Giudeo-cristianesimo


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La definizione esatta del giudeo-cristianesimo continua ad essere ancora oggi motivo di controversia. Per H. Schoeps, potrebbe parlarsi di tre tipi di giudeo-cristianesimo: quello del giudeo convertito gentilizzato (Paolo), quello del giudeo convertito orgoglioso della sua razza, e quello del giudeo convertito che si separò dalla Grande Chiesa quando questa si accentrò nei gentili. R. N. Longenecker propone di restringere la definizione a quella di cristiani le cui radici erano giudee e che consideravano Gerusalemme come Chiesa madre pretendendo di mantenere o continuare il suo ministero. Un indirizzo simile è stato manifestato da J. Jocz. Per altri autori (J. Danielou, H. Schonfield, ecc.), il giudeo-cristianesimo si identificherebbe con gruppi che negavano la divinità di Cristo e che, nello stesso tempo, erano fedelmente attaccati al giudaismo benché lo mitigassero con la fede in Cristo come Messia. Il gruppo di studiosi che potremmo denominare " Scuola francescana di Gerusalemme " vede nei giudeo-cristiani un gruppo totalmente ortodosso per quanto riguarda i dogmi cristologici, sebbene riconoscano che fra questi continua a essere praticata fedelmente la legge di Mosè. Altri autori, come R. E. Brown o C. Vidal Manzanares, hanno suggerito soluzioni più ampie. Per R. E. Brown nel I secolo ci sono quattro tipi di giudeo-cristiani, tutti ortodossi, che possono essere divisi secondo la loro posizione, più o meno in relazione con il tema della legge. C. Vidal Manzanares sostiene l'esistenza di un nucleo giudeo-cristiano a Gerusalemme composto da palestinesi-ellenisti che, benché ligi ai precetti della legge, si dimostrarono progressivamente (Cornelio e Pietro, Antiochia, concilio di Gerusalemme, ecc.) favorevoli all'espansione del cristianesimo fra i gentili, ai quali non si faceva obbligo di adempiere la legge di Mosè, ma soltanto i sette principi di noetici (At 15) da una prospettiva cristiana. Questo nucleo, chiaramente ortodosso nella sua impostazione sulla divinità di Cristo o sulla sua messianità, cominciò a soffrire forti scissioni in prossimità della guerra del Tempio contro Roma. Alcuni optarono per il ritorno al giudaismo (lettera agli Ebrei), altri si rifiutarono di credere in Cristo come Dio o si lasciarono influenzare anche dallo gnosticismo (lettera ai Colossesi, Vangelo di Giovanni e I di Giovanni) e, infine, altri si mantennero nell'ortodossia giudeo-cristiana differenziandosi dalla Chiesa Gentile solo riguardo alla Legge e mantenendo una grande influenza sulla nascita del cristianesimo in Asia Minore, Egitto e Roma. La rottura con la Grande Chiesa si ebbe già durante il II secolo ma, ciò nonostante, le reciproche influenze continuarono ad esistere poiché buona parte della mariologia posteriore prende origine proprio dagli scritti giudeo-cristiani del II e III secolo.



Autore: Cèsar Vidal Manzanares
Fonte: Dizionario di Patristica (Cèsar Vidal Manzanares)


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