Legati di Siria


Conquistata da Pompeo Magno nel M a. C., la Siria fu una fra le più importanti province romane; era governata da legati già consoli. Nella ripartizione delle province (v. Procuratori romani) fatta da Augusto nel 27 a. C., la Siria, come provincia di confine, con un nerbo di legioni fu riservata all'imperatore (provincia imperiale), governata da un Legato "d'Augusto propretore"; ad essa fece capo la Giudea, pur governata a parte, dal 6 al 70 d. C.
Antiochia era la capitale, sede del Legato e delle legioni. Il Legato oltre al presidio della provincia e alla difesa dei confini, curava l'esazione dei tributi che andavano al fisco imperiale. Dall'occupazione romana fino al 28 a. C. la provincia di Siria ebbe non meno di diciotto legati (v. Schurer, pp. 302.18).
Nel 41-40 a. C. troviamo Decidio Saxa; egli fu ucciso dai Parti che in Palestina posero Antigono sul trono di Gerusalemme (v. Erode il Grande); P. Ventidio (39-38 a. C.) sconfisse e respinse costoro, riconquistando la Siria. C. Sosio (38-37 a. C.) intervenne contro Antigono a fianco d'Erode, eletto, da Antonio, re della Giudea; e lo insediò vittorioso sul trono di Giuda.
Probabilmente nel 28 a. C. fu Legato di Siria M. Tullio Cicerone. Dalla divisione delle province al 70 d. C., i L. furono 22.
Varrone (23 a. C.) sottomise il territorio di Zenodoro, dal quale partivano frequenti incursioni contro Damasco; e lo passò ad Erode per dono di Augusto.
A M. Vipsanio Agrippa (23-13 a. C.), genero di Augusto, seguono dopo un intervallo di alcuni anni, Titius (ca. 10 a. C.), Senzio Saturnino (9-6), cui Tertulliano attribuì il censimento durante il quale nacque il Signore (Adv. Marc. 4, 19: PL 2, 4057); Q. Varo (6-4 a. C.), lo stesso che comanderà l'infelice campagna di Germania, represse le insurrezioni avvenute in Giu. dea, alla morte di Erode, crocifiggendo ca. 2.000 rivoltosi. Altra parentesi nel 3-2 a. C., nel senso che non conosciamo il nome del Legato in questi e negli anni 12- 11 a. C.

Dal 1° a. C. al 4 d. C., C. Giulio nipote di Ottaviano; quindi p. Sulpicio Quirino (v.; probabilmente per la seconda volta: 6-8 d. C.). Il censimento da lui operato (6 d. C.) in Giudea provocò una sommossa capeggiata da Giuda il Galileo (At. 5, 37) e immediatamente repressa. Molta parte negli affari di Giudea ebbe L. Vitellio (35-39 d. C.), padre dell'imperatore Vitellio. In seguito a ricorsi di Samaritani e di Giudei mandò Pilato a discolparsi presso l'imperatore Tiberio (36 d. C.); diminuì le tasse di Gerusalemme; fece riconsegnare al Tempio la veste e gli ornamenti solenni del sommo pontefice che dal tempo di Erode il Grande erano abitualmente conservati nella Torre Antonia; a richiesta di popolo depose il sommo pontefice Caifa; nominò pontefice Ionatan, figlio dell'ex-pontefice Anna, e poi suo fratello Teofilo. In urto con Erode Antipa uccisore del Battista, nonostante l'ordine dell'imperatore di vendicarlo della disfatta subita dal suocero Areta IV, temporeggiò a lungo, troncando l'impresa appena conosciuta la morte di Tiberio (37 d. C.).

Ummidio Quadrato (50-60 d. C.) che intervenne a Samaria in favore dei locali, mandando all'imperatore Claudio il procuratore Cumano, il centurione Celere, alcuni maggiorenti giudei e samaritani. Il Legato di Siria aveva punito i Giudei; a Roma, l'imperatore ben preparato da Agrippa II, condannò a morte Celere e i Samaritani, ed esiliò Cumano.

Cestio, Gallo (63-66 d. C.), presente a Gerusalemme durante una Pasqua, ricevette unanimi proteste dai Giudei contro Gessio Floro, il peggiore tra i procuratori romani di Palestina. Il Legato dette vaghe promesse, ma non fece niente. Dinanzi all'aperta ribellione armata e l'uccisione dei romani nell'Antonia (6 ag.-pett. del 66), Cestio Gallo pensò finalmente d'intervenire; oltre la XII legione romana, raccolse altre truppe ausiliarie per ca. 30.000 soldati, e scendendo lungo la costa incendiò Zabulon, Giaffa e Lidda. Era la festa delle Capanne; il popolo, affluito per l'occasione a Gerusalemme si armò e, con un'improvvisa sortita, inflisse uno scacco notevole alle truppe del Legato. Questi tuttavia volle attaccare la città, ne occupò il quartiere settentrionale; ma quando si avvicinò al Tempio fu nettamente respinto.
La ritirata allora iniziata, si tramutò ben presto in rotta (nei pressi di Bet-Horon). Quest'inatteso trionfo confermò negli insorti le illusioni cullate di una liberazione dall'impero di Roma, rendendo più forte il predominio degli Zeloti, e ormai fatale la rivincita delle legioni e la fine di Gerusalemme.

BIBL, - E. SCHURER, Geschichte des Judischen Volkes, I, 4a ed., Lipsia 1901, pp. 302- 37: M. J. LAGRANGE, Le Judaisme avant Jésus-Christ. Parigi 1931, pp. 225-36; U. HOLZMEISTER, Storia dei tempi del N. T., Torino 1950, pp. 60-70.

Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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