Padre


Il termine dice generatore, conservatore, educatore amorevole e fermo, tutto dedito al bene vero della sua prole. Fa perciò parte della terminologia religiosa d'ogni tempo e paese (Egitto, Assiria-Babilonia, popoli primitivi).

I. Vecchio Testamento. Nell'antica economia il patto di Dio è avvenuto in primo luogo con la nazione, e solo secondariamente con i singoli individui. 1. D'Israele in quanto nazione Dio stesso si proclama P.: «Figlio mio, mio primogenito è Israele» (Ex. 4, 22); «Quando Israele era fanciullo, l'amai tanto che fin dall'Egitto chiamai il mio figliolo ... Son io che insegnai ad Efraim a camminare, me lo presi in braccio,... me l'avvicinai alle guance come un lattante, m'inchinai per cibarlo» (Os. 11, 1-4). Dio ha generato Israele (Deut. 32, 6), l'ha sorretto, come un figlio piccolino, durante l'esodo (ivi 1, 31), ma non gli ha risparmiato la necessaria correzione (ivi 8, 5). Perciò Israele si rivolge di frequente a Dio come a suo P.: «Tu sei nostro P.! Abramo non sa chi siamo, Israele non ci riconosce, ma tu, o Signore, sei il P. nostro ... Noi siamo l'argilla, tu colui che ci formi, e noi siam tutti l'opera delle tue mani!» (Is. 63, 16; 6-4, 8; cf. pure Ier. 3, 4.19; Sap. 2, 16; Eccli. 23, 1 ecc.). 2. Che il singolo israelita chiami Dio suo P. è cosa assai più rara. Va tuttavia ricordato l'uso frequente, anche in epoche antichissime, di nomi teofori con il composto "p.": p. es. Abisu («mio P. [= Dio] è salvezza!»), Absalòm («il P. è pace»), Abijjah («mio P. è Iahweh!»), Eliab («il mio Dio è P.»), ecc. Ma i passi più espliciti sono degli ultimi secoli precristiani: «O Signore, tu sei mio P.!» (Eccli. 51, 10); gli empi dicono del giusto che cc vanta per p. Iddio» (Sap. 2, 16 s.; cf. 5, 5). Va pure ricordato, a parte, che Dio promise di far da padre in modo tutto speciale ai discendenti della linea davidica regia (2Sam 7, 14; Ps. 89, 27).

II. Nuovo testamento. 1. Sta a sé la paternità di Dio rispetto a Gesù, Verbo di Dio incarnato: la Persona del Verbo, che assume nel tempo la natura dell'uomo nascendo da donna, fu generata ab aeterno dal P. Mai Gesù dice «P. nostro», ma sempre «P. mio» (Io. 5, 17 s.; Mt. 26, 29.39 ecc.); e negli scritti apostolici c'è tutta una serie di testi in cui si parla di Dio come di «P. del Signor nostro Gesù Cristo» (Rom. 15, 6; 2Cor 1, 3; 1Pt. 1:3 ecc.), ed un'altra serie in cui P. è termine trinitario correlativo a Figlio (1 Io. 1, 3.23 s.; 1Pt. 1, 2 ecc.; cf. pure Mt. 28, 19). 2. «P. nostro che sei nei cieli» ricorre anche nel giudaismo dell'epoca di Cristo (con riferimento esclusivo ad Israele), ma Gesù ha fatto di questo concetto il centro della sua dottrina, estendendolo a tutta l'umanità (Mt. 5, 45). Era l'immediata conseguenza dell'incarnazione e redenzione: se ciascuno dei redenti forma con Cristo un'unità reale-mistica, quale intercorre tra il capo e le membra (Eph. 1. 22 s.), tra la vite e i tralci (Io. 15, 1-8), ogni redento, a qualunque razza appartenga, diventa figlio adottivo di Dio (Rom. 8, 15 S8.), «partecipe della natura divina» (2Pt. 1, 3 s.). Allora colui che è di Cristo non ha più motivo d'affannarsi per il vitto e il vestito, avendo un P. in cielo (Mt. 6, 26-34); potrà tutto chiedere con fiducia a un tal P. (Mt. 7, 11), certo che il P. lo ama (Io. 16, 26 s.), che ha cura anche d'un solo capello del suo capo (Mt. 10, 29 s.). Dottrina con altrettanta frequenza inculcata negli scritti apostolici (1Ts. 1, 3; 3, 11.13; 2Ts. 1, 1; I Cor 1, 3; 2Cor 1, 2; Gal. 1, 3,4; 4.5 s.; Rom. 1, 7; 8, 15 s.; 1Pt. 1, 17 ecc.). Anzi il cristiano ha imparato a parlare di Dio come del "P." senz'altra determinazione (Iac. 1,27; 3, 9; 110. 2, 15 s.; 3, 1; 2 Io. 4; Iud. 1 ecc.). 3. Da questa realtà sgorgano molteplici doveri per i «figli del P. celeste»: eseguirne la volontà (Mt. 7, 21), zelarne l'onore e cooperare alla realizzazione dei suoi disegni sulla terra, amare e perdonare i fratelli perché anch'essi figli dello stesso P. (Mt. 6, 9-12).

BIBL. - J. M. LAGRANGE, La paternité de Dieu dans l'A. T., in RE. 1908, p. 481-99; ID., Le Judaisme avant Jésus-Christ. Parigi 1931. pp. 459-63; P. HEINISCH, Teologia del V. T., Torino 1950, pp. 103-107; J. BONSIRVEN, Teologia del N. T., ivi 1952, pp. 30-35. 95- 103. 166-95.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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