Melchisedec


Re di Salem, ossia di Gerusalemme (Ps. 76, 3; Lettere di Tell-el- Amarna) e sacerdote del Dio altissimo, vissuto al tempo di Abramo (Gen. 14, 18 5S.). il suo nome ebraico, malki'sedheq, è comunemente interpretato: re di giustizia (Hebr. 7, 2). A causa di Hebr. 7, 3 dove M. è detto *** (senza padre), *** (senza madre), *** (senza genealogia), molte tradizioni giudaico-cristiane lo ritennero un angelo, o l'incarnazione dello Spirito Santo ecc.

Secondo quanto è narrato in Gen. 14, 17-20, ad Abramo, reduce da una vittoriosa incursione per liberare il nipote Lot, si fece incontro M., il quale offrì pane e vino e infine lo benedisse, mentre Abramo, in cambio, offrì a M. la decima parte del bottino tolto ai nemici. Non pare che il gesto di M. abbia avuto carattere sacrificale; vi si oppone il verbo ebraiw jasa' il quale nella forma iphil significa solo estrarre, cavar fuori, presentare, e mai denota un sacrificio; l'offerta, quindi, sarebbe solo servita a rifocillare Abramo e i suoi 318 armati. A tale conclusione, si suole opporre la tradizione giudaica e cristiana; ma essa potrebbe poggiare sul contesto, dal quale si apprende il lodevole uso di Abramo di ringraziare Dio dopo ogni fausto avvenimento (Gen. 12, 1.8; 18); in quella circostanza, avrebbe approfittato della presenza di un sacerdote.

Secondo il chiaro insegnamento di s. Paolo (Hebr. 7, 1-3; Ps, 110, 4) M. è tipo o figura di Gesù. a) Come M., Gesù è re e sacerdote insieme (Hebr. 7, 1.3·; 5, 6.10); b) M. è re di giustizia e di pace (Hebr. 7, 2); tali pure sono le prerogative del Regno messianico (Ps. 72; Is. 11, 4-9); c) Nella Bibbia, di M. non si cita alcun antenato; per conseguenza non ai suoi avi egli deve la dignità sacerdotale; parimenti, il sacerdozio di Cristo non è regolato, come quello levitico (Ex. 28, 1), dalla legge della discendenza e dai vincoli del sangue, ma ha un carattere estratemporale, e perciò eterno (Hebr. 7, 3); d) Come M. benedicendo Abramo e ricevendo da lui le decime, ha dimostrato di essere superiore al patriarca e al sacerdozio levitico che era ancora nei suoi lombi (Hebr. 7, 9-10), così il sacerdozio di Cristo è di gran lunga superiore a quello dell'antica legge (Hebr. 7, 4-28); e) Infine, come sopra s'è accennato, la tradizione cristiana, nell'offerta del pane e del vino da parte di M., vede il tipo o la figura del sacrificio offerto da Gesù nell'Ultima Cena, che si rinnova, tutte le mattine, nel santo sacrificio della Messa. Va, però, notato, che anche negato il carattere sacrificale del gesto di M., la tipologia richiesta dal Salmo 110, 4 (Hebr. 5, 6) rimane egualmente intatta; infatti, la ragione per cui Gesù vien detto Sacerdote secondo l'ordine (= la maniera) di M., non è già nell'offerta del pane e del vino (s. Paolo tace assolutamente su ciò) ma nell'eternità del sacerdozio di Gesù, di cui era figura M. (senza genealogia), in contrapposizione al sacerdozio levitico.
[B. P.]

BIBL. - A. VACCARI, M. rex Salem proferens panem et vinum, in VD, 18 (1938) 208-214; 235-43; G. PIAZZI, La figura di M. nell'Epistola agli Ebrei, in se, 63 (1953) 325 ss.


Autore: Mons. Bruno Pelaia
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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