Pubblicani


Nell'impero romano erano coloro che prendevano in appalto dallo Stato le pubbliche imposte. Queste poi venivano da loro riscosse per mezzo d'impiegati subalterni detti "exactores" o "portitores". Appartenenti ai più facoltosi e tra i Romani all'ordine dei cavalieri, i p. per far fronte alle somme ingenti da sborsare allo Stato, si federarono durante la Repubblica in società per azioni ("societates publicanorum"), le quali sotto l'Impero decaddero d'importanza, venendo l'appalto limitato alle sole imposte indirette (dazio, dogane, affitti di luoghi pubblici ecc.), mentre le dirette furono riscosse a conto dell'erario o del fisco. Il sistema si prestava a facili abusi: vessazioni, rapine, frodi; presso i Greci correva il proverbio: «i p. tutti ladri». Nel Vangelo i p. vanno considerati quali agenti subalterni ("exactores") ordinariamente giudei alle dipendenze di appaltatori per lo più stranieri. Odiati dai loro connazionali come rinnegati al servizio dell'oppressore e come ladri, erano assimilati ai "peccatori" e alle meretrici, perciò se ne schivava il contatto, come impuri. Gesù pur usando talvolta lo stesso duro linguaggio (Mt. 5, 46; 18, 17) li accolse con somma misericordia e fu dètto amico dei p. (Mt. 9, 11; 11, 19); nella celebre parabola li oppose ai Farisei (Lc; 18, 9-14; cf. Mt. 21, 31 s.). Tra di essi si scelse un apostolo, Matteo, mentre sedeva al telonio nella stazione doganiera di Cafarnao (Mt. 9) e Zaccheo che operava come capo pubblicano a Gerico, centro importantissimo di transiti (Lc. 19, 2- 10). E già il Precursore aveva loro rivolte parole di salvezza: «Non esigete più di quello che vi è stato stabilito» (Lc. 3, 13).
[S. R.]

BIBL. - U. HOLZMEISTER. Storia dei tempi del N. T. Torino, 1950, p. 66; G. CANFORA. I pubblicani, in Rivista Biblica. 3 (1955) 145-164.


Autore: Padre Santino Raponi
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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