Parusia


È il greco *** (*** = presente) "presenza", come in 1Cor 16, 17; 2Cor 10, 10; Phil. 2, 12. Nell'accezione popolare ellenistica (III sec. a. C. - II sec. d. C.) è adoperato come nome d'azione "il presentarsi" (dal v. ***). "venuta" o "visita" solenne di un re o di un imperatore (cf. 2Cor 7, 6 ss.). Così Corinto e Patrasso, in ricordo della visita (= p.) di Nerone, coniarono monete con la scritta «Adventus (= p.) Augusti». E, in senso derivato (cf. ***, Phil. 1, 26) "ritorno". La stessa Incarnazione, o prima venuta del Cristo, è detta p., in 2Pt. 1, 16.
Il termine pertanto riveste nel Nuovo Testamento questi vari significati; lo conferma l'uso notevole e chiarificatore delle seguenti espressioni che gli equivalgono; «giorno del Signore» (17 volte in s. Paolo; At. 2, 20; I Pt. 3, 10.12; Ap. 16, 14); "manifestazione" ***, 5 volte nelle lettere Pastorali: 2Tim. 1, 10 della prima venuta del Cristo, ecc.); "rivelazione" ***; I Cor 1, 7; 2Ts. l, 7; 1Pt. 1, 7.13; 4, 13); o semplicemente "visita" (***: Lc. 19, 44; 1Pt. 2, 12), secondo l'espressione profetica pequddah: Is. 10, 3; Os 9, 7; Num. 16, 29 = la morte che tutti attende.
Misconoscendo tale palese diversità di sensi, durante il predominio dell'escatologismo, si arrivò a ritenere p. termine tecnico per la venuta o ritorno fisico di Gesù alla fine del mondo.
Nella 2Ts. 2, 9 la P. dell'anticristo (v.) è la manifestazione o esplosione violenta dell'odio o della ferocia degli Zeloti.
Negli altri testi (ca. una ventina) si parla della p. del Signore. Dall'esame accurato, risulta che due sole volte, essa equivale con certezza alla venuta fisica del Cristo, alla fine dei tempi, dopo la resurrezione dei corpi (1Ts. 4, 15; 1Cor 15, 23 «Tutti risorgeranno: quelli che appartengono al Cristo, alla sua p.». In Mt. 24, 3.27.37.39 p. del Signore è l'intervento punitivo di Gesù contro Gerusalemme, la manifestazione della potenza e della giustizia sovrana del Messia contro il giudaismo deicida; V. Escatologia (cf. Mt. 10, 23; 26, 64; Spadafora, Gesù e la fine di Gerusalemme, Rovigo 1950, pp. 24-28); è lo stesso senso di "giorno del Signore", spesso adoperato nei profeti, quando il Signore interviene per punire o anche per premiare (cf. Lc. 17, 22 «desidererete vedere uno solo dei giorni del Figliol dell'uomo»; Spadafora, op. cit., pp. 62-68).
Eguale significato in 1Ts. 5, 23; 2Ts. 2, 1.8 (v. Tessalonicesi; e in Rivista Biblica, 1 [1953] 5-24); e, probabilmente, in 1Ts. 3, 13; 2Pt. 3, 4.12 (v. Rigenerazione). In 1Ts. 2, 19 p. del Signore esprime il giudizio particolare, alla morte di ciascuno (v. Escatologia); "il giudice è alle porte''', "continuamente viene" o "s'approssima", come s'esprime s. Giacomo (5, 7 ss., dove usa p. in tal senso). Così ancora chiaramente in I Io. 2, 28 (v. Morte).
«La p., dunque, è la teofania rinnovatrice che riempie il "giorno del Signore", che è il "giorno di Iahweh" dei profeti (Is. 2, 12; 13, 6.10 ecc.) ».
È l'intervento di Dio nella storia; nella vita di ciascuno. Intervento che si perpetua. «Anche l'Incarnazione era detta p. (s. Ignazio, ad Philad., 9, 2). La p. del Cristo è l'inizio e l'epilogo, l'inaugurazione e la conclusione, la fede e la beata speranza (Tit. 2, 11 ss.; Col. 3, 1-4); non si limita all'episodio terminale del dramma umano; perciò "aspettare la p." (I Cor l, 7; Phil. 3, 20; Rom. 8, 19-25) non equivale ad aspettare la fine del mondo» (A. Romeo).
Ogni giorno noi preghiamo: «Venga il tuo regno», ogni giorno auspichiamo questo intervento di Dio, nella storia, nella società, per stabilire il "suo regno". E i primi cristiani, nello stesso senso, sospiravano ardentemente: ."Maranatha" (I Cor 16, 22; Ap. 22, 20; Didachè 10, 5), "vieni, o Signore Gesù", manifesta la tua gloria e la tua potenza, in favore della tua Chiesa; vieni a ricongiungerci a te, nella tua gloria (cf. Phil. 1, 23; 3, 20). La p. finale, l'ultima venuta o manifestazione, quando il Cristo suggellerà il suo trionfo anche sulla morte risuscitando i corpi, e, presentando gli eletti al Padre, chiuderà la fase terrestre del regno di Dio (I Ts. 4, 14-17; I Cor 15, 22-28.50-57), è la solenne conferma ed epilogo di tutte le sue parusie precedenti, come giudice alla morte di ciascuno, come vindice e protettore della sua Chiesa e della giustizia nel mondo, attraverso tutti i tempi.
[F. S.]

BIBL. - A. ROMEO, in Enc. Catt. It., IX, coll. 875-82: L. TONDELLI, Gesù Cristo, Torino 1936, pp. 309-13. 328-39. 350-402; A. FEUILLET, Parousie, in D.Rs, VI (1957), coll. 1331- 1419; F. SPADAFORA, L'escatologia in S. Paolo, Roma 1957.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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