliti che per i Fenici sono un mezzo di comunicazione per gli uomini con la divinità. Ugarit e la Bibbia hanno in comune anche la concezione dell'oltretomba; ma v. Retribuzione.
Il pantheon della religione di Ugarit ha delle figure che fanno la loro apparizione anche nella Bibbia, la quale proibisce soprattutto il culto di Baal e Aserah. El che la Bibbia identifica con Iahweh, è al vertice del pantheon.
L'esercito appare nei documenti amministrativi. I capi dell'esercito e del sacerdozio sono scelti dalle classi dominanti, non esclusa la famiglia del re, il quale può coi suoi parenti controllare così due importanti branche direttive della società. Le tasse, la coscrizione e le altre funzioni di governo sono esercitate mediante tre forme: la tribù, l'abitazione e la professione. La famiglia ha alla testa un uomo che possiede una o più mogli. I figli devono obblighi ai genitori in compenso dei quali essi vantano diritti di eredità. Esiste un diritto di primogenitura o di preferenza per il figlio più anziano della moglie preferita. Non mancano gli schiavi. L'educazione è complicata perché Ugarit è una cosmopoli dove si parlano o si conoscono almeno cinque lingue. Per l'apporto importante dei testi di R. Sh. alla questione del Pentateuco, all'antichità dei sacrifici (Lev.), contro la concezione e il sistema wellhauseniani delle fonti, cf. F. Spadafora, Rivista Biblica, 2 (1954) 138-49: rassegna Sul Pentateuco, 10-42 (fasc. I) e 119-54 (fasc. II).
[F. V.]

BIBL. - C. H. GOROON. Ugaritic Handbook. Roma 1947: ID. Ugaritic Literature. ivi 1949; ID. Introduction to Old Testament Times. New York 1953, PP. 81-88; C. VIROLLEAUD, Légendes de Babylone et de Canaan, Parigi 1949; R. A. DE LANGHE, Les textes de R. S. Ugarit et leurs rapports avec le milieu biblique de l'Ancien Testament, Parigi 1945; R. DE VAUX, Les textes de R. S. et l'Ancien Testament, in RB, 46 (937) 526-55; R. DUSSAUD, Les découvertes de R. S. (Ugarit) et l'Ancien Testament, Parigi 1937; ID., Les religions des Phéniciens et des Syriens (Mana, II), Parigi 1945; B. MARIANI, Vanel. Il patriarca sapiente nella Bibbia, nella tradizione, nella leggenda, Roma 1945; O. EISSFELDT, El im ugaritischen Pantheon, Berlino 1951; A. S. KAPELRUD, Baal in the R. S. texts, Copenhagen, 1952.


Autore: Sac. Francesco Vacchioni
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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