Unzione


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L'unzione è un'azione rituale religiosa che consiste nell'ungere con olio persone o cose con l'intento di separarle dall'uso profano e di ottenere che rimangano penetrate di forza divina. L'uso dell'olio, semplice o accompagnato da altre materie aromatiche, è un elemento che fa parte di molte religioni. L'AT conosce soprattutto l'unzione dei re e dei sacerdoti, e chiama Unto per eccellenza il Messia atteso. La liturgia cristiana ha sempre fatto uso di unzioni come un simbolo speciale dello Spirito Santo che penetra totalmente l'anima del cristiano o che si rende specialmente presente in un luogo determinato. Gli oli usati sono benedetti solennemente dal vescovo nella messa crismale del Giovedì Santo e ricevono nomi diversi crisma, olio dei catecumeni, olio degli infermi a seconda di quello che li compone e dell'uso a cui sono destinati. Ci sono unzioni nel battesimo, nella cresima, nell'ordinazione di presbiteri e di vescovi, nella dedicazione delle chiese, nella consacrazione degli altari, del calice, della patena, ecc.

Una menzione speciale merita l'unzione degli infermi, che per tanti secoli è stata chiamata estrema unzione perché era amministrata di solito ai moribondi. Essa consiste nell'ungere alcuni degli organi corporei degli infermi, accompagnando l'azione con parole che implorano il sollievo della malattia e la remissione dei peccati. Il NT menziona la prassi adottata dagli apostoli durante la vita terrena di Gesù, di ungere gli infermi (cf Mc 6,13). Le prime comunità cristiane hanno continuato questa pratica, come viene attestato da san Giacomo: " Chi è malato, chiami presso di è i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati " (Gc 5,14-1S). L'unzione degli infermi era ritenuta un aiuto per la guarigione o. corporale, simbolo della guarigione dell'anima. A partire dal secolo X, in Occidente, il suo significato venne spiegato all'interno della teologia sacramentaria. Pietro Lombardo la ritenne uno dei sette sacramenti della Chiesa. Questa dottrina fu accettata dal Concilio di Trento. Per molto tempo, l'unzione degli infermi fu ritenuta un rito di preparazione alla morte. Il Concilio Vaticano II si propose di ridarle la sua vera natura di sacramento degli infermi: " L'"Estrema Unzione", che può essere chiamata anche e meglio, "Unzione degli infermi", non è il sacramento di coloro soltanto che sono in fin di vita. Perciò il tempo opportuno per riceverlo ha certamente già inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia ad essere in pericolo di morte " (SC 73).

La riforma del rito dell'unzione degli infermi fu portata a termine dopo il Vaticano II. Essa ha messo in rilievo il legame del sacramento con la Parola di Dio e l'importanza del gesto dell'imposizione delle mani come segno di benedizione e di comunicazione dello Spirito. Le unzioni (che prima erano applicate ai diversi organi dei sensi corporali) vengono fatte sulla fronte e sulle mani e, per ragioni pastorali, si può fare una sola unzione sulla fronte o su un'altra parte del corpo. Le formule che accompagnano l'unzione non si riferiscono soltanto al per dono dei peccati, ma alludono anche alla salute integrale dell'infermo: " Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. Amen. E liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi. Amen ".

L'unzione può essere amministrata all'interno della celebrazione eucaristica. E' anche previsto che si possa amministrare a parecchi infermi riuniti o a parecchi anziani, nella sala di un ospedale o in una chiesa. Può avvenire anche sotto la forma di una celebrazione della parola. Attualmente, anche nel rito romano, è permessa la concelebrazione dell'unzione da parte di vari presbiteri. Questo, fin dall'antichità è abituale presso gli Orientali. In casi eccezionali, l'unzione è celebrata all'interno del cosiddetto " rito continuo " che comprende la penitenza, l'unzione e la comunione come viatico.

L'unzione degli infermi rappresenta l'aspetto più espressivo della visibilizzazione rituale e sacramentale della lotta della Chiesa contro la malattia, come simbolo della liberazione integrale dell'uomo realizzata con l'opera salvifica di Cristo. Però, è necessario promuovere una educazione di tutti i cristiani su quello che si riferisce al vero senso dell'unzione degli infermi. Lungo la storia, questo sacramento ha subìto, come abbiamo già detto, una deformazione che lo ha trasformato, da sacramento normale per i malati gravi, in cerimonia immediatamente precedente alla morte, con la conseguenza psicologica inevitabile di suscitare nei cristiani malati più timore che desiderio di riceverlo.

Uno dei modi più efficaci per eliminare il timore inveterato di fronte al sacramento dell'unzione consiste nell'inserirlo organicamente nel complesso dei rapporti che esistono tra i malati e le persone sane. Il sacramento dell'unzione, punto culminante di tutta l'attività liturgica per gli infermi, dovrebbe essere l'espressione più significativa di queste relazioni: la comunità prega per il malato; il malato offre le sue sofferenze e le unisce a quelle di Cristo. Tutti, insieme, celebrano liturgicamente l'azione divina che, nonostante il dolore e la malattia, accresce la vita e dà la salute. La necessità di collegare l'unzione con tutto il complesso della cura per i malati appare chiaramente nel titolo stesso del libro liturgico corrispondente, intitolato: Rituale dell'unzione e della pastorale degli infermi.

Durante la malattia, c'è una serie di momenti in cui il malato si rende presente alla comunità e la comunità si rende presente al malato: il vertice sacramentale di queste relazioni reciproche è l'unzione solenne compiuta dal sacerdote, accompagnata dalla preghiera della fede, che santifica il cristiano nella sua malattia, non fornendogli un aiuto perché si rassegni, ma aiutandolo a superare la sua situazione di debolezza e di impotenza. Allora, l'unzione degli infermi è per i cristiani, non un disperato aiuto in extremis, come faceva pensare l'antico nome di " estrema unzione ", ma è il sacramento ordinario della malattia grave, il segno efficace dell'azione sanante di Dio e della lotta della Chiesa contro il male.

Bibl. - Colombo G., " Unzione degli infermi ", in: Nuovo Dizionario di Liturgia, Ed. Paoline, Roma, 1984, pp. 1539-1552. Davanzo G. (a cura di), L'unzione degli infermi ha valore oggi?, Ed. OARI, Varese, 1972. Fedrizzi P., L'unzione degli infermi e la sofferenza, Ed. Messaggero, Padova, 1972. Gozzelino G., L'unzione degli infermi, Ed. Marietti, Torino, 1976. Ortemann C., Il sacramento degli infermi, Ed. Elle Di Ci, Leumann (Torino), 1972.




Autore: J. Llopis
Fonte: Dizionario sintetico di pastorale (Casiano Floristan - Juan Josè Tamayo)


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