Amenophis III-IV
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco SpadaforaUna grave situazione però si andò delineando: l'impero egiziano era minacciato dallo sviluppo della potenza Hittita all'esterno, mentre all'interno torbidi venivano fomentati da dissensi religiosi. Il clero, rigido e nazionalista, del Dio territoriale di Tebe, Amon, sotto la cui influenza stava il re, cozzava contro la religione del Dio Sole (sotto il nome di Aton) professata a Eliopoli, religione più tollerante, più confacente alla situazione dell'impero: questa religione riscosse ben presto la simpatia di molti cortigiani e della stessa regina. Il forte attrito creato dalle due correnti religiose raggiunse la fase più acuta sotto A. IV. A. III scompare dalla scena politica e muore, dopo aver fatto venire invano per due volte la statua miracolosa di Istar di Ninive.
Successore ne fu il figlio A. IV (1377-1358) celebre per la tentata riforma religiosa. Educato nella religione materna egli fu nemico del Dio Amon di cui osteggiò il clero e il culto seguito dalla moglie Nefertiti e dalla sua corte. Adoratore fanatico di Aton mutò il proprio nome in Ekhnaton «Amato da Aton»), abbandonò Tebe, sacra ad Amon, facendo costruire nella zona d'el-Amarna una nuova città, Akhetaton «Orizzonte di Aton»). Il nuovo culto dottrinalmente fu molto superiore alle religioni pagane contemporanee: oltre una chiara nota monoteistica essa predicava bontà e amore per tutti. La lotta spietata al Dio Amon attirò però al re molti nemici, i quali alla morte del sovrano lottarono fino alla completa rivalsa.
Politicamente il regno di A. IV fu disastroso: l'impero egiziano subì il grave regresso in Asia a opera specialmente degli Hittiti che manovrarono abilmente le note bande di Habiru: le vicende della lotta ci sono note attraverso i documenti d'el-Amarna (v.). Ad A. IV, succedette il secondo genero Tutankhaton (1358-1349-) che con la rivalsa del culto d'Amon mutò il nome in Tutankhamon.
BIBL. - A. WEICALL, Histoire de l'Egypte Ancienne, Parigi 1949, pp. 126-54; S. MOSCATI. L'Oriente Antico, Milano 1952, pp. 43-50, con abbondante bibliografia.