Mar Rosso (passaggio del)


È il grandioso miracolo (Ex. 13, 17-14, 31), che supera e completa tutti gli altri, operati durante circa un anno in Egitto (le dieci "piaghe", Ex. 7, 14-10, 27: cf. Mallon, pp. 138-147). «Checché sia della ubicazione esatta di Migdol e degli altri nomi propri esaminati precedentemente - scrive lo stesso Mallon, p. 173 s. - mettiamo al di sopra di qualsiasi controversia il fatto certo che gli Ebrei attraversarono, in modo miracoloso, il M. R., Iam suph. È il punto più indiscutibile e più sicuro di tutta la storia d'Israele in Egitto. La tradizione, al riguardo, non ha mai variato: cf. Deut. 11, 4; Ios. 2, 10; 4, 24; Ps. 106, 8; Neh. 9, 11; Sap. 10, 8; 19, 7; I Mach. 4, 9. «E non si può dire che gli autori sacri confondevano tra M. R. e mar Mediterraneo (haj- jam hag-gadòl), perché questi due mari erano troppo conosciuti e non poteva essere spiegata una simile confusione.
«Inoltre, il cambiamento di direzione (marciano verso nord-est e ricevono l'ordine di mutare direzione di marcia) non ha senso, tranne nel caso che gli Ebrei si diressero verso il sud e il M. R. (cf. Ex. 13, 17 s.). Farli ritornare, far loro prendere il cammino del deserto solo dopo il passaggio, è una manifesta violenza contro il testo (v. 17: "Quando il Faraone ebbe lasciato andare il popolo, Iddio non lo condusse per la via dei Filistei (nord-est), benché quella fosse la più breve, poiché Iddio pensava: Forse il popolo si potrebbe pentire di fronte a una guerra e ritornare in Egitto"; v. 18: "Iddio quindi fece volgere il popolo per la via del deserto, verso il M. R."»).
«Come mai gl'Israeliti avrebbero potuto seguire la via dei Filistei quando dal rilievo di Karnak e dal papiro Anastasi I, sappiamo che su di essa erano scaglionate le fortezze egiziane, il cui mantenimento era reso necessario dalla minaccia ittita?» (Cazelles, p. 363; nell'art. cit. nella bibl.).

È il sentimento unanime degli antichi, cf. Eteria, Pietro Diacono, Antonino di Piacenza, nei loro itinerari, e degli esegeti moderni, già dal Lagrange, in RB, 1900, pp. 63-86: L'itinéraire des Israélites du pays de Gessen (lJUX bords du Iourdain; fino a Clamer, p. 138 s.; Abel, II, p. 208 s.; Colunga-G. Cordero, 1960, p. 462 (v. bibl.); contro il tentativo di pochissimi autori acattolici (Schleiden [1858]; Brugsch [1875]; A. Gardiner [1922]; O. Eissfeldt [1932]), che vorrebbero far risalire gl'Israeliti lungo il Mediterraneo, per le ipotetiche identificazioni delle indicazioni geografiche dell'Ex., con località del Delta; senza nessuna considerazione per il testo biblico, da Gardiner, ad es., ripetute volte definito "fantasioso" (cf. Cazelles, p. 327).
«Posto fuori discussione questo punto capitale - continua Mallon - è problema di ordine secondario la localizzazione precisa del passaggio del M. R....». Allo stesso modo è indiscutibile trattarsi di un fatto miracoloso: «Mediante un prodigio che non era un risultato delle forze naturali, né dei venti, né delle maree, un intervento straordinario della onnipotenza divina aprì ai figli d'Israele una via attraverso le acque del mare. Essi vi passarono, gli Egiziani li seguirono e furono inghiottiti, sommersi dai flutti. Questo fatto ebbe una tale eco che migliaia di generazioni si sono compiaciute a cantarlo e rimane fra gli avvenimenti più noti della storia umana. Il modo, il punto preciso, l'anno, sono cose lasciate alle dispute dei dotti e che scompaiono nell'irraggiamento del fatto in sé» (Mallon).
Una questione preliminare, che non è senza incidenza sul modo, più o meno "naturalistico", invalso nel presentare il passaggio del M. R., concerne il numero degli Israeliti, al momento dell'esodo.

Tutti si è d'accordo, che il numero di 600.000 circa, se riferito ai soli Israeliti «capaci di portare le armi» (Ex. 12, 37), darebbe una cifra impossibile, di circa tre milioni complessivi. Ma il testo ormai comunemente è reso: «I figli d'Israele partirono da Ramses per Succot in numero di circa 600.000 a piedi, oltre i fanciulli» (= 600.000 ragle haghebarim lebad mittaf, in cui taf non indica "famiglia" ma "piccolo" infantulus, che si ciba di latte, cf. Num. 14, 31 e Gesenius-Buhl); raglé «capaci di camminare», questo termine non ha mai nel Pentateuco il senso di "soldati", cf. Num. 11, 21; ghebarim = "adulti", robusti, in opposizione a taf. La cifra complessiva, dunque, compresi i piccoli, sarebbe di circa 670 mila. A questa cifra, risponde quella che Num. 3, 43 dà dei primogeniti: 22, 273 (cf. A. Pohl, Historia populi Israel, Roma 1933, p. 13 s.).
Infondata e in contrasto con il testo sacro (cf. inoltre Ex. l, 7; Deut. 10, 22; Clamer, p. 64), appare l'ipotesi che traduce "600 famiglie" ('elef = "mille" e anche "clan"), riducendo il numero degli Israeliti a circa 10.000.

