Nazaret


siriaco, Nasrath; arabo, en Nasira). Amena località della Galilea, incoronata dai monti degradanti nella pianura di Esdrelon, a 37 km. ad est di Caifa e a 33 ad ovest di Tiberiade. Ignorata dal V.T. e da F. Giuseppe e di poca importanza ai tempi di Cristo (Io. 1, 46) è il luogo eletto per l'Annunciazione e la miracolosa Incarnazione del Verbo (Lc. 1, 26; 2,4). A. N. si stabilì definitivamente la sacra Famiglia dopo il ritorno dall'Egitto (Mt. 2; 23; v. Infanzia) e quivi Cristo rimase fino all'inizio dell'attività missionaria, a ca. 30 anni (Lc. 2, 51 ss.; cf. Mt. 21, 11; Lc. 4, 16; Io. 1. 46; At. 10, 38). L'origine e la dimora di Gesù a N. realizzava (Mt. 2, 23) le predizioni profetiche, per l'appellativo "Nazareno" che gli sarà dato. Si tratta di Is. 11, 1 dove il Messia è chiamato néser "germoglio" (cf. Ier. 23, 5; 33, 15 per l'idea); in N. infatti la radice è identica, cf. l'arabo en-Nasira, le versioni siriache Nasrath; e identico il significato "fiorire", "fiore". A N., Gesù ritornò dopo il battesimo ma per trasferirsi definitivamente a Cafarnao, più adatta alla sua attività missionaria (Mt. 4, 13-16). In una visita fugace, Cristo vi commentò Is. 61, 1-2 nell'adunanza sabbatica della sinagoga, asserendone la realizzazione nella sua missione; ma l'iniziale ammirazione dei concittadini si tramutò in disprezzo e si esasperò fino al tentativo di ucciderlo precipitandolo da un dirupo (Mt. 13, 53.58; Mc. 6, 1-6; Lc. 4, 16-30). N. diede l'epiteto a Cristo (***: Mt. 2, 23; 26, 59.71; Lc. 18, 37; Io. 18, 5.7; 19,19; e ***: Mc. 1, 24; 10, 47; 14, 67; 16, 6; Lc. 4, 34; 24, 39) e ai Cristiani (At. 24, 5). Nel luogo dell'Annunciazione fu costruita, probabilmente da Costantino, una chiesa, attestata esplicitamente solo dal 570 in poi, distrutta dagli Arabi, ricostruita dai Crociati e nel 1730. Sulla strada di Tiberiade, presso l'attuale fontana della Vergine, il protevangelo di Giacomo colloca la salutazione angelica. A 2 km. a sud, il Gebel el Qafzé, dominante di 300 m. la pianura di Esdrelon, fu considerato dai pellegrini come il "precipizio" di cui sopra e perciò fu chiamato il «Salto del Signore»; però il luogo probabile è uno balzo di una decina di metri situato presso l'odierna Chiesa dei Greci cattolici.
[A. R.]

BIBL. - P. VIAUD, Nazareth et ses deux églises, Parigi 1910; M. BRILLANT, Le village de la Vierge, Nazareth, Parigi 1931; U. HOLZMEISTER. "Mons saltus", in VD, 17 (937) 50-57; ID.. "Quoniam Nazareus vocabitur". in VD, 17 (937) 21-26; H, SIMON - J. DORADO, Novum Testamentum, 7a ed., Torino 1951, 343 ss.


Autore: Sac. Armando Rolla
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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