Maccabei (I e II libro)


Dal soprannome (Maccabeo, spiegato come equivalente a Martello oppure, forse meglio, a Designato o Designazione di Iahweh, supponendo in ebraico un maqqabhiahù da naqabh) del principale promotore della rivolta antiseleucida si chiamano libri dei M. o maccabaici gli scritti canonici, che narrano tale lotta o fatti ad essa connessi. Per estensione il termine viene usato anche per tutti i membri della famiglia del sacerdote Mattatia e per gli altri personaggi che hanno una parte rilevante nel racconto (cf. i 7 fratelli M.).
La Chiesa riconosce solo due libri ispirati; essi fanno parte dei deuterocanonici, perché mancano nel canone ebraico e quindi presso quasi tutte le confessioni acattoliche. I due libri non costituiscono un'opera unica; anzi con molta probabilità sono completamente indipendenti fra loro. Il primo abbraccia un periodo di circa 35 anni dalla spedizione in Egitto di Antioco IV con una breve notizia alla sua successione al regno sino all'assassinio di Simone, figlio di Mattatia; il secondo comprende solo una quindicina d'anni, dalla missione di Eliodoro alla vittoria su Nicanore.

Il I Mach. si divide facilmente secondo i vari protagonisti. Nell'introduzione (1, 1-2. 70) si accennano alle cause dell'insurrezione, presentando il proposito di Antioro IV di ellenizzare i Giudei (1, 11-64), quindi si descrivono le prime resistenze di alcuni gruppi giudaici e specialmente di Mattatia e dei suoi cinque figli (2, 1-70). Segue il racconto della rivolta guidata da Giuda M. (3, 1-9, 22), che sconfigge Apollonio (3, 10-12) e Seron (3, 13- 26), ufficiali subalterni del regno seleucida. La sua fama cresce con le vittorie di Emmaus (3, 38-4, 25) e di Bethsur (4, 25-35), che permisero la riconsacrazione del Tempio, già profanato dai pagani (4, 36-61). Seguono le battaglie contro le popolazioni vicine (5, 1-68) e contro Lisia (6, 18-63). Dopo la morte di Antioco IV (6, 1-17), Giuda, vittorioso contro gli eserciti di Demetrio I (7, l-50), si allea con i Romani (8, 1-32); ma poco dopo muore in combattimento (9, 1-22).

Gli succede a capo della lotta il fratello Gionata (9, 23-12, 54), che combatte con successo contro Bacchide (9, 23-73), viene a trattative vantaggiose col pretendente Alessandro Bala (10, 1-66), resiste al nuovo pretendente Demetrio II (10, 67-85), occupando Ascalon (10, 86-89), mentre Alessandro viene sconfitto da Demetrio (11, 1-19), che si mostra generoso con Gionata (11, 20-27). Segue una breve relazione sull'attività diplomatica. Gionata riconosce il nuovo re Antioco VI, sostenuto da Trifone (11, 38-74) e rinnova l'alleanza con i Romani e gli Spartani (12, 1-23). Dopo altri successi contro Demetrio e le città filistee (12, 24-38), egli è fatto prigioniero da Trifone (12, 39-53). Simone (13, 1-16, 24), che succede al proprio fratello, ricattato da Trifone che uccise anche Gionata (13, 1-30), si mette in relazione con Demetrio II (13, 31-40), cercando di ottenere la massima indipendenza della Giudea (13, 41-14); rinnova l'alleanza con i Romani e gli Spartani (14, 16-24), governando in modo da riscuotere la gratitudine dei suoi sudditi (14, 25-49). Il nuovo re Antioco VII intende rivendicare i suoi diritti su la Giudea (15, 1-36), ma la sua spedizione militare fallisce (15, 37-16, 10). Narrato l'assassinio di Simone, commesso dal genero Tolomeo (16, 11-22), si accenna al governo del figlio Giovanni Ircano (16, 23 s.).

Fra i libri storici della Bibbia il I Mach. corrisponde meglio di qualsiasi altro al concetto della moderna storiografia; pur non celando il suo entusiasmo per l'attività degli insorti ed il fine religioso dell'opera, l'autore si basa su ottime fonti storiche e su la cognizione diretta di molti episodi. Con raro senso storico inserisce, trascritti con fedeltà, importanti documenti ufficiali (5, 10-13; 8, 23-32; 10, 18 ss., 25-45; 11 30-37; 12, 6-23; 13, 36-40; 14, 27-45; 15, 2-9, 16-21): La sua attendibilità è garantita; ma non si deve dimenticare il particolare punto di vista, che naturalmente gli fa proferire giudizi incompleti e unilaterali sui nemici del popolo ebraico (cf. i profili di Alessandro Magno e di Antioco IV). Molto apprezzata è, invece, la sua precisione nei dati cronologici e topografici.
Quest'ultima caratteristica insieme alla vivezza del racconto è indizio che l'autore era un palestinese contemporaneo, il quale godeva una posizione vantaggiosa negli ambienti gerosolimitani. Molti esegeti lo pensano un fariseo od, almeno, un assideo; ma dall'esame interno, tale deduzione non si impone. Senza dubbio egli era favorevole ai M. e alla dinastia asmonea e di spirito profondamente religioso, anche se evita qualsiasi digressione parenetica o teologica. Ciò risulta dal suo modo di concepire la storia, di cui autore primo è considerato Iddio, che per un religioso rispetto non viene mai nominato. Il suo nome è sostituito dal pronome personale o, più frequentemente, dal vocabolo "cielo". È impossibile precisare la data di composizione del libro: come limiti massimi si possono assegnare gli anni 135 e 63 a. C. Il primo come terminus ante quem è richiesto dalla breve notizia sul governo di Giovanni Ircano, che iniziò proprio in tale anno; la seconda data come terminus post quem è suggerita, per non dire imposta, dall'atteggiamento di ammirazione e di stima per i Romani (8, 1 ss.); tale simpatia e la speranza nel loro aiuto sono inconcepibili in un giudeo dopo l'occupazione di Gerusalemme e la profanazione del Tempio da parte di Pompeo Magno (63 a. C.). Da altri indizi (cf. 13, 30; 16, 2 s.) e specialmente dal fatto che l'autore si mostra un testimonio oculare si può restringere tale periodo agli anni 135-100, lasciando maggiore probabilità ai primi anni del regno di Giovanni Ircano, ossia verso il 130 a. C. Il libro fu scritto in ebraico, o per lo meno in semitico, come traspare dallo stile. Origene (in Eusebio, Hist. eccl. VI, 25, 2) ne riporta anche il titolo in ebraico. Ora noi abbiamo solo il testo greco, di solito conservato bene nei vari codici, e le traduzioni che derivano da esso. Fra queste è notevole la vetus latina, di cui esistono diverse recensioni con differenze anche molto sensibili.
Il 2Mach., nella prefazione dell'autore (2, 19-32), si presenta come un' sunto di cinque libri storici di Giasone di Cirene. Ad esso è premessa una raccolta di documenti particolari (1, 1-2, 18).