Dalla terra di Gessen, la regione ad est e a sud del braccio pelusiaco del Delta del Nilo, la via più corta per passare dall'Egitto in Palestina, partiva da Menfis e attraverso Pelusium ed El-Aris arrivava a Gaza: «la via dei Filistei», come è detta per anticipazione, in quanto costoro si istallarono sulla costa meridionale di Canaan, soltanto nel sec. XII. Tale via riappare nella storia di tutti i grandi movimenti di eserciti e di popoli tra l'Egitto e la Siria. In pochi giorni, quattro o cinque, essa avrebbe messo in contatto i fuggitivi impreparati (spiritualmente in particolare) con i forti Cananei.
Dio perciò additò loro la lunga via del deserto; bisognava allontanarli dalle pianure egiziane, ma era necessario prepararli, trasformarli, amalgamarli, fortificarli, prima di porli in diretto contatto ed in lotta con gli abitatori di Canaan.
Per l'identificazione probabile delle località nominate: «Il Signore parlò a Mosè: Di' ai figli d'Israele di ritornare indietro e di accamparsi davanti a Pi-Hahirot, fra Migdol e il mare, di fronte a Baal-Sefon») (Ex. 14, 1 s.), cf. la monografia di A. Mallon, pp. 147-172 e, in particolare, lo studio di G. Bourdon, seguito dalla maggior parte dei moderni esegeti cattolici.

Mosè condusse gl'Israeliti verso il sud costeggiando la sponda occidentale dei Laghi Amari; questi, in particolare il più piccolo, formano come un'ansa, a semicerchio; gli Israeliti si accamparono nella pianura con la faccia verso i laghi, tra il migdol di Baal-Sefon (il migdol o fortezza di Seti I) sul Gebel Abu Hasan e le sponde del braccio meridionale dei Laghi Amari.

Quivi li raggiunse il distaccamento di soldati Egiziani su carri da guerra, mandati dal Faraone a ricondurli indietro (Ex. 14, 5-9). Gli Egiziani, vedendoli accampati lungo la sponda dei laghi, si fermarono: gli Israeliti erano in trappola; appena si sarebbero mossi per tentare il guado a sud dei laghi, che erano in comunicazione col mare, avrebbero loro tagliato la strada aggirandoli velocemente.

Del semicerchio costituito dai laghi, essi stavano sul punto settentrionale, e movendo quasi diritti, avrebbero raggiunto facilmente l'altro estremo a sud. Ecco perché Mosè, appena gli Israeliti si rivolgono sgomenti per l'arrivo degli Egiziani, ordina loro di non muoversi (v. 13), di stare calmi. Era già sera. Gli Egiziani non li avrebbero molestati finché gli Israeliti non avessero mostrato di muoversi per scappare. Avrebbe avuto così a sua disposizione l'intera notte.

Ed ecco, incomincia l'intervento di Dio. «La colonna di nube» che li aveva fino allora preceduti, «passò dietro di essi», sì da interporsi tra essi e gli Egiziani; «ed era nube e oscurità da parte degli Egiziani, mentre illuminava l'accampamento israelita» (vv. 19 s.). «Mosè stese la mano sul mare e il Signore con gagliardo scirocco riso spinse il mare tutta la notte, rendendolo asciutto; e le acque si divisero. E i figli d'Israele entrarono in mezzo al mare sull'asciutto, le acque erano per essi come un muro a destra e a sinistra» (Ex. 14, 20 s.).

Un vento caldo divide le acque, asciuga il fondo roccioso; gl'Israeliti, dalle 10 circa della notte, possono avanzare per tutto il fronte del loro accampamento, passando alla riva opposta del lago.

Non dobbiamo, infatti, immaginare una specie di corridoio o di spazio più o meno ristretto, restato a secco per la bassa marea e asciugato dal vento. Allora sarebbe mancato il tempo materiale per il passaggio di tanta gente. L'accenno alla bassa marea costituisce una delle cause naturali più comunemente addotte per questo miracolo; cf. in particolare l'art. del Bourdon, la cui spiegazione lascia pochissimo al miracolo. Crediamo abbia pienamente ragione il Mallon: tali spiegazioni non hanno fondamento alcuno nel testo sacro; ogni lettore se ne può rendere conto.
Abbiamo trascritto per intero i vv. 20 s.; essi trovano conferma nei vv. seguenti (vv. 26 s.); essi ci dicono come il mare «si divise», come «ricoprì» gli Egiziani. «Ora alla vigilia del mattino» (v. 24), il periodo di tempo che va dalle due alle sei; quindi al primo albeggiare (si era in marzo-aprile), appena gli Egiziani, allontanatasi da loro la nube che li divideva dagl'Israeliti, si accorsero che costoro avevano tolto gli accampamenti ed avevano avanzato su vasto fronte, verso est, attraverso il fondo del lago, si mossero al loro inseguimento.

Il Signore però rallentò la foga dei cavalli, «infrenate le ruote dei loro carri, li faceva avanzare a fatica» (v. 25); questa volta, il vento o la tempesta li investe in pieno, frontalmente, sì da seminare scompiglio e di farli procedere pertanto a fatica. «Mosè stese la mano sopra al mare, che sul fare del mattino riprese il suo flusso normale... Così il Signore precipitò gli Egizi in mezzo al mare. Le acque rifluirono, ricoprendo i carri e i cavalieri..., entrati dietro a quelli nel mare ... E Israele vide gli Egiziani morti sul lido del mare e riconobbe la mano potente che Iahweh aveva fatto pesare sull'Egitto; il popolo temette Iahweh ed ebbe fede in Iahweh e in Mosè, suo servo» (vv. 26- 31).

Piace concludere con le parole del Clamer (p. 146). «Numerose sono le allusioni della Scrittura a questo avvenimento meraviglioso del passaggio del M. R., e l'incertezza circa il punto esatto in cui ebbe luogo..., non può intaccare minimamente il suo carattere miracoloso».

«S. Paolo (I Cor 10, 1 s.) dice che gli Ebrei salvati al passaggio del M. R. furono allora battezzati in Mosè. Questi era il mediatore, figura del Cristo. Mettendosi sotto la sua guida, incorporandosi, in qualche modo, a lui, il rappresentante e l'amico di Dio, essi poterono fuggire la terra della schiavitù e divenire "il popolo dell'alleanza", come i cristiani incorporandosi a Gesù, il Figlio di Dio» (Allo, Première ép. aux Cor., p. 230). Il passaggio del M. R. è celebrato subito dopo (Ex. 15, 1-21), poeticamente in un'ode, unanimemente ritenuta uno dei più bei monumenti della poesia ebraica: cf. Sap. 10, 20 s. e Ap. 15, 3.

BIBL. - Sempre notevole la monografia di A. MALLON. Les Hébreux en Egypte. Roma 1921. in particolare pp. 70-119 .. 147-176; ID. La Mer Rouge et l'Exode (iam suf = M. R.), in Biblica 6 (1925) 396-400 e in DBs. II. coll. 1334 s.; per la ubicazione e lo studio esauriente della regione, lo scritto migliore rimane quello di C. BOURDON, La route de l’Exode de la terre de Gessé à Mara, in RB 41 (1932) 370-392. 538-549; troppo naturalistica, invece, e contraria al testo è la spiegazione offerta mediante la bassa marea, la bara, ecc.; una nota dello stesso Bourdon sull'istmo di Suez, era apparsa in RB 37 (1928) 232-256; F. M. ABEL, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938. pp. 208 ss. 409 s.; oltre ai manuali. RENIÉ. I (1949), pp. 557-561; SIMON PRADO, I (1949). pp. 209-217; LUSSEAU-COLLOMB. II (1945), PP. 639-643; e i commenti più recenti: A. CLAMER, Exode (La Ste Bible. Pirot-Clamer, I, 2). Parigi 1956, pp, 138-146; Biblia comentada (Profesores de Salamanca), I (B.A.C.. 196), Madrid 1960, pp. 459-464; cf, H. CAZELLES, Les localisations de l'Exode et la critique littéraire, in RB 62 (1955) 321-364 per la storia e la bibliografia circa i tentativi di identificazione dei nomi geografici; l'autore mostra la sua preferenza per l'ubicazione a nord, presso il braccio pelusiaco; gli argomenti sono tutt'altro che decisivi; egli comunque, pur affermando due relazioni E ed J ed opponendole tra loro, non dubita che il sacro testo esige sia posto a sud il passaggio del M. R. Forse a tutto ciò non ha badato A. ROLLA. La Bibbia di fronte alle ultime scoperte, Roma (3a ed.) 1959, pp. 142-146, il quale oltre a presentare come dati acquisiti (?) le identificazioni ipotetiche esposte dal Cazelles, arriva ad affermare: «La convergenza di queste indicazioni topografiche ci obbliga (?) a concludere che gli Ebrei forzarono la grande palude dei papiri e i posti di frontiera egiziani, situati nella parte settentrionale del Delta»! (p. 145). Degli acattolici, cf. P. MONTET, Le drame d'Avaris..., Parigi 1941; H. H. ROWLEY. From Joseph to Joshua... Londra 1950; A. NEHER, Histoire biblique du Peuple d'Israel. I. Parigi 1962, pp. 123-129.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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