Ostraca


Parola greca per designare i cocci di anfore o vasi di terracotta usati come superficie su cui scrivere. Tale materiale già per se stesso indica due cose: 1) che i testi non potevano essere notevolmente lunghi; 2) che tali testi non assurgevano se non ad importanza limitata (almeno in epoca quando altro materiale scrittorio era in uso). In Palestina sono celebri gli antichi o. che risalgono al tempo dei primi documenti scritti in carattere alfabetico: quelli di Gezer, di Sichem, di Tell-el Hesy, di Lachis (sec. XVII-XIII a. C.). Seguono i famosi o. di Samaria. Essi contengono brevi frasi di consegna di viveri al fisco. Sono oggi attribuiti al regno di Ioacaz, che salì al trono di Samaria l'814 e morì nel 798. Siccome tali o. nominano il 9° e i seguenti (fino al 17°) anni di regno, pare che si debba pensare al periodo in cui egli, liberato dalla pressione del re di Damasco Hazael ad opera di Adadnirari III (806-805), poté riorganizzare le tasse nel suo regno, precisamente dopo 1'805.
Altri importantissimi o. sono quelli di Lachis, che risalgono al tempo che precede immediatamente la caduta di Gerusalemme (587 a.C.). Contengono i testi più lunghi extrabiblici di epoca antica. Sono lettere che furono inviate ad un certo Ia'os, capitano del presidio di Lachis, informandolo degli avvenimenti tragici del giorno.
Sono scritti in bellissimo carattere corsivo fenicio, quale era in uso prima dell'esilio. La lingua ha mirabile conformità con quella biblica dei tempi di Geremia.
[P. Bo.]

BIBL. - A. VACCARI, O. di Lach'is, in Biblica 20 (1939) 180-91; A. DUPONT-SOMMER, in RHR 128 (1944) 28-39; ID., in RAss. 40 (1945) 143-47; ID., in Syr. 24; (1945) 24-61.


Autore: Padre Pietro Boccaccio
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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