Pani di presentazione


La più importante delle offerte di pane, era quella dei lehem happanim, greco ***, "p. della faccia" o di p. (in quanto presentati e destinati a rimanere alla presenza di Iahweh). La Volgo = "p. propositionis", da cui l'improprio: p. di proposizione.
Detti anche "p. sacri", "pane perpetuo" (1Sam 21, 5 s.; Num. 4, 7) e più tardi "p. disposti a serie e a strati" (lehem ma'areketh: I Par. 9, 32; 23, 29; Neh. 10, 34). Fatti con fior di farina (7 litri ca. per ciascuno = due decimi di efa: Lev. 24, 5), dai Caatiti (Num. 9, 31), i dodici p. (= le dodici tribù d'Israele) venivano posti in due file (forse gli uni sugli altri: I Par. 9, 32), sulla tavola di acacia (nel tabernacolo o tenda, prima) o di cedro (nel Tempio), ricoperta d'oro, lunga l m. ca. e larga 50 cm. (Ex 25, 23-30: la riproduzione sull'arco di Costantino), posta nel Santo di fronte al candelabro d'oro, e precisamente a sinistra (= a nord) dell'altare dei profumi; e Venivano rinnovati ogni sabato. I p. tolti spettavano ad Aronne ed ai suoi figli (e quindi ai sacerdoti), che dovevano mangiarli nel luogo santo, perché cosa sacra già offerta a Iahweh.
La rinnovata oblazione settimanale simboleggiava il rinnovamento dell'alleanza di Israele con Dio (Lev. 24, 5-9). Questo rito dei p. di presentazione fu osservato sempre fino alla distruzione del Tempio (cf. I Mach. 4, 51; 2Mach. 1, 8; 10, 3; Hebr. 9, 2). Sono ricordati in 1Sam 21, 1-6, quando David perseguitato da Saul e fuggitivo, passa da Nob dove era allora la Tenda sacra, e ottiene dal sommo sacerdote Ahimelec di mangiare, in mancanza di altro, i p. di presentazione tolti dalla tavola del Santuario. Ahimelec pensa a ragione che la necessità giustificava tale concessione; chiede soltanto che David e i suoi uomini osservino le condizioni di purezza richieste agli stessi sacerdoti, almeno la più importante, quella della continenza dai rapporti sessuali (Lev. 22, 2-7;. 15- 6). David risponde che su questo punto sono in regola, perché tale è la loro abitudine nelle spedizioni militari, conformemente alla Legge (Deut. 23, 10 ss.; cf. L. Desnoyers, Hist., II, Parigi 1930, p. 98 ss). Il divin Redentore cita questo esempio per dimostrare agli ostinati Farisei che qualunque legge positiva (e Del suo caso, la legge del riposo sabatico) può cessare di obbligare quando viene in conflitto con la legge naturale, in caso di necessità (Mt. 12, 3 s.; Mc. 2, 23-28; Lc.6, 1-5).
I termini stessi della Legge, che attribuiscono ai sacerdoti i p. di presentazione tolti dalla mensa, e che vengono da essi mangiati, escludono affatto ogni riferimento alla concezione primitiva imperfetta, riscontrata altrove tra i Semiti, che cioè il pane, come ogni altro sacrificio, era considerato veramente quale cibo, nutrimento della divinità. Qui, come per altre questioni affini, non bisogna fermarsi alle analogie esterne, che nulla dicono (ad es.: l'offerta del pane si trova dappertutto, ché è il mezzo più necessario per il sostentamento e più comune), ma bisogna considerare l'idea sulla divinità, la concezione religiosa che ispira, informa ogni cerimonia esterna. Nel Vecchio Testamento, l'offerta dei p. è un'oblazione di propiziazione e di ringraziamento a Iahweh, l'Essere Supremo, dalla trascendenza assoluta, che non può essere rappresentato da alcun'immagine; e di cui l'invisibile arca, vuota, raffigura soltanto la ineffabile presenza.
[F. S.]

BIBL. - A. CLAMER, Lévitique (La Ste Bible, ed. Pirot, 2) Parigi, 1940, p. 177; A. MÉDEBIELLE, Rois (ibid. 3), 1949, p. 434; A. VACCARI. La S. Bibbia, II, Firenze 1947, p. 219 s.; VIII, 1950 pp. 64 s. 144.


Autore: Mons. Francesco Spadafora
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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