Purità legale


Per l'alleanza (v.) con Iahweh, Israele divenne «sua riserva regale fra tutti i popoli; regno di sacerdoti - dedito cioè al culto esclusivo di Iahweh -; gente santa - tenuta alla santità» (Ex. 19, 5 s.). Quest'ultimo obbligo è spesso inculcato: «Essendo io il Signore Iddio vostro, voi dovete santificarvi per esser santi perché io sono santo» (Lev. 11, 14).
Per proteggere, inculcare tale santità e la riverenza dovuta a tutto ciò che è sacro, esclusivamente riservato a Dio nel culto (cf. Lev. 15, 31); per fissar bene i limiti tra sacro e profano; il legislatore immise nella raccolta delle leggi levitiche questo gruppo (Lev. 11-15) di antichissime tradizioni preisraelitiche riguardanti atti o circostanze che da se stessi rendono impuri, cioè impediscono, sotto colpa e pena gravi, la partecipazione al culto, interrompendo così la comunione esterna con Dio; e sancì i relativi riti di purificazione. Non c'è pertanto nessuna confusione tra santità (morale) e p. legale; solo la prima, simboleggiata e sottolineata dalla seconda, era lo scopo principale del legislatore. Concezioni e pratiche affini erano in tutti gli altri popoli semiti, tra gli Egiziani, i Persi, i Greco-Romani (cf. ad es. Plinio, Hist. natur. VII, 13 circa il flusso mestruo) e ancora tra gli Arabi (M. J. Lagrange, Etudes sur les Religions sémitiques, 2a ed., Parigi 1905, pp. 142- 47).
Mosè le accolse per l'educazione civile e morale del popolo; essendo conformi all'igiene di quei paesi, e per proscrivere usi idolatrici. Cause di impurità erano: l. Il cibarsi di alcuni animali, aver contatto con i loro cadaveri; il contatto con qualsiasi cadavere (Lev. 11; v. Animali puri e impuri).
2. Gli atti fisiologici (non colpevoli): (David deve assicurare Ahimelec, per mano giare i pani della presentazione, che egli e i suoi uomini «si sono contenuti dalla donna» I Sam 21, 5 ss.), emissione di seme, polluzione, mestruazione, emorragia patologica (cf. l'emorroissa del vangelo: Mt. 9, 20; Lc. 8, 43) e puerperio.
La puerpera era impura per 7 giorni se aveva generato un maschio, 14 se una figlia; non era però ammessa al Tempio prima di 40 giorni o di 80 nel secondo caso. Trascorsi i quali, la puerpera doveva offrire al Tempio, per la sua purificazione, una colomba o una tortora in sacrificio di espiazione e un agnello dell'anno (i poveri lo sostituivano con due colombe: Lc. 2, 24 - purificazione della SS. Vergine) in olocausto (Lev. 12.15). Le contaminazioni più semplici ed abituali che duravano solo fino a sera, si eliminavano lavando le vesti e il corpo.
3. La lebbra umana, nelle diverse forme (Lev. 13, 1-46); quella delle vesti: macchie, muffa, funghi (13, 47-59); quella delle case: parassiti vegetali (14, 33-53) Riti complessi di purificazione (14, 1-32) restituivano il lebbroso alla comunità sociale, e dopo una settimana a quella religiosa. L'usanza farisaica di lavarsi le mani prima di ogni pasto (Mt. 15, 1 ss.; Mc. 7, 1-5) non ha base nella Legge.
I profeti e i sapienti insegnarono che queste prescrizioni e le altre analoghe avevano un significato solo accessorio, rispetto alle leggi morali vere e proprie. I Farisei, invece, al tempo di Nostro Signore, facevano consistere nella loro osservanza materiale l'essenza della vita religiosa (cf. Mt. 15; Mc. 7).
Con la nuova economia universale, basata sulla carità, sull'intima unione con Dio (Io. 4, 19-24), queste prescrizioni di p. esterna, materiale, perdettero ogni valore.
[F. S.]

BIBL. - A. CLAMER, La Ste Bible (ed. Pirot, 2), Parigi 1940, pp. 63 s. 89.-121. 345. 677; A. VACCARI. La S. Bibbia, I, Firenze 1943. pp. 296-. 309; E. KALT, Archeologia Biblica, 2a ed., Torino 1944, p. 149 ss.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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