Verità


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Nell'AT, la parola verità richiama fondamentalmente la " solidità, la sicurezza, la fedeltà, la consistenza ". Dalla radice ebraica emet, deriva Amen. Così, " dire la verità ", l'esattezza di una dichiarazione non è altro in questa prospettiva che un aspetto particolare e derivato del concetto. Nell'AT, si parla di uomini " retti ", " integri ", fedeli " (Es 18,21; Ne 7,2), di cui ci si può fidare. Si parla della " via giusta " (Gen 24,48) che conduce certamente al fine. Così, le ricchezze vere Bi oppongono a quelle ingiuste che offrono solo una sicurezza ingannevole (Lc 16,11). Giudicare rettamente, cioè, secondo verità (cf Ez 18,8) non è soltanto stabilire oggettivamente i fatti, ma, nel fare questo, cogliere il vero rapporto tra le parti ed assicurare una base solida ad un'esistenza minacciata (Pt 14,25).

In molti, testi del NT, succede che la parola " verità " non corrisponde alla parola ebraica, ma a quella greca. Questa non richiama la solidità, la fedeltà, ma esprime il fatto che una cosa rimane palese. È il caso frequente di san Paolo, come anche dei vangeli e delle lettere di Giovanni. D'altra parte, è facile comprendere che le nozioni non si escludono, ma si completano a vicenda.

Il termine " verità ", in un senso o nell'altro, è entrato con tutta naturalezza nel vocabolario religioso e teologico. Per indicare ciò che è stabile e sicuro, questa parola è spesso applicata al comportamento di Dio verso l'uomo, così com'è e come appare nella sua esistenza. " Tu mi riscatti, Signore, Dio fedele " (= Dio di verità) (Sal 31,6): Dio, fedele a se stesso e alla sua promessa, solidale col credente, lo strappa dall'insicurezza intervenendo nella sua vita, pone una base alla sua esistenza e gli dà un futuro. Tutto il salmo non è altro che una lunga descrizione della verità di Dio. Questa si oppone alla vanità degli idoli, sostegni ingannevoli per quelli che li invocano.

Anche nel NT appare la stessa prospettiva. Cristo è il servo dei circoncisi e degli incirconcisi per manifestare la verità (la fedeltà) di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri (Rm 15,8). Se, nell'Apocalisse (3,7) Gesù è chiamato " il Verace " è perché in Lui si compie per la Chiesa e per il mondo il disegno di Dio, salvando e giudicando.

È naturale che verità indichi anche la parola scritta, con cui Dio è presente in mezzo al suo popolo: legge di verità (Ne 9,13; Ml 2,6); " la testimonianza del Signore è verace... i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti " (Sal 19,8.10) (cioè, le prescrizioni della legge); la vera dottrina, il vangelo; la parola della verità (Ef 1,3; Gc 1,18); pubblicare la verità è annunciare il vangelo (2 Cor 4,2); ubbidire alla verità (Gal 5,7) vuol dire credere nel vangelo. Lo stesso vangelo è chiamato: la verità, in contrapposizione alle eresie (1 Tm 6,5; 2 Tm 4,4; Tt 1,14; 2 Pt 2,2), come Dio è chiamato vero, in opposizione agli idoli (1 Ts 1,9; 1 Gv 5,20).

Siccome la verità è la realtà divina che abbraccia l'uomo, l'uomo non la può raggiungere da sé né coi dati naturali della vita. Gli stessi discepoli non possono portare il peso di quello che Gesù dice loro: lo Spirito di verità li guiderà alla verità tutta intera, farà loro conoscere Gesù (Gv 16,12-15). Questo Spirito ricorderà loro ciò che Gesù ha detto, cioè, farà loro conoscere la realtà divina (Gv 14,26; cf 1 Cor 2,6-16). È inutile ricordare qui che per culto in spirito e verità voluto da Dio (Gv 4,23), non si intende in nessun modo un culto spiritualizzato, senza Bibbia e senza sacramenti, senza chiesa e senza tempio, sgorgato da alcuni pensieri sinceri del cuore: si tratta del culto reso a Dio per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito.

La conoscenza della verità non è teorica, ma esistenziale, reale nell'impegno dell'uomo tutto intero. La conoscenza data dallo Spirito è che Gesù è il Cristo (l Gv 2,20-22; cf 1 Cor 12,3). Nonostante la formulazione apparentemente teorica, c'è qui una conoscenza pratica che implica una illuminazione e una conversione, cioè: l'uomo deve riconoscere in Gesù la via, la verità e la vita e deve abbandonare il suo spirito di rivolta contro Dio. Conoscere la verità vuol dire essere santificati da essa (Gv 17,17.19), essere sradicati dalla menzogna e aderire a Dio. È una verità che non si conosce se non si rimane in Gesù Cristo (Gv 8, 31 se), nel movimento incessante della fede.

Ancora più concretamente: questa conoscenza è reale solo in una vita sottomessa ai comandamenti: " Chi dice: 'lo conosco' e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c'è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto " (1 Gv 2,4-5; cf 1,6). Comandamento e parola sono sinonimi in questa frase: la parola, il vangelo, non si comprende se non vi si discerne la chiamata all'obbedienza, se non si risponde camminando come Gesù ci ha insegnato (1 Gv 2,6), cioè, se non si fonda tutta la vita sulla rivelazione che è Gesù Cristo.

Una sintesi impressionante di questo concetto di verità si trova in Ef 4, 45, in una frase quasi intraducibile: " Vivendo secondo la verità (aletheùontes) nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo ". La verità non appartiene solo all'espressione, ma anche all'azione. La verità, per essere completa, nonni accontenta di essere detta: deve essere fatta.

L'uomo aveva soltanto la sua riflessione ed essa gli bastava per potersi aprire davanti un Dio che non gli rifiutava mai la sua grazia. La fide dell'uomo naturale non si nutriva certamente di una rivelazione speciale: essa sorgeva dall'incontro della creatura intelligente con Dio creatore che, attraverso il creato, interpellava la sua creatura. Tutto questo, naturalmente, in un clima di grazia che non cessò mai di diffondersi, come una brezza salutare, attraverso il pianeta umanizzato.

Però, quella fede e quella grazia erano solo un punto di partenza che un giorno sarebbe giunto ad una pienezza. Il vangelo è questa pienezza: per questo, " in esso si manifesta pienamente il giudizio di Dio che partì dalla fede per sfociare nella fede ". Quel dialogo umano-divino della fede cristiana o extra-cristiana era pieno di interrogativi: certamente, trattava di salvezza e di superamento dell'indigenza umana, ma fino a che punto? Solo quando venne Cristo e con la sua risurrezione inaugurò l'autentica pienezza umana, l'uomo ha trovato la risposta all'interrogativo angoscioso riguardante il suo destino. Però, questo è un evento che non si può dedurre dalla propria riflessione. È qualcosa che è avvenuto in un luogo del pianeta e di cui sono stati testimoni un pugno di uomini e di donne.

Questo pugno di uomini e di donne si è diffuso nel mondo per proclamare la Buona Novella che l'uomo può riuscire a superare definitivamente la morte. Occorre, però, che Dio lo aiuti col suo Spirito. Occorre organizzarsi per approfondire questo evento salvifico. Occorre essere disponibili allo Spirito di Dio perché questi possa dare il suo aiuto nel compito dell'evangelizzazione.

In una parola, il mondo pagano ha avuto una manifestazione di Dio, colta dalla pura riflessione umana, che imponeva un'etica degna e sufficiente. Però, i teologi pagani rinunciarono alla loro fede e costruirono una teodicea che degradò l'incontro trascendente col divino per sfociare in una idolatria che ha creato degli dèi fatti a immagine e somiglianza dell'uomo. In Israele, invece, la teologia della trascendenza rimase intatta. Ci fu una manifestazione positiva di Dio, addirittura una rivelazione che venne fissata in un libro: la Sacra Scrittura. Però, la sua prassi era spesso in contraddizione con la sua indiscutibile ortodossia. Cioè: tanto la manifestazione extra-cristiana quanto la rivelazione evangelica esigono una coerenza tra conoscenza e prassi. Se manca quest'ultima, la rivelazione può essere contaminata dall'idolatria e perfino da un ateismo larvato.

Bibl. - Agazzi E. - Minazzi F. - Geymonat L., Filosofia, scienza e verità, Milano, 1989. Bagot J.P. e altri, Educare alla verità, Ed. AVE, Roma, 1966. Poupard P., Cercare la verità nella cultura contemporanea, Ed. Città Nuova, Roma, 1994. Potterie De La I., " Verità ", in: Nuovo Dizionario di teologia biblica, Ed. Paoline, Cinisello B., 1988, pp. 1655-1659. Idem, Gesù Verità, Ed. Marietti, Torino, 1973. Schillebeecks E., Rivelazione e teologia, Ed. Paoline, Roma, pp. 277-302. Tommaso d'Aquino: De veritate, a. 7-8; S.Th., q. 16, artt. 5-8.



Autore: J.M. González Ruiz
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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