Lazzaro di Bethania


Giudeo di alto rango, fratello di Marta e Maria (v.), intimo amico di Gesù, e da Lui risuscitato con uno strepitoso miracolo. La narrazione della risurrezione di L. (Io. 11, 1-44), che è un piccolo capolavoro per la freschezza del colorito e per l'esattezza e l'abbondanza dei particolari storici, psicologici, geografici, folkloristici, presenta subito, e ben marcati, i connotati della più salda storicità. Trattandosi, tuttavia, di un miracolo, e del più strepitoso di quanti ne abbia operati Gesù durante la sua vita pubblica, non c'è da meravigliarsi che la critica razionalistica lo abbia preso particolarmente di mira. Caduta nel ridicolo, perché parto della fantasia, la "spiegazione" di Renan che parlava di una "pia frode", ossia di un trucco combinato tra L. e le sorelle, per far cessare l'incredulità degli abitanti di Gerusalemme sulla divinità del Cristo, oggi, i critici, rispolverando un'antica teoria di Strauss, preferiscono eliminare il miracolo con la tesi dell'allegoria: la risurrezione di L., priva di qualunque fondamento storico, sarebbe nient'altro che una composizione letteraria, ossia un simbolo, che sviluppa il noto tema preferito da Gesù nel IV Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita (Io. 11, 25); se ne avrebbe la conferma nel silenzio dei tre Sinottici.
Alla tesi avversaria, ancorata nel preconcetto dell'impossibilità del miracolo (v.), opponiamo: a) il silenzio dei Sinottici, non deve fare alcuna meraviglia; è noto, infatti, che essi hanno omesso il ministero di Gesù nella Giudea (dove avvenne il nostro miracolo), eccetto gli avvenimenti della settimana santa, per fermarsi al ministero galilaico; inoltre, non va dimenticato il carattere "integrativo" del IV Vangelo: b) né si dica che i Sinottici avessero bisogno di questo episodio per la loro "apologetica", perché essi conoscono e narrano altre risurrezioni, non meno sorprendenti (Mt. 9, 18-26; Lc. 7, 11-15); c) se tutta la ragione di negare la storicità, del miracolo è riposta nel silenzio dei Sinottici, sarà lecito chiedere ai nostri critici, perché allora non ammettono come fatto storico un'altra risurrezione, quella di Gesù, concordemente narrata dai Sinottici e da Giovanni. Sull'attività di L. dopo la risurrezione, non abbiamo alcuna notizia attendibile; è quindi leggenda, quanto viene narrato del suo ministero nella Provenza e della sua elevazione a vescovo di Marsiglia. La Chiesa venera L. come santo, e il Martirologio Romano ne fa menzione il 17 dicembre.
[B. P.]

BIBL. - L. C. FILLION, Vita di N. S. G. C . trad. ital., III, Torino-Roma 1934. pp. 157-170. 532-535; P. RENARD, Lazare de B., in DB, IV, coll. 139.-141; M. LEPIN, La valeur historique du IV Ev., 2 voll., Parigi 1910; M.- J. LAGRANGE, Ev. sel. St. Jean, Parigi 1925, pp. CXXII-CXLII; L. DE. GRANDMAISON. Jésus Christ, Parigi 1931, I, pp. 171-88; 1. HUBY, L'évangile et les évangiles, Parigi 1929, pp. 230-98.


Autore: Mons. Bruno Pelaia
Fonte: Dizionario Biblico diretto da Francesco Spadafora
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