Maria (di Bethania)


(di Bethania; di Magdala; la peccatrice innominata). - Di questa parla Lc. 7, 36- 50; della 2a, Lc. 8, 2; gli evangelisti nel racconto della passione (Mt. 27, 56-61 passi par. Mc. Lc. Io.) e della risurrezione (Mt. 28, 1 e par. Mc. Lc.; Io. 20, 11-15); della 1 a , Lc. 10, 39-42 nel noto quadro Marta-Maria; Io. 11, 1-33; 12, 1-8.
La Chiesa latina, al 22 luglio, celebra la solennità di s. M. Maddalena (o Magdalena), accomunando nella Liturgia i vari testi ora citati; rispecchia così la sentenza affermatasi tra gli Occidentali con S, Gregorio Magno che vede indicata ovunque una sola e medesima donna.

Ma gli stessi PP. Latini anteriori espressero sentimenti diversi e i PP. greci ammisero tre donne distinte (V. Holzmeister, in VD, 16 [1936] 193·8); come ritengono comunemente i moderni esegeti: i testi evangelici, infatti, «nel loro senso naturale sono contrari all'unità » (M.- J. Lagrange, in RB, 21 [WI2] 204 ss.; s. Luc., p. 236). Già A. Calmet (sec. XVIII) affermava dei suoi contemporanei che i dotti scartavano 1'opinione di s. Gregorio; pur identificando (cf. Belser, Murillo) M. di Bethania con M. Maddalena, egli distingueva entrambe dalla peccatrice.

La peccatrice innominata e M. di Magdala. - Descritta 1'unzione della prima (7, 36, 50), Lc. così continua: «In seguito Gesù passava di città in città, di villaggio in villaggio... e con lui andavano i dodici, ed anche alcune donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: M., detta Maddalena, da cui erano stati cacciati sette demoni; Giovanna ecc. e molte altre, le quali somministravano ad essi dei loro averi» (Lc. 8, 1 ss.). M. Maddalena è presentata come un nuovo personaggio, senza relazione alcuna col racconto precedente. Essa è tra le mira colate, benestanti, che, grate, seguono il Signore, pensando al sostentamento suo e dei discepoli; liberata da un'ossessione particolarmente grave (cf. Lc. 11, 26): ma l'ossessione non è mai considerata come indice di vita colpevole; andava invece congiunta e si manifestava con disordini delle facoltà mentali, di cui invece nessuna traccia si ha nella peccatrice inno minata (Lagrange; cf. Vaccari, La S. Bibbia, VIII, Firenze 1950, p. 223).

Il testo separa nettamente le due donne; l'una ignota, è una peccatrice pubblica che con la contrizione perfetta ha meritato il perdono dei peccati e manifesta in pubblico il suo amore penitente per Gesù; l'altra, ben conosciuta, segue per gratitudine il Maestro che l'ha guarita, attraverso la Galilea, fino ai piedi della Croce; il cui amore ardente Gesù premia nel giorno della Risurrezione (Io. 20, 11-15).

La peccatrice inno minata e M. di Bethania. Che questa sorella di Marta e Lazzaro, sia stata una volta donna di pravi costumi, non c'è accenno in tutto il Vangelo. Lc. 10, 39-42 ce la presenta in attenzione quieta e riposante ai piedi di Gesù. E la fiduciosa contemplativa. Altro che tormento di coscienza o atteggiamento mortificato! M. di Bethania unse Gesù (Io. 12, 1-8) in previsione della sua sepoltura dirà il Redentore, lodandola; a Bethania, sei giorni prima della passione. Nessuna relazione con l'unzione della peccatrice (Lc. 7), avvenuta in Galilea, ca. un anno prima. Tutte le circostanze sono irriducibilmente diverse, se si eccettua il nome dell'ospitante: Simone, così comune tra i Giudei da non costituire alcun appiglio per un'identificazione.

S. Giovanni che scrive dopo tanti anni, nel presentare M. di Bethania (11, 2) dice anticipatamente «colei che unse il Signore», riferendosi non ad altra unzione, ma a quella che sta per narrare (c. 12); come uno storico presentando Wellington, prima di descrivere la celebre battaglia, può parlare del "vincitore" o di "colui che vinse a Waterloo" (cf. uso analogo in Mt. 10, 4; At. l, 16; 25, 13). I Vangeli non offrono ragioni plausibili per identificare l'innominata e M. di Bethania. M. di Magdala e M. di Bethania. È impossibile fame una sola persona. M. di Bethania (villaggio nei pressi di Gerusalemme) viene sempre indicata da Lc. (10, 39-42) e da Io. (11, 1-3; 12, 3) come sorella di Marta; per l'altra invece specificano sempre "la Maddalena" o di Magdala (villaggio sulla riva occidentale del lago di Genezaret) e mai la pongono in relazione con Marta. Conosciuta l'indole quieta, contemplativa della prima (Lc. 10, 39 ss.), immaginatela ora percorrere tutta la Galilea seguendo Gesù e i dodici, occupandosi al loro sostentamento, com'è detto della Maddalena! (Lc. 8, 2).

L'unificazione partì da Lc. 8, 2: l'ossessa M. di Magdala fu considerata una peccatrice (cf. s. Girolamo, PL 22, 588); e la si avvicinò all'innominata e se ne fece una sola persona, confondendo ossessione e vita peccaminosa. Quanti ritennero l'unità dell'unzione (Lc. 7; Io. 12) o in virtù dell'inciso (Io. 11, 2), identificarono M. di Bethania con la peccatrice innominata. Non restava quindi che confondere M. di Bethania e M. di Magdala e la cosa fu facilitata dall'identico nome. L'autorità di s. Gregorio per la Chiesa latina valse a far diventar comune questa opinione fino al sec. XVIII.
[F. S.]

BIBL. - F. SPADAFORA. Temi di esegesi. Rovigo 1953. pp. 353-58; H. SIMON - G. DORADO. Novum Testamentum, I, Torino 1944, pp. 569 ss.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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