Nabucodonosor


Figlio di Nabopolassar, è il più grande rappresentante della dinastia caldea neobabilonese. Dopo aver esordito la sua carriera militare alle dipendenze del padre nella lotta vittoriosa contro l'Assiria, sostenuta unitamente agli Umman-Manda di Ciassare, N. si distinse anzitutto nella lotta contro gli Egiziani. Nechao II salito al trono d'Egitto nel 609, amico dell'Assiria, mosse con un esercito per soccorrere gli ultimi resti dell'armata assira che, caduta Ninive, tentava una resistenza disperata nella regione di Harran. Iosia di Giuda che, lieto del tramonto della potenza assira, aveva cercato a Megiddo di impedire il passaggio di Nechao, ci aveva rimesso la vita e il Faraone aveva potuto congiungersi con i superstiti Assiri. Dopo assaggi da ambe le parti la battaglia decisiva si ebbe tra egiziani e babilonesi a Karkemis nel 605 a.C. (2Reg. 24, 7; Ier. 46, 2); la vittoria fu di N. che non poté tuttavia sfruttarla completamente. Richiamato in patria per la morte del genitore, N. dové affidare ai suoi generali l'inseguimento del Faraone che tornato in Egitto non osò più molestare i Babilonesi. N., asceso in Babilonia il trono paterno, cercò con ardore di consolidarlo. In Giuda, dove N. aveva fatto una comparsa appena dopo Karkemis, imponendo tributo e depredando il tempio (Dan. 1, 1 s.: 2Par. 36, 6 s.), il superbo Ioaqim, fidando sull'Egitto, rifiutò il tributo. N. dopo aver in un primo tempo lanciato contro Giuda i popoli vicini (2Reg. 24, 1-2) intervenne personalmente (597 a. C.). Ioakin, che nel frattempo era succeduto a Ioaqim, si arrese e Giuda dové subire una prima deportazione (2Reg. 24, 16). Il re venne sostituito col figlio di Iosia (2Par. 36, 6-10). Quando il Faraone Hophra sembrò pronto a venire in aiuto degli anti-babilonesi, Giuda con altri vicini alleati ancora si ribellò. N. da Ribla sull'Oronte stroncò decisamente ogni velleità: attaccando per primo Giuda, assedia Gerusalemme (588); rigetta un intervento egiziano, e dopo 18 mesi prende e distrugge Gerusalemme, deportandone gli abitanti. Anche Tiro cedette dopo lunghissimo assedio. Alla deportazione del 586 un'altra ne seguiva nel 582 (Ier. 52, 30) che eliminava alcuni gruppi di facinorosi superstiti. La sorte degli Ebrei deportati, dura particolarmente agl'inizi, andò però in seguito migliorando: impiegati nelle costruzioni edilizie o in aziende agricole essi poterono presto acquistare una certa libertà di vita (v. Ezechiele).
Dall'archeologia risulta quanto grande sia stata l'attività edilizia di N.: il suo palazzo, i templi, le mura della città furono degni di una metropoli mondiale; anche il commercio fu da N. portato al massimo sviluppo.
Poco o nulla ci è noto da documenti profani circa la vita privata di N.

BIBL. - G. FURLANI, Babilonia e Assiria, in Enc. Ital., V, pp. 734-741; G. RICCIOTTI. Storia d'Israele, Torino 1947; S. MOSCATI, l'Oriente Antico, Milano 1952.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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