Il libro si può dividere in due grandi sezioni (3, 1-10, 9 e 10, 10-15, 37). Nella prima sono compresi gli avvenimenti anteriori alla purificazione del Tempio, ossia la missione di Eliodoro (3, 1-40), gli intrighi dei sommi sacerdoti di Gerusalemme (4, 1-50), la persecuzione di Antioco IV (5, 1-10), che profana il Tempio (5, 11-26) ed incrudelisce contro i fedeli alla legge mosaica (6, 1-7, 42), la sconfitta di Nicanore (8, 1-36), la morte di Antioco (9, 1-29) e la purificazione del Tempio (10, 1-9). Nella seconda sezione si narrano le varie lotte di Giuda contro i popoli vicini (10, 10-38) e contro Antioco V (11, 1-13, 26); infine il libro si dilunga nel descrivere la missione di Nicanore (14, l-11), la sua amicizia con Giuda (14-, 15-25), la sua azione contro questi (14, 26-33) e, dopo l'episodio del suicidio di Razia (14,37-46), la sua morte (15,1-36). I vv. 15, 37-39 costituiscono un breve epilogo.

Nonostante le molte congetture, non si è riusciti a conoscere nulla intorno a Giasone di Cirene, di cui non si hanno notizie attendibili fuori delle poche parole dell'autore del 2Mach. Per questo non possiamo formarci nessuna idea precisa circa la relazione fra lo scritto particolareggiato dell'ignoto scrittore giudeo-ellenista ed il nostro libro. Il 2Mach. differisce molto dal primo. Innanzi tutto esso fu composto certamente in greco, ed in uno stile ampolloso e ricercato, con evidenti segni per l'effetto. Traspare la retorica, che talvolta ne rende la lettura difficile ed ostica ed una traduzione quasi impossibile. I vocaboli strani, l'enfasi, i paragoni arditi e ben studiati, tutto denota un assillo costante nell'autore per ottenere un'opera letteraria. La ricercatezza è palese anche nella disposizione della materia. Oltre a tali particolarità puramente stilistiche, se ne notano altre, che non ne diminuiscono 1'attendibilità storica, ma ne rendono molto difficile l'esegesi. L'autore si diletta di racconti miracolosi, ama numeri iperbolici e mostra una costano te preoccupazione teologica per spiegare le sofferenze del popolo. Trascura i dati geografici e cronografici e riduce al minimo l'uso diretto di documenti ufficiali (cf. 9, 19-27; 11, 17-38); Il suo pensiero è rivolto alla santità del Tempio e della Legge. Per questo, mentre il I Mach. preferisce descrivere la storia militare-politica, esso indugia a narrare la protezione divina sul Tempio (3, 24 ss.) e gli atti d'eroismo individuale in omaggio alle prescrizioni legali (6, 18-7; 42).

Tuttavia, nonostante differenze così radicali, i due libri nella materia comune concordano negli elementi essenziali, confermandosi a vicenda, poiché non è affatto sicura una loro dipendenza letteraria. In modo particolare, il secondo completa il primo con le sue preziose informazioni circa i partiti in Gerusalemme e l'attività, ben poco dignitosa, di alcuni sommi sacerdoti. Perciò anche storicamente esso è di grande importanza; mentre è ricchissimo di insegnamento teologico. La creazione dal nulla (7, 28) e la resurrezione dei corpi (7, 11 s.; 14, 46) sono asserite con una chiarezza, che invano si ricerca in altri libri del Vecchio Testamento. Altre verità come il sacrificio per i morti, l'efficacia della preghiera dei santi per i vivi (cf. 12, 43 s.; 15, 12-16), costituiscono novità preziose nella rivelazione.

Non si conosce l'anno della composizione del libro. Se Giasone ebbe le sue informazioni per via orale, non è lecito pensare a una data troppo posteriore al 161-160 a. C. ossia dopo la morte di Antioco V. Più delicata è la questione circa l'epoca dell'epitomatore; sembra sia da escludersi un anno posteriore al 63 a. C., a causa della notizia di 15, 37; il terminus post quem si può segnare nell'anno 124 a. C. (cf. 1, 9). Quindi la data più probabile cadrebbe circa il 160 a. C.

BIBL. - F. M. ABEL. Le livre des Maccabée. Parigi 1949; A. PENNA. 1-2 Maccabei. Torino 1952.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